Partiamo dal presupposto che già il pormi a scrivere per una iniziativa che si intitola “La parola ai poeti” mi destabilizza non poco. Perché? In questo invito è implicito che io sia un poeta. Qualche giorno fa, commentando un post di una pagina social di poesia, un utente scriveva: «Ho pubblicato tre raccolte, ma attendo che siano gli altri a chiamarmi poeta». Ed un altro rispondeva: «Pienamente d’accordo». Ora voi potreste cogliere la palla al balzo per esclamare: «Appunto! Non ti sei autodefinito tale: sono stati gli altri a concederti questo appellativo». Tanto più considerando che anche io ho pubblicato tre raccolte. E allora forse questo esempio è troppo blando. Evidentemente, il problema è più profondo. Continua a leggere
Una botte di ferro
Incontro – coda….
Nessuna immagine
di William Waring Cuney (USA, 1906-1976)
Non sa
di essere bella,
pensa che il suo corpo scuro
non abbia gloria.
Se potesse danzare
nuda
sotto le palme
e vedere la sua immagine nel fiume
potrebbe scoprirlo.
Ma non ci sono delle palme
sulla strada
e l’acqua dei piatti non rispecchia
alcuna immagine.
Noi
di Stefanie Golisch (Germania, 1961)
In tuta da casa grigia, c’è un buco nella
gamba destra, il colore dello smalto è
blu, vedo le sue mani quando fuma sul
balcone. Non so cosa fa quando non fuma
sul balcone, forse la stessa cosa che faccio
io dall’altra parte del muro: non scrivere
poesia. Il colore del mio smalto è rosso,
so che lei lo sa
No images
She does not know
her beauty,
she thinks her brown body
has no glory.
If she could dance
naked
under palm trees
and see her image in the river,
she would know.
But there are no palm trees
on the street,
and dish water gives back
no images.
Traduzione Stefanie Golisch
Il quadro è di Xenia Hausner
Dell’Altro
Luigi Maria Corsanico legge Gabrielle Segal
Via Crucis
Accompagnare Gesù nella Via Crucis, fare esperienza di quel dare a vuoto, di cercare l’impossibile, di soffrire senza vedere via d’uscita. Può un Dio arrivare a tanto? Non c’erano altri mezzi per strappare alla rovina questo mondo perduto? Camminare accanto a Gesù, stazione per stazione, inseguire in quel cuore il segreto della Vita.
La parola ai poeti. Angela Caccia
… che io neanche vorrei scriverne Mi basterebbe capire cosa acciacca certi giorni il respiro l’urgenza di parole che si fanno giuste ma solo in rigida successione inabissate in un limaccioso o resti di bufere
Credo che una poesia nasca dall’urto di due precise mancanze: un dentro, di silenzio raccolto e pregno a cui difetta la chiarezza di un senso, e un fuori così rumoroso da ostacolarne l’ascolto. Due mancanze che tendono comunque ad integrarsi e, quando succede, la poesia diventa linguaggio: cuore nel cuore. Respiro nel respiro (Braga Dimitrova). Continua a leggere
Nani
La parola ai poeti. Viviana Viviani

A chi mi chiede cosa sia la Poesia non ho mai saputo rispondere, per me la Poesia non esiste, la poesia sono le poesie e soprattutto sono le poesie che mi piacciono, mentre le poesie che non mi piacciono, se pur dotate di elementi caratteristici – la rima, la metrica, la disposizione nello spazio – saranno per me un po’ meno poesia, progressivamente fino a non esserlo affatto. Credo quindi che definire qualcosa come poesia sia di base un fatto legato al piacere, definiamo poesia quello che ci piace, anche quando in modo evidente non è poesia in quanto è tutt’altro, ad esempio diciamo questo film è poesia, questa canzone è poesia, questa torta al cioccolato è una vera poesia.
Parlando strettamente della poesia in quanto produzione poetica scritta posso dire che per me è qualcosa che è partito da Rodari, passato per Leopardi e Ungaretti e approdato a Vivian Lamarque, Wislawa Szymborka e una lunga lista di altri contemporanei, in un percorso sempre guidato dal piacere oltre che dallo stupore, dal turbamento e dall’inquietudine, che del piacere sono forme diverse e forse più alte e complesse. Continua a leggere
Danila Di Croce: “Ciò che vedo è la luce”
[foto di Lena Polishko]
a cura di Luca Pizzolitto
La poesia, se davvero è tale (e mi scuso della precisazione, ma oggi e assolutamente necessaria), ha sempre a che fare con le parole dell’amore, così inevitabilmente chi la scrive e chi la legge. Quale poesia può fare a meno di una parola che sia totalmente nata da una profonda cura, da una premura speciale? Quale poesia potrà essere fondata su una parola che non sia stata coltivata nel silenzio fertile di una profonda meditazione? Di un contemplare la bellezza in ogni suo aspetto, e di averne fatto un lavoro! Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando? scrisse Joseph Conrad. La ricerca della bellezza diventa un’ossessione, scovarla anche e soprattutto dove pare proprio non poterci essere, dove tutti dicono: impossibile. (…)
Tutto il libro è permeato da un dialogo segreto. Dico segreto perché, pur potendo apparire anche chiaro talvolta, non e mai del tutto svelato dall’autrice. Tranne forse in una o due occasioni. Ma c’è un tu, a cui i versi sovente si rivolgono, in un dialogo costante e estremamente fertile. Il dono enorme, maestoso che Danila ci fa, è di portarci con lei, di non tagliarci fuori. Questo senza che nulla si perda della sincera e profonda intimità che contraddistingue tutta l’opera. Ma se leggiamo, e soprattutto se lo facciamo ad alta voce, diventiamo la poetessa, o il poeta, che ha scritto queste poesie. Diventiamo noi stessi protagonisti di quel dialogo segreto, mentre il tu resta lo stesso, minuscolo e altissimo, familiare e divino, così lontano così vicino, per citare il titolo di un film bellissimo di Wim Wenders. Come sempre accade nella grande poesia, che diventa sempre di chi la legge (…)
Dalla prefazione di Massimiliano Bardotti
Fedeltà
La parola ai poeti. Dimitri Milleri

Cinque slides su una nave che si scopre essere la puntini poesia
Per la doppia pletora di consanguine* conosciuta come scritture verticali e orizzontali l’alta stagione è la stagione delle scuse. Si direbbe che queste nascano spontaneamente, e moltiplichino nelle creature signiche senza possibilità di arginamento: un viaggio di lavoro, un ritiro yoga, una visitina ai parenti fuori regione (per dire). Deposte le suddette presso * loro car* le scritture possono finalmente sparire, abbandonando giornali, libri di scuola, post su Facebook e Instagram, riviste, inserti, bugiardini.
Al loro posto va un replicante che non batte ciglio, una sagoma cartonata che per noi fa lo stesso. Così possono incontrarsi, lontane da responsabilities di sorta, presso un’enorme nave portacontainer in acque internazionali. E qui l’ellisse conviene, perché chi legge sicuramente indovinerà circa il quanto e il quale di cotanti incontri, saggiamente ricorrendo alle stereotipie del caso per figurarsi: dal tenore dei discorsi alle attività agli oltraggi, e su e giù fino alle sodomie. Continua a leggere
Il tempo, i giorni e gli anni
Karl Krolow (Germania 1915-1999): Tre poesie
Tempo
Tempo: qualcosa
che sporca le tasche
di sangue.
Piove vita
dai corpi aperti.
I giorni
e le sue silenziose imprese
con gli uomini
che si perdono.
Nella sabbia
un mese dipinge
la propria immagine per consegnarla
al prossimo, senza nesso
con quello che verrà.
Il bel tempo
non cambia il carcinoma.
Le carte belle in ordine
bruciano anno dopo anno. Continua a leggere
Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Festa della S. Famiglia [Lc 2,22-40]
Famiglia è porto di partenze.
Maria e Giuseppe vanno al Tempio per offrire il figlio. Non è solo un’offerta formale. Le prescrizioni sono chiare: il primogenito ( in cui riposa la discendenza, quindi il futuro della famiglia) appartiene al Signore.
I figli non ci appartengono. E ogni volta che usiamo il pronome possessivo in riferimento ai figli commettiamo una appropriazione indebita.
La famiglia non si pone così come ambito esclusivo ed escludente ma come spazio in cui ogni membro è soggetto di costruzione e crescita
La relazione intrafamiliare cessa di essere semplicemente un argine contro le cattiverie di tutto ciò che è fuori e diventa realtà inclusiva fatta da soggetti che, ognuno con il suo compito, godono e si rivestono di responsabilità.
In questo scambio amoroso è tutta la consistenza della famiglia. Essere responsabili è sentirsi interpellati da un chi che chiama e, in questa interpellanza, scoprirsi capaci di risposta. Non sempre questa è adeguata. A volte è improntata alla fuga per tirarsi fuori da impegnativi coinvolgimenti, altre volte è mera manifestazione di potere che può diventare violenza. Può essere necessario conservare i turbamenti del cuore nel segreto, come fa Maria e saperli ascoltare e saper lasciarsi interrogare dalle provocazioni che la relazione mette in campo.
Famiglia non è semplice generazione biologica. Famiglia è coeducarsi lasciando che ognuno sia soggetto della crescita altrui. Il prendersi cura e il prevenire i bisogni dell’altro sono i capisaldi di ogni convivenza umana. Così, nel tempo, si arriva a darsi del tu, in modo pieno coinvolgente, oltre i ruoli e le definizioni senza mai perdere di vista che tutti i termini usati per definire i rapporti familiari sono termini relazionali. Padre, figlio, madre, sorella, fratello implicano un tu, nel nome del quale e a partire da cui ci si definisce.
È in questa relazionalità che si gioca la appartenenza non proprietaria di ognuno. È in questa continua donazione di sè che si stabilisce la bellezza della non appartenenza.
La parola ai poeti. Tommaso Urselli
La mia esperienza con la parola è legata al teatro, in particolare alla drammaturgia, di cui mi occupo da circa vent’anni. Nel frattempo, in maniera non continuativa, avevo praticato veloci incursioni nell’ambito della poesia.
Solo più recentemente, a partire dal 2020, in un periodo in cui mi dedicavo alla raccolta e cura delle poesie di mio padre, ho in parallelo iniziato a ripercorrere quei miei sporadici tentativi in versi. Ho così avvertito la necessità di individuare i nuclei, i fili non sempre immediati – forse per il carattere di discontinuità con cui avevo frequentato questa pratica di scrittura – che collegavano tra loro i diversi componimenti; ma che evidentemente, sottopelle, esistevano.
È stata una ricerca che, nel suo farsi, ha generato nuove composizioni: è nata così la silloge “Oggi ti sono passato vicino” (Ensemble edizioni). Titolo dettato dal lavoro che andavo facendo sui testi di mio padre e sui miei – scritture che si sfiorano, che veicolano la necessità e la possibilità di incontri padre-figlio su un altro piano, quando su quello fisico e quotidiano non è più concesso –; e che porta inoltre il segno di un periodo che è stato particolarmente difficile per tutti – quello della pandemia –, in cui la distanza tra i corpi ci ha spesso condotto a cercare altre modalità di reciproco avvicinamento. Continua a leggere
Vittorino Andreoli, “Il Gesù di tutti. Viaggio nel mistero dell’uomo di Nazareth”
Vittorino Andreoli, Il Gesù di tutti. Viaggio nel mistero dell’uomo di Nazareth, TS Edizioni, 2023, pp.528, € 26,00
di Fabiano D’Arrigo
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Vittorini Andreoli è uno psichiatra che non disdegna scandagliare il mistero: quello della mente umana e quello di Dio.
Nel saggio Il Gesù di tutti. Viaggio nel mistero dell’uomo di Nazarerth, ridato alle stampe in questo 2023 che ormai volge al termine, l’autore intraprende un grandioso viaggio nella vita, nella personalità e nel mistero di Gesù di Nazareth, così si legge nel risvolto di copertina.
Questa riedizione del libro, senza modifiche né al titolo né al testo, viene fatta per soddisfare le richieste dei molti lettori che dal 2013 -anno della prima edizione- al 2023 si sono confrontati con lo scrittore Andreoli nelle conferenze tenute sull’argomento.
La catena
20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano
Qual è la religione della bellezza? Questa domanda ci sollecita la raccolta di poesia di Ilaria Giovinazzo La religione della bellezza (peQuod, 2023). La risposta è fin troppo scontata, la poesia. Ciò nonostante, in questa opera non c’è nulla di scontato. Cos’è la poesia, allora? Un corpo a corpo/ tra te e il verso. Dunque, in questa religione non c’è nulla di vanamente spirituale. L’anima, perché un’anima alla fine c’è, è quello che resta dopo questa lotta. Questa lotta è la nostra lotta. Non c’è peccato nella bellezza. Dunque, è una religione laica, nella quale, come scrive David La Mantia, “l’elemento naturale diventa lo strumento per cogliere l’assoluto”.
Mi accorgo che gran parte dei libri di poesia che sto leggendo in quest’ultimo periodo sono stati scritti da poetesse. La scelta è casuale. La constatazione è oggettiva. Credo ci siano antenne più sensibili su quest’altra faccia della luna. Non credo che esista una poesia femminile. Ma certo esiste una percezione più acuta e una lingua poetica più sincera.
Intelligenza artificiale e intelligenza sapienziale


Benedetto XVI
Nel 1969, Joseph Ratzinger fece una considerazione ai microfoni della radio tedesca, quando profetizzò la fine della Chiesa così come l’abbiamo conosciuta.
Queste le sue parole:
“Avremo presto preti ridotti al ruolo di assistenti sociali e il messaggio di fede ridotto a visione politica. Tutto sembrerà perduto, ma al momento opportuno, proprio nella fase più drammatica della crisi, la Chiesa rinascerà.
Sarà più piccola, più povera, quasi catacombale, ma anche più santa. Perché non sarà più la Chiesa di chi cerca di piacere al mondo, ma la Chiesa dei fedeli a Dio e alla sua legge eterna.
La rinascita sarà opera di un piccolo resto, apparentemente insignificante eppure indomito, passato attraverso un processo di purificazione.
Perché è così che opera Dio.
Contro il male, resiste un piccolo gregge”.
Beata Anna Katharina Emmerick
Verranno tempi molto cattivi, nei quali i non cattolici svieranno molte persone. Ne risulterà una grande confusione. Vidi anche la battaglia. I nemici erano molto più numerosi, ma il piccolo esercito di fedeli ne abbatté file intere [di soldati nemici]. Durante la battaglia, la Madonna si trovava in piedi su una collina, e indossava un’armatura. Era una guerra terribile. Alla fine, solo pochi combattenti per la giusta causa erano sopravvissuti, ma la vittoria era la loro”. (22 ottobre 1822)
“Vidi che molti pastori si erano fatti coinvolgere in idee che erano pericolose per la Chiesa. Stavano costruendo una Chiesa grande, strana e stravagante. Tutti dovevano essere ammessi in essa per essere uniti ed avere uguali diritti: evangelici, cattolici e sette di ogni denominazione. Così doveva essere la nuova Chiesa… Ma Dio aveva altri progetti”. (22 aprile 1823)













