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Il poeta perennemente innamorato. Rainer Maria Rilke nella traduzione di Raffaela Fazio

Da “Rainer Maria Rilke. Silenzio e Tempesta. Poesie d’amore a cura di Raffaela Fazio” (Marco Saya Edizioni), di prossima pubblicazione.
«[…] L’amore, secondo Rilke, è l’opera suprema di cui le altre non sono che la preparazione, la più alta testimonianza dell’uomo. Massima sfida tra le sfide che la vita presenta, esso comporta la disponibilità ad assecondare il movimento che lo rinnova incessantemente, e richiede un continuo lavoro sulla propria interiorità. Spirito e carne, indissociabili in questo processo, partecipano allo stesso mistero, un mistero che pervade ogni cosa e ogni creatura e che va al di là di qualsiasi morale.
Continua a leggereDall’idea alla pubblicazione: Daniel Albizzati e il suo romanzo d’esordio con Fazi editore

Daniel Albizzati ha esordito con un nome importante, Fazi, e un romanzo dalla trama originale e lo stile che sicuramente colpisce. Ha scelto di raccontare la storia di un ragazzo che vive ai giorni nostri, ma pensa, parla e si comporta come un personaggio di un romanzo del secolo scorso. Una sorta di distopia al contrario, ambientata in un passato che si insinua nel presente con abiti antichi, favella ricercata, e la figura molto ben caratterizzata di un ragazzo giovane che non conosce i social, ignora i nuovi metodi per conquistare una ragazza e si affida a un amico che lo istruisce sulle piccole strategie del vivere quotidiano, un po’ come il professor Higgins con Eliza Doolittle, o Cirano per Cristiano. In questo romanzo si trova la parentesi rosa, il colpo di scena, una lettura piacevole e a tratti sorprendente per le capacità linguistiche di un autore che sperimenta vari registri.
Daniel Albizzati può essere un esempio concreto per tanti aspiranti scrittori in cerca di strade e percorsi da intraprendere. Abbiamo chiesto a lui di raccontarci “come ha fatto”.
Daniel, tu hai pubblicato il tuo primo romanzo con una casa editrice importante; raccontaci com’è andata. Da quanto tempo avevi in cantiere Le avventure di Mercuzio?
Ho pubblicato con Fazi Editore, una casa editrice italiana molto importante con cui mi sono trovato molto bene. Dopo aver consegnato personalmente una copia cartacea del mio romanzo a Elido Fazi sono stato contattato circa una settimana dopo. Gli era piaciuto. Ho cominciato a scrivere Le avventure di Mercuzio su richiesta di un amico che voleva far uscire sulla sua rivista (Il bestiario degli italiani) un romanzo a puntate. Una specie di feuilleton moderno. Ho scritto un episodio, poi un altro, e alla fine, dopo circa nove mesi, tra lavoro e università, mi sono accorto di aver concluso un romanzo. Una volta finito ci ho lavorato per altri due mesi e poi l’ho consegnato. Continua a leggere
Accanto, dentro un dado d’argento
Questa lettera immaginaria scritta da Ulrich ad Agathe fa parte di un volume virtuale che ne raccoglie altre, non meno immaginarie, tra i personaggi di altri romanzi che sono particolarmente cari al loro ardito e grato estensore, come L’Eugenio Oneghin di Alexander Puskin, La montagna incantata di Thomas Mann, L’idiota di Fedor Dostoevskij, Guerra e pace di Lev Tolstoj. Questa che segue è liberamente ispirata ai due personaggi de L’uomo senza qualità di Robert Musil e dà anche il titolo al libro che, proprio come queste lettere, almeno per il momento è rigorosamente immateriale (Gustavo Micheletti).
Accanto, dentro un dado d’argento di Gustavo Micheletti
(Su l’impossibile amore di un “uomo senza qualità”).
Quando Ulrich scrisse ad Agathe questa lettera, erano trascorsi pochi mesi dalla fine del romanzo e della loro convivenza. Nulla le lasciava presagire una sua simile iniziativa, sebbene l’avesse fantasticata. Forse fu proprio per aver avvertito a distanza il sommesso desiderio che tale fantasticheria rivelava che lui decise, una notte all’improvviso, di scriverla di getto, senza tuttavia mai giungere in seguito al convincimento che fosse necessario, o in qualche modo opportuno, l’inviargliela.
Spero che questa mia lettera non ti sembri fuori luogo come a me in questo momento lo scriverla, che non ti appaia come il maldestro tentativo di gettare un qualche raggio ordinatore sulle nostre vite. Qualsiasi tipo di ordine interiore è conseguibile solo al prezzo del massimo disordine e della quiete irreversibile che porta con sé, per cui sarebbe un’impresa del tutto vana cercare di realizzarne uno di tipo superiore utilizzando quel che ne rimane nel ricordo, dopo che quella quiete è svanita e la vita ha ripreso il suo corso artificioso. Inoltre, il buon esito di un simile proposito potrebbe scaturire solo da un certo esercizio dell’intelligenza, ma poiché l’intelligenza stessa non è intelligente se non serve anche ad amare se stessi, sarebbe inutile produrre un tentativo estremo e tardivo per realizzare ciò di cui ho intravisto la possibilità solo dopo averti ritrovata senza averne colta l’occasione a tempo debito.
Dieci domande a dieci scrittori-traduttori. Scrivere come un lettore: Heddi Goodrich

Heddi Goodrich è nata a Washington nel 1971 ed è arrivata a Napoli nel 1987 per un breve scambio culturale finendo per rimanervi (tranne brevi periodi di ritorno negli Stati Uniti) fino al 1998. A Napoli ha abitato nei Quartieri Spagnoli e si è laureata in Lingue e Letterature Straniere all’Istituto Universitario Orientale. Insegnante, tiene un blog bilingue su traduzioni, letteratura e curiosità dell’italiano e dell’inglese (Il buono, il brutto e l’ulivo). Attualmente vive ad Auckland, Nuova Zelanda, con il marito e due figli. Perduti nei Quartieri Spagnoli, Giunti, 2019, è il suo primo romanzo.
1) Parlami della genesi del tuo libro, quando si è accesa la piccola fiamma, come l’hai custodita, quanto hai impiegato e come sei riuscita a trasformarla in un falò di 450 pagine fitte ed avvolgenti?
Ho scritto la prima bozza, in inglese, più di dieci anni fa. Mi ero trasferita ad Auckland da alcuni anni e avevo nostalgia di Napoli, dove avevo trascorso molti dei miei anni formativi. La motivazione principale era egoistica: volevo Continua a leggere
È giusto quello che fai, se sei uno strumento in mano ad altri?
di: Guido Tedoldi
(Dopo la visione de: «5 è il numero perfetto», Italia, 2019, regia: Igort, con: Toni Servillo, Valeria Golino, Carlo Buccirosso)

Napoli è una città vuota, non c’è in giro nessuno. E piove sempre. Possibile?
Sì, almeno nel 1972 immaginato in questo film. Sarà che i personaggi sono tutti camorristi, e quindi la presenza degli altri abitanti della città è irrilevante al punto che le telecamere non riescono a inquadrarli.
O forse è un messaggio trasversale del regista, Igort (Igor Tuveri), che in passato è stato fumettista e perciò preferisce inquadrare i personaggi in primo piano e in ombra. Come si conviene a dei criminali, del resto. In Giappone di dice che i criminali camminano sul lato in ombra delle strade lasciando alle persone oneste il lato soleggiato – e Igort ci ha vissuto diversi anni, in Giappone. Continua a leggere
Le Isolitudini di Onofri
di Antonio Fiori
Isolitudini è un libro oceanico, scritto da uno spirito libero, dove si salta da un’isola all’altra senza dover dar conto a nessuno. È un continuo approdare e partire, talvolta romanzando una vacanza mai fatta, più spesso raccontando la storia di chi s’è avvicendato sulle coste o sulle alture di un’isola, vuoi per nascondersi, vuoi per oziarvi o per dipingervi un quadro, vuoi perché mandatovi in esilio. Ed allora Sant’Elena, le Falkland, le Azzorre, le Baleari, le Faroer, le Ebridi, Procida, Capri, Ventotene, prendono vita nuova e antica sotto gli occhi del lettore, si rianimano, si denudano, si scoprono e ricoprono. Non c’è bisogno d’esser poeti per cogliere la poesia di questo libro. Per il lettore, già l’indice dei nomi è un mare in cui nuotare, lasciandosi trasportare dall’immaginazione e delle suggestioni (conta oltre duemila nomi, circa duecento le isole e circa milleottocento gli autori e i personaggi storici e letterari).
Silvia Belfiore, lo spirito del pianoforte contemporaneo

di Guido Michelone
Esistono figure di artisti in Italia che meriterebbero una diversa attenzione per i valori culturali che esprimono al massimo grado e che vivono sulla loro pelle con intensità, passione, intelligenza. Una di queste è la pianista, musicologa, performer Silvia Belfiore, unica donna in Italia a suonare esclusivamente musiche colte contemporanee, come dimostra un fresco cd giapponese dal titolo Contemporary Piano Works (edito dalla Da Vinci Classics), tutte anteprime mondiali di musiche scritte fra il 1968 e il 2001 di autori come Giacinto Scelsi, Aldo Brizzi, Horatiu Radeluscu, Nicola Cisternino, Ernest Helmut Flammer, di varie scuole riferentesi alla fase della post-dodecafonia, che talvolta flirta con la corrente minimalista spettrale; a parte Scelsi – ormai un ‘classico’ noto in tutto il mondo, su cui Silvia lavora come studiosa sin dall’università -, gli altri compositori appartengono perlopiù alle ultime generazioni, diversi tra loro per cultura, stile, asse spaziotemporale, ma racchiusi in una performance discografica da unicum virtuosistico anche laddove il silenzio agguanta i suoni.
Continua a leggereA occhi aperti, di Jean Aquaviva

Estratto del libro “A occhi aperti”, di Jean Aquaviva, Zona editrice, 2019.
Sinossi: “Il critico d’arte di origini còrse Daniel Sinclair, che vive nel quartiere milanese di Brera, è uno studioso della pittura post-impressionista. Impegnato nella scrittura di un saggio su Van Gogh, si reca a Copenaghen in compagnia di Sonia, la sua amante. Qui incontra lo scrittore francese Pennac – il cui nonno paterno è còrso – e l’amico psicoterapeuta David, grazie ai quali il ricordo delle radici famigliari assume il carattere di una vera e propria riconciliazione con il passato. Daniel si sposta poi in Francia, a Tolosa e ad Albi, ospite degli amici Andrea e Sara, per approfondire lo studio di Toulouse-Lautrec: ma l’artista basca Marika spariglia le carte in tavola. Una serie di avvenimenti porterà Sinclair a vedere il volto feroce, senza veli o deformazioni, delle sue relazioni con l’altro. Su tutta la vicenda si riverberano i quadri dei due artisti prediletti, quasi numi tutelari che accompagnano il protagonista nel suo percorso catartico, di maturazione e consapevolezza.”
L’arte degli angeli
Entrati alla Cinemathèque, ci sediamo a metà della sala, Marika al centro, io alla sua destra e Andrea a sinistra. Con il passare del tempo ho la sgradevole sensazione di sentirmi di troppo, perché Marika e Andrea confabulano a lungo tra di loro in attesa che inizi il film.
Continua a leggerePREMIO “POESIA DI STRADA”- LICENZE POETICHE
Pubblichiamo assai volentieri il bando del premio di poesia inedita “POESIA DI STRADA” (22^ edizione)
Regolamento
Possono partecipare al Concorso autori italiani o stranieri ovunque residenti.
Il Concorso è indetto dall’associazione culturale “Licenze Poetiche” via D. Rossi, 14 – 62100 Macerata
In collaborazione con il Comune di Pollenza – piazza della Libertà, 16 – 62010 Pollenza
In collaborazione con Seri Editore Macerata – www.serieditore.it
Primo giorno di scuola
di Stefanie Golisch
Mai più solo che in quel giorno, il tuo
primo giorno di scuola: sei un grosso
panino imbottito di menzogne. Dolci
parole ti accompagnano fino al cancello
per consegnarti ai lupi dai denti bianchissimi.
Dopo questo tradimento, come fai ancora a
fidarti delle parole di quelli che dicono di
amarti: ti hanno ingannato. Tu lo sai e loro
lo sanno, ma non ve lo potrete mai confessare.
E così che comincia der Ernst des Lebens,
la tua solitudine irrevocabile
Requiem per una amica
di Stefanie Golisch
La penultima volta che ci siamo viste mi volevi
dire qualcosa. Ce l’avevi sulla punta della lingua
proprio nel momento in cui il treno stava entrando
in stazione. Ci salutammo educatamente. Aggiungo
alla tua immagine in partenza alcune precedenti:
tu, bambina che sfidi un maschio di una testa più
alta di te. Voglio e non voglio essere come te. Sono
innamorata di te, odio la tua presenza senza via di
scampo. Distrattamente, ti prendi tutti i ragazzi
tranne uno che proprio non ti piace. Me lo posso
tenere. Grazie, amica. Anni di silenzio, poi, una tua
foto in un giornale. Ti scrivo: La mia vita è bella come
tutte le vite. E aggiungo: vorrei rivederti. Ci incontriamo
d’inverno, in una città casuale. Ancora, almeno così
mi sembra, vogliamo cose dall’altra che questa,
semplicemente, non può dare. Intanto facciamo
conversazione in lingua straniera. A un certo punto,
tu dici credo che non sia né colpa tua, né mia e mi
sento rispondere hai ragione come sempre. È inutile
continuare e, infatti, ci fermiamo qui. È andato tutto
storto tra di noi, cosa faccio ora senza di te
Ho letto un libro e sono… arrabbiata

Ho letto questo libro. E mi sono arrabbiata tantissimo. Avevo aspettative abbastanza alte: se n’è parlato tanto, e con tanto accanimento, sia in positivo che in negativo; il tema mi spaventava, in un certo senso (perché poteva toccare nervi scoperti); e infine: l’autore mi piace molto, ha scritto romanzi degni di nota, e conosce bene il mestiere. Ecco, pure troppo: un libro che ha grandi potenzialità, scritto sicuramente con maestria dal punto di vista dello stile, dall’incipit che fa entrare presto dentro la storia, alle immagini attraverso cui viene veicolato l’ambiente in cui i personaggi si muovono; nei dialoghi, per esempio, la descrizione della vita che scorre fuori dai personaggi coinvolti si fonde perfettamente, con un ritmo preciso e modulato, con le battute, suscitando una sensazione di immersione totale nel racconto.
E poi? Poi si sgonfia, procede come un compito in classe a tema definito, portato avanti, sembra, senza particolare entusiasmo e soprattutto non rispettando fino in fondo i personaggi presi in prestito per raccontare una vicenda piuttosto comune. Sembrano (quasi) tutti sagome di cartone che stanno poco più avanti rispetto a uno sfondo ben costruito, si muovono sulla scena, ma non si capisce spinti da cosa, che passato abbiano, che esigenze, che pulsioni. E per una storia che dovrebbe basarsi proprio sulle pulsioni (non solo sessuali), è da pazzi lasciare in superficie ciò che muove un personaggio dal profondo, e tenerlo in piedi come olio che galleggia in un bicchiere d’acqua. Continua a leggere
Quelli che vogliono rendere legittimo l’uso della violenza privata
di: Guido Tedoldi
(Dopo la lettura de «Il metodo 15/33», di Shannon Kirk, Rizzoli, 2017, pp. 276, € 18,00)
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Quando si parla di «buoni» e «cattivi» la differenza tra di loro salta subito all’occhio. Gli uni vivono onestamente, perseguono la felicità, preferiscono risolvere i problemi con le altre persone invece che contro di loro, ecc. Perseguono la positività, insomma. I cattivi fanno il contrario. Sembrano trarre godimento e forza dalla sofferenza altrui, e per ottenere tale sofferenza si ingegnano in maniere che potrebbero sembrare fantasiose, se non fossero odiose.
In questo romanzo, ambientato negli Usa del 1993 ma con un finale di 17 anni dopo che contribuisce a renderlo inquietante, la differenza tra buoni e cattivi, ehm, quasi non si nota. Forse, addirittura, non c’è. Continua a leggere
“La scoperta della poesia” a Villanova d’Asti
Ornithology 44. Saba

«È un pettiazzurro… Cosa vuoi che sia Einstein in confronto.
(Non buttar via. Posso un giorno averne bisogno).»
Annotazione manoscritta da Umberto Saba su volantino pubblicitario di un manuale di birdwatching [“studio delle voci degli uccelli”] in lingua tedesca.
*
Al lettore
Se leggi questi versi e se in profondo
senti che belli non sono, son veri,
ci trovi un canarino e tutto il mondo.
*
Fratellanza
Ho fatto un sogno, e all’alba lo ritrovo.
Parlavano gli uccelli, o in un uccello
m’ero, io uomo, mutato. Dicevano:
NOI DI BECCO GENTILE AMIAMO I FRUTTI
SAPORITI DEGLI ORTI. E SIAMO TUTTI
NATI DA UOVO.
Proprio il sogno d’un bimbo e d’un uccello.
*
Pettirosso
Trattenerti, volessi anche, non posso.
Vedi, amico del merlo, il pettirosso.
Quanto ha il simile in odio egli di quella vicinanza par lieto.
E tu li pensi compagni inseparabili, anche agli orli
di un boschetto sorpreso li sorprendi.
Ma un impeto gioioso al nero amico,
che vive prede ha nel becco, l’invola.
Piega un ramo lontano, cui non nuoce,
se un po’ ne oscilla, l’incarco; la bella
stagione, il cielo tutto suo l’inebbriano,
e la moglie nel nido. Come un tempo
il dolce figlio che di me nutrivo
si sente ingordo libero feroce;
e là si sgola.
*
Umberto SABA, Uccelli. Quasi un racconto (1948-51)
in Tutte le poesie, a c. di Arrigo Stara
“I Meridiani”, Mondadori, Milano, 1998
Il Marcovaldo Punk di Pilade Cantini

di Guido Michelone
Il Marcovaldo di Italo Calvino, uscito nel 1963, per i tipi della torinese Einaudi – quando l’autore è già un fenomeno cult per le nuove generazioni, grazie ai racconti e alla trilogia I nostri antenati – diventa subito un libro non solo di successo, ma soprattutto di riferimento per insegnanti ed educatori, almeno fino alla morte dello scrittore nel 1985, quando in Italia si inizia a prediligere soprattutto il Calvino teorico delle lezioni americane o il meta-romanziere complesso di Palomar, Se una notte d’inverno un viaggiatore, Il castello dei destini incrociati, Le città invisibili, abbandonando il narratore realista (Il sentiero dei nidi di ragno e soprattutto gli splendidi La giornata di uno scrutatore e La speculazione edilizia, fra l’altro coevi a Marcovaldo) o surreale (Le cosmicomiche e Ti con zero) che, tranne qualche rara adozione scolastica, meriterebbe oggi nuova visibilità proprio come il nuovo Marcovaldo di cui oggi tanto si parla.
Enemies di Wendell Berry (USA 1934)

If you are not to become a monster,
you must care what they think.
If you care what they think,
how will you not hate them,
and so become a monster
of the opposite kind? From where then
is love to come—love for your enemy
that is the way of liberty?
From forgiveness. Forgiven, they go
free of you, and you of them;
they are to you as sunlight
on a green branch. You must not
think of them again, except
as monsters like yourself,
pitiable because unforgiving. Continua a leggere
Qualcosa come l’amore

di Stefanie Golisch
La formula all inclusive prevede di mangiare
e bere e divertirsi senza limite e divertenti
sono anche loro: lui senza denti e lei con
addosso la maglietta del Liverpool. Si
tengono per mano in questo setting
indecifrabile e per non perdersi hanno
attaccato alle loro borse, sponsorizzate
dall’agenzia viaggio, due pompon rosso
fuoco. Non si sa come si chiamano e dove
abitano e se tengono un animale domestico.
Gli ho visto con la coda dell’occhio soltanto
e sotto il sole impietoso d’agosto mi sono
sembrati qualcosa come l’amore
Tra la Cina e Favignana: intervista a Massimiliano Scudeletti
Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni
Massimiliano Scudeletti, scrittore e documentarista fiorentino, è autore di due romanzi apparentemente molto diversi, ma – come vedremo in questa intervista – in realtà collegati da un fil rouge piuttosto evidente. Si tratta di Little China Girl. L’ombra della mafia cinese su Firenze, giallo molto particolare (Betti Editrice, 2018), ambientato nella e intorno alla comunità cinese di Firenze, e de L’ultimo rais di Favignana. Aiace sulla spiaggia (Bonfirraro Editore, 2019), recentissima uscita, imperniata sulla figura di Gioacchino Cataldo, ‘mitico’ personaggio custode dei segreti della caccia al tonno a Favignana, nell’arcipelago della Egadi.





