Archivi categoria: Recensioni

IL TERZO SGUARDO n.41: Critica letteraria ed evoluzione (criminale) della società contemporanea. Romolo Runcini, “La paura e l’immaginario sociale nella letteratura. 3. Il romanzo industriale”, a cura di Carlo Bordoni

Critica letteraria ed evoluzione (criminale) della società contemporanea. Romolo Runcini, La paura e l’immaginario sociale nella letteratura. 3. Il romanzo industriale, a cura di Carlo Bordoni, Napoli, Liguori, 2012

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di Giuseppe Panella*

 

Per le affettuose e attente cure di Carlo Bordoni, si conclude con un terzo volume dedicato al romanzo industriale, il poderoso tentativo di ricostruzione dei rapporti tra società contemporanea e narrativa di genere iniziato da Romolo Runcini nel 1995 con La paura e l’immaginario sociale nella letteratura. Il Gothic Romance pubblicato sempre da Liguori e proseguito con lo stesso editore nel 2002 con La paura e l’immaginario sociale nella letteratura. Il Roman du Crime.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.12: Cronache di ordinaria provincia. Cosimo Calamini, “Le querce non fanno limoni”

Cronache di ordinaria provincia. Cosimo Calamini, Le querce non fanno limoni, Milano, Garzanti, 2010

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di Giuseppe Panella*

 

«Life is what happens to you while you’re busy making other plans / La vita è ciò che accade quando ci occupiamo di altro»

(John Lennon, Beautiful Boy )

Far costruire con una delibera solo istituzionale e senza coinvolgimento dei cittadini una grande moschea all’interno di un parco pubblico da tempo immemorabile appannaggio del ristretto numero di abitanti di un paesino toscano (in questo caso l’immaginario borgo di Montechiasso situato a pari distanza tra Firenze e Siena) è un evento che può sembrare inconcepibile. Tale appare, infatti, alla maggioranza dei cittadini più avvertiti e più animosi che spesso sono anche quelli più politicizzati del paese. La protesta contro la moschea e, di conseguenza, anche animosità e rifiuto nei confronti della comunità islamica che l’ha richiesta montano e divengono il fatto del giorno proprio alla vigilia delle elezioni amministrative. Contro la giunta comunale (e il sindaco) uscente viene presentata una lista civica (il Chiasso dei Cittadini) che vede come suoi esponenti molti vecchi ex-militanti della sinistra (parlamentare e non) che raccoglie immediati (ma poi, alla fine, non sufficienti) consensi. All’interno di questa disputa si inseriscono vicende personali e una storia d’amore che ne complicano lo sviluppo e lo rendono drammatico, perfino frenetico.

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IL TERZO SGUARDO n.40: Sud come metafora del presente. Paolo Saggese, “Crescita zero. L’Italia del Terzo Millennio vista da una provincia del Sud”

Sud come metafora del presente. Paolo Saggese, Crescita zero. L’Italia del Terzo Millennio vista da una provincia del Sud, prefazione di Pino Aprile, con interventi di Michele Ciasullo e Dario Meninno, Grottaminarda (AV), Delta 3 Edizioni, 2012

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di Giuseppe Panella*

 

Il termine Crescita zero non indica più, come in passato, la decisione di non costruire più oltre la cubatura già presente in situazioni urbanisticamente già compresse e affollate o il saldo ugualitario tra natalità e mortalità in demografia. Nella dimensione presente del linguaggio economico, indica drammaticamente la stagnazione presente a livello di sviluppo sociale e di produzione di ricchezza e, soprattutto, è l’indice di una situazione che va sempre più deteriorandosi perché alla mancanza di investimenti continuativi non può che conseguire l’annullamento delle prospettive relative alla creazione di nuovi posti di lavoro. Senza crescita economica stabile, niente ricchezza sociale e senza di questa l’unica possibilità presente che rimane a chi ne è soggetto è la disoccupazione a tempo indeterminato e la morte civile che necessariamente ne consegue.

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“Le monetine del Raphaël”, di Franz Krauspenhaar

Recensione di Giovanni Agnoloni

Da Postpopuli.it

Le monetine del Raphaël di Franz Krauspenhaar (Gaffi Editore in Roma) è un libro speciale. Il romanzo di una vita, quella di Fabio Bucchi, pittore tormentato e giunto al successo per vie tortuose, trainato da un talento fuori del comune ma anche da pelose aderenze col sistema di potere orbitante attorno a Bettino Craxi, il “Capo”, di cui viene evocata la caduta politica e giudiziaria e l’inizio dell’esilio volontario, nel 1993.

Fabio Bucchi è un uomo giunto al capolinea, in fondo da molto prima che una malattia lo condannasse senza appello. È un artista viscerale, che ad ogni rabbiosa pennellata, così come ad ogni animalesco amplesso (con donne in fondo mai veramente amate, tranne forse l’ultima, Angela, che lo assiste fino alla fine, e un’altra, evocata in qualche momento della storia e però perduta), grida contro il vuoto da cui si sente accerchiato, minacciato e, in fondo, sedotto.

La sua esistenza rievocata e compressa come nel tourbillon che dicono accompagni gli ultimi momenti, diventa pretesto e insieme contrappunto di un quadro storico-sociale che abbraccia un’Italia divelta, sventrata, dalle bombe nere degli anni ’70 e ’80 al ritorno di fiamma del benessere, frammisto alla corruzione dell’era craxiana e del suo corollario berlusconiano. Continua a leggere

Quelle monetine del Raphael

di Andrea Pomella

L’Hotel Raphaël è appena dietro piazza Navona, ha la facciata ricoperta di vite vergine, glicine e buganville, i salottini bianchi della hall in mezzo ai quadri di Mirò, Morandi, De Chirico, le sculture, le litografie, i pezzi di antiquariato, la collezione di ceramiche di Picasso e di arte Maya che ne fanno un vero e proprio museo di arte antica e moderna. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.11: La Grande Guerra. Andrea Molesini, “Non tutti i bastardi sono di Vienna”

La Grande Guerra. Andrea Molesini, Non tutti i bastardi sono di Vienna, Palermo, Sellerio, 2010

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di Giuseppe Panella*

Anche i topi diventano “oggetti d’affezione” culinaria quando le derrate alimentari diventano scarse e non si trova più nulla da mangiare. Quando tutto manca, anche gli abitanti delle fogne vanno bene, soprattutto arrosto (la stessa fine, tuttavia, fanno anche i gatti, i loro nemici tradizionali). Lo dimostra l’abilità dimostrata dal prete del paese nell’infilzarli:

«Si girò di scatto verso la porta, come se avesse intuito una minaccia. Dal cassetto uscì un coltello lungo due spanne. La lama gli luccicò fra le dita, poi accanto alla faccia, sopra la spalla. Tirò. Un tonfo. Era un ratto, e si contorceva, inchiodato alla base della porta. Io e Giulia ci guardammo, muti, inorriditi. “Ti ho preso, bastardo!”. Il don ridacchiò e, sottovoce, aggiunse: “Non tutti i bastardi sono di Vienna”. Quel prete corpulento era agile e svelto come un malandrino di strada. Un sorriso gli univa gli orecchi e il nemico, Satana o l’Austriaco che fosse, non c’era più: in quel ratto trafitto, con le zampette aperte a croce, il don non vedeva una creatura delle fogne, ma un manicaretto da gustare in santa pace» (p. 287).

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Vincenzo D’Alessio – La valigia del meridionale e altri viaggi. Recensione di Narda Fattori

 

Il viaggio è la metafora della vita: c’è un inizio in cui siamo inetti e bisognosi cui segue un’infanzia gioiosa spesso ( dovrebbe essere sempre) e quindi un gioventù ebbra di sogni e una maturità quietata, l’oasi che si è raggiunta per riposare, non più nell’arsura, nella fatica, nell’insoddisfazione.

Il viaggio è invece un percorso che non termina su questa plaga, che non giunge, con la mente satolla all’oasi: ci chiama a lacerarci ogni giorno per la meta che sempre si allontana e si nasconde. Eppure il viaggio è qualcosa di buono anche quando fa male perché si oppone alla stasi, all’imputridimento dell’immobilità, perché ci fa spalancare lo sguardo sempre su nuovi panorami, perché costruisce un territorio all’essere e deprezza l’avere , l’ingombro del  trattenere. Continua a leggere

È la scrittura, bellezza!

Recensione di Riccardo Ferrazzi

È la scrittura, bellezza!, edito da Clinamen, è un romanzo-saggio come non se ne scrivevano più dai tempi de L’Uomo senza qualità o di Morte nel pomeriggio. Un meta-romanzo il cui protagonista è la Scrittura che parla di se stessa attraverso l’interagire di tantissimi personaggi. Ci vuole una bella dose di coraggio, o forse di incoscienza, per concepire e portare avanti un progetto come questo.
Eppure Fabrizio Centofanti ci riesce, reclamando i diritti della creatività folle e insofferente di qualunque regola, contro le pretese di chi vorrebbe imporle limiti e leggi. Ci riesce soprattutto con l’ironia. E basti un esempio: la scena in cui Giulio Mozzi, novello Mosé, scende dalla cima di un monte con le tavole della legge (della letteratura) e si scontra con Baricco-Vitello d’oro è semplicemente formidabile, un capolavoro di mise en abîme.
È curioso (ma è anche un evidente segnale di maturità narrativa) che proprio Centofanti, poeta e sacerdote, arrivi a coltivare questo genere, a ritenerlo il modo migliore per esporre il suo punto di vista. La sua ironia, che non ha proprio niente di pretesco, svaria su tutta la gamma dal corrosivo al melanconico, e dà il tono alle disavventure dei personaggi fra i quali, ovviamente non ultimo, si annovera lui stesso, l’autore, presenza ineludibile in un romanzo che si occupa di creazione artistica. Un romanzo che potrebbe perfino essere tacciato di citazionismo, tante sono le allusioni che contiene (e come poteva essere diversamente?), financo nell’impostazione complessiva ispirata a Bulgakov. Continua a leggere

Realismo e simbolismo…

[…]”Voglio citare dei ricordi recenti, alcuni incontri che ho avuto la fortuna di avere nell’ottobre del 1971 a Persepoli, in occasione delle celebrazioni del XXV centenario della fondazione dell’impero persiano, e durante il congresso internazionale d’iranistica che si tenne nello stesso periodo a Shiraz. Il mese precedente, all’inizio di settembre, si era tenuto quello che oggi si chiama il festival annuale di Shiraz, ma che di fatto si svolge tra le grandiose rovine di Persepoli. Vi si era rappresentata un’opera di Xenakis, che metteva allusivamente in scena, nella cornice delle vicine montagne che circondano le rovine, il mito di Prometeo.
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Madreferro, saga familiare minima di Laura Liberale

Ho letto molte cose carine e anche belle, ultimamente, oltre ad altre meno interessanti che non ho recensito, ma Madreferro va nella categoria “letteratura” più di ogni altra. Un romanzo a flusso in cui desideravo imbattermi da tempo, una prosa raffinata e pregna, necessaria, potente di lessico e frasi, senza mai affettazione. Letteratura, appunto. Che scava. E si fa leggere lentamente, quasi una pagina alla volta, come un ruminare di parole e soprattutto un colpire di aggettivi compiuti, compienti. Come bere finalmente senza essersi accorti di quanta sete si aveva, come un bel film dopo ore di televisione.

Non succedono grandi fatti in questa storia: una scrittrice torna nella sua cittadina di origine dopo qualche anno di assenza e ritrova un filo di congiunzione tra tutti i segni della sua infanzia che aveva subìto senza capire, dando finalmente nome e consapevolezza al trasudo violento e cattivo che respira da quei luoghi. La sopraffazione sull’innocenza, il sacrificio per la perpetuazione di un potere malvagio, una cospirazione marcia di paese, la caccia alle streghe, mai quelle cattive. E nel Perturbante con tinte di Fantastico questo brevissimo lavoro coglie appieno la sensazione dell’heimlich freudiano e il familiare respinge, strugge, pare ingiusto. Un’atmosfera opprimente dove il candore pare destinato a soccombere, e il bene può sopravvivere solo se si allontana da lì, dalla cancrena omertosa. E nella consapevolezza di questo, la protagonista ricostruisce il suo passato con coraggio, combaciando a se stessa, abbracciando la propria madre. Bella prova di una scrittrice vera, Laura Liberale.

“NeXT 17”, il Connettivismo si evolve. Intervista a Sandro Battisti

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Il Connettivismo si è inoltrato in un territorio sensibile. Extreme Ways è il titolo dell’Iterazione 17 del bollettino ufficiale del movimento, NeXT, che idealmente prepara all’imminente “NeXT-Fest”, la grande convention autunnale di questa avanguardia letteraria, in programma a Roma al Centro Culturale “Elsa Morante” dal 26 al 28 ottobre 2012.

I temi trattati dagli articoli, dai racconti e dalle poesie proposti in questo numero sono profondi: conoscenza e universi paralleli, l’evoluzione dell’informatica alla luce della fisica quantistica, ma anche la ricerca del contatto con la parte più intima dell’identità umana; le prospettive dell’arte digitale e dell’architettura del futuro; le sottili vibrazioni dell’ambiente e del paesaggio, come evidenziato da questi versi di Marco Milani, da 16 ottobre:

Cielo plumbeo sopra vecchie case,
dai tetti cadenti.
Come un mantelo di noia
ad ingrigire giornate, scadenti di per sé.

(…)

Inferriate arrugginite,
come siepi dell’inferno dalle geometrie scomposte,
pronte per cadere al primo alito di vento
scheletri di fine secolo.

(…) Continua a leggere

Bruno Bartoletti, Sparire in silenzio ritrovando il vento delle strade. Con una nota di Narda Fattori

Bartoletti non dimentica di essere un poeta e di tanto in tanto ci induce a soffermarci sui versi che ha appena pubblicato. Non lo si può neppure dire prolifico: tre, quattro libri  in un paio di decenni al contrario fanno pensare a quanto lasci decantare la sua scrittura che, quando appare, deve essere armoniosa, coerente, non futile né inutile.

Credo che oggi i poeti debbano porsi proprio il problema della capacità di e-ducere della poesia nell’ambito della società e non ritrovarsi a contarsi in sterili reading di un do ut des; e si potesse dire sempre poesia questa scrittura bistrattata, usurpata, spesso di poco pregio, come se andare a capo prima della fine dello spazio bianco o incasellare le parole una sotto l’altra come in un elenco. Continua a leggere

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.99: Il vento soffia ancora… Giuseppe Iuliano, “Vento di fronda”

Il vento soffia ancora… Giuseppe Iuliano, Vento di fronda, Grottaminarda (AV), Delta 3 Edizioni, 2012

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di Giuseppe Panella*

«Soggetti plurali. Respiriamo a fatica / in un mondo usuraio / che guarda al solo profitto / e accumula talenti. // Chissà se avremo forza di semenza / e le donne voglia di parto / tra sterili convenienze, aborti / di ogni peccato? Del vero peccato. // Ci resta una terra spolpata / l’osso dei meridionalisti / la gobba di monti e piane / occhio di malizia per discariche // gli inganni della politica / gli intrighi ruffiani / premi e castighi a capriccio / come rovesci di pioggia // Monta invasiva l’orgia del potere / adesca, fascina e corrompe. // La terra è sfruttata / come corpo di prostituta / presto vecchia e rinsecchita. // Avremo solo agonia e morte ai paesi. / Anche la parola è radice sterrata / negata a voci opposte discordi / tra bocche cucite con fili / che tessono convenienze e paure. // Sono invece i figli a lasciarci / scoraggiati stanchi già prima del tempo. / Povera e senza memoria ci separa / una storia divisa da troppi rimorsi» (p. 27).

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Le adorate assenze di Naspini e di altre presenze inquietanti

Il fatto bello delle recensioni on line è di non avere limiti di battute, e la recensione di un romanzo dà la possibilità di parlare della scrittura di un autore e del suo libro.

L’autore

sacha naspini

Toscano, del ’76. Ha pubblicato, tra gli altri, I sassi (Il Foglio 2007), I Cariolanti (Elliot 2009). Il suo sito è www.sachanaspini.eu

BANDELLA del romanzo: Due ragazzini scoprono una tomba etrusca e decidono di scavarla di nascosto da tutti dopo la scuola. Vent’anni dopo una bambina viene rapita in America e rinchiusa nella stanza di una pensione, insieme a un gattino di nome Spunky. Cosa unisce i due eventi? Le nostre assenze è il racconto di questi due decenni e degli avvenimenti che hanno coinvolto tre generazioni di una famiglia toscana, di un uomo in fuga dai campi di concentramento, di una donna che ritrova il suo primo amore dopo una vita intera. Continua a leggere

Savina Dolores MASSA – OGNI MADRE

 

Dopo i romanzi Undici (2008) e Mia figlia follia (2010) escono di Savina Dolores Massa, scrittrice di narrativa, poesia e testi teatrali, tredici racconti sotto il titolo Ogni madre, sempre per i tipi de Il Maestrale di Nuoro. Continua a leggere

Aldo Nove ‘racconta’ Giancarlo Bigazzi

di Guido Michelone

Aldo Nove, oggi quarantacinquenne, è uno scrittore che fin dagli esordi abitua (o disabitua?) il lettore alla tecnica dello spiazzamento o dell’imprevedibilità: nel volume d’esordio, circa quindici anni fa, Woobinda, subito libro-cult, indicato quale capostipite della letteratura cannibale o narrativa pulp, le brevi ‘novelle’ risultano un misto esplosivo di kitsch, avanguardia, trasgressione, presa-in-giro. Poi nei testi successivi Nove opta per il recupero della bella forma, quasi annullando la fortunata inventiva straniante, per arrivare, l’anno scorso, a una vera e propria autobiografia in cui si avvertono persino pathos e drammaticità. Continua a leggere

La Parigi di Raymond Queneau per i turisti di oggi?

 

di Guido Michelone

Arriva nelle librerie italiane un inedito del grande intellettuale francese Raymond Queneau dal titolo Conosci Parigi? Sottotitolo: Tutto quello che devi assolutamente sapere. La finta fascetta in rosso stampata in copertina sula diagonale a destra dice anche: 450 domande e 450 risposte scritte da uno dei più noti autori francesi. E se a questo si aggiunge la foto in bianco e nero che ritrae le nuove targhe in stile old fashion che indicano via e piazze (gli Champs-Élysées in questo caso), tutto farebbe supporre che l’editore Barbés di Firenze proponga l’ennesima guida per turisti sulla Ville Lumière. In realtà non è proprio così, anche se questa versione rispetto all’originale Connaissez-Vous Paris? (Éditions Gallimard, 2011), gioca molto di più proprio sull’attuale spendibilità turistica. Ma a questo punto occorre fare un passo indietro e giungere a ritroso nella seconda metà degli anni Trenta. Continua a leggere

Gualberto Alvino, “La parola verticale. Pizzuto, Consolo, Bufalino”

Gualberto Alvino, La parola verticale. Pizzuto, Consolo, Bufalino, prefazione di Pietro Trifone, Napoli, Loffredo Editore-University Press, 2012, pp. 174, € 16,80.

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di Antonino Contiliano

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Non sempre appaga lettori e critici leggere opere letterarie insolite, che sconvolgono i canali della scrittura consolidata e quelli dell’attigua comunicazione narrativa e critica orizzontale (lineare), in quanto – come scrive l’autore nella Premessa – sono irregolari e con, nel bagaglio, una variegata e complessa struttura linguistico-stilistica. Se poi l’urto avviene con la lingua liscia, semplificante e accuratamente deprivata di pieghe e “invenzione” – che la parola letteraria invece cerca, inseguendo la materia con opzioni formali tutt’altro che scontate e di facile accesso –, allora certa prosa letteraria e la parola verticale che le dà vita – geometria stilinguistica non lineare –, come scrive lo stesso Alvino, «fa saltare le sinapsi» (p. 90) e ne richiede di nuove. Qui i contenuti hanno la sostanza che la forma dell’autore ha costruito e coagulato in quel testo sicuramente particolare e non disponibile per un soggetto che non si muova con sensibilità, intelligenza e apertura all’ascolto e alla com-prensione dell’intera costruzione letterario-poetica, la quale si presenta e s’impone con un’architettura nuova e originale. Se non si sta in questo “fra”, nessuna spiegazione plausibile, o comprensione ragionata (non necessariamente seguita da un accordo) e interpretazione contestuale e attualizzante troverebbe passaggi di penetrazione praticabili (pur conflittuali) per la ricerca del senso.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.10: Jean Valjean e altri carcerati. Carmelo Musumeci, “Gli uomini ombra e altri racconti”

Jean Valjean e altri carcerati. Carmelo Musumeci, Gli uomini ombra e altri racconti, prefazione di Alberto Laggia, con interventi di Vauro Senesi, Mauro Cevolotto e Giovanni Russo Spena, San Pietro in Cariano (VR), Gabrielli Editori, 2010

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di Giuseppe Panella*

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Forse l’ergastolo è un tema letterario molto meno frequentato, assai più trascurato di quello della pena di morte. L’ergastolo, nonostante la sua agghiacciante natura di fine pena mai, non risulta immediatamente sconvolgente come la visione degli uomini gasati, ghigliottinati, impiccati cui la letteratura (e poi il cinema) ci hanno abituati (in parte). Se la condanna per la pena di morte è quasi dovunque un dato acquisito (anche se in realtà non mancano frange di forcaioli che ne giustificano e ne esaltano l’utilizzazione e ci sono paesi in cui essa non solo non è stata abrogata ma ne viene fatto un uso intensivo), per l’ergastolo il rifiuto e il rigetto di questa pena disumana è sicuramente assai meno sentito e praticato. Come scrive Alberto Laggia nella sua Introduzione alla raccolta:

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In Puglia con Amir Valle, parlando di Charles Chaplin

di Giovanni Agnoloni

da blog.edizionianordest.com

Rientro da una di quelle trasferte di lavoro che sono dei viaggi nel senso più ricco della parola. In Puglia, invitato insieme allo scrittore cubano Amir Valle a presentare Non lasciar mai che ti vedano piangere, suo romanzo da me tradotto, edito da Anordest per la collana “Célebres Inéditos”.

da blog.edizionianordest.com

La serata, svoltasi a Castellaneta (TA), rientrava nel programma di “Spiagge d’Autore”, manifestazione pregevolmente organizzata dalla Regione Puglia, in collaborazione con l’Agenzia PugliaPromozione, la Confcommercio Puglia e il Teatro Pubblico Pugliese.

Non lasciar mai che ti vedano piangere è un romanzo potente, di grande impatto sul piano letterario, umano e storico. L’ho voluto sottolineare fin da subito, nell’ex-Convento delle Clarisse, una piccola e bellissima chiesa sconsacrata nel centro dell’affascinante cittadina; subito dopo l’introduzione del moderatore Fabio Salvatore. Sì, perché è vero che la presenza di Charlie Chaplin imbeve di sé un’opera che ha nelle memorie cinematografiche un motore fondamentale – fatto significativo, visto che presentavamo il libro nel paese natale di Rodolfo Valentino, il mito per eccellenza del cinema muto, laddove Chaplin ha segnato proprio la transizione al sonoro. Continua a leggere