Archivi categoria: Poesia

La parola autunno

di Stefanie Golisch

L’autunno è l’uomo dal naso molto lungo che ogni anno, alla fine di settembre, appare nella mia città, per qualche giorno lo vedo di qui e di là, sul ponte romano sopra il Lambro, sotto i portici, seduto su una panchina al parco, poi, a un certo punto, non lo vedo più, la prima volta l’ho visto in stazione, portava con sé due ombrelli e più valigie colorate, camminava senza fretta, potrei chiamarlo il viaggiatore, l’archetipo dell’inquietudine, la mia inquietudine, ma non voglio dargli un nome preciso, lo stavo già aspettando da qualche giorno, ed ecco, lunedì mattina, puntualmente, è apparso, l’ho salutato come si saluta un vecchio conoscente, lui non mi ha risposto, ma so che mi conosce, sa chi sono Continua a leggere→

Alla sala giochi – di Alessandra Corbetta

La signora della sala giochi
ha il corpo sformato
come le sagome delle nuvole
sbirciate in coppia dalle spiagge.
I gettoni sono il suo tesoro
in forzieri di flipper e cavalli
immobili se non per finta;
se spari e colpisci ti dà un premio,
l’addio è solo una partita
che ricomincia

[da Alessandra Corbetta, Corpo della gioventù, puntoacapo 2019]

Photo Wikipedia

Tre poesie per Carmelo Bene

“C.B.” di Matteo Maragna

Come in certe cittadelle desolate nell’Oriente
l’anima sedotta dalla Voce
s’abbandonò al delirio iconoclasta,
il tuo svanire vivendo il casellario dei giorni
fu l’assenza di un grido mai intonato,
una tela non squarciata,
“l’imago” di un affresco che si scrosta
in grazia di uno splendore vano.
Noi mai nati o sempre morti,
noi perfetti nell’arto mutilato,
suturati petti di bellezze incolte,
dimenticati nella sabbia delle strade
che non hanno,
e mai l’avranno un nome d’uomo;
noi graziati da disgrazie ricevute,
noi teatranti di un nonnulla che è visione,
noi ipertrofici poeti, oltre l’alba e l’imbrunire
prigionieri d’un confino,
adoriamo scarse le orme del tuo piede salentino
che in fondo,
non ha mai sfiorato alcuna terra.

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Una poesia di Lidia Calzolari

Si arrabattano gli uomini
ad appoggiare coperchi alle pentole 
a rattoppare strappi al lenzuolo
ad amoreggiare sotto la luna
a stornare debiti  nascosti
come polvere svelta sotto al tappeto.
Si svelano gli uomini
nelle cose piccole e brevi
nel temporeggiare in bagno 
nello scaldarsi le mani nelle tasche 
nel rompere le uova anche fuori dal paniere
come bestie mansuete e irriverenti. 
Si intrappolano gli uomini 
negli occhi degli altri 
a pescare qua e là nell’iride umida
un riflesso d’infinito.
Inciampo nei dettagli della vita
come una sottana lunga
fino ai piedi.
Inciampo sì, ma rido.

[Lidia Calzolari, 20 luglio 2020 / Photo by Manuela Toselli]

Poesia italiana del XXI secolo

Anita Piscazzi, nata ad Acquaviva delle Fonti nel 1973, poeta, pianista e dottore di ricerca si occupa di studi etnomusicologici e didattico-musicali. Ha pubblicato le raccolte poetiche: Amal (Palomar, Bari 2007), Maremàje (Campanotto, Udine 2012), Alba che non so (CartaCanta, Forlì 2018). Sue poesie sono presenti in “Ossigeno Nascente” (Atlante dei poeti contemporanei italiani a cura del Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica Alma Mater Studiorum – Università di Bologna), in diverse antologie e in numerosi blog letterari. Tradotta in diverse lingue, ha collaborato ai progetti poetico-musicali : “Alda e il soldato rock” con Eugenio Finardi e Cosimo Damiano Damato, “Ferma l’Ali” con Michel Godard e al progetto teatrale: “Miss Kilimangiaro” in Kenya per “Avis for Children” con Lidia Pentassuglia.

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Ad ogni naufragio sarò con te

Max Ponte, Ad ogni naufragio sarò con te, La strada per Babilonia 2020, 88 pp. Con una nota di Luigi Cannillo. In libreria da settembre

Introduzione dell’autore

Questa raccolta riunisce poesie d’amore e poesie “civili”, il naufragio del titolo è quello dell’umanità di questi anni, partendo dai migranti arrivando sino alla pandemia, passando attraverso le nostre vite personali. Umani prima chiusi sulle navi, col divieto di sbarcare, e poi chiusi in casa con un raggio di 200 metri. Una limitazione quest’ultima rivolta anche alle passeggiate dei singoli nella natura che ha amplificato, nel susseguirsi di decreti spesso nebulosi, l’innegabile tragedia del virus. Continua a leggere→

Question di May Swenson ( USA, 1913-1989)

May Swenson

Question

Body my house
my horse my hound
what will I do
when you are fallen

Where will I sleep
How will I ride
What will I hunt

Where can I go
without my mount
all eager and quick
How will I know
in thicket ahead
is danger or treasure
when Body my good
bright dog is dead

How will it be
to lie in the sky
without roof or door
and wind for an eye

With cloud for shift
how will I hide? Continua a leggere→

CRESTOMAZIA: Elisa Biagini, “Da una Crepa”

Elisa Biagini, Da una Crepa, Einaudi, 2004

Selezione a cura di Francesco Sasso

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Mi si chiudono
le notti dentro
il palmo,
ti tocco
e sei d’inchiostro.

 

*
Le mie, le tue
labbra, sono
le feritoie
dove cadono
monete, chiavi
di porte che
si aprono altrove.

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Poesia italiana del XXI secolo

Pina Ciancio di origine lucana è nata in Svizzera nel 1965 e dopo aver vissuto tanti anni in Basilicata, si è è trasferita da circa due anni nella zona dei Castelli Romani. Viaggia fin da quand’era giovanissima alla scoperta dei luoghi interiori e dell’appartenenza, quelli solitamente trascurati dai grandi flussi turistici di massa, in un percorso di riappropriazione della propria identità e delle proprie radici. Ha pubblicato testi che spaziano dalla poesia, alla narrativa, alla saggistica. Tra i suoi lavori più recenti ricordiamo La ragazza con la valigia (Ed. LietoColle, 2008), Storie minime e una poesia per Rocco Scotellaro (Fara Editore 2009), Assolo per mia madre (Edizioni L’Arca Felice, 2014). E’ presidente dell’Associazione Culturale LucaniaArt.

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CRESTOMAZIA (novità): Bonifazio Mattei, “L’ULTIMA CASA”

Bonifazio Mattei

L’ULTIMA CASA

Edizioni Ensemble, Roma, 2019

Selezione a cura di Francesco Sasso

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Macchie di more

Ora che muore l’estate rimane
un odore di more e di ortiche falciate.
Passano i giorni come candele
di una chiesa vuota e restano panni
slegati sui fili di tante case inerbate.
Avanzano i giardini dell’estate
e crescono di ortiche e rampicanti
o di piccole more.
Così vanno i bambini a mangiare
e con la bocca insanguinata di risate
stanno, accendono candele nella chiesa,
o corrono nei prati amareggiati,
con macchie di more che non vanno via.

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Giselda Pontesilli, Novalis o Europa

LA LUCE DEL PENSIERO. NOTA PER GISELDA PONTESILLI

di Matteo Veronesi

Questa nuova raccolta di Giselda Pontesilli (degna erede del singolare classicismo della «Scuola Romana» degli anni Ottanta, legata a riviste come Braci e Prato Pagano, che rivisitò, con esiti di rara limpidezza e preziosa, ricercata naturalezza, l’antica poetica dell’ars celare artem, di una fluidità e di un nitore tutt’altro che ingenui, e anzi nutriti da un paziente labor limae, ed esito di una laboriosa e sofferta sublimazione e purificazione dell’esperienza e della parola) è degnamente suggellata da  versi di assoluto valore, forse fra i più alti ed essenziali della poesia italiana degli ultimi anni.

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