Archivi categoria: Recensioni

A Sud del Sud dei Santi

Zizzi

A Sud del Sud dei Santi. Sinopsie, Immagini e Forme della Puglia Poetica. Cento anni di Storia Letteraria” (LietoColle) a cura di Michelangelo Zizzi

Si tratta di lavoro massivo, che ha coinvolto una decina di critici e che gode della cura di Michelangelo Zizzi. L’opera, voluta da LietoColle Libri, rappresenta il più completo organo di classificazione e conoscenza critica della poesia pugliese, che – per quanto obliata, spesso, dalla grande editoria italiana – ha costruito il midollo spinale delle cosiddette linee orfiche o borboniche contro le cosiddette lombarde o fiorentine. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.41: Un campo di battaglia. Antonio Ferrero, “Classe terminale”

Antonio Ferrero, Classe terminaleUn campo di battaglia. Antonio Ferrero, Classe terminale, Marina di Massa (MS), Edizioni Clandestine, 2011

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di Giuseppe Panella

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Scrivere libri sulla scuola è ormai diventata una delle attività predilette degli insegnanti più validi e meno demotivati tra i tanti (troppi!) che rischiano di diventarlo nel caso il declino e la caduta della scuola pubblica non si arresti e si ritorni a quella qualità di un tempo da tutti nostalgicamente evocata (anche se forse anche all’epoca non erano certo mancati dubbi e lamentazioni sul loro stato mediocre e periclitante). In sostanza, sulla scuola esiste una vera e propria “letteratura di genere” che vanta veri e propri piccoli gioielli (i primi romanzi di Domenico Starnone, ad esempio, prima della sua attuale deriva cinematografico-mainstream) o una robusta quanto ben consolidata mediatà stilistica (Un paradiso triste di Francesco Paolo Tanzj, ad esempio).

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Maddalena Capalbi, Nessuno sa quando il lupo sbrana

Maddalena Capalbi, Nessuno sa quando il lupo sbrana
di Nadia Agustoni

Una raccolta di poesie, questa di Maddalena Capalbi il cui titolo Nessuno sa quando il lupo sbrana, La Vita Felice Milano 2011, evoca scene d’infanzia e ricordi di storie con un sottofondo di paure. Continua a leggere

“ALCUNE PAROLE PER ALICE”, DI MICHELE TONIOLO

di Sara Bonafè

da Il Galletto Canterino

copalcuneparoleperaliceÈ stato presentato recentemente al Caffè Letterario del Gallo di Scandicci (FI) il libro Alcune parole per Alice di Michele Toniolo (Galaad Edizioni), con la premessa del giovane scrittore e traduttore Giovanni Agnoloni.

Indubbiamente il tema trattato nel libro, anche se di poche pagine, è molto forte: la morte e il dolore ne formano infatti l’ossatura. Protagonisti che lo stesso scrittore caratterizza come infinito amore di un figlio per la propria madre. Sì, perché è senza dubbio il figlio che dà luogo, nel romanzo, a manifestazioni d’amore verso la madre, che a sua volta si carica dell’essenza del dolore.

“Romanzo” è la definizione che ci offre Toniolo, dopo alcune domande fatte dal pubblico, che invece si ostinava a definirlo “racconto”. È lo scrittore a intervenire e a spiegarci il motivo per cui l’opera va chiamata così. Come esempio, prende le parole di Elsa Morante, la quale – parafrasandola – dice: “Racconto, perché racconta la storia di un momento; romanzo, perché racconta la storia di un’intera vita”. E infatti di personaggi in queste righe ne abbiamo un buon numero. Continua a leggere

Nomen Omen, di Fabrizio Centofanti

Nomen Omen receNomen Omen di Fabrizio Centofanti – Photocity edizioni, 2012

Nota di lettura di Rosa Salvia

Fabrizio Centofanti con la sua silloge Nomen omen consegna alla poesia, semplice nella lingua secondo il dettame petrarchesco, e profonda di livelli di significato, la sua personale visione “gloriosa” dell’essere e della vita. Una voce che ci rammenta la luce di un destino che chiama, anche dentro le ombre della nostra epoca, dentro i meandri del male e i misteri della morte. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.40: Parabole di viaggio. Paolo Carlucci, “Strade di versi”

Paolo Carlucci, Strade di versiParabole di viaggio. Paolo Carlucci, Strade di versi, Roma, L’aura di Roma Edizioni, 2011

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di Giuseppe Panella

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Scrive Eugenio Ragni nel suo lungo saggio introduttivo a questa nuova raccolta di poesie di Paolo Carlucci, provando a racchiudere in una frase il senso riposto e profondo della sua proposta :

«Antico e moderno sono compresenze in parallelo o, altre volte, contrapposte quel tanto che basta per connotare il trascorrere del tempo, ma quasi mai per confronti moraleggianti, anche dove gli accenti si fanno più caustici : la tipologia urbana mutata e i modus vivendi fatalmente diversi dall’oggi non suscitano infatti le abusate modulazioni di gemebonda nostalgia care a tanta rimeria dilettantesca, ma costituiscono la base per disegnare una suggestiva immagine in diacronia della città, dove la coesistenza di passato e presente – anzi, di un “antico presente” – compone l’originale, suggestiva fisionomia atemporale di un agglomerato urbano assolutamente unico ; cui Carlucci aggiunge di volta in volta coloriture ora bistrate d’amarezza, ora elegiacamente pastello, ora espressionisticamente graffianti : Rovine / il rumore del Tempo in città / Riaffiorano antichi / sepolcreti in periferia / il sonno dell’eternità. Tra le case grigie, infinite / i dormitori della Modernità»[1].

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Caterina DAVINIO, “Il sofà sui binari”. Recensione di Narda Fattori.

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Caterina Davinio, Il sofà sui binari, Altrescritture, puntoacapo editrice.

                                    L’UNO E IL SUO DOPPIO

 Il romanzo è una scrittura lunga e sfaccettata; può essere di puro passatempo evasivo o, al contrario,  di riflessione filosofica; non serve a nulla qui elencare le forme in cui il genere si è espresso, credo che basti tornare a riprendere “i fondamentali”: un protagonista, altri personaggi, degli eventi, uno sviluppo temporale anche quando il tempo viene giocato fra analessi e prolessi, una situazione iniziale e una finale che può essere molto simile a quella iniziale: la serie degli eventi non è stata sufficiente a modificare una situazione insabbiata (si veda “Il deserto dei Tartari” di Buzzati). Non diversamente dalle opere umane di ingegno e creatività, molto si è studiato il romanzo, ma la consapevolezza culturale, la padronanza di strumenti conoscitivi, poco ci serve nell’analisi di questo “Sofà sui binari”, di Caterina Davinio, che, attraverso questa scrittura, si è cimentata con una riflessione impegnativa sull’identità e sull’unicità del singolo, sulla sua possibilità di smarrirsi e di ritrovarsi. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.39: Antigone e il contesto della giustizia. Giorgio Fontana, “Per legge superiore”

Giorgio Fontana, Per legge superioreAntigone e il contesto della giustizia. Giorgio Fontana, Per legge superiore, Palermo, Sellerio, 2011

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di Giuseppe Panella

Scritto con buona evidenza sotto la suggestione della rilettura di Porte aperte di Leonardo Sciascia del 1983, questo romanzo è soprattutto una riflessione, aspra e sincera, rilevata e dura, sul rapporto tra legge e giustizia e tra forma giuridica e ricerca della verità. Un romanzo solo apparentemente giudiziario quello di Fontana che suscita, in realtà, echi più profondi di quanto il puro e semplice fait divers che racconta potrebbe suscitare ; non solo, ma l’apparente banalità dell’evento raccontato ne accentua il valore simbolico, lo scatto esistenzialmente carico di umanità e di dolore.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.38: Ritorno al mondo nuovo. Alberto Gandini, “Il guardiano delle dune di Massenzàtica”

Alberto Gandini, Il guardiano delle dune di MassenzàticaRitorno al mondo nuovo. Alberto Gandini, Il guardiano delle dune di Massenzàtica, Firenze, Gazebo, 2012

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di Giuseppe Panella

 

Massenzàtica, in provincia di Ferrara, in realtà, più che un vero e proprio paese, è un luogo di passaggio che dal crocevia di Italba si spinge verso Mèsola dove si trova un caratteristico e vasto castello tardo-cinquecentesco che serviva come residenza estiva e di caccia per Alfonso II d’Este.

La sua caratteristica principale è quella di sorgere lungo la strada d’argine del Po che si spinge fino al porto di Goro. E’ sulle dune che si distendono tra la strada e il fiume che si svolge la maggior parte del romanzo di Gandini e che avvengono gli eventi mirabolanti e straordinari in esso narrati.

Si tratta di un romanzo fantastico, con forti coloriture fantascientifiche e distopiche, che si pone con decisione nel solco di quelle opere di anticipazione e di precorrimento di un futuro non più visto con gli occhiali rosa dell’utopia e che possono essere ricondotte come modello a capolavori del Novecento quali Il mondo nuovo (Brave New World del 1932), l’opera narrativa forse più famosa di Aldous Huxley o 1984 scritto, come è noto, nel 1948 da George Orwell.

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Gaetano CIPOLLA – Learn Sicilian / Mparamu lu sicilianu. Recensione di Marco Scalabrino

CIPOLLA - LEARN SICILIAN - copertina

Malgrado, dall’Unità d’Italia e dalla affermazione del Toscano quale lingua dei sudditi del Regno, i linguisti a più riprese ne abbiano annunziato l’imminente sparizione, il Siciliano ha provato di essere resistente e, quantunque la sua influenza si sia ristretta alle sfere familiare e amicale, esso è tuttora parlato e capito dalla grande maggioranza degli Isolani.

L’organizzazione culturale statunitense Arba Sicula, nel corso degli ultimi 33 anni, ha dedicato ogni sua energia alla promozione della lingua e della cultura siciliane nel mondo.

Gaetano Cipolla è l’anima di Arba Sicula. Continua a leggere

Tra disuguaglianza e inutilità della resistenza

Il prezzo della disuguaglianza. Come la società divisa di oggi minaccia il nostro futurodi Massimo Maugeri

Se qualcuno mi chiedesse, come consiglio di lettura, di indicargli due libri capaci di sintetizzare le problematiche della società legate agli intrecci cancerosi tra finanza, sistema bancario, politica ed economia, ne consiglierei due: un saggio e un romanzo.
Il primo è di Joseph E. Stiglitz: Premio Nobel per l’Economia 2001. Si intitola “Il prezzo della disuguaglianza” (Einaudi, € 23, p. 476). Il sottotitolo recita: “Come la società divisa di oggi minaccia il nostro futuro”.
Stiglitz affonda lo sguardo sul livello di disuguaglianza raggiunto dal reddito americano in questi ultimi anni (picchi mai visti da prima della Grande depressione). Basti pensare che negli anni del boom, precedenti alla crisi finanziaria del 2008, l’1% dei cittadini si è impossessato di più del 65% dei guadagni del reddito nazionale totale. Paradossalmente, mentre il Pil cresceva, la maggior parte dei cittadini vedeva erodere il proprio tenore di vita. Ma anche nel pieno della recessione, l’1% guadagnava il 93% del reddito aggiuntivo creato nella cosiddetta «ripresa», senza rendersi conto che «il loro destino è collegato a quello dell’altro 99%».
L’analisi di Stiglitz si può estendere a molti Paesi occidentali, compreso il nostro, per i quali vale la seguente constatazione (tratta dalla prefazione del libro): «la disuguaglianza è causa, nonché conseguenza, del fallimento del sistema politico e contribuisce all’instabilità del nostro sistema economico, il quale a sua volta contribuisce ad aumentare la disuguaglianza, in un circolo vizioso che è come una spirale discendente in cui siamo caduti». È possibile riemergere? Stiglitz prova a fornire soluzioni. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.37: La teoria del crollo. Michele Dalai, “Le più strepitose cadute della mia vita”

Michele Dalai, Le più strepitose cadute della mia vitaLa teoria del crollo. Michele Dalai, Le più strepitose cadute della mia vita, Milano, Mondadori, 2012

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di Giuseppe Panella

«Si potrebbe pensare che in fondo sono una persona simpatica, che prendere così bene le proprie debolezze non può che essere segno di grande presenza di spirito, di assoluta autoironia. Per nulla. Io mi prendo terribilmente sul serio. Mi prendo sul serio e pretendo che chi è con me faccia altrettanto. Credo che questo combinato disposto tra i miei voli rovinosi e l’esplosione di gioia involontaria che li accompagna sia da interpretare come una severa punizione. Prendersi sul serio è faticoso, ha a che fare con la gravità di gesti, parole e condotta. Anche cadere ha a che fare con la gravità. Cadere e ridere, invece, hanno un legame del tutto casuale e questo modo di far saltare l’equazione spariglia le carte, le disordina mentre io amo l’ordine e la precisione. Infatti la sola idea che “gravità” e “gravità” non vogliano dire la stessa cosa mi turba molto, mi mette le vertigini, ma non sono le vertigini a provocare le mie cadute. Non quelle parossistiche posizionali benigne, non la labirintite, non l’artrosi cervicale, non traumi, non allergie e nemmeno sindromi ansiose. Sono un tipo calmo, io. Cado perché cado e non c’è modo di smettere : questo abbiamo stabilito io e il dottor Zucker del Centro dell’Equilibrio, che frequento da quasi un terzo dei miei trent’anni. Insomma mi chiamo Antonio Flünke e ho seri problemi con l’equilibrio in ogni sua accezione, non bastassero quelli con le equivoche gravità»[1].

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Le volpi gridano in giardino, di Stefano Guglielmin

Guglielmin

di Matteo Bonsante

Dopo la bella performance risalente a qualche anno fa C’è bufera dentro la madre, Stefano Guglielmin torna a sorprenderci con una nuova raccolta pubblicata con i tipi di CFR edizioni Le volpi gridano in giardino. Titolo senz’altro un po’ enigmatico e che si riferisce all’incredibilità della vita, pur nella sua monocorde apparente normalità. Continua a leggere

Giorgio Linguaglossa, Blumenbilder (Natura morta con fiori)

Linguaglossa

Giorgio Linguaglossa, Blumenbilder (Natura morta con fiori), Firenze, Passigli, 2013

di Pasquale Vitagliano

Rugiada. Nella lastra gelatinosa/ della fotografia è entrato un bosco/ pieno di foglie… (…) Sono i primi versi della poesia che apre Blumenbilder (Natura morta con fiori) la raccolta che Giorgio Linguaglossa ripropone per Passigli. Tutte le altre poesie iniziano con una sospensione. … è probabile che ci siamo incontrati/ in qualche hall d’albergo di terza categoria,/ tu facevi la ballerina ed io/ il perdigiorno… Per cogliere il senso autentico di questa scelta bisognerebbe chiedere all’autore, al lettore sembra alludere ad una ripresa, ristabilire una continuità con un prima o con un altrove, annunciare una fuoriuscita. Ad esempio, una fuoriuscita dall’oscurità del silenzio attraverso l’illuminazione della parola. Continua a leggere

“VOLEVAMO ESSERE STATUE”, DI PASQUALE VITAGLIANO

di Giovanni Agnoloni

vitaglianoHo avuto il piacere di intervistare Pasquale Vitagliano, autore di Volevamo essere statue, romanzo edito da Eumeswil per la collana “Voices”, diretta da Francesco Forlani. Si tratta di un’opera intrisa di memoria del Novecento e di tanta parte di quel “privato” che ne è fibra imprescindibile. Un bell’affresco di un’intera epoca, che partendo dallo spunto del bicentenario (nel 1989) della Rivoluzione Francese tratteggia le storie di un ragazzo e una ragazza pugliesi e di un loro nuovo amico bosniaco: sull’onda dell’entusiasmo e di una promessa da mantenere dopo vent’anni. Un quadro storico e umano che scorre in un flusso di pensieri in cui risulta difficile distinguere la dimensione personale da quella collettiva.

– Il tuo può essere considerato un romanzo storico, con precisi riferimenti alle vicende della seconda metà del Novecento. L’idea ti è nata da una passione personale, da ricordi o da cosa?

È stata una difficile prova letteraria. Ho scritto un romanzo perché avevo delle storie da raccontare e credo che queste possano aiutarci a comprendere, attraverso vite private, come è finito il Novecento. Se non avessi avuto queste vite per le mani, non mi sarei inoltrato nella scrittura di un romanzo. Vorrei continuare a scrivere buoni versi. Continua a leggere

CRISTINA BOVE PESCATRICE DI NEBBIA, di Augusto BENEMEGLIO

Cristina Bove1.Ofelia.

Ho promesso a Cristina che l’avrei letto questo suo libro, “ Mi hanno detto di Ofelia” edizioni smasher, 2012, e in effetti, ora che è primavera, l’ho letto e disletto, l’ho udito dentro di me, passar fuori, e lo riodo fuori  di me, passar con me come un fiume che scorre ai miei piedi. Ecco la bianca, l’Ofelia di Rimbaud che ondeggia  “sull’acqua calma e nera/dove dormono le stelle / come un gran giglio” E l’Ofelia dietro la finestra di De Andrè (“Mai nessuno le ha detto che è bella/ a soli ventidue anni / è già una vecchia zitella/La sua morte sarà molto romantica/trasformandosi in ora se ne andrà /per adesso cammina avanti e indietro/la via della Povertà), e infine l’Ofelia tragica di Virginia Woolf, perché  senza madre e senza modelli femminili, senza identità ( “la sua identità se ne è andata quando le forze maschili non hanno più diretto le sue azioni”), l’Ofelia che in fondo non è mai esistita come donna, ma solo come personaggio, archetipo maschile ( e maschilista) di donna a cui tutto è negato, in primis la libertà.   Continua a leggere

Ritorna “Natura morta con custodia di sax”, di Geoff Dyer

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di Guido Michelone

La narrativa di alto livello che nel corso degli anni si è occupato di musica jazz scarseggiano dal punto di vista quantitativo e alla fine si possono conteggiare soltanto tre grandi romanzi che sono riusciti ad affrontare direttamente la vita di celebri musicisti, romanzando una parte più o meno ampia delle condizioni esistenziali spesso ardue o contraddittorie di chi da fine Ottocento ai giorni nostri ha impresso una svolta fondamentale alle cosiddette sonorità: abbiamo soprattutto tre titoli, Il persecutore (1958) dell’argentino Julio Cortazar, Buddy Bolden Blues (1976) del canadese Michael Ondaatje e Natura morta con custodia di sax (1991) del britannico Jeff Dyer ovviamente difficili da raffrontare tra loro per le evidenti diversità a livello epocale, linguistico, nazionale, artistico, ma uniti tutti da una verve affabulatorio notevole, non disgiunta dalla ricerca formale che a tratti sfiroa la sperimentazione. Continua a leggere

Nessuno è più importante di te. Una nota di Barbara Pesaresi

Centofanti

Dove sono Angelo, Martin, John, Ernesto e David, / il misericordioso, il visionario, l’opportunista, il rivoluzionario, il mistico? / Tutti, tutti, dormono sulla collina.

Settantotto sono i capitoli di Nessuno è più importante di te, di Fabrizio Centofanti, e settantotto sono le carte dei tarocchi. Se mescoliamo queste ultime la sequenza cambia e così il senso, ma alla fine ci rimarrà pur sempre un mazzo di carte. Potremmo fare la stessa cosa con i capitoli di questo libro: mescolarli, quindi ricomporre il tutto, cambierebbe la sequenza ma non il senso e l’insieme. Colpisce che il romanzo non abbia un inizio e una fine. Forse un motivo è che sono ancora da scrivere, almeno la fine. Ma è anche vero che una delle caratteristiche della scrittura di Centofanti è proprio la circolarità. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.36: La poesia come forma della verità. Stelvio Di Spigno, “La nudità”

Stelvio Di Spigno, La nuditàLa poesia come forma della verità. Stelvio Di Spigno, La nudità, Ancona, peQuod Edizioni, 2010

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di Giuseppe Panella

 

Nella sua lunga e accurata postfazione a La nudità di Stelvio Di Spigno, non a caso intitolata “Una strategia di dissolvimento”, Fernando Marchiori scrive utilmente, riquadrando in prima istanza il percorso intellettuale e poetico dell’autore napoletano :

«Al movimento del soggetto verso l’esterno, verso la diaspora nel mondo, corrisponde un uguale e contrario movimento del mondo “verso l’interno”, verso il “dentro di noi” : “In noi le isole dell’afa si trasformano in pietra” (Gaeta) ; “Fa freddo e piove molto / nella mia vita” (Canone fraterno). Ma è chiaro che “dentro di noi” è un posto che non ci appartiene più – se mai ci è appartenuto – dal momento che io adesso è fuori. E quello risucchiato “in noi” è solo il mondo della nostra rappresentazione, rispetto alla quale il soggetto diviene estraneo, straniero. Lo scambio di posizioni lascia il soggetto irrelato e disperso in un mondo inconosciuto, mentre risucchia il mondo creato a nostra immagine e somiglianza nel luogo di una presunta – presuntuosa – soggettività, autosufficiente nella sua insignificanza. Perciò può essere che non lo riconosciamo : “vedremmo che il mondo non tornerà lo stesso, / non ci assomiglia più, si è ritirato in noi” (Deflusso). Quel “dentro”, la parte più nostra del noi, non è più “noi”. Siamo rovesciati in fuori, sbattuti fuori. Vediamo dall’altra parte. Ci avviciniamo all’animale rilkiano. Diventiamo mondo. E non è dato saperlo» (p. 82).

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