Archivi categoria: Recensioni

Il Marchese de Sade secondo Jacques Chessex

di Guido Michelone

L’ultimo romanzo dello scrittore elvetico francofono (1934-2009) da molti ritenuto fra i massimi esponenti della narrativa francese contemporanea è una curiosa rivisitazione degli ultimi mesi del Marchese De Sade (1740-1814) trascorsi nel manicomio di Charenton. L’autore racconta un’esistenza in cattività, in cui però l’’illuminista’ (romanziere, poeta, drammaturgo, filosofo, libertino, pornografo) gode di molti privilegi, che gli consentono di perpetuare le ‘malefatte’ da sempre commesse, tra spinte rivoluzionarie e aberrazioni dissolute (giustificate all’epoca ai limiti della follia). Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.9: Triste, solitario y final. Franco Foschi & Guido Leotta, “Senza via d’uscita”

Triste, solitario y final. Franco Foschi & Guido Leotta, Senza via d’uscita, Faenza (RA), MobyDick, 2010

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di Giuseppe Panella*

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Terzo romanzo del duo Foschi-Leottadedicato all’ex-commissario partenopeo, ne chiude il ciclo sotto forma di riflessione sulla vita e sul mondo.

Vincenzo Colajacono, da sempre nato e vissuto a Gragnano di Napoli, patria di un infinito numero di pezzature di maccheroni (dalla mafalde ai paccheri alle trofie alle mezze maniche ai fusili e via continuando), è ormai in pensione da tempo. Il suo tempo come commissario di polizia è finito (e questa, infatti, è la sua ultima avventura. Si svolge in Irlanda invece che in Campania ed è un’indagine solo nell’ultima parte del romanzo (e forse neppure allora).

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LE PROFEZIE DI COSMOPOLIS. Dal romanzo al film

«Ce grand malheur de ne pouvoir être seul»

(La Bruyère)

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di Giuseppe Panella

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Primo tempo: Don De Lillo

 

«Ogni volta che in un film io uccido qualcuno, si tratta veramente della ripetizione della mia morte» (David Cronenberg, L’ horreur intérieure: les films de David Cronenberg )

La frase di Jean de La Bruyère posta in apertura è la stessa che fa da epigrafe a uno dei più conosciuti e suggestivi racconti di Edgar Allan Poe, L’uomo della folla e il cui contenuto ispirò il saggio sui passages di Walter Benjamin (le ragioni di questa mia predilezione saranno chiare presto). Nel romanzo di Don DeLillo, infatti, pubblicato in Italia nel 2003 da Einaudi, nella buona traduzione di Silvia Pareschi, appena pochi mesi dopo la sua uscita negli Stati Uniti, anche il protagonista Eric Packer è un “uomo della folla”.

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.98. Il doppio della vita. Sandra Vergamini, “Il tenero peso dell’ombra”

Il doppio della vita. Sandra Vergamini, Il tenero peso dell’ombra, Roma, Lepisma, 2011

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di Giuseppe Panella*


Scrive Dante Maffia nella Prefazione a questo terzo volume di liriche di Sandra Vergamini, operosa poetessa di Bagni di Lucca, che anche un libro di versi d’amore, genere poetico abusato e spesso sdilinquito quant’altri mai soprattutto in Italia, può essere capace di suscitare sensazioni forti e sentimenti potenti quando è in grado di cogliere l’elemento “indicibile” della soggettività umana. Non a caso L’indicibile si intitola il primo testo di questa nuova raccolta di Sandra Vergamini: “L’indicibile appare d’improvviso. // Non c’è tempo / per calcolare il raggio d’azione. // Solo fermarsi / sollevare lo sguardo / e accecati / vedere finalmente oltre” (p. 15).

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.8: Altri tempi, forse migliori, forse no… Lucia Bruni, “Pontormo e l’acqua udorosa”

Altri tempi, forse migliori, forse no… Lucia Bruni, Pontormo e l’acqua udorosa, Palermo, Flaccovio, 2010

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di Giuseppe Panella*


Che cosa c’entrano Jacopo Carucci da Pontorme detto Il Pontormo con il profumo Eau imperiale di Pierre François Pascal Guerlain, suo ideatore in nome e in onore di Eugenia de Montijo, imperatrice di Francia e moglie di Napoleone III ? E soprattutto qual è il loro rapporto con le avventure investigative di Esterrina, protagonista indiscussa (e forse un po’ troppo saputella) di questo romanzo avventuroso di Lucia Bruni? “Questione di naso” – sono le ultime parole del libro pronunciate dall’ispettore di polizia Felzani che, pur non avendo seguito granché il caso, ha creduto alle deduzioni, alle intuizioni e, in massima parte, alle illazioni della giovane contadinella ?

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Discount or Die: l’arte della gioia secondo Valeria Brignani

“Discount or Die” (a cura) di Valeria Brignani, Nottetempo

Due vite fa abitavo in una villetta dove il mio (ex) marito sembrava volersi esercitare alla gestione di un ristorante: un porto di mare con pranzi e cene talmente estesi da rendere quasi improcrastinabile, a un certo punto, la visita alla toilette. In quella del piano terra per lungo tempo campeggiava un libro dal titolo asciutto e invitante “Guida al consumo critico”. Credo che l’editore abbia con me un debito di riconoscenza: piazzato lì, non ha mai mancato di attrarre l’attenzione dei nostri ospiti, e so che molti l’hanno poi acquistato. Mi auguro che anche loro l’abbiano poi riposto lì: nella toilette.
Credo che il libro di Valeria Brignani – raccolta delle migliori recensioni di prodotti da discount scelte dal blog che porta lo stesso titolo del libro – meriti la stessa sorte, o forse addirittura una sorte migliore: perché rispetto all’esaustivo, soddisfacente, motivato e preciso manuale di guida al consumo, Discount or Die ha qualcosa in più. Continua a leggere

Abele LONGO – Reversibilità. Con nota critica di Narda Fattori

ABELE LONGO

Reversibilità

Edizioni ATd’ O – Neobar

I libri si scrivono perché siano letti e vogliono rappresentare uno spaccato del sentire personale in un tempo, in un luogo. Ma la scrittura, Cassandra inascoltata, è multiforme, inafferrabile, sgusciante : fra le dita restano solo frammenti del lungo discorso che la agita; la poesia soprattutto gode di questo statuto di ambiguità, di spregiudicatezza, di salvataggio all’ultimo istante prima della caduta delle lettere sul foglio… e di reversibilità.

La buona poesia, dunque, è un concentrato semantico, talvolta ossimorico, ha visioni nette da analisi al microscopio e altre che trasvolano senza confini  territori estremi, mai  estranei, però.

La reversibilità nasce dalla capacità di farci intendere il senso celato, contrapposto , forse solo immaginato, come la faccia oscura della luna. Continua a leggere

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.97: Elegie dell’assenza e del ricordo. Guido Pellegrini, “L’amor segreto e altre storie”

Elegie dell’assenza e del ricordo. Guido Pellegrini, L’amor segreto e altre storie, Firenze. Gazebo, 2011

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di Giuseppe Panella*


Il segreto è l’altra faccia della nostalgia, del rimpianto, dell’assonanza attonita tra ciò che un tempo è stato e quello che si sarebbe voluto che fosse. Ne scaturisce un tono tra l’elegiaco e l’interrogativo che contraddistingue questa quarta raccolta di Guido Pellegrini (la seconda con Gazebo Libri). E’ sull’elemento della segretezza che l’autore spinge il pedale del suo registro poetico tutto orientato verso il ricordo e l’interrogazione, in un dialogo ideale con un interlocutore assoluto, che funge da sponda alla sua richiesta di verità illuminata dalla nostalgia:

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La pornoromantica ha commesso Romanticidio!

Io Carolina Cutolo l’ho vista una sera, una volta, prima di leggere il suo romanzo. Ero al suo bar e l’ho vista domare una gang di pischelli minorenni che avevano deciso di concedersi una serata brava proprio al suo locale, al quartiere Pigneto, a Roma.
Lei era una piccola Ariel agile e sinuosa, con i nervi scattanti da gatta di strada e palle fredde, ultrafredde; e li teneva lì buoni, i ragazzi, manico e frusta, nonostante avessero voglia di rogne, ubriachi un po’ sul serio e un po’ per finta, legnosi ma piagnoni, un po’ fascistelli, ganghettosi, pericolosetti. Ma lei neanche una piega: come un buttafuori cattivone col profilo di gesso, dominava il branco con fare tollerante ma scocciato, di chi è pronto (e lo sa far capire) a trasformarsi in un Giustiziere in tre secondi. Così l’ho vista, Carolina Cutolo, e dietro di lei mi sarei fatta piccina per nascondermi da quei teppistelli, lei maschio alfa senza esitazioni.
Così l’ho ritrovata, Carolina, nel suo Romanticidio. Un romanzo molto maschile e carino, che si legge quasi da solo, basta cominciarlo. Una prosa non particolarmente ricercata ma molto scorrevole, agile come lei, accattivante, a tratti furba, ma sempre con un pizzico di cuore. Cuor virile, certo, mica roba da signorine. Però alla fine spiazza, perché la Kattivona evolve e matura facendo una bella capriola, e pur senza rinunciare al suo cinismo decide di abbassare un po’ la guardia e prendersi quello che le spetta dalla vita e dall’amore. Sempre che… il finale è a sorpresa, un’altra capriola, ma quel che conta è la capacità allegra ma molto raffinata di creare una storia avvincente e simpatica, costruita su buoni ritmi narrativi. Continua a leggere

Gocce, di Paolo Labombarda

di Augusto Benemeglio (*)

Gocce d’inchiostro

A differenza di “Venti di Grecale”, il primo romanzo di Paolo Labombarda , che era il libro della memoria , il libro degli incroci con la storia , il libro “necessario”, suggerito dall’incontro con i fantasmi del suo passato , questo suo secondo libro di racconti, “Gocce” , Albatros edizioni, 2011, è invece basato sulla scrittura , sull’amore senza limiti per la difficile arte che è la scrittura . Sono gocce di misteri, di cuore di donna, d’ironia, gocce d’alba, di pastori e di cani abruzzesi , fiamme verdi, prati gialli , gocce di rami e lettere , dove il sole beve l’ombra fra i muri di pietra innalzati dalla memoria. Continua a leggere

Wikipedia, la precisione delle fonti e lo scrivere libri contemporaneo

di: Guido Tedoldi

Un paio di idee ispirate da «Quando il comunismo finì a tavola», romanzo di Fernando Coratelli, Caratteri Mobili, 2011, pp. 125, € 13,00

Una recensione di questo libro è già comparsa qui su LaPoesiaELoSpirito – lo scorso 2 aprile a firma di Franz Krauspenhaar. In quella sede Franz ha parlato soprattutto del valore letterario del racconto su cui si basa il libro, cioè quello dei 33 anni trascorsi in Italia tra il 1978 e i giorni nostri, ovvero tra il rapimento di Aldo Moro in un periodo in cui c’era ancora il partito comunista, e l’affogare del 4° governo Berlusconi, in un periodo in cui il partito comunista non c’era più dopo aver cambiato nome diverse volte.

Coratelli però non ha parlato soltanto di politica. Ha messo in evidenza un’altra trasformazione avvenuta tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo: quella ispirata dalla Wikipedia riguardo il valore della precisione. Niente più incertezze, niente più ricordi vaghi, tutta precisione chirurgica resa possibile dai nuovi strumenti informatici.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.7: La canzone amara della metropoli e la danza della morte senza senso. Marilù Oliva, “¡ Tú la pagaras !”

La canzone amara della metropoli e la danza della morte senza senso. Marilù Oliva, ¡ Tú la pagaras !, Roma, Elliot, 2010

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di Giuseppe Panella*


«Mi arrivano, dallo stereo dell’automobile, le parole di una salsa che ho cantato allo sfinimento: tú la pagarás tú la pagarás, tú la pagarás en la vida tú la pagarás, mal agradecida. Tu la pagherai. La canzone mia e di Thomás. La canzone senza senso, machista e puritana, che relama una vendetta d’amore per il maschio che è stato abbandonato» (p. 205).

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Nel fare poetico di Gianmario Lucini. “Monologo del dittatore”

Nel fare poetico di Gianmario Lucini. Monologo del dittatore, Edizioni CFR, 2012 , pp. 104, € 12,00

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di Antonino Contiliano

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Una scrittura poetica che si misura con la storia e ne fa materia di elocuzione lirica con l’insieme del parco ideologico che denota e connota il suo esser-ci – pur nella circolarità dell’“eterno ritorno” (nietzschiano) riformulato con l’immagine calviniana rivisitata (“un viaggiatore invisibile / […] / che […] / si trovi a vivere diversi istanti // nel medesimo luogo – dove nel futuro / saranno altre presenze / indifferenti –.”, Racconto, p. 9) – non può essere letta che epicamente straniante. Epica in quanto parola che racconta l’accaduto e il travaglio dell’accordare l’empirico e il razionale, la prassi e l’ideale; epica anche nel senso di una produzione poetica che, ponendosi quale punto di vista straniante che separa e distanzia la veduta, costantemente tuttavia relaziona tra loro gli elementi costituenti la strutturazione linguistica che simboleggiandola la mima.

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“Meditazioni al femmile”, di Michela Zanarella

Recensione di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

La poesia di Michela Zanarella sa di canto, nel senso classico del termine e in quello più letterale. Ce lo dimostra la raccolta Meditazioni al femminile (Sangel Edizioni).
Partiamo dal primo aspetto: il tema di fondo è l’amore, universale fonte d’ispirazione per tutti i poeti e, in fondo, essenza stessa dell’anelito artistico, inteso come tendere a asintoticamente, cioè avvicinandosi – senza (forse) mai raggiungerlo – a quel punto intimo in cui l’anima individuale e quella cosmica s’incontrano. È un eros in senso platonico, ma non solo.
I suoi versi, sull’onda di grandi voci classiche della poesia femminile – da Saffo a Vittoria Colonna – vanno a cogliere punti vivi e vibranti, carnosi e carnali, della relazione d’amore, in cui l’afflato umano e fisico si espande dalla coppia alla natura intera. Continua a leggere

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.96: I versi che mai saranno prosa. Mauro Raddi, “Le cose della natura e festa!”

I versi che mai saranno prosa. Mauro Raddi, Le cose della natura e festa!, Pistoia, Tipografia Pistoiese, 2011

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di Giuseppe Panella*

“Dolcezza estrema / di sentimenti / che negli oggetti / inseguo. / Ma non aggancio: guardo / Da distante mi accosto: Così vivo / così sogno” (p. 279).
Sintetizzare criticamente il progetto che Mauro Raddi esplicita in questa che è la vera e propria summa di un percorso di ricerca condotto con forza espressiva e filosofica determinazione da un numero impressionante di anni (il suo primo libro qui antologizzato è del 1987) non è certo facile né forse fattibile senza un esame analitico in profondità.

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Cesare ODDERA, Niente parole d’amore per un fucile. Recensione di Narda Fattori

Cesare Oddera, Niente parole d’amore per un fucile, Edizioni CFR

Si può parlare dell’amore in molti modi perché ci sono diverse forme d’amore: quello carnale, sessuale, quello ermeneutico, della bellezza, quello disseminato su tutte le creature e su tutto il creato, quello platonico, quello adorativo, quello mistico, quello sofferente, quello gaudioso e trionfante,..
Tante forme d’amore possono ispirare tante forme di poesia anche se spesso quelle che ricordiamo sono i versi di Prévert o di Garcia Lorca, o di Neruda,… quelli che hanno nutrito la nostra adolescenza, struggimento dell’anima (e chi non ricorda” Barbara- Tre fiammiferi…- Posso dire le parole più tristi stasera,…”) ; sono versi del mistero dell’amore e del suo incanto, sono versi di sofferenza per la perdita o sull’incapacità di dirlo con le parole, con gli esatti gesti. Sono fulminazione di genio poetico. Sono numerosi i versi sull’amore, carnale e non; più frequentemente si parla dell’amore perduto, raramente di quello che si sta vivendo, perché è un sentimento abbastanza esclusivo: quando si ama non si scrive d’amore, semplicemente l’amore si vive. Ci sono poemi sull’erotismo, taluno prezioso, altri pencolanti pericolosamente sul volgare. Continua a leggere

“A Neopoli nisciuno è neo” di L. R. Carrino

Napoli l’ho scoperta da poco, affettivamente; non avendola concettualmente mai visitata o saputa prima, in due brevi visite l’ho trovata tutta diversa e tutta uguale a quella che pensavo, e ci ho cucito dentro quel sentimento che ti strappa per forza, se hai occhi sentimentali sulla bellezza. Chissà che effetto mi avrebbe fatto questa lettura, altrimenti, questa galoppata di nomi, situazioni, quartieri strade, alti e basci, questa puzza e questo profumo, queste speranze tritate che spremute hanno più succo di quello che il concetto di “neomelodico” riesce a esprimere mai.

Premetto che non amo il genere, e non lo amerò mai, perché sulla musica ho gusti totalmente diversi, ma è stato interessante capire cose c’è/c’era dietro, quante contraddizioni, per chi le vede tali non conoscendone i meccanismi, e quanto fluido senso invece contenga il mondo che questa musica esprime, così ancorata alla sua realtà da essere folcloristica nel senso più profondo del termine, ché “popolare” è più ambiguo.

Questo testo, scritto da Carrino con l’aiuto di Ettore Petraroli, esce dalla sua ottima penna come una lunga narrazione di persone, più che di personaggi: ognuno di loro ha poco del divo, è legato al luogo dove canta come avesse delle radici, ogni quartiere le sue ugole, come una spartizione, e il tributo dell’umiltà, il tributo ai fans, tutti o quasi lo devono e vogliono pagare, anche se non dà ricchezza ma spesso chi canta lo fa a feste private, più che a concerti, e spesso guadagna poco, a volte niente, sull’ingaggio. Cantare sembra davvero più una questione di vocazione che di soldi, di prestigio, di fierezza, di affermazione, di legame con la terra e la propria vita/famiglia, obbedienti a un comando di sentimento.

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“Zoo – Scritture animali”, una collana innovativa

Recensione di Giovanni Agnoloni

Una collana a sé, nel mondo editoriale. “Zoo – Scritture animali”, di :duepunti Edizioni, ha per filo conduttore, appunto, gli animali. Curatori, Giorgio Vasta e Dario Voltolini. Vi sono ospitati scrittori di pregio, come Giuseppe Genna, Giulio Mozzi, Nicola Lagioia, Fulvio Abbate e, last but not least, i due di cui ci occupiamo oggi: Marino Magliani e Vanni Santoni, autori rispettivamente de La ricerca del legname e Tutti i ragni.
I due libri, piccoli e trascabilissimi, come tutti i “capitoli” di questa collana, hanno un elemento in comune – sia pur in sensi diversi –: la discesa nel profondo. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.6: La dimensione del vuoto e l’amore che non torna. Lia Tosi, “Il signor Inane”

La dimensione del vuoto e l’amore che non torna. Lia Tosi, Il signor Inane, Firenze, Mauro Pagliai Editore, 2011

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di Giuseppe Panella*


Che cos’è l’inane secondo i versi di Lucrezio posti in esergo al romanzo di Lia Tosi (namque est in rebus inane, De Rerum Natura, libro I, v. 329) ?

E’ il vuoto tra gli atomi che, scivolando e seguendo la loro naturale inclinazione (clinamen), vanno a realizzare i corpi che compongono l’universo da essi costituiti e che non è, di conseguenza, compatto e pieno (come si potrebbe pensare) ma in gran parte libero e senza obblighi necessitanti in modo da permettere la libera scelta di movimento agli esseri che ne fanno parte. L’inane è, per questa ragione, il vuoto intorno agli esseri, la dimensione profonda in cui essi navigano alla ricerca di una rotta adeguata alla realizzazione dei loro intenti e dei loro sogni passati.

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La trama di fili che si stende senza direzione

Cento micron di Marta Baiocchi è un romanzo che si muove sul fondo di grandi questioni e che non ha paura di confrontarsi con uno dei tabù d’eccezione della società contemporanea: quello del diritto alla procreazione a tutti i costi e, ad esso correlato, del potere d’intervento dell’uomo su se stesso e sul mondo che verrà. Ma così facendo, Cento micron libera – e lascia propagare all’interno di un intreccio realistico e ben costruito – anche tutto un altro nucleo di tematiche, che vanno dalla ricerca dell’origine della vita, ai limiti della conoscenza, fino ai dubbi sulla propria capacità di sopravvivenza come specie e come società. È appunto sul confronto tra mondi che paiono Continua a leggere