Lirico terapia. Mario Benedetti, Addio pessimismo.

Mario Benedetti

[Mario Orlando Hamlet Hardy Brenno Benedetti-Farugia]

Addio pessimismo

Sei maggiorenne ormai 

e devo congedarti

pessimismo

anni che ti preparo colazione 

che controllo la tua tosse di cattivo augurio

ti misuro la febbre

cerco di raccontarti con i particolari

il passato meno prossimo

convincerti che in fondo noi siamo gagliardi e leali

e che bisogna far buon viso a cattivo gioco

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Internamente

Gesù è sensibile alle piccole cose: è un effetto del Suo grande amore. Noi, distratti, funzioniamo all’ingrosso, sorvoliamo su molto, abbiamo un sesto senso per non accorgerci di nulla. Il primo frutto della conversione è aprire gli occhi, risvegliarsi: sentire e gustare le cose internamente.

Lirico terapia. Vittorio Sereni, I versi.

I versi

Se ne scrivono ancora.

Si pensa ad essi mentendo

ai trepidi occhi che ti fanno gli auguri

l’ultima sera dell’anno.

Se ne scrivono solo in negativo

dentro un nero di anni

come pagando un fastidioso debito

che era vecchio anch’esso d’anni.

No, non è più felice l’esercizio.

Ridono alcuni: tu scrivevi per l’Arte.

Nemmeno io volevo questo, so

che volevo ben altro.

Si fanno versi per scrollare un peso

e passare al seguente. Ma c’è sempre

qualche peso di troppo, non c’è mai

alcun verso che basti, se domani

tu stesso te ne scordi.

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Demetra e Persefone: uno strappo che rinnova l’amore e ricrea il mondo, di Raffaela Fazio

Dedicato a mia mamma 

Persefone a Demetra

Fu stupore la porta

l’accesso all’abisso 

che da sotto mi afferra. 

Ebbi colpa?

Un istante: dalla terra

(la stessa 

sulla quale hai il più biondo, materno

potere) 

spuntò un fiore

diverso da ogni tua parola

che mi spiegava il mondo

e lo rendeva eterno.

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Lirico terapia. Roberto Mussapi, Vocazione di san Matteo


Vocazione di san Matteo

Avevo vent’anni, da tempo non rivedo 

né lui, né gli altri che mi erano accanto.

Ricordo il buio della bassa stanza e l’improvvisa 

luce nata dall’orizzonte coprire 

la pallida luce interna densa d’ombre, rendere 

latteo, opaco, morente il cielo esterno. 

E poi la mano, luce piena su un volto, 

un’altra mano chiamata, tesa verso di lui, 

e lui chino, già in una zona umile d’ombra, raccolto. 

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L’appuntamento

Si può amare Gesù senza cercarlo, ignorando i Suoi occhi, reprimendo il desiderio dell’incontro? È il punto di verifica della nostra crescita, la cartina tornasole del desiderio di Lui. Ma non scoraggiamoci: lasciamoci attrarre, e non mancheremo più all’appuntamento.

Ultime novità

Carissime e carissimi,

grazie a Dio e alle vostre preghiere, al terzo tampone sono risultato finalmente negativo. Vi ringrazio qui, anticipatamente e di vero cuore, per i vostri messaggi. Abbiate pazienza, ma non posso rispondere, perché sono davvero tanti.

Un pensiero pieno di gratitudine al Signore e a ciascuno di voi!

d. Fabrizio 

Poesia italiana del XXI secolo

Sergio Sichenze è nato a Napoli nel 1959. Vive e lavora a Udine. Ha pubblicato racconti e raccolte poetiche, tra cui “Nero Mediterraneo” (Campanotto Editore, 2008); “BOBBIO Y MOSTAR” in “La natura dell’acqua: almanacco di letteratura rinnovabile 2011” (Marcos y Marcos Editore, 2011); “Nei chiaroscuri del tango” con Elisabetta Salvador (Campanotto Editore, 2018); “Il futuro cede al ritorno” (Il Convivio editore, 2019); “Tutto è uno” (Terra d’Ulivi Edizioni, 2020); “Incantazione” (Màrgana Edizioni, 2020). Sue poesie compaiono in alcune raccolte. Nel 2018 ha vinto il Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio. Dal 2019 è membro della giuria Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio. Fa parte del comitato di redazione della rivista letteraria “Menabò” (Terra d’Ulivi Edizioni) per la quale cura la rubrica “Pi greco”.

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Lirico terapia. Antonio Fiori, Il filo

Il filo

Che cuciva le carni

che ne conteneva gli spasmi

che tratteneva la gioia che davi

e il decorso dei giorni preziosi

che impediva il riaprirsi dei tagli

che ci univa nonostante gli altri

che voleva, voleva legarci…

non è marcio, ancora resiste

ha un capo che tiro ogni tanto

– lo senti, amore, quel filo di voce

che arriva di nuovo, miracolo,

al tuo lontanissimo capo?

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“Berretti Erasmus”, di Giovanni Agnoloni

Recensione di Riccardo Ferrazzi

Giovanni Agnoloni, Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa (Fusta Editore, 2020)

 

La prima osservazione spontanea è che ci si trova di fronte a una rivoluzione nel concetto di biografia. In genere, le storie di una vita sono costruite in modo da indicare fin dagli esordi la progressiva realizzazione di una personalità. Qui invece il narratore dà quasi la sensazione di non cercare una direzione che dia senso ai suoi viaggi. Se Berretti Erasmus è un romanzo di formazione, lo è in un modo speciale. È una evidente scelta autoriale limitare a brevi accenni i fatti e i rapporti fondamentali della vita del narratore (Firenze, la famiglia, e perfino, almeno in apparenza, l’amore per Agnieszka, che pur è al centro dell’intenso capitolo ambientato a Cracovia). Sulle prime ciò stupisce: come è possibile trattare fatti e circostanze così fondamentali, con tanta leggerezza? Tanto più che, al contrario, ogni tappa delle “peregrinazioni” è costellata di eventi minimi, apparentemente senza significato, ma ricordati come fatti notevoli, che non è lecito considerare fine a se stessi.

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Frammenti di Cinema # 35

Non è facile trovare nel cinema italiano titoli di musical, almeno di memorabili. Il genere ha due patrie, una d’origine, gli Stati Uniti, l’altra di elezione, l’India, e in particolare Bollyhood (guardate The millionaire del 2008 di Danny Boyle). In Italia è in teatro che ha fatto fortuna grazie alla coppia Garinei e Giovannini. Sul grande schermo niente, solo qualche timido tentativo, poco fortunato (con qualche eccezione). Tra i primi, grazie a qualche passaggio televisivo  ricordiamo Carosello napoletano (1954) con Sophia Loren. Si tratta di un film “operistico”, ed infatti è la versione cinematografica di un’ opera teatrale dello stesso regista, Ettore Giannini.

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Lirico Terapia. Davide Rondoni, Voler bene a una persona.

Voler bene a una persona

Voler bene a una persona è un lungo viaggio –-


rupi, cadute d’acqua e bui

improvvisi, dilatati 

il chiuso di foreste, 

lampi a volte

sul silenzio così vasto del mare


e strade sopraelevate, grida


viali immersi all’improvviso 

in una luce sconosciuta.


Voler bene a uno, a mille, a tutti 

è come tener la mappa del vento.

Non ci si riesce ma il cuore 

me l’hanno messo al centro del petto 

per questo alto, meraviglioso fallimento.


Sugli altipiani di ogni notte 

eccomi con le ripetizioni e le mani rovesciate della poesia: 

non farli stare male, sono tuoi, non farli andare via

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