Archivi categoria: Poesia

Franco Acquaviva, Crescite invisibili

E’ uscita la nuova raccolta di poesie di Franco Acquaviva, attore, regista, drammaturgo, poeta: Crescite invisibili (Kolibris edizioni, Novembre 2025). Nell’attesa di parlarne a breve in questo spazio, ne propongo un assaggio ai lettori de La poesia e lo spirito.

Perdersi

Si chiudeva una porta
se ne apriva un’altra
rigirare di maniglie
parata di vetri smerigliati,
nei riflessi
svaniva la quiete di un abbandono; Continua a leggere

Georges Rodenbach

a cura di Giorgio Stella

[Dentro al tuo amore entro come in una chiesa]

Dentro al tuo amore entro come in una chiesa
Vi aleggia un velo azzurro di silenzio e d’incenso
Non so se gli occhi miei s’ingannano, ma sento
Celesti visioni che il cuore mi angelizzano.

È te che amo oppure amo l’Amore?
È la cattedrale o piuttosto la Madonna?
Che importa! Se commosso il mio cuore s’abbandona
E vibra al rintocco sulla cima della torre!

Che importano gli altari e che importano le vergini,
Se là dentro, scesa la pace della sera, sento
Un po’ di te che all’organo dello jubé canta
Qualcosa di me che dentro ai ceri brucia.

[Trad. di Paola Decina Lombardi]

Miklós Radnóti

a cura di Giorgio Stella

di Anna De Simone

Miklós Radnóti

(1909-1944)

Un taccuino trovato nella tasca di un impermeabile una fossa comune, ad Abda, in Ungheria, vicino al confine austriaco, nel 1946, consenti di restituire un nome ai poveri resti di chi quell’impermeabile lo aveva indossato: il poeta ungherese Miklós Radnóti, nato a Budapest il 5 maggio del 1909, finito con un colpo di pistola alla nuca il 9 novembre del 1944. Con l’unica arma di una matita e di quel quadernetto – il Taccuino di Bor -, Radnóti aveva sconfitto la paura, la notte, la morte. In quel block-notes erano contenuti il suo testamento e i versi che lo avevano aiutato a sopravvivere. Continua a leggere

Giorgio Stella. Una poesia

*Il miraggio* – sono saltati i canguri nel muto della porcellana – la famiglia è adatta a questo solco di betoniera – la scrofa della betoniera avanti l’astro della # betoniera#! Chi impasta si redime nella clessidra… L’ orlo di merletto tra l’uncinetto e l’almanacco dei punti della miralanza ! Cioè il mercante in fiera che avanza la carta appunto della +della+ betoniera! Quando fu chi non fosse più? I disponibili avanzi nel/del museo delle cere. —————————————

“ICE” – una poesia di Enrico Petruccioli

Maria Grazia Calandrone (una delle mie scrittrici preferite di tutti i tempi) mi ha segnalato oggi una poesia che il giovanissimo Enrico Petruccioli, diciottenne studente del quinto anno di liceo, ha appena composto sulle note vicende che riguardano ICE in Minnesota. È un piacere ospitare questi versi, con i nostri complimenti al poeta!

ICE

Parole pericolose
escono dalla bocca.
Sguardi pericolosi
lanciati dagli occhi.
Idee pericolose
nate dalla testa.
La testa te la faccio esplodere
puttana.
Parole rassicuranti
dette con calma.
Sguardi rassicuranti
filmati con calma.
idee rassicuranti
uccise con calma.
La testa te la faccio esplodere
puttana.

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Peter Hukel

a cura di Giorgio Stella

Il giardino di Teofrasto

(trad. F. Fortini)

                                                                                                                            a mio figlio

Quando a mezzogiorno il fuoco bianco dei versi danza sulle urne,
ricorda, figlio mio. Ricorda
chi un giorno ha piantato dialoghi come alberi.
Morto è è il giardino, il mio respiro si fa più greve.
Serba quest’ora, qui Teofrasto andò
a concimare il suolo con cenere di quercia,
a legare di rafia la scorza ferita.
Un olivo fende il muro friabile
e nella polvere calda ancora c’è voce.
Estirpare le radici, quest’ordine essi ci dettero.
Fronda indifesa, ora cala la tua luce.

Johannes Brobowski

a cura di Giorgio Stella

Luce d’inverno

In questa notte
sto ad ascoltarvi, fiumi lontani,
il vostro primo ghiaccio,
a lungo. Quella sottile
nota di giunchi io sento; il villaggio dorme.

Infanzia, bruna, una fredda
acqua di pozzo, sabbiosa –
Sempre oscillava il secchio di legno
giù verso il fondo. Chi veniva
lo scioglieva dalla catena di ruggine?
Ah, chi beveva?

Delle nostre capanne, oscura,
parlante bontà, il loro soave
verbo è coperto di neve,
bisbiglio di comari e richiamo di bimbi –

Tempo di colori di lillà
un giorno, lì nel cielo migrante
sospesi uccelli, in dileguante
chiarore; il cielo
si fermava,
ristava sul tetto del fienile, più spesse
in silenzio captava dentro le ombre.

Inverno si faceva sempre.
Con ali di colomba calava
più fonda l’azzurrità, un pendulo
tetto, baluginando tacita
sopra il mondo.

E il grido del cacciatore
per il declivio balzava, contro la neve
silente. O profonda
nerezza! Il tuo cuore
pieno di luce!

Poesia e mistica, di Massimiliano Bardotti. Bernardo De Angelis

Ogni mattina, tu lo vedi,
inizio a ricomporre il mondo.
Guardo il cielo, sospiro a volte,
scrivo parole come fossero mattoni
che uno a uno formeranno – cosa?
Solo un brandello, forse, un muro mai completo,
di una casa, però, che è già il tuo tempio.

Ogni mattina mi consacro
a quest’architettura.
Poi, spesso, il giorno è ingannatore
e mi lascio portar via, sedurre:
conosco il disonore.

Ma torno, torno, ogni mattina,
torno e rispolvero i mattoni
e li rimetto insieme, li raddrizzo.

Colazione di speranza: solo un pezzo,
solo un brandello, quasi una rovina,
solo un moncone, sì, ma consacrato. Continua a leggere

Paul Celan

a cura di Giorgio Stella

Gli anni da te a me

Di nuovo ti si increspano i capelli, se io piango. Con il blu dei tuoi occhi
tu copri la tavola del nostro amore: un letto tra estate ed autunno.
Noi beviamo il vino che pigiò qualcuno, che non sono
io, che non sei tu, che non è un altro:
noi sorseggiamo alcunché di vuoto e di estremo.

Noi ci guardiamo negli specchi del mare profondo, più lesti ci porgiamo quei cibi:
la notte è la notte, essa principia col mattino,
essa mi pone a giacere con te.

Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Stefano Taccone

Che cos’è la poesia religiosa? Quando la poesia ha a che fare col senso del divino? Si possono intendere tali dilemmi come semplici questioni di contenuto, rispondere dunque pensando ad una poesia che comprenda personaggi e fatti di un determinato sistema di credenze o anche riconducibili ad una concezione più personale e meno istituzionale della vita spirituale. Da questo punto di vista non cambia nulla. Oppure si può adottare una visione più sostanziale, ritenendo cioè che la poesia schiuda la dimensione del divino nella misura in cui mette in opera un mondo altro rispetto a quello più prossimo ai nostri sensi, generi un sentire che lambisca l’indicibile, a prescindere dalla storia che racconta o dal pensiero che illustra. Continua a leggere

Intervista a Michela Zanarella

di Luca Pizzolitto

Se dovessi riassumere in poche frasi come è nata e perché è nata questa tua raccolta poetica, come lo faresti?

La raccolta è nata come processo di ascolto interiore, un percorso di riflessione sulle cose che accadono nella quotidianità. Inutile negare che siamo protagonisti di un tempo complesso, attraversato da guerre e instabilità economiche e sociali. La poesia si muove in un contesto di attraversamento della realtà, è vita che scorre e attraversa le stagioni, le sensazioni e le emozioni, cerca riparo nella parola, ma a volte anche la parola fatica a dare risposte. Ma è pur sempre respiro.

2) Che ruolo ha (se ha un ruolo…) la poesia nella contemporaneità? La parola poetica, secondo te, dove conduce? Quali strade percorre?

La poesia in questo tempo odierno non ha un ruolo, lo ha perso. I valori e i punti fermi sono dissolti nell’attuale follia. La parola resta comunque la risorsa per non smarrire le proprie certezze, quelle poche che conducono alla ricerca della bellezza anche dove non c’è. Le strade da percorrere sono tortuose, bisogna affidarsi al proprio sentire.

3) Quanto tempo occupa, nella tua giornata, la lettura/scrittura/studio della poesia?

Vorrei che lo studio, la lettura e la scrittura occupassero più tempo nella mia vita. Il lavoro assorbe gran parte della mia giornata, ritaglio quel poco che posso la sera per studiare, leggere e scrivere, anche a notte fonda. E forse è proprio la notte che mi ispira maggiormente.

4) Tre autori (e tre opere) che consideri imprescindibili, all’interno del tuo percorso poetico di questi anni.

Sicuramente citerei Emily Dickinson con Tutte le poesie che ho amato da subito, poi Antonia Pozzi con Tu sei l’erba e la terra. Le più belle poesie d’amore e Pier Paolo Pasolini con Poesia in forma di rosa. Sono loro gli autori che amo, ma ne sceglierei anche altri, sforando i tre, come Alejandra Pizarnik con La figlia dell’insonnia e Adrienne Rich con Cartografie del silenzio.

Nicola Gardini

a cura di Giorgio Stella

La settimana

Cominciava una settimana senza
giorni, senza sette e senza nomi
planetari, continua come una strada
che continua oltre la domenica e non

arriva mai a una domenica o a un cielo.
E neanche quel verbo imperfetto, cominciava,
è giusto se solo la si immagina finita
la settimana degli uomini, finalmente finita

per sempre mentre ieri mi dicevo “Ieri….
no, ieri l’altro…”. Quand’era domenica?
Ecco che mi confondo, perché non c’è

settimana mai in fondo e solo perché
ho pensato a qualcosa che non ricordo
non si ferma a domani la mia vita.

Hermann Hesse

a cura di Giorgio Stella

Nella nebbia

Strano, vagare nella nebbia!
È solo ogni cespuglio ed ogni pietra,
né gli alberi si scorgono tra loro,
ognuno è solo.

Pieno di amici mi appariva il mondo quando era la mia vita ancora chiara; adesso che la nebbia cala
non ne vedo più alcuno.

Saggio non è nessuno
che non conosca il buio
che lieve ed implacabile
lo separa da tutti.

Strano, vagare nella nebbia!
Vivere è solitudine.
Nessun essere conosce l’altro,
ognuno è solo.

[Traduzione di Mario Specchio]

Giuseppe Conte

a cura di Giorgio Stella

Trans-Europe-Express

Niente ora nasce e muore più, in Europa.
I treni nella notte corrono come in una
fungaia di buio, immutabile. Ci risveglia
una voce metallica che annuncia: next stop in…

La gioia della poesia era danza, amore
il viaggio del sole e delle foglie
i sontuosi eucalipti, i pini, i fragili
platani, le siepi delle famiglie fuggitive dei

fiori, padiglioni e voliere intravedute,

i parchi, i boschi: la danza aperta prima di
morire. L’amore che non ha nome, e fa rinascere.

Roberto Carifi

a cura di Giorgio Stella

Ora scelgono…
le ambulanze, capisci, nel giorno di Santo Stefano
quando i bambini obbediscono alle forze
con gli anni in agguato tra le pagine
non eri tu che entravi
tra le virgole del calendario
quante volte un giorno si è mostrato
come una riga rotta nel tuo respiro, quante volte hai visto la ferocia
negli occhi dei fratelli…
sollevano la lettiga
la senti questa musica, è un comando
l’universo che ti risparmia.