
Piero – il pappagallo uguale a Portobello
giunto dall’Ecuador nascosto in un borsone –
per due decenni e oltre
festeggiò tutte le nuvole estive e i temporali
con fragorosi richiami tropicali;
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Piero – il pappagallo uguale a Portobello
giunto dall’Ecuador nascosto in un borsone –
per due decenni e oltre
festeggiò tutte le nuvole estive e i temporali
con fragorosi richiami tropicali;
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A cura di Barbara Pesaresi
Da Il silenzio è cosa viva, di Chandra Livia Candiani, Ed. Einaudi.
Imparare a tremare
«Non voglio imparare a non aver paura, voglio imparare a tremare. Non voglio imparare a tacere, voglio assaporare il silenzio da cui ogni parola vera nasce. Non voglio imparare a non arrabbiarmi, voglio sentire il fuoco, circondarlo di trasparenza che illumini quello che gli altri mi stanno facendo e quello che posso fare io. Non voglio accettare, voglio accogliere e rispondere. Non voglio essere buona, voglio essere sveglia. Non voglio fare male, voglio dire: mi stai facendo male, smettila. Non voglio diventare migliore, voglio sorridere al mio peggio. Non voglio essere un’altra, voglio adottarmi tutta intera. Non voglio pacificare tutto, voglio esplorare la realtà anche quando fa male, voglio la verità di me. Non voglio insegnare, voglio accompagnare. Non è che voglio così, è che non posso fare altro.»

La “Commedia delle bestie” di Angela Passarello
di Giorgio Morale
La mula
In attesa di essere cavalcata, scacciava con la coda la zecca, che le si era attaccata all’inguine. Dalla visiera, i suoi occhi, misteriosi come quelli di una sposa delle Mille e una notte, dominavano ogni angolo della corte.
Nella stretta curva di via Bac Bac, il baldacchino, su cui era appoggiato il Santo nero, continuava a vacillare, ma senza capovolgersi; la mula che lo precedeva, ansimante e sudata, a briglie sciolte, si era staccata dalla processione ed era fuggita per i vicoli stretti.
Uno dei portatori del Santo, dopo averla rincorsa, era riuscito a riprenderla, e a portarla nella piazzetta, dove sostavano le diverse mule, bardate a festa, con il carico di frumento o di spighe in offerta votiva. “Taliàti, taliàti, li mula parati! Evviva! Evviva! Evviva, San Calò!” esultavano i devoti. (A. Passarello, Bestie sulla scena)

Stormi di oche
Stormi di oche scrivono una parola
attraversando il cielo. Una parola
battuta come un gong
prima che io nascessi.
Il cielo si muove come bestiame, muggendo.

L’insegna in alto: LUNGODEGENZA.
Vengono qui dunque, vengono per morire.
E non scrivo da rue Toullier, Parigi…
Riconosco i primari, gli oncologi,
fanno carriera sui cadaveri.
L’ospedale è cinto di strapiombi.
A queste altitudini nascono le colombe.

Grafologia di un addio
Questo azzurro di luglio senza te
è attraversato da troppi neri rondoni
che hanno un colore di antenne
e il taglio, il guizzo della tua scrittura.
Si va dal «caro» alla firma
dal cielo alla terra
dalla prima all’ultima riga
dai tetti alle nuvole.
Luciano ERBA, in L’ippopotamo
“Collezione di poesia”, Einaudi, Torino, 1989 Continua a leggere

Da Secondo le fasi lunari
Se un colombo vola, subito dietro un altro, e un altro
dalla gronda allarga le ali, e l’ultimo
che col becco si solletica e ad altro
sembra che pensi, o che lo chiami, dimmi e spiegami,
sì, tu, dio degli inferni, cosa mai gli pesa,
cosa gli lega l’ala, se triste come un flirt stanco,
lì, che sembra stia per levarsi in volo, guarda una siepe
di uccelli di passo dove garruli si allontanano?
Oh quanto cielo! quanta aria! quanta rovina!
Saper volare, saper cantare, ed è vana
ogni sapienza se nessuno ti chiama.
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L’Ucello
Favola
Entro dipinta gabbia
fra l’ozio ed il diletto
educavasi un tenero
amabile augelletto.
A lui dentro i tersissimi
bicchieri s’infondea
fresc’acqua, e il biondo miglio
pronto a sue voglie avea.
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Venerdì 11 gennaio 2019 alle ore 21.00 a Philo presso Frigoriferi Milanesi, Sala Carroponte, in via Piranesi 10, a Milano, verrà presentato il libro Il silenzio è cosa viva (Einaudi 2018) di Chandra Livia Candiani, in dialogo con Claudia Baracchi e Daniela Bonelli Bassan. Ingresso libero. Continua a leggere
Testo introduttivo e traduzione della poesia di Giovanni Agnoloni
Derek Fanning lavora da molti anni come giornalista nell’Irlanda centrale per il quotidiano Midland Tribune – un lavoro che ama. Ama però ancor più scrivere poesia, un mezzo artistico che gli offre una quanto mai gradita occasione per esprimere i propri sentimenti su un’ampia varietà di temi, tra cui la competitività e la scortesia degli esseri umani, gli effetti deleteri del pensiero collettivo e, per converso, la gioia che può derivare dal praticare le arti, dall’amore e dalla natura.
Questa è una sua poesia di mia traduzione:
The fire is burning
The fire is burning in their hearts
It burned before the universe began.
Before the Singularity
There was a fire of love, a sea of love.
It flamed. It burned. It roared. It sang
And then the Universe erupted into being,
Expanding swiftly outwards,
The sea of love expanding outwards,
Flowing, flowing, flowing, through all. Continua a leggere

Da L’usignolo della Chiesa Cattolica (1943)
L’usignolo
II.
fanciullo Mi chiamo Nisiuti. Vado a nidi per i campi.
cardellino Che sicuro, che lontano, nei campi… nei campi…
fanciullo Vado fischiettando con le mani in tasca.
cardellino Solo nel cielo aspetto il fanciullo.
fanciullo Mi siedo sulle viole e suono il mio zufoletto.
cardellino Suona, e io lo guardo piegando il capo.
fanciullo Su, fionda, all’erta, sento qualcosa sul prato
cardellino Ne ho visti sì, ne ho visti fanciulli morire.
fanciullo Morire? Ah vecchio cardellino cadi morto sul prato.
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di Stefanie Golisch
Ho visto in un largo viso nero
la stanchezza degli uomini
Sei felice? Non so. Sono
quasi nessuno. Non so come
chiamare la felicità
Non ha mai imparato il mestiere di
vivere. È rimasto il bambino con il
quale non si gioca
Non spiega i suoi quadri. Non so,
dice, cosa significano, e se lo sapessi,
non saprei
So di cannella. So dove giorno e notte si
affidano nomi di stelle. So dove nascono
i versi
A mezzogiorno l’aria sa di bucato e ragù.
Un vecchio in canottiera si sporge dalla
finestra della cucina. In strada la primavera
gioca con mozziconi e teste di rose Continua a leggere
“L’appello” di Harry Martinson

Casida delle oscure colombe
A Claudio Guillén
bambino a Siviglia
Tra i rami dell’alloro
vidi due colombe oscure.
Una era il sole,
l’altra la luna.
«Comari», dissi:
«dov’è la mia sepoltura?»
«Nella mia coda», disse il sole.
«Nella mia gola», disse la luna.
E io che camminavo
con la terra alla cintola
vidi due aquile di neve
e una ragazza nuda.
Una era l’altra
e la ragazza nessuno.
«Aquilette», dissi:
«dov’è la mia sepoltura?»
«Nella mia coda», disse il sole.
«Nella mia gola», disse la luna.
Tra i rami dell’alloro
vidi due colombe nude,
una era l’altra
e tutt’e due nessuno.
Casida de las palomas oscuras Continua a leggere