A cosa aggrapparsi quando tutto crolla, di don Fabrizio Centofanti
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Da sempre
Andrea legge nel tubo: duello di Tancredi e Clorinda, dalla Gerusalemme liberata, di Torquato Tasso.
Le ‘letture’ di Andrea Sciuto.
Nato in provincia di Bergamo da genitori siciliani, Andrea Sciuto vive tra Catania e Bergamo, dove lavora come insegnante di lettere. Fa parte del Circolo dei Narratori di Bergamo, gruppo di volontari che organizza iniziative di promozione della lettura insieme alle biblioteche pubbliche.
Oggi vi proponiamo una sua video-lettura del duello di Tancredi e Clorinda, dalla Gerusalemme liberata, di Torquato Tasso, canto dodicesimo, ottave L-LXXI
Buon ascolto!
Dove trovare la gioia, di don Fabrizio Centofanti
Dove trovare la gioia, di don Fabrizio Centofanti
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Lirico terapia. Jacques Prevért, Questo amore.
da qui
Questo amore
Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Continua a leggereDifficile semplice

Vedere Cristo nell’altro: una delle cose più difficili e più semplici. Difficile perché a volte l’altro – come me – tutto può sembrare tranne Cristo; semplice, perché è iscritto nel codice della creazione e della redenzione. Apprestiamoci all’impresa difficile/semplice con la curiosità di chi si aspetta poco da sé e molto – quasi tutto – dalla grazia.
Il cristiano non è un marziano, di Fabrizio Centofanti
Il cristiano non è un marziano, di Fabrizio Centofanti
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Luigi Maria Corsanico legge Charles Baudelaire. 6
Connessioni
Come vincere la tristezza
Paky Ferrara. Inediti (con una nota)

Un ragazzo pesca il suo viso insoluto,
dall’acqua.
È ridotto a lontananza
nella pozza di luce –
l’abbaglio ci deruba d’ogni prossimità –
Una radio accesa, laggiù,
dove la solitudine fa più esposte parole,
come le mie in presenza delle tue.
L’UOMO SENZA INVERNO di Luigi La Rosa
Sono svariati gli elementi che devono essere evidenziati in questo nuovo lavoro letterario di Luigi La Rosa: “L’uomo senza inverno” (Piemme). Intanto la qualità della scrittura (pregio che aveva già caratterizzato i precedenti testi prodotti da questo autore). La scrittura di Luigi La Rosa è dotata, al tempo stesso, di precisione narrativa che non rischia mai di essere superficiale e di impennate liriche che non decadono mai in forme di prosa ampollosa. Continua a leggere
Eternamente
Perché le virtù sono preferibili ai vizi? di Fabrizio Centofanti
Perché le virtù sono preferibili ai vizi? di Fabrizio Centofanti
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Lirico terapia. Andrea Zanzotto, Da un eterno esilio

[Da un eterno esilio]
Da un eterno esilio
eternamente ritorno
e coi giorni mi volgo e mi confondo,
vado, da me sempre più lontano,
divelto per erbe prati e tempi
d’ottobre
e silenzi confidati agli orecchi
da stelle e monti.
Continua a leggereQuando
Come scoprire la propria vocazione, di don Fabrizio Centofanti
Come scoprire la propria vocazione, di don Fabrizio Centofanti
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Alessandro Gianetti, “La ragazza andalusa”
Introduzione e intervista di Giovanni Agnoloni
Alessandro Gianetti, La ragazza andalusa, Arkadia Editore, 2020
La storia di un italiano trapiantato a Madrid e impegnato in una coscienziosa esplorazione dei locali della movida della capitale spagnola diventa l’innesco di un duetto amoroso e linguistico tra lui e una ragazza sivigliana dal carattere particolare, che, in un brioso e rocambolesco gioco di attrazione magnetica, lo porta a viaggiare verso il cuore della cultura andalusa. Questo il “succo” del romanzo di Alessandro Gianetti La ragazza andalusa, edito da Arkadia per la collana “Senza rotta”, e appena uscito. In questa intervista cerco di scendere più in profondità nel suo lavoro.
Continua a leggereSu “Correggere le diottrie” di Giusi Drago (di Viola Amarelli)

In “Correggere le diottrie” (Oèdipus 2019, vincitore del Premio Bologna in Lettere 2020, per le opere edite) Giusi Drago indaga sulla triade perfezione-errore-senso di colpa, con un clinamen dialettico che approfondisce il contesto di paura e incertezza che ne deriva. Non a caso il titolo del libro si riferisce alla pressoché impossibile visione del terzo occhio (è noto che esso non può ferirsi e non/ patisce miopia, non ha bisogno /di correggere le diottrie) laddove nell’ “appendice terapeutica DI VERTEBRE E PAROLE” l’allegorema corpo-testo -vita, esemplarmente coniugato, pone in rilievo la responsabilità di chi agisce (la schiena abbraccia le forme delle tue colpe /di scelte e posture errate, inutile scorrerle tutte).
Si tratta di un agire scandito da imperativi quasi kantiani sin dal testo di apertura della prima parte (intitolata, appunto, “dell’agire”) , imperativi che però si scontrano con la rete di interdipendenze che sostanzia lo svolgersi del mondo (che il mondo agisca in aderenza/al dato, invece tutto sporge avanza), e che ogni volta sommerge lo sforzo di “Sentire, vedere”, “Nominare” cui pure l’autrice fa, o sembra fare, affidamento. Continua a leggere



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