Archivi categoria: Scritture

La violinista che applaude con i piedi, due volte. Conversazione tra Anna Rollando e Guido Michelone

Anna Rollando è una giovane violinista spezzina che attualmente vive e lavora a Roma, dove si dedica all’attività di concertista sia nella musica classica (Mozart Sinfonietta, Orchestra dell’Accademia d’Opera Italiana, Universe Orchestra, Nova Amadeus. Orchestra Le Muse, Orchestra Filarmonica d’Opera di Roma, Roma Sinfonietta) non disdegnando di collaborare con i divi del pop italiano come Jovanotti, Gino Paoli, Amedeo Minghi, Andrea Bocelli, Massimo Ranieri. Per lei, in parallelo, resta fondamentale l’attività di docente sia di viola e violino, sia di pianoforte per i più piccoli sia ancora di teoria musicale.

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Attenzione. Questa non è una poesia.

di Stefanie Golisch

Solo per quelli che non sperano, ci è data la speranza.
Walter Benjamin

Ho sempre pensato che bruciare i libri sarebbe stato il torto più grande che si potesse fare ad essi.
Un crimine contro l’uomo e contro i valori culturali che, nonostante tutto, è riuscito a creare nei secoli.
Uno schiaffo agli scrittori e ai suoi lettori, alle idee, ai racconti, alla poesia, alla fantasia e all’immaginazione che (tra molte altre cose!) appartengono all’uomo da sempre.
Nel 1933 i nazisti bruciavano i libri perché avevano paura di essi: paura del libero pensiero, dell’intimo (e quindi incontrollabile) dialogo tra scrittore e lettore che nel miglior caso si può trasformare in una vera e propria storia d’amore… Continua a leggere

Come Eva nacque dalla testa di Adamo (e viceversa)

di Kika Bohr

foto di Giovanni Rainoldi

Quando decisi finalmente di iscrivermi all’Accademia di Brera non ero più una giovanetta, dipingevo e modellavo già da una quindicina di anni, avevo già fatto tre piccole mostre, avevo una laurea e, nonostante il mio modesto lavoro part-time nella Biblioteca dell’Università, mi davo un po’ di arie.

Quindi non fu sempre facile ascoltare e seguire le indicazioni del mio professore di scultura nell’aula 45.

Il primo anno si studiava la testa umana e le sue proporzioni. Si modellavano ritratti degli altri studenti al naturale con l’argilla recuperata da un’enorme vasca posta sotto le finestre dell’aula.

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Rocco Morandi, “L’Appennino piemontese”

Rocco Morandi, L’Appennino piemontese – Percorsi, paesaggi, natura e storia del tratto piemontese dell’Appennino (Tarka Edizioni, collana “Appenninica”)

Contributo introduttivo di Marco Grassano: “Su per balze e in anfratti” dell’Appennino alessandrino

Su per balze e in anfratti d’una solitudine dura
su valli deserte ormai
se non per l’attraversamento orizzontale e infinito
di farfalle…

(Attilio Bertolucci)

L’Appennino è forse, almeno col sereno, la parte più bella della Provincia di Alessandria; senz’altro è la più incontaminata, la più ricca di biodiversità. Per questo ci siamo permessi di denominare questa porzione di territorio “Appennino piemontese”, così come esiste l’Appennino emiliano di Bertolucci. Siamo tuttavia ben consapevoli di quanto la sua cultura e la sua Storia la leghino alla Liguria. Di ceppo ligure sono i dialetti che si parlano in Alta Val Curone, in Val Borbera e così fino all’Ovadese. “Ligure” è aggettivo che contraddistingue la toponomastica di molte località (Cantalupo Ligure, Cabella Ligure, Carrega Ligure…). Liguri erano le popolazioni residenti prima della colonizzazione romana. Continua a leggere

Buona lettura 19: “L’ambasciatore delle foreste” di Paolo Ciampi

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità. Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.
Ne L’ambasciatore delle foreste, Paolo Ciampi ha scommesso di camminare sul confine tra un’epoca e l’altra, tra la propria vita e quella di un tale George Perkins Marsh, primo ambasciatore in Italia degli Stati Uniti, e che solo più tardi scoprirà essere l’uomo che, nel secolo del progresso e dell’industria, ancora prima che nasca la parola ecologia e che il destino della natura si imponga all’attenzione dell’opinione pubblica, capisce cosa sta accadendo all’ambiente e al mondo.

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(misure, attestazioni)

Dover annullare le misure
tutte del tempo, minuti secondi
mesi secoli anni ore settimane,
null’altro rimane
che il nudo tempo primordiale
eterno, senza ritorno,
pesante e insistente macigno
presente, il buio
e il chiarore, il giorno col sole
e la notte, con la luna
o nessuna luce, solo
l’alba del giorno che viene, la sera
la notte e il giorno
seguente.
(15 novembre 2019)

Camminando tra i volti dei tanti,
mio padre, Lillo, il giovane
Massimiliano, nonni, zii,
ciascun compaesano che sorride
o che motteggia, mi rassicura
nel senso del coraggio. Così
la voce corposa e corale
dei morti, una voce
tutta soleggiata, non la immagino,
la certifico, il paesaggio
me la attesta, giuro,
da Ciappazzi alla Montagna, al mare,
alle Calabrie del Continente oscuro.
(24 novembre 2019)

20 libri per il 2020

di Guido Michelone

Ogni anno, durante le vacanze natalizie, mi piacere commentare brevemente i libri, usciti nel corso dell’anno, che mi hanno via via coinvolto a livello culturale, passionale, umorale, intellettuale, spirituale, non necessariamente in quest’ordine e con percentuali d’approccio variabilissimo a seconda del libro medesimo. Anche l’avvicinamento alla lettura di un testo, per me comprende esperienze assai variabili. Non mi considero un fruitore onnivoro, bensì un amante dei buoni libri, curioso e interessato, seppur condizionabile dalle deformazioni professionali.

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Ignazio BUTTITTA, dalla piazza all’universo. Di Marco Scalabrino

Figlio di semplici popolani, Ignazio Buttitta “si trovò immerso senza alcuna fatica nel tessuto quotidiano della cultura popolare”, sicché per identificarne il dialetto “bisogna partire dalla parlata viva della gente di Bagheria”, dal fatto che “l’ambiente familiare e sociale in cui egli visse gli anni dell’infanzia fosse quasi del tutto dialettofono”. Continua a leggere

Merry Christmas

Il Natale elettronico non è
che un trillo dello smartphone, di notifiche,
essemmesse, video su WhatsApp,
gif animate, cinguettii su Twitter,
post su Facebook, mi piace non mi piace,
rilinkami, ritaggami. È una Festa
o una centrale elettrica impazzita?
Gesù si è risparmiato tutto questo:
si è sorbito in diretta le molestie
di scribi e farisei, il riso di Erode
e le mani lavate di Pilato,
una perfetta gif
della paura atavica di amare.
Ma l’ennesima e-mail, almeno quella,
l’ha evitata, immune dal virtuale.

Viale dei silenzi di Giovanni Agnoloni

Il padre, questo sconosciuto

di Riccardo Ferrazzi

Atmosfere rarefatte, quelle di “Viale dei silenzi”, ma niente affatto cimiteriali. Atmosfere in cui si muove un protagonista impegnato in una sciarada, un’indagine, una ricerca molto concreta, che lo condurrà a una soluzione sorprendente. Eppure, al termine del percorso, quella soluzione risulterà la migliore, non soltanto dal punto di vista logico ma soprattutto in termini di sentimenti.

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Giacomo Sartori. Baco

di Roberto Plevano


Giacomo Sartori ci racconta un’altra storia.

Non bisogna credere troppo a quello che Sartori dice e mostra di sé (basta crederci soltanto un poco): che è scrittore e agronomo, che vive tra Trento e Parigi, che ha gli occhiali, insomma le determinazioni di spazio tempo occupazione figura che disegnerebbero le linee di un profilo umano: queste sono cose che si dicono, e si mettono sulle quarte di copertina, così, per decorazione.

No, lui è in primo luogo un raccontatore: afferra storie, le piglia, le mette giù per iscritto e le pubblica. E deve essere fedele alle storie che acchiappa, mica gli è concesso di fare voli di fantasia, di inventare (che è sempre un falsificare). Lui alle storie si attiene in tutti i dettagli essenziali, e le conduce dove devono concludere. Non dice frottole. Sartori è un professionista serio.
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La manipolazione imperante

di Giampaolo Centofanti

L’identità da sola può diventare chiusura. L’incontro da solo può diventare un eticismo omologante che svuota le persone e le rende meri isolati consumatori manipolabili. L’identità non può venire ridotta a vago omologante solidarismo perché per esempio il cristiano ha bisogno di essere formato alla luce di Gesù in tutti gli aspetti del cammino di crescita.

La scuola se non vuole spegnere nell’appiattimento i giovani deve stimolare la loro libera vissuta ricerca identitaria a tutto campo. Il cristiano venire formato da insegnanti cristiani, il buddista da buddisti, l’ateo da atei e poi avere anche congrui momenti di scambio e di incontro con gli altri, di religioni e filosofie diverse. Almeno nei tempi e nei modi adeguati orientarsi in questa direzione. 

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Sassolini

sassolini

Per un lungo periodo della mia vita ho viaggiato moltissimo, visitando tutti i continenti popolati, fino a quando – qualche anno fa ? ho improvvisamente smesso. In questa scodellina di legno (comprata in chissà in quale dei miei viaggi) tengo alcuni sassolini e pietre che ho raccolto in giro, in situazioni diverse. Ero sicura che non avrei mai scordato il luogo e il sentimento con cui avevo raccolto ciascuna di queste pietre, ché quando le avevo prese e messe in tasca lo avevo fatto perché volevo ricordare bene quel momento, ché era stato sacro e importante, per qualche motivo. Dolomiti, Isola di Pasqua, Nuova Zelanda, Etiopia, Bolivia, Laos, India, Guatemala…
Ma non è stato così. Non ricordo più l’origine di queste pietre, e ora sono qui, mischiate e irriconoscibili.
Ed è forse la cosa più bella di questi sassolini, in verità. Di non poterli distinguere.
Ché sono diventati un pezzo di me, nascosto nel mio corpo, nel mio sentire.

La poesia della settimana. David Maria Turoldo


E lui che incombe

E lui che incombe
nel centro della mente
in assoluta fissità:
né dire sai
se ombra o luce.

Non un nome non un volto
gli conviene e il salmista
si strazia e grida
“mostrami il tuo volto,
il tuo volto io cerco, Signore!”

       Né volto
né immagine
né segno alcuno
nulla: più che il vuoto
                       un nulla.

Forse un suono
una nota sommessa almeno,
un colore:

                           invece
un oceano nero di nulla.

David Maria Turoldo, Canti ultimi , pag. 60
Ed. Servitum

L’opera

L’opera da compiere è educare all’Amore, alla Verità, alla Bellezza. Il mondo ha un bisogno disperato di questa prospettiva. Chi è cosciente di ciò, sente il bisogno di mobilitarsi, in una sorta di missione speciale. Tutto concorre all’eclisse dei valori. Le grandi lobby non hanno interesse a risvegliare l’anima: al contrario, vogliono sopirla, per raggiungere meglio i loro fini. Chiunque abbia a cuore le sorti del mondo, desidera consacrare la vita a questo compito, ignorando la voce che continuamente suggerisce: lascia perdere, chi te lo fa fare. È la voce del nemico, il distruttore, colui che ha ridotto la società occidentale così come vediamo. È ora di unire le forze per permettere che emerga la parte migliore di noi stessi, per liberare la possibilità di una vita guarita nel profondo, risorta dal nucleo incandescente del Bello, del Buono e del Vero. Cominciamo da oggi: domani potrebbe essere già tardi.

anacoreta (inedite)

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Esplodono i fuochi, Anacoreta,
Tacciono i canti della tua Novena,
Questa mappata di case si fa meta
Di fiera fine d’estate,
Ancora stagione piena.
*
Questo andare e tornare
Per terre e per mare,
Non contavamo treni navi
Strade aeroplani,
Contavamo un pezzo di paesaggio
A nostra salvezza
Uno schizzo di onda
Nella storia che affonda.
Del resto, non contavamo un cazzo.
*
Dopo il sentiero
In vista della cima,
Si arriva senza fiato
Alla curvatura del vero
Alla necessità del creato
Alla vacuità del fato
Alla nera sostanza dello scantato.
*
A poco a poco, a breve raggio non si vede
Che il giorno o il ginocchio che cede,
La luce che taglia, il colore che stinge,
La maglia che, a ogni lavaggio, restringe.
*
Siamo, stiamo a una prateria dello zero,
Alla, alle concerie dello zelo,
La solita febbre dal mare dalle colline,
Il pane caldo di troppe albe meridiane.
*
(Mandel’stam, Messina)
Il nome Ossip, inatteso, te lo riporti a spasso
alla Passeggiata a mare, alla Masotto,
a Ntinnammare col suo diaccio passo,
un’Armenia a casa, l’abisso-storia, poi, a dirotto…