Archivi categoria: Scritture

D’estate nei paesi. Giovanna Iorio

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Succede nei paesi che non succede niente. Ma non il niente delle città. Un niente differente.

*

Succede nei paesi che stamattina alle cinque cantava il gallo. Ma non un gallo di cui non si sa niente. Si chiama Mario. Come il suo padrone.

*

Succede nei paesi che all’improvviso ti ricordi di quel bambino che tanto tempo fa comprava galline e le soffocava. E chiedi:
“Che fine ha fatto quello che ammazzava le galline?”
“Fa il maestro a Padova.”
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Conforme alla gloria di Demetrio Paolin

Edito da Voland, collana Intrecci, nel 2016. Tra i dodici libri candidati al Premio Strega 2016

Capisci subito quando un libro ti accompagnerà per molto tempo, oltre l’ultima pagina. Lo senti quando i personaggi che hai incontrato in un cammino relativamente breve ti si presenteranno come ricordi di qualcuno che hai conosciuto, o che ha una storia alle spalle che difficilmente dimenticherai. Quello che non sai fino a quando arrivi almeno a metà del cammino è se un libro rappresenterà una “lettura”, un viaggio, un’emozione o un’esperienza. Non sono tanti i libri che ti chiamano in causa in prima persona, ti coinvolgono come fossero installazioni di arte contemporanea, anzi, performance, come si dice adesso, e ti mettono come davanti alle tue convinzioni, le certezze, il bianco e il nero che a volte, per forza di cose, deve diventare grigio, filtrato attraverso l’empatia, la comprensione, ancor prima che la giustificazione.

In questo libro ogni cosa è gestita come una composizione perfetta di un’emozione, di un messaggio, un significato, la narrazione di un momento preciso.
Tutto è interessante in Conforme alla gloria, a partire dai personaggi che l’autore ha scandagliato fino ad arrivare a una profondità per il lettore inaspettata. Non ci sono cadute di tono, ingenuità, didascalismi nel raccontarli; sono loro, tutti, che si raccontano da soli, scarnificandosi davanti al lettore, che è molto più che spogliarsi.

Ci vuole coraggio a scrivere un libro così, in cui tutti gli astanti devono fare i conti con un passato che li ha marchiati a fuoco – chi in senso metaforico, chi reale – che condiziona con forza e prepotenza il loro presente. Continua a leggere

“Urlo grafico”

Esce per Nerosubianco Edizioni la nuova raccolta dei Commenti grafici

alle notizie dal mondo di Fabrizio Piumatto, in arte Urlo Grafico.

Un volume con oltre 150 lavori realizzati durante l’anno.

?Che siate yin o yang, popolo o élite, Urlo Grafico c’è.
Ritorna l’originalissimo notiziario che parla di quotidianità e avvenimenti attraverso le illustrazioni.
Questo è il settimo volume del progetto e raccoglie le tavole grafiche realizzate nel 2018.

Del lavoro di Urlo Grafico colpiscono soprattutto tre cose: lo stile; la capacità di muoversi tra una mole scoraggiante di notizie (selezionando quelle “interessanti”) Continua a leggere

Il problema

Siamo sempre pronti a restare delusi per quello che gli altri non ci danno e che, secondo noi, meriteremmo senza dubbio. Gesù sposta il problema: pensiamo a dare noi; poi il mondo, se vuole, cambierà. Ci voleva Lui per spiegare che i nemici non sono quelli fuori, ma quelli dentro di noi, di cui difficilmente ci accorgiamo.

Denata Ndreca, “Tempo negato”

Intervista a Denata Ndreca

di Giovanni Agnoloni

La poesia di Denata Ndreca declina il tema dell’amore in una molteplicità di forme possibili, tutte legate dal canale interiore della passione, a volte lacerante, a volte legata a un filo di memoria e nostalgia. Tempo negato (edito da Scribo) è una raccolta che esprime tutte queste modalità espressive del sentimento per eccellenza. Ecco tre liriche che ho particolarmente apprezzato, nella raccolta, e a seguire una mia intervista all’autrice. Continua a leggere

Marisa Salabelle, “L’ultimo dei Santi”

Recensione di Barbara Panelli

Marisa Salabelle, L’ultimo dei Santi, Tarka Edizioni 2019, collana “Appenninica”

Il nuovo romanzo di Marisa Salabelle, L’ultimo dei Santi, si riallaccia idealmente alle vicende di quello precedente “L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu” (Piemme edizioni), riproponendo la figura del giornalista Saverio nuovamente alle prese con un’indagine da condurre in parallelo a quella ufficiale portata avanti dal commissario Borghi. Questa volta i morti sono tre: tre fratelli deceduti a breve distanza l’uno dall’altro in circostanze apparentemente accidentali. Il personaggio di Efisia è richiamato alla memoria in un breve passaggio, per poi non essere più citato: solo un espediente per fornire un aggancio al lettore che già conosce il romanzo precedente. Continua a leggere

Sempre nuova scoperta dell’obiezione di coscienza

di Giampaolo Centofanti

Lo svuotamento della gente che pare alla radice del “sistema” di potere odierno sta comportando una diffusa protesta non a caso istintiva verso tale oligarchia. I vecchi apparati vengono messi in minoranza ma proprio così si svelano mostrando molti altri mezzi in loro potere per imporre ugualmente la propria agenda alla politica, alla legge e via dicendo. 

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Marco Polo secondo Gianluca Barbera

di Guido Michelone

Lo scrittore reggiano, ma senese d’adozione, è in libreria con il suo nuovo romanzo Marco Polo, in cui descrive le avventure del celebre viaggiatore veneziano nel periodo della trasversata asiatica e della permanenza cinese, che dura circa un quarto di secolo di peripezie, scoperte, esperienze, abilmente tradotte in un romanzo del quale parla volentieri lo stesso autore in quest’intervista esclusiva per La Poesia e Lo Spirito.


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Richard Powers, Il sussurro del mondo. Conversazione su letteratura e vita vegetale

di Roberto Plevano

Richard Powers, 62 anni, scrittore statunitense, ha vinto nel 2019 il Premio Pulitzer per la narrativa col suo dodicesimo romanzo, Il sussurro del mondo (ed. La Nave di Teseo), che racconta, in modo assai originale, di esseri umani, di piante e dell’intima e necessaria relazione tra queste vite. L’opera si inserisce prepotentemente nel grande fiume della letteratura nordamerica. Lo abbiamo incontrato al Teatro Olimpico di Vicenza.

Il suo libro è più di un’esperienza narrativa, invita il lettore a una prospettiva nuova sulle cose e sul tempo della vita. Ne era consapevole mentre lo stava scrivendo?

Sono un po’ cauto con l’idea che nel libro ci sia qualcosa di nuovo o di rivoluzionario. Comprendo che sia andato oltre il consueto accordo di narrativa interpersonale, ove vi è un dramma psicologico o sociologico, ecc. Ho messo in scena importanti personaggi – lo sono a pieno titolo – che non sono umani e tuttavia agiscono e hanno un ruolo indispensabile nella trama. Questo potrà sembrare a prima vista strano, ma, più che un libro rivoluzionario, preferisco pensarlo come un’opera che recupera. Dobbiamo ricordare che nella maggior parte della letteratura mondiale, nel corso della storia umana, porre personaggi non umani nelle storie non sarebbe stato rivoluzionario, ma del tutto normale. Quando stavo lavorando al libro – questo è il mio dodicesimo romanzo, ho scritto per un terzo di secolo lavori più tradizionali, con preoccupazioni letterarie più tradizionali – ci ho messo del tempo a liberarmi dal presupposto che il significato sia proprio dei personaggi umani, interno ad essi. Non è così: il significato è esterno. Le nostre storie si fanno più drammatiche quando arriviamo a un conflitto: gli esseri umani vogliono qualcosa che il mondo permette o meno. E proprio cercando di fare i conti con questo presupposto delle storie tradizionali, se c’è qualcosa di nuovo nel mio libro, non è una rielaborazione di vecchi schemi, non è ex nihilo, è una ri-creazione piuttosto che una rivoluzione.
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Petitesse

koudelka träumende

 

di Stefanie Golisch

Nel paese delle pere mature gli uomini
si chiamavano Fritz e Heini, le donne tutte
Elsie. I cani li chiamavano gatto e i gatti
cane, non si sapeva perché, ma era sempre
stato così. Quando bevevano, facevano bere
gli animali insieme a loro e alla fine, nessuno
si ricordava più di nulla. Si moriva piuttosto
giovani, ma sereni. La vita era stata tanto
leggera, perché la morte avrebbe dovuto
essere diversamente?

Camillo Fonte. Una prosa e le poesie d’amore.

a cura di Francesco Dalessandro

Breve prosa metrica

Non ho mai creduto alla favola del poeta invasato dal dio; /
piuttosto a un interiore rovello imbrigliato dalla necessità della forma. /
E per aver perso l’esercizio (il vizio, se si vuole; magari l’istinto) /
dei versi – la fede, per così dire, nella loro necessità –, /
non potevo non stupirmi del dono ricevuto la mattina di Natale. /
M’ero svegliato presto, con la vaga sensazione che dovesse accadermi /
qualcosa; o forse con l’inquietudine che tutto, mio malgrado, fosse /
già accaduto durante il sonno. Passato l’attimo in cui la coscienza, /
non ancora vigile, fluttua come una bolla di sapone, fatica a rientrare /
nel suo alveo di certezze e il pensiero mette a fuoco i dettagli /
(i bersagli) quotidiani; passato, dico, lo spaesamento del risveglio, /
sentii come un ronzio nelle orecchie, un suono interiore crescente /
a poco a poco e che, dapprima distante, via via avvicinandosi, /
prendeva corpo e, facendosi chiaro, diventava comprensibile. /
La mente, allora, dal suono, riconobbe trattarsi di una breve /
sequenza di parole, e il ritmo, scandito da cesure decise e precise, /
rivelò quel che erano: versi. Perché io, che non avevo mai creduto /
al dono del canto; io, poeta ridotto al silenzio, ricevevo un tale dono? /
Stentavo a crederlo. Tuttavia, temendo di perderli, quei versi, /
nelle pieghe delle riflessioni, m’affrettai ad alzarmi e a trascriverli, /
rinviando a dopo ogni analisi:/

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Le mie lande scapigliate – di Max Ponte

lande scapigliate

Queste, o lettore, sono
Le mie lande scapigliate
La zazzera dei terreni
Che daranno fieno il cui
Sentore arriverà in paese
L’unica realtà, sai, è la terra
Che consiste e non si spegne
Accoglie le ossa delle vecchie
Plasma il fiato del nascituro
Lambisce le falde ingloba
I fossili e tutti i secreti
Delle sue terre mio nonno
Ricordava tutte le “tavole”
Certissimi incolti fragmenti
Queste, o lettore, sono
Le mie lande scapigliate
Verdi di verzura subalpina
E ora sul ciglio della ciclabile
Le ritraggo e le macchio
Mentre giunge un velocipede
Con la mia ombra

Max Ponte
Villanova d’Asti, 31 maggio 2019

Poesia pubblicata anche su ATNews.it, Quotidiano online di Asti, Monferrato, Langhe e Roero  

Squadra, sostantivo femminile

il bello del calcio

Non sono molto interessata allo sport e non seguo nessun tipo di evento agonistico, tutt’al più mi può capitare di intercettare per caso quello che (di rado) guarda mio marito. Ma il precedente era invece un grande tifoso romanista e mi è a volte “toccato” ? per ragioni di socialità ? seguire alcune partite in televisione, sentendomi invasa dalle urlate cacofonie del pubblico, le risse sul campo e sugli spalti, le scorrettezze tra giocatori, i gesti violenti, le grida razziste e sessiste. Qualcosa che ho sempre trovato una via di mezzo tra l’ansiogeno e l’urticante. Continua a leggere

Gocce di coscienza

Articolo di Giovanni Agnoloni

Questo è un mio vecchio articolo, che ho scoperto per caso facendo pulizia nel mio studio per cercare un manoscritto (rigorosamente vergato a mano, come sempre nelle mie prime stesure) necessario per comporre un libro a cui sto lavorando adesso. Siccome non credo nel caso, ma nelle sincronicità, e mi ci riconosco ancora appieno, ecco che lo pubblico qua. Credo di averlo buttato giù al tempo in cui lavoravo a Tolkien e Bach. Dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori (Galaad Edizioni). Dopo dieci anni e passa dedicati pressoché soltanto alla narrativa (e, ultimamente, alla poesia), questa ricognizione nel passato mi permette di fare una sorta di riepilogo interiore, che spero possa giovare anche ai lettori di questo blog.

Nel pubblicarlo, mi piace ripensare all’amico e maestro di pensiero e intuitività Giuseppe Panella, recentemente scomparso ma ancora spiritualmente con noi, con il quale ho spesso discusso di questi e altri temi consonanti.

Malin Head, Irlanda (foto di Giovanni Agnoloni)

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“La città della festa” di Andrea Laiolo

SIENA

Dopo le svolte delle vie tortuose,
le gotiche strettoie discendenti,
mi affaccio al Campo ed è rivelazione
ciò che apparso agli occhi mi innalza i sensi:
rosse facciate, finestre copiose,
e merlature fra i tetti silenti
cingono, come la luce le cose,
questa valle urbana e i suoi elementi.
Odo il rumorìo accolto nella coppa;
aspiro il caldo afrore della terra;
dispongo il tatto e il gusto a rinnovare
le scoperte: l’aroma di onde chiare
o il liscio sussulto della groppa.
È in questa conca che l’anima atterra.

Andrea Laiolo

Sonetto II dalla raccolta poetica di Laiolo La città delle festa. Icona senese, Achille e la Tartaruga, Torino 2016, p.10

Il blog del poeta

Il corpo imperfetto e la trans-formazione

Il corpo imperfetto e la trans.docx

The unpronounceable symbol (later dubbed “Love Symbol #2”) [fonte Wikipedia]

[Ringrazio Fabrizio che con rara apertura intellettuale non fa obiezioni alla pubblicazione di questo mio punto di vista su alcune questioni di genere!]

Qualche giorno fa scrivevo un articolo sul rapporto con il corpo e la quantità di odio che riserviamo alla nostra apparenza fisica. Mi rendo conto che un capitolo a parte di questa riflessione è quello legato a una recente narrativa, cosiddetta “di genere”, che agisce come nuovo supporto di rifiuto del corpo, in una maniera a ben vedere subdola, e a servizio di una visione ancora una volta patriarcale. Continua a leggere