A che serve


Strano, un Dio che serve. Ci saremmo aspettati, piuttosto, uno che dominasse con la forza, che sistemasse senza complimenti chi ti ha fatto del male. A che serve un Dio che serve? Non sarebbe più adatto uno che risolvesse ex cathedra tutte le questioni? Tu dentro, tu fuori, e chi s’è visto s’è visto. A che pro tante attenzioni? Non è più efficace il Dio degli eserciti del Primo Testamento?
Poi vai a vedere anche lì: a Gedeone lascia solo trecento combattenti; Davide va incontro al gigante con la pietra e con la fionda. Il vincente, agli occhi di Dio, è sempre il più debole, l’inabile, il secondo: Abele, Giacobbe, le donne sterili, gli anziani…
Dev’essere un vizio: il Servo di IHWH; eccomi, sono la serva del Signore; io sto in mezzo a voi come colui che serve.
Per divino, insindacabile parere, uno che serve, serve.

Belle Époque

di Stefanie Golisch

Entra il nano con una capriola. La ragazza
dietro il banco porta una mela verde in testa.
La signora con il cagnolino non è bella e
giovane, ma pronta a tutte le eventualità. Alle
dieci entra l’uomo del corvo in spalla e subito
dopo la coppia che si illumina a vicenda. È la
fiaba d’infanzia di tutti i clienti della Belle
Époque
, il lieto fine di storie andate così così.
Accanto alla robusta signora decorata di cane
risplende un secondo soltanto, poi si confonde
a poco a poco con i rumori del vivere comune

Il giudizio


Il giudizio è una faccenda seria. Per esempio, il giudizio universale. Staremo lì, nella sala d’attesa, con l’emozione dei “quadri” di una volta, quel terrore che la prof mi rimandasse in matematica. La vita ci scorrerà davanti come un film, e capiremo come, quando e perché siamo caduti nel peccato, e la stupidità di averlo fatto. Perché il male è stupido: riduce la comprensione delle cose, equivoca, devìa dal senso originale. Come dice l’etimologia, manca il bersaglio.
Di fronte a un evento cosi clamoroso e coinvolgente, i giudizi quotidiani impallidiscono: che vuoi che sia se qualcuno pensa male, o mi calunnia? È un suo problema, e questo mi dispiace. Ma non tocca la mia identità, quella che Dio mi ha riservato.
Siamo in bilico tra due giudizi: uno vero e uno falso. Entrambi ci ricordano che la verità è la sola cosa interessante.

Non ho tempo


Non ho tempo. Lo ripetiamo per tutta la vita, certe volte.
Si considerano impedimenti dirimenti l’esistenza frenetica, la moglie, il marito, i bambini da curare, vestire, educare, per quel poco che si può e si salva dall’idrovora degli atti narcisistici, un tweet, un post su Facebook, il daffare che risucchia nel vortice infinito dell’effimero.
Non ho tempo, devo andare in palestra, alla sauna, sto facendo il solitario, non lo vedi?, l’ultimo giochino sullo smartphone, Candy Crush Saga, promemoria: hai un evento.
Non ho tempo. Dio ti aspetta alla porta, per darti quello che non avresti mai immaginato di ricevere, la favola che diventa realtà, il sogno che si avvera, finalmente: eccolo, è là, a portata di maniglia. Gli aprirai?
Sto giocando a Ruzzle, non ho tempo.

La scommessa


È nota la scommessa di Pascal: credere in Dio perché, comunque sia, è un vantaggio. Se esiste, ho indovinato; se non esiste, ho vissuto bene coltivando la virtù, che è benefica in se stessa.
Ho sempre avuto un’allergia per il cosiddetto pensiero positivo. Si tratta di attitudini mentali che rivelano presto la loro inconsistenza, lasciando più vuoti di prima. C’è chi ha costruito fortune sullo spaccio di questa cianfrusaglia, senza che alcuno gli abbia chiesto i danni.
L’ottimismo autentico non nuoce a nessuno. Scommettere su Dio, ha intuito quel genio, non presenta controindicazioni: non c’è un bugiardino con una serie di effetti secondari, capaci di turbare l’animo più impavido.
Dubiti che esista Dio? Fa’ come se ci fosse.
È il consiglio di Gesù alla mistica Gabrielle Bossis, che ispira molti di questi aforismi quotidiani.

“Dimmelo se ti disturbo” di Eeva Karin Kilpi

kilpi 02

Una breve poesia di Eeva Karin Kilpi, scrittrice Finlandese che mi fa pensare ad Alda Merini. Trovo che questi brevi versi siano non solo intensi ma anche perfetti per augurarvi un 2018 pieno di vibrazione e baldanza 🙂
Li ho tradotti dalla versione svedese di Kerstin Holm-Lindqvist e Ulla-Mari Kankaanpää della raccolta “Canti d’amore”.

Dimmelo se ti disturbo

Dimmelo se ti disturbo,
disse mentre entrava,
ché me ne vado subito.

Non è che disturbi e basta,
gli risposi,
tu mi scaravolti l’esistenza.
Entra pure.

L’ombra che ci abita: una rilettura poetica del mito


di Raffaela Fazio

 

Qualche tempo fa, nel presentare la mia raccolta poetica Ti slegherai le trecce (Coazinzola Press, 2017) dedicata a 28 personaggi femminili della mitologia classica, ho privilegiato, come possibile chiave di lettura, quella dell’ombra.

 

In questo contesto, mi limiterò a citare poche figure che esemplificano il tema e che possono essere raggruppate in tre categorie. Nella prima, l’ombra è presenza fatale, perché non risanata. Nella seconda, essa è un’opportunità, perché in parte ascoltata ed integrata. A queste due si aggiunge, in una riflessione conclusiva, l’ombra considerata come inevitabile alter ego. Continua a leggere→

Roba da preti


A volte ci sentiamo aridi, incapaci di dare. È una sensazione potenzialmente duratura. Può dipendere da traumi o blocchi che risalgono, magari, all’infanzia, ad anni lontani, a nodi e problemi mai risolti.
Si reagisce in maniere diverse a quest’impasse. Possiamo abbatterci, trascinarci stancamente per il resto dei giorni, o diventare dei volontaristi, che fuggono il malessere tuffandosi in frenetiche evasioni.
Ci sarebbe un’altra via, che richiede fede, umiltà, capacità d’ascolto: mettere il peso nelle mani di Gesù, chiedendogli di farne quel che vuole, di trasformarlo in codici condivisibili. È un circolo virtuoso, in grado di sostituire i circoli viziosi dell’aridità.
Ma è roba da preti.

Poeticilibri #4

21556058_1472059922861849_848278412_o.jpg

 

 

 

 

 

 

Prosegue POETICILIBRI con il quarto appuntamento alla LIBRERIA BELGRAVIA di Torino in via Vicoforte 14/d, previsto per sabato 13 gennaio 2018 alle ore 17.30

15 minuti di tempo massimo per raccontare il proprio lavoro, poetare e convincere. Una selezione di autori per avvicinare i lettori alla poesia italiana contemporanea

Saranno presenti con i loro libri i poeti:

Sergio Donna (Torino) con le due opere in edizione bilingue italiano-piemontese “Sgnorete e Lusariòle” e “Ciameje nen Haiku”
Alessandra Corbetta (Como) con “Essere gli altri” (Lietocolle)
Carla Bertola (Torino) con “Ritrovamenti” (Eureka) e “Affetto affettato affitto” (Offerta Speciale Ed.).
Alberto Vitacchio (Torino) con “Il torpore dei gradini” (Eureka)
Alessandro Prusso (Genova) curatore di “El canto mayor”, antologia dedicata ad Alejandra Pizarnik
Carlo Molinaro (Torino) con “L’effimera commedia” (Miraggi)

Un evento ideato e condotto da Max Ponte
In collaborazione con la Libreria Belgravia Via Monginevro 44 bis e Via Vicoforte 14/d Torino. Tutti i libri saranno disponibili nel corso dell’evento e successivamente nello scaffale “Poesia”.
Ingresso libero fino ad esaurimento posti

Pagina FB di Poeticilibri

Le gran voyage

di Stefanie Golisch

in memoriam Francesco Zaccaria (1930-2017)

Un uomo parte. A mani vuote, in mente un
romanzo da finire, ma non sa come. Ha
dimenticato il nome del suo cane d’infanzia
e non ricorda il viso di sua moglie da giovane.
Nella sua stanza suona sempre la stessa ora.
Il giorno è una domenica piovosa. Tante cose
si avrebbe potuto fare, ma è sempre troppo
presto. Le frasi rimaste pesano poco. Sono
stanco, ma non voglio dormire, ho sete, ma non
voglio bere. Ha sempre detestato le domeniche
e in particolare quelle piovose. Vorrebbe dire
la sua frase e chiudere in bellezza, ma quella
frase non c’è. Il suo romanzo finisce così. Con
il protagonista che si è appena alzato e che ora
si sta vestendo faticosamente

Permesso di soggiorno


Nove anni. Mi chiedevo, allora, come avrei reagito, ma c’era una dose d’incoscienza, una via che si perdeva in illusioni fatali. Eppure dentro me c’era qualcosa, una scintilla residua che impediva la resa, che obbligava a credere che da qualche parte, da parte di qualcuno, sarebbe arrivato un dispaccio decisivo, la concessione della grazia.
E infatti arrivò: in forma inattesa, fragile come un oggetto di cristallo, traballante come un bicchiere su un tavolo sconnesso. Devi esserti impegnato parecchio per far sì che quel giorno, mentre ero seduto a confessare, sfidando resistenze maligne che sempre in questi casi si frappongono, avviando un processo lungo e doloroso di radicale conversione, mi arrivasse quel biglietto che sentii immediatamente, nonostante la mia – allora – inguaribile insipienza, come il permesso di soggiorno in Dio.

L’isola misteriosa. La Biblioteca dei libri inutili. N. 11

Come per l’idea rimasta incompiuta di realizzare un Catalogo delle idee chic, che avrebbe dovuto essere il seguito e la conclusione del romanzo Bouvard e Pécuche di Flaubert, letture e proposte di libri singolari eppure dimenticati.

Vedrò Singapore, Piero Chiara (1981)

Si domanda il giovane aiutante di cancelleria prima di imbarcarsi come scrivano di bordo su di una nave diretta in Estremo Oriente: “Vedrò Singapore?”. Siamo all’epilogo delle disavventure del narratore, il giovane impiegato di infimo livello dell’amministrazione giudiziaria, trasferito d’ufficio da una sede all’altra dell’istriano e del Friuli.

Continua a leggere→

Un libro in cartella: La giovane morte di Mario Pietrantoni di Enrica Belli

Uno dei libri che ho regalato a Natale è uscito poco più di due anni fa per Frassinelli: La giovane morte di Mario Pietrantoni di Enrica Belli. Romanzo nato da una curiosità della scrittrice verso la storia del ciclista Ottavio Bottecchia, morto nel 1927 in circostanze misteriose. Questo romanzo non è una biografia del ciclista, ma ne trae ispirazione, dando vita a una vicenda appassionante e profonda.

La storia in breve è questa (non voglio rovinarvi il piacere di leggerla, svelando troppo): c’è un ragazzo morto, un giovane ciclista di successo e due rei confessi spontaneamente si presentano al cospetto del commissario Linguiti e si autoaccusano dell’omicidio.

Sembra un giallo, ne ha tutti gli elementi e le caratteristiche ed è stato definito come tale; ma La giovane morte di Mario Pietrantoni è molto più che un giallo. Circoscrivere un romanzo così equilibrato, “pieno”, perfetto in una etichetta di genere è a mio parere riduttivo. Continua a leggere→

Per miracolo


Oscilliamo fra il tutto e il niente. A volte ci sembra di essere dei geni; il giorno dopo, dei mentecatti incapaci di capire. Il mistero della vita ci avvolge e ci impedisce di definire la realtà. Siamo il punto d’incontro di multiversi inconoscibili, di reti di atomi e particelle subatomiche che al tempo stesso distanziano e avvicinano, attraggono e respingono. Siamo corpo e spirito, grandezza e piccolezza, tristezza e gioia, vittoria e fallimento, presi in un vortice che può trasfigurarsi in contemplazione e silenzio. In tutto questo, la sola certezza sono gli occhi di Cristo: se lo guardo, mi sembra che gli infiniti mondi s’inginocchino di fronte al suo volere, alla sua offerta d’amore. Le turbolenze cosmiche, le esplosioni di enormi supernove, i collassi di galassie e sistemi planetari, l’ultimo attrito col confratello prete, sono un’eco addolcita e armoniosa nello sguardo mite di Gesù, dove tutto ciò che è vita ritrova se stesso, per miracolo.

“TEMPO DI RISERVA” (inediti), di Silvia Rosa

QUELLA VOLTA

Quella volta che il sole
è caduto per terra
con uno sparo di voce
al centro al cuore
dentro la sua stessa luce
colpito forte, sembravano
lucciole le schegge
che mi cascavano tra i capelli
legati in un nodo,
sembrava la fine di un mondo

ma poi la vita riprende ? così dicono ?
solo meno luminosa e
un poco più fredda, scomoda,
la voce torna ai suoi silenzi
collusi con le ombre, torna
a non dire a dire a metà
a farsi lieve vento tra le nuvole
che da quella volta mi seguono
premurose, in fila

non ho capito se in un corteo funebre
o per darmi l’illusione di essere ancora
una sposa ancora la stessa di prima
? in attesa sempre ? ancora viva.

***

RELIQUIA

È così che ricordo il tuo corpo
? sole minuscolo ingoiato
da un cielo di lucciole e assenze ?
come candido marmo, una perla
screziata di buio per ogni silenzio
che custodisci con le mani di neve

Pochi giorni, le creste spampanate
dei soffioni turchini che si agitano
in questa distanza al rallentatore,
di paura in paura, e tu sei una statua
bellissima, terribile, senza occhi
né voce, reliquia del mio desiderio

Voglio tenerti ? un ossicino traslucido
Continua a leggere→

Dettaglio di “Santa Lucia” di Francesco del Cossa, e alcune poesie di Franco Fortini, scelte da Giovanna Menegus

Un dettaglio dalla Santa Lucia di Francesco del Cossa, conservata alla National Gallery of Art di Washington. Che è anche l’immagine di copertina di Una volta per sempre di Franco Fortini, di cui ricorre il centenario della nascita (Firenze 1917-Milano 1994).

Di seguito alcuni versi tratti dal libro (Einaudi 1978, Supercoralli), che comprende quattro raccolte: Foglio di via, Poesia e errore, Una volta per sempre, Questo muro.
Come si legge nel retro di copertina del volume il titolo Una volta per sempre è ispirato a queste parole di Alessandro Manzoni: «Un vero veduto dalla mente per sempre o, per parlare con più precisione, irrevocabilmente».

 13 dicembre 2017 Continua a leggere→

Nei panni di


Stare nei propri panni non è qualcosa di scontato. A volte li sentiamo stretti: non ci valorizzano, ci impediscono di realizzare le nostre aspirazioni. Oppure ci stiamo troppo larghi, come se da noi si esigesse l’impossibile, issandoci su un piedistallo da cui abbiamo paura di cadere. In un caso e nell’altro c’è un disagio, soffriamo la distanza tra l’apparire e l’essere.
Per uscirne, occorre una certa fluidità, l’attitudine a sincronizzare le varie prospettive: come ci vedono, come ci vediamo, quanto valiamo per gli altri e per noi stessi, quanto possiamo coinvolgerci e a quanto, invece, è saggio rinunciare. Per i credenti, il modello è Gesù. È singolare un Dio che si riduce a un pezzo di pane e a un po’ di vino, felice di trovarsi in panni così stretti. Da Lui c‘è sempre da imparare; per arrivare, magari, a ridere di sé.

Luigi Maria Corsanico legge Boris Pasternak

[youtube=https://youtu.be/6mWGX2d1-r4]

da qui

Boris Pasternàk
La neve cade
(Traduzione di Angelo Maria Ripellino,
“Poesie” Boris Pasternàk, Einaudi,1960)

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Claude Debussy – Des pas sur la neige (Préludes – Book I)
Daniel Barenboim (excerpt)

Image by Ron Hallman, United States

********************************************** Continua a leggere→