Sono stata, come tanti, un’adolescente triste e solitaria. Ricordo che mi sentivo quasi condannata ad essere un’osservatrice silenziosa delle vite degli altri, come il Tonio Kröger di Thomas Mann che ai margini della sala da ballo, nella penombra, osserva i ragazzi e le ragazze “dagli occhi azzurro-acciaio” volteggiare nella loro giovinezza senza pensieri.
Un verso che, in quel capitolo della mia vita, mi ossessionava era la chiusa di Falsetto di Montale: “Ti guardiamo noi, della razza di chi rimane a terra.”
Questa attitudine a osservare, quel vuoto di me, è diventato negli anni la mia più grande ricchezza. Ho lavorato per anni come filmmaker; avvolta nella placenta di una sala di montaggio mi sentivo a mio agio, trascorrevo ore a mettere in relazione fra loro le immagini, a meravigliarmi di quanto potesse mutare il senso del lavoro mutandone la posizione, la durata, il ritmo. Il montaggio, per me, è poesia. Continua a leggere
Utilità
La parola ai poeti. Maddalena Pezzotti

La poesia è una risposta a un impulso atavico che procede dalla fondazione del pensiero e le domande cardine sul senso dell’esistenza e le possibilità della conoscenza. Parte della condizione umana, la poesia è connessa al nostro destino – fragile, precario, incerto. Nell’età arcaica, era attributo degli oracoli degli dei, Apollo a Delfi o Zeus a Dodona, ma prima del pantheon patriarcale, a Delfi, e altri centri, gli oracoli erano di divinità femminili: Gea, dea primordiale della terra, Febe e Temi, sue figlie, una dea dell’intelletto e l’altra della legge naturale. La mediazione fra i piani del terreno e l’ultraterreno, compreso l’inframondo, la decrittazione dei segni della natura, l’esegesi del futuro, la rivelazione degli arcani del passato e del presente, si dava in versi, in esametro omerico. Era chiaro ai greci il valore sapienzale della poesia, espresso nella configurazione di inni, poemi epici e tragedia. Continua a leggere
Affetto
La parola ai poeti. Sarah Talita Silvestri

Kai palin katakypsas egraphen eis ten ghen
E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra.
Gv. 8,8
Dover parlare di poesia genera in me sempre del disagio, associato alla consapevolezza dei miei limiti e della mia inadeguatezza sul tema. È come se non riuscissi a dire in modo esaustivo quello che davvero vorrei dire a riguardo. Una luce ad intermittenza, un respiro, una sparizione, una magia, tutto e niente.
Non so perché mi sia venuto in mente quel versetto di Giovanni, inserito nella pericope della peccatrice perdonata, celebre per la durezza e la verità di quelle parole, che alla condanna sostituiscono l’esame interiore di sé, che al furore e alla violenza sostituiscono la misericordia per la condizione umana: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». Continua a leggere
Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro
[Mt 25,31-46]
?Il grande affresco raccontato da Matteo parte da un termine: gloria.
In ebraico, gloria è kabod e kabod si può tradurre con peso.
Dunque siamo nel tempo in cui il peso si manifesta. È il tempo in cui viene presa in considerazione la consistenza, ciò che conta di ognuno, della realtà.
Subito appare chiaro che ciò che conta è il fare o il non fare.
“Ciò che avete fatto..” e “ciò che non avete fatto…”
Questo è il peso che viene dato ad ognuno. Non conta come ci si è comportati verso Dio o verso il culto, conta solo ciò che abbiamo fatto o non fatto verso uno dei più piccoli.
Non si tratta di compiere una certa azione in se stessa, quanto piuttosto di vedere l’altro come termine del nostro agire o come mezzo per ottenere una ricompensa. Prova ne è la meraviglia con cui i due gruppi rispondono: “Quando ti abbiamo visto?” Chi non ha esitato ad avvicinarsi al povero, al nudo, al carcerato, non aveva la consapevolezza di avvicinarsi al re. Semplicemente ha visto qualcuno che aveva bisogno di lui o di lei in quel momento. L’altro era visto come fine del proprio agire, non si chiedeva nessun ritorno per questo.
La parola ai poeti. Patrizia Baglione


E c’è che vorrei il cielo elementare azzurro come i mari degli atlanti
la tersità di un indice che indica questa è la terra, il blu che vedi è mare.
Pierluigi Cappello
Questi versi di Cappello – cui sono molto legata – mi accompagnano in lunghe passeggiate nelle vie dell’eterno. Versi indelebili. Tatuati fino all’ultimo strato di pelle. In fondo è a questo che serve la poesia: a condurci in luoghi sospesi, senza tempo, nel vuoto più assoluto che si trasforma in pieno. Una linfa che scorre tiepida all’interno, che non brucia, ma fa parte del corpo stesso. Un’amica a cui confidare le cose più tenere e disgraziate. Una compagna fedele negli anni avvenire. Delude poco, se non pochissimo. Ti resta accanto mentre tutto il resto del mondo prova a sbriciolarsi sotto i piedi. La poesia è azzurra. Il mio colore preferito. Celeste, come i mari del poeta. Celeste, come tutta la mia infanzia. Sognare ad occhi aperti, continuare a farlo anche di notte. La poesia è soprattutto sfinimento. Andare a dormire a tarda ora senza far riposare neppure le stelle. Cantare l’alba. Chiedersi – poi in fondo – a cosa porti tutto questo.
A viversi davvero
È dunque la risposta.
Patrizia Baglione Continua a leggere
Riempire il mondo
Dove sono le ossa degli antenati

di Sergio Racanati
è dura essere distaccati
assenti
soli
è tra le cose che temevo di più da bambino
La parola
In memoria Christian Bobin ( 1951-2022)
Ce qui parle à notre
cœur-enfant est qu’il
y a de plus profond.
J’essaie d’aller par
là. J’essaie seulement.
Ciò che parla al nostro
cuore bambino è cosa
più profonda.
Cerco di raggiungerlo.
Ci provo soltanto.
Christian Bobin
Prima di partire
a C.B.
Imparare a accarezzare un gatto, imparare io sono io
e tu sei tu, imparare il mondo è mio, imparare non è
così, imparare il tempo delle cose, imparare il mio
tempo, imparare che quando il gatto dorme dorme,
imparare a dormire anche io
Stefanie Golisch
Oggi, un anno fa, è morto lo scrittore e poeta francese Christian Bobin.
Il quadro è di Janet Sobel.
Nelle braccia
Luigi Maria Corsanico legge Pablo Neruda. 20
Appena cominciato

Il bello di Gesù è che è senza limiti. Noi fatichiamo a fare il bene, ci sembra di esaurirlo, di svuotarci, di non averne più per niente e per nessuno. Gesù, al contrario, è sempre lì che dona senza sosta, come un mare di cui non s’intravede il fondo, come un cielo che sembra spegnersi sulla linea d’orizzonte e invece è appena cominciato.
L’Atlante dantesco di Gianluca Barbera
Atlante dantesco di Gianluca Barbera
Una guida ai luoghi dell’Alighieri e della Divina Commedia
Intervista all’autore di Guido Michelone
In questi ultimi mesi lo scrittore reggiano Gianluca Barbera (classe 1964), oltre i romanzi in cui indaga le vite di celebri esploratori e i misteri dell’Italia contemporanea, si dedica anche ai due maggiori letterati del nostro Paese – Dante Alighieri e Alessandro Manzoni – analizzandoli secondo una prospettiva insolita almeno per quanto concerne la critica tradizionale, ovvero i posti abitati e gli spazi fisici sia concreti sia immaginati nel caso di Dante, che costruisce il proprio capolavoro – La Divina Commedia – architettando Inferno, Purgatorio e Paradiso mediante paesaggi fantasiosi anche se spesso crudamente realistici. Gianluca Barbera in quest’intervista inedita si rivela disponibile a raccontare il primo dei due volumi. Continua a leggere
Stazioni
Un cammino sulle tracce dei monaci basiliani nella Calabria spirituale
di Gino Rago
Il Cammino Basiliano in Calabria è l’Itinerario sulle tracce dei monaci greci in Calabria noti come basiliani, poiché seguaci dell’Ordine fondato da San Basilio Magno (330-379), importantissimo per lo sviluppo del monachesimo in Occidente e per una serie di contributi apportati al mondo rurale dell’epoca, dalle tecniche agricole alla coltura del baco e produzione della seta, solo per citarne alcuni.
I monaci basiliani in Calabria, in virtù del loro essere eremiti e anacoreti, hanno dato origine a diverse forme di abitati in grotta, tuttora visitabili e hanno plasmato il paesaggio, i rapporti e le dinamiche uomo/natura, secondo le esigenze del “vivere rupestre”, un vivere già ampiamente diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo.
Accanto a romitori e piccole laure (cavità scavate nella roccia) adibiti a luoghi di ricovero e preghiera, si devono ai monaci basiliani anche i numerosi monumenti e luoghi di culto che sono vere e proprie testimonianze d’arte italo-orientale. Qualche esempio? Non c’è che l’imbarazzo della scelta: dalla Cattolica di Stilo, tra i monumenti-simbolo della Calabria, al Monastero di San Giovanni Thearistis a Bivongi, passando per il Pathirion di Rossano.
Incamminarsi lungo le tappe del Cammino Basiliano in Calabria significa, dunque, percorrere un viaggio alla scoperta delle antiche radici dell’Europa nel Mediterraneo, legando Oriente e Occidente sul filo conduttore della storia, della bellezza, della natura e della spiritualità. Continua a leggere
Che cosa sia
La parola ai poeti. Giuseppe Martella

Senso, direzione, ostinazione, ricerca
Posso iniziare dicendo che no, la poesia non imita, non è velo di alcuna verità ultima, non è sentinella di archetipi lontani e freddi. Almeno in questo Platone è riuscito a fallire come pochi. La poesia non è nemmeno un vantaggio per chi la pratica, può tessere le lodi di dèi ed eroi, ma chi la scrive è tutt’al più visitato da una idea o un ideale, che possono essere puntualmente individuali o apertamente storici.
Quando Apollo, straniero e tra gli ultimi, raggiunge gli Olimpici viene invitato a cantare le disgrazie degli uomini, i loro dolori, i fallimenti e le sofferenze; al riguardo Esiodo non lascia spazio a nessun dubbio. Il canto programmatico, che sia d’amore o sirventese, non incontra maggiore fortuna: Jaufré Rudel è destinato a morire d’un amore vissuto in lontananza e di lontananza. Melisenda lo accoglie tra le sue braccia solo per vederlo morire. E Orlando? Perso d’amore nel bosco, insegue Angelica e non è capace di vedere che lei è solo per Medoro. Scavalcando secoli, e prendendo quasi per caso qualcosa di Pasolini, come gli esordi delle Ceneri di Gramsci, ecco che della terzina di Dante non rimangono che monconi a sostenere campi lunghi di noia e malinconia. E si ha la sensazione che manchi qualcosa. Continua a leggere
Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro
[Mt 25,14-30].
?E’ l’assenza che accresce il desiderio.
Così, un uomo, partendo per un viaggio, lascia, in dono, del denaro.
In ebraico biblico, denaro e desiderio hanno la stessa radice (k-s-f). kasaf (desiderio) e kesaf (denaro). (da Simone Venturini)
Come dire: l’assenza viene riempita dal desiderio. Chi parte lascia, in dono, il desiderio di sé.
È solo una suggestione, ma può offrirci una interessante chiave di lettura del passo di Matteo. Continua a leggere












