
L’unto del Signore
Tien dietro all’ego
come la puzza
al sego. Continua a leggere
di Gianmario Lucini
Annamaria Ferramosca, Other Signs, Other Circles, Chelsea Editions, New York
Annamaria Ferramosca si mostra particolarmente attenta ai lettori di lingua inglese, con una seconda pubblicazione bilingue dopo Porte/Doors, del 2002. In questa nuova raccolta, edita dalla casa Chelsea Edition di New York e soltanto con titolo in lingua inglese, Annamaria consegna all’editore americano che intende presentarla al suo pubblico, in tre sezioni le poesie più significative, rispetto ai temi da lei prediletti, delle raccolte edite negli anni scorsi (oltre a Porte/Doors: Curve di livello, del 2007 e Il versante vero, del 1999) e una ventina di testi inediti nella quarta sezione. Ovviamente si tratta di poesie con testo italiano e traduzione a fronte, e pertanto fruibili anche dal lettore italiano (a parte la nota critica e le note biblio-biografiche che sono soltanto in lingua inglese).
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Lisa Sammarco
Prima o poi
Oggi c’è una luce incompresa socchiusa fra le nubi. Si muove
in un cielo stropicciato che non promette niente di buono.
Gli uccelli sono gocce in un volo all’incontrario. Gabbiani in cerchi lenti.]
– Pioverà prima o poi – mi hai detto
– Prima o poi… – ti ho detto
Ed è già come se piovesse
mentre mi chiedo dove sia finito il tempo per vedere
se la pioggia arriverà veramente
Perché è così, l’amore: Idea
una la scrissi
ancora prima di conoscerti
affiorò
in versi carsici,
mentre lavavo il pavimento
me l’appuntai
senza neanche togliere i guanti
venne di getto,
come acqua strizzata da uno straccio,
una parola dopo un’altra,
con quell’idea di amore
così vaga e inquieta
così come a volte guardando uno sconosciuto
affiora incontrollata
e astratta l’idea di un figlio
Il nostro sodale Franz Krauspenhaar ha recentemente pubblicato il libro di poesia “Franzwolf” con la piccola e interessante realtà editoriale Manifatturatorinopoesia.
Tale casa editrice caratterizza le sue pubblicazioni con note biobibliografiche degli autori perfino sovrabbondanti, ma con presentazioni dei testi medesimi al limite dell’afasia. Nel caso di specie, il libro di FK ha il sottotitolo “(un’autobiografia in versi)”, e molti libri possono essere letti come un’autobiografia dei loro autori, ciò che nel caso di FK riesce ancor meno disagevole del solito; in quarta di copertina il libro viene poi mandato per il mondo con la formula “I pensieri in versi di un lupo metropolitano”. Ora, la definizione di “lupo metropolitano” nel biglietto da visita FK è proprio andato a cercarsela, e sarebbe certo più facile criticarla per la sua ovvietà che trovarne una migliore.
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(Com’eravamo. 2002 Cristina Annino)
Magnificat
Tinto fino alle gambe d’un
combusto odore di gas, l’occhio
sinistro rigido di pensiero
mescolato a formiche.
E’ tanto
sfatto di sé, pieno, vuoto
stanco con
spartiti nello spazio
minimo. Vorrebbe
farla finita, ma prende in
mano- biglietto d’ingresso
o tessera del pane- il
talento che ha e lo
mostra nell’intento
carnivoro di mangiare. Mangia.
Giri e giri di parole
giri intorno a noi stessi
alle nostre solitudini sodali
giri intorno al palo
a cercare il chiarore,
il bianco oscurato
dalla gran mareggiata di cose.
Più bianco, più luce, Amore mio.
E girare solo dentro al chiostro
dei tuoi denti, vorrei.
Perfezione del bianco.
Dicono che morendo
la si incontra, una larga
luce bianca. Continua a leggere
le cose migliori che facciamo per gli uomini
sono quelle non rivolte a loro,
ma a qualche dio nascosto.
stare al mondo insieme agli altri
ma pensando ad altro
a un’invisibile immensità
fuori dalle stelle e da tutti gli universi.
il gesto più semplice e comune
il gesto che ci pò medicare
è stare fuori da ogni commercio
con gli uomini, non aspettarci niente
da noi e da loro.
essere fuori da ogni scopo
essere niente questo è il tesoro.
“Nta la vostra biddizza, risedi la vostra rovina … lu vostru cori cu l’amuri è distinatu a canusciri lu duluri.”
Da queste poche parole, la predizione di una magara, si possono arguire almeno tre degli elementi distintivi di questo nuovo lavoro di Licia Cardillo: 1) l’avvenenza della protagonista, 2) la sua sventurata storia d’amore, 3) l’uso del Dialetto.
Atteso che una storia d’amore infelice e tragica che si rispetti esige se non altro un antagonista oltre ai due attori principali, apprendiamo intanto di costoro sin dalla copertina il nome e il titolo nobiliare: quelli di lei, Eufrosina, non certo per caso a caratteri cubitali, baronessa del Miserendino; quelli di lui, Marco Antonio Colonna, per esteso nel sottotitolo, viceré. Continua a leggere
inediti
PRIMO GIORNO D’ESTATE
…del quale si parlava da più giorni con affanno,
e come un corno ciclonico lo inchiodasse
a basse latitudini.
Il nero e il gorgo sono tornati,
col vento in poppa e sulla battigia proboscidi,
in tivù lo raccontano, insieme a meduse e sirene.
I corvi radunano temporali, dal vetro
sboccia una grata di lontane stanze,
e io mi godo la decadenza che si aggrappa,
pandemica,
al ricordo del mare.
Era foresto, lui, anzi un terrone,
ma dell’amata conosceva tutto,
anche la lingua ormai: quelle sue dolci
blesità veneziane, più marcate
nel sussurro, e il vezzoso arrotondare
le O, o il prolungare alcune U.
Gli era noto il variare del sapore
dalla nuca al solco delle natiche,
lungo quella diafana vegetazione
di sudata lanugine da scorrere
con lievissimi baci. Continua a leggere
I nonni conobbero le guerre ma non lo Stato
nati in comunità bastevoli a sé stesse
dove la bocca s’avvicinava ad altre
serenamente per sfamarsi.
Conobbero villaggi e campagne immutate
per secoli coi loro silenzi e profumi.
I padri conobbero la fame e di lì a poco
lo sviluppo esploso in galassie
di beni e servizi inimmaginabili,
serbando il ricordo del ventre insaziato
di una vita fatta di poche cose necessarie.
Ma i nipoti sono spuntati fuori da una glassa
dolciastra e appiccicosa che è ormai
impossibile levargli, basta che muovano un dito
o un passo per impiastricciarsi di nuovo. Continua a leggere
Dulce María Loynaz
La balada del amor tardío
Amor que llegas tarde,
tráeme al menos la paz:
Amor de atardecer, ¿por qué extraviado
camino llegas a mi soledad?
Amor que me has buscado sin buscarte,
no sé qué vale más:
la palabra que vas a decirme
o la que yo no digo ya…
Amor… ¿No sientes frío? Soy la luna:
Tengo la muerte blanca y la verdad
lejana… -No me des tus rosas frescas;
soy grave para rosas. Dame el mar…
Amor que llegas tarde, no me viste
ayer cuando cantaba en el trigal…
Amor de mi silencio y mi cansancio,
hoy no me hagas llorar.
di Matteo Ciucci
La certezza del lago
Lascia che alla pace, alla pace
vada il riposo di questa strada.
Adagia il passo sulla neve,
lascia un’orma immacolata.
Neve, placenta vergine
che non ti sa più ingoiare
Cammina ora, calca il passo:
non ti accadrà più nulla.
Che la terra ritorni alla terra
I ricordi si mescoleranno ancora
come foglie d’alba leggére
rimesse dal vento in cammino.
.
L’ultima luna
Alzai gli occhi alla notte e
la vidi punteggiata di stelle.
La luna scivolava fra un barlume
di candore e un riflesso dal cielo.
Ebbi come l’impressione che Dio
fosse già passato di lì.
Ne assaporai il polline, lo
rincorsi con gli occhi nella sua fuga.
Mi volsi indietro, le palpebre chiuse
e mi lasciai nuovamente inondare.
Ma non era più tempo di passeggiate
sui crinali del cielo,
di inseguimenti di nuvole
oltre il limite degli scogli.
Era un tempo nuovo, che sbocciava
imprevisto, caro, antico.
Lo riconobbi subito, e gli tesi la mano. Continua a leggere
per tutto quello che verrà
per ciò che è stato
per dire silenziosamente a tutti , state bene
a tutta lpels
per i lettori
ad ognuno di voi
*non è importante ciò che resta o si è fatto,
sono le cicatrici suppergiù visibili
disegnate sul corpo come una mappa di punti interrogativi
che mi piombano addosso e mi inchiodano qui davanti a te
frontiere avide di dubbi latitanti
che non puoi risanare nè ingabbiare
nemmeno se ti plasmi una religione su misura
colma d’amore per i sudari e le leggi marziali*
simone cattaneo
1974-2009
Francesco Foti è un giovane artista di Giarre (Ct), classe ‘79. Cantautore e poeta, ama in egual modo la musica e le parole.
Di recente ha pubblicato una silloge di afotismi in siciliano per i tipi di “Prova d’Autore” (p. 80, € 10). No, non è un refuso. La silloge si intitola proprio “Afotismi”: un giocoso neologismo nato dalla combinazione tra il cognome dell’autore e il termine “aforismi”. Come scrive Mario Grasso nella prefazione del libro, quello di Foti è “un dialetto effervescente e mimetico, etneo limpido, ludico e pensoso come la vita nei suoi momenti assorti o di allegria, delle responsabilità come dei sogni, delle ansie come delle ironie”.
E in effetti, quelle di Foti, sono vere e proprie “schegge espressive”: godibili e pungenti.
Nota a margine: fin quando ci saranno giovani disposti a utilizzare la lingua dei padri come viatico della propria arte, c’è la speranza che i dialetti non cadano nell’oblio… a prescindere dal fatto che vengano insegnati nelle scuole. Un motivo in più per contribuire a far “circolare” pubblicazioni come questa.
Massimo Maugeri
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di Antonio Sparzani
Nel volume La tigre assenza sono raccolte molte della traduzioni che Cristina Campo, al secolo Vittoria Guerrini (1923 – 1977), pubblicò, da Friedrich Hölderlin, Eduard Möricke, Emily Dickinson, Hugo von Hofmansthal, San Juan de la Cruz e molti altri. Cristina Campo asseriva di avere l’orecchio assoluto per la letteratura. Io non so se l’avesse, so però che la sua prosa, così come la sua scrittura poetica, anche di traduzione, era inimitabile, perfetta. Una sua parola d’ordine era il sapore massimo di ogni parola, titolo del capitolo de Gli imperdonabili in cui parla di William Carlos Williams. Williams fu forse il poeta che prediligeva e che tradusse nel volume Il fiore è il nostro segno, scritto con Williams e Vanni Scheiwiller, che lo stampò nella sua straordinaria All’insegna del pesce d’oro. Qui comincio a proporre la traduzione di Cristina di quattro poesie di Emily Dickinson (1830 – 1886), tutte pubblicate in La tigre assenza.
Touch lightly Nature’s sweet Guitar
Unless thou know’st the Tune
Or every Bird will point at thee
Because a Bard too soon —
Tocca leggero la dolce
Chitarra della natura
Se non conosci ancora
La canzone.
O d’ogni uccello
Ti accuserà lo sguardo
Che ti facesti bardo
Innanzi l’ora.
What shall I do when the Summer troubles —
What, when the Rose is ripe —
What when the Eggs fly off in Music
From the Maple Keep?
What shall I do when the Skies a’chirrup
Drop a Tune on me —
When the Bee hangs all Noon in the Buttercup
What will become of me? Continua a leggere
di Giuseppe Panella
La poesia di Giancarlo Bianchi si sostanzia della sua capacità di coniugare emozioni ed afflati di diversa derivazione con la sua vena fondamentale che è quella della ricerca del mistero in direzione religiosa.
Come si può facilmente intendere anche dall’esergo del suo primo testo, la sua prospettiva lirica si muove nella direzione aperta da Mario Luzi (senza però evocare e connettersi alla dimensione più terrestre vista come rifugio vitale espressa anche negli ultimi componimenti di quest’ultimo).
Epigrama
La mosca se ha posado en el borde del plato
para lavarse las manos a orillas de mi sopa dorada.
En circunstancias como estas
lo mejor es disponer de una conciencia neutra.
Después se frota las manos con íntima complacencia
y tras una desaparición instantánea
abandona un puntito oscuro en la loza blanca.
El mundo está en orden en las inmediaciones.
Cada cosa persiste en su convicción. De modo
que la mosca no ha sido enjuiciada. Y en mi asco
cabe todo su posible paraíso. Continua a leggere
Filastrocca di tramontana
di Nadia Agustoni
L’inverno il dormire meno mi piace
e a camminare mi torna la pace
al passo il pensiero sembra più vero
la nebbia confonde i tetti col cielo Continua a leggere
*
Per il carnevale di quell’anno
nonostante il mio disappunto
mi calarono addosso un abito
di carta crespa. Quale maschera
più desiderata? Dame agghindate
fate con bacchette magiche
cavalieri idioti o poco valorosi?
La strega, la strega, si brucia
la strega! Invocavo il fuoco rosso
orgoglioso; le ceneri cangianti
dei nostri involucri grotteschi
ché volassero fino al cielo.
Nella notte con la mente delirante
mi rannicchiavo nell’angolo
in fondo alla stanza.
Quali fossero le ragioni
per le quali, di volta in volta, il fuoco
esorcizzante dominasse la piazza, altri
ben più informati ne hanno parlato –
dell’amore per il superfluo
Lasciato all’impeto delle fiamme.