Dieci domande a dieci scrittori-traduttori. La corporeità della scrittura: Marco Mancassola

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Marco Mancassola esordisce nel 2001 con il romanzo Il mondo senza di me (Pequod; Mondadori) e a seguire pubblica il romanzo breve Qualcuno ha mentito (Mondadori, 2004) e il saggio narrativo Last Love Parade (Mondadori, 2005). Nel 2008 esce il romanzo La vita erotica dei superuomini (Rizzoli, 2008) seguito dai racconti contenuti in Non saremo confusi per sempre (Einaudi, 2011) e dal romanzo Gli amici del deserto (Feltrinelli, 2013).
A queste pubblicazioni se ne affiancano altre (tra cui Il ventisettesimo anno, edito da Minimum Fax nel 2005) e l’attività come sceneggiatore, collaboratore di giornali, editor e insegnante di scrittura creativa. Nel panorama letterario italiano Mancassola rappresenta a mio parere un autore atipico che, non solo per il fatto di vivere all’estero (Londra), ma anche e soprattutto per aver scritto storie che si sviluppano spesso fuori dall’Italia, può offrirci spunti di riflessione ben diversi da quelli ai quali siamo di solito abituati.

1) Parto da La vita erotica dei superuomini – che ritengo uno dei migliori romanzi pubblicati negli ultimi vent’anni (non solo in Italia) – perché forse anche a causa della sua ambientazione ben lontana dal cosiddetto ‘stereotipo italiano’ non ha ricevuto tutta l’attenzione che meritava. Solamente in Francia mi pare ne abbiano saputo cogliere appieno il valore: in un illuminante articolo comparso su Livres-Hebdo ad esempio si legge “e se Mancassola, con naturalezza, avesse scritto il grande romanzo, finora atteso invano, dell’America post-11 settembre?”
Ti riconosci in queste parole? E se sì, si tratta di un riconoscersi a posteriori o di una delle forze generatrici che si sono poste alla base della stesura del romanzo?

Suppongo che il grande libro sull’America post-11 settembre, propriamente parlando, lo abbia scritto o lo debba scrivere un americano; il mio tentativo era piuttosto un libro sull’immaginario americano condiviso globalmente; era una lettera d’amore-odio a quell’immaginario, e suppongo che il successo critico in Francia sia venuto anche perché Continua a leggere→

Una graphic novel per Gigi Meroni

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di Guido Michelone

Su Gigi Meroni (1943-1967) solo negli ultimi anni escono alcuni libri che riescono a colmare il ritardo epocale con la giusta distanza storica, la quale, a sua volta, consente agli autori di scrivere la storia del calciatore granata come uomo, sportivo, artista, personaggio eccentrico persino underground o controcorrente nell’Italietta degli anni Sessanta, Nazione tanto all’avanguardia per alcuni versi, quanto retrograda per molti altri. Continua a leggere→

BUONA LETTURA: “Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio” di Riccardo Ferrazzi

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.

Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

“BUONA LETTURA” 10. Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio (ed. Fusta). Breve discorso sul mito di Riccado Ferrazzi

noleggio-arche-caravelle-e-scialuppe-di-salvataggioRiccardo Ferrazzi ha realizzato un’appassionante “caccia al tesoro” attraverso i luoghi e i tempi in cui il mito ha esercitato la sua suggestione, ha spedito i suoi personaggi nel mondo, si è imposto con il suo potere.

Di questo trascinante avvenimento rinnovatore che contiene la prima manifestazione e le prime storie della nostra civiltà, proprio le domande a cui desidera rispondere rappresentano le migliori testimonianze puntuali e ancora viventi.

Questo perché, spiega Ferrazzi, nonostante le metamorfosi anche radicali avvenute nel tempo per gli stravolgimenti dovuti ai pregiudizi delle epoche successive o all’inevitabile perdita del senso dei fatti, il racconto del mito conquista un alone particolare nel riuscire a varcare i confini della storia, della morale e persino della scienza. Continua a leggere→

LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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“Dica lo gioro”

Perché in Germania il Cancelliere governa il paese, mentre in Italia i cancellieri possono essere sostituiti dai barellieri della Croce Rossa? La storia di una “parola”, e questa del termine che qualifica un organo, una funzione, una professione, è davvero curiosa in Italia, può diventare un paradigma dell’identità di un’intera Nazione. Si tratta chiaramente di un paradosso “illuministico” che un Leonardo Sciascia avrebbe esposto con ben altri argomenti e qualità di scrittura. Eppure, la curiosità resta se pensate che la figura del “cancelliere” è stata in passato sinonimo di potere, l’ “eminenza grigia” per antonomasia. Pretore e cancelliere erano le autorità più alte di un paese, il primo amministrava la giustizia, il secondo la incarnava negli atti che la sua firma rendeva pubblici. In Assunta Spina di Salvatore Di Giacomo, Federico Funelli che simboleggia il sopruso e l’arbitrio persino nella tormentata relazione sentimentale con la protagonista, di mestiere è appunto un cancelliere.

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“SPAZIOTEMPI MINORI”, DI MARIO LAGHI PASINI

Recensione di Franca Alaimo

Spaziotempi minori di Mario Laghi Pasini, Interlinea edizioni, 2016

laghi-pasini-spaziotempi-minori-180Dopo avere riflettuto a lungo sul significato di un titolo come Spaziotempi minori di Mario Laghi Pasini, ed esplorato tutta una serie di ipotesi che mi sembravano, però, sempre insoddisfacenti, ho preferito chiedere allo stesso autore il perché della scelta di un titolo alquanto enigmatico e perfino arrischiato per quanto riguarda la grafia di un termine composto come “spaziotempi”.

Nella e-mail di risposta, Mario Laghi Pasini  così scrive: “L’idea del titolo – scelto dopo la scrittura – mi venne rimuginando sul fatto che proponevo impronte di eventi anche lontani e dimenticati della vita che avevo imparato a costruire così, chissà come e perché. E che, solidificati in bollicine appena trattenute da fili sottili, costituivano come dei microcosmi sfuggiti allo spaziotempo reale, dove tutti viviamo, che corre via e ci travolge. Spaziotempi minori, quindi, che, forse, avrebbero potuto accordarsi e risuonare con quelli che ciascuno, magari inconsapevolmente, conserva dentro di sé, risvegliando adesione, emozione…insomma, ciò che cerca di fare la poesia”. Continua a leggere→

Luigi Maria Corsanico legge Derek Walcott

[youtube=https://youtu.be/m0536Nw2HWg]

da qui

Derek Walcott

Migranti

St. Lucia, Caraibi, 16 giugno 2000

(Traduzione di Luigi Sampietro)

dalla rivista “Poesia”, Anno XXIX, Ottobre 2016,

N. 319, Crocetti Editore

Opera pittorica di Edgar Caracristi ©

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Astor Piazzolla – Soledad

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“DA ROMA A DIGIONE”, A CURA DI LUIGI PREZIOSI

Da Roma a Digione. Garibaldinismi a 150 anni da Bezzecca (1866-2016). A cura di Luigi Preziosi (ed. Nerosubianco)

A centocinquant’anni da Bezzecca, una nuova antologia della letteratura garibaldina, dopo quelle pubblicate nella seconda metà del secolo scorso, tra le quali – certo imprescindibili e ancora attualissime – le raccolte di Giani Stuparich (Gli scrittori garibaldini, Garzanti, 1948), di Gaetano Trombatore (Scrittori garibaldini, Einaudi, 1979) e di Paolo Ruffilli (Antologia di scrittori garibaldini, Mondadori, 1996).

da-roma-a-digioneLa particolarità dell’antologia di Luigi Preziosi è nell’aver puntato maggiormente su una narra­zione collettiva, in seno alla quale i brani selezionati vengono a comporre un unico romanzo, che da uno specifico punto di vista racconta come nasce una nazione. Di più. Leggendolo, si possono percepire l’odore di cuoio degli spallacci e dei fuochi dei bivacchi, ascoltare i canti di marcia, sentire le carezze della brezza della primavera siciliana e lo scricchiolio del ghiaccio sotto gli scarponi delle pattuglie nei boschi dei Vosgi. Insomma, ritornano all’immaginazione di chi legge, presenti come cose vissute, gli ordini urlati con voci arrochite, gli scherzi tra commilitoni, le discussioni su repubblica e unità, la timidezza negli occhi delle monacelle palermitane, gli orrori dell’ospedale da campo, il languore di un addio alla fidanzata, il senso di sospensione del momento che precede l’assalto e soprattutto la fiducia verso il futuro – propria della giovinezza e dei protagonisti dell’epopea e del paese che stava nascendo – che suscita ancora in noi tanta ammirazione (e pure un po’ di invidia), nonostante il nostro (a tratti davvero eccessivo) disincanto. Continua a leggere→

76. Avere o essere

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Era una strada nel deserto. Il Signore ci aveva abituato ai passaggi difficili, alle porte strette di evangelica memoria: ci sentivamo, nello stesso tempo, indispensabili e inutili, trasparenti e ingombranti. Sicuramente leggeri: il crogiolo di Dio ci aveva tolto tutto, tranne la gioia di vivere, l’esaltante esperienza della Pasqua. Era questo il momento che vivevo: l’esperienza della potenza della Risurrezione laddove la fiducia era ferita, il dubbio in agguato, l’amarezza in crescita. Una sensazione indescrivibile si faceva strada: stavo tornando ai tempi in cui don Mario mi aveva aperto uno scenario nuovo, dall’abisso della sua pasqua personale: una vita che nasce dalla morte, il vero specifico del Cristianesimo. Da questa posizione, più nulla ci poteva turbare. Il contesto, in fondo, era sempre lo stesso: l’ostilità dei “colleghi”, l’atmosfera materialista che ci circondava, l’incredulità di fronte alla profezia che aleggiava su questa fase storica. Ma c’era qualcosa che emergeva sempre più, e, vorrei dire, sempre meglio: l’amore, una forza vitale che arrivava al cuore direttamente dal Risorto. Mi tornava alla memoria un vecchio libro di uno psicologo tedesco, naturalizzato americano: “Avere o essere”. In fondo, il bivio era quello: scendere a patti coi criteri del mondo, o lasciarsi prendere per mano dal Signore dell’Essere, il Dio della Vita che non muore.

Il seno della Madonna

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di Michele Caccamo

Siamo impauriti, come fossimo degli uccelli in mezzo alla neve. E non riusciamo a guardare né verso la tenebra né verso la luce. E già vivendo pensiamo a quando metteremo i fiori e i calici d’argento nello scrigno dei nostri resti.
E allora esistiamo come non ci fossero più gioie per noi, e aspettiamo di ricevere le ostie sante, fossero in un santo monastero. Continua a leggere→

La storia del calcio

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di Guido Michelone

La Storia del calcio di Paul Dietschy e alcune riflessioni su sport e mass media

 

La lettura di uno straordinario libro recente come La Storia del calcio edito dalla Brianzola Paginauno e scritto dal francese Paul Dietschy, professore universitario di Storia Contemporanea e di Storia dello Sport induce ad alcune considerazione che vanno anche oltre l’aspetto soggettivo del testo medesimo, per agganciarsi a tutti i rapporti esistenti fra lo sport e i cosiddetti mass media. Continua a leggere→

Dio è un’interconnessione operosa (o la supplica di un Cristiano)

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di Michele Caccamo

Fratello mio, ciò che è tuo mi appartiene, perché proviene dalla pianta dell’unisono; perché anche io l’ho, nel mio futuro probabile, la tua matrice divina.
Tu senza toccarmi sei le mie mani e la mia pelle. Tu sei il mio bacio, la mia carne lacerata, sei il mio numero successivo, la radice o la fionda di partenza. Tu sei quella fascia nell’orizzonte che intende custodirmi, per abbraccio di fratellanza.
Tu sei il dolore dissolto, infine la lacrima tremante che mi commuove.
E quanto vorrei che rimanessimo innocenti e preservati dall’inferno: Dio ci ha dato delle condizioni stupende per la Vita, ma oggi sulla terra c’è un massacro di colpi per raggirare l’Insegnamento; per farsi bastare l’ingegno umano.
Dovremmo sgombrare, tutti quanti, e presentarci con il senno bruciato dinnanzi alla Luce del Tempo.
Noi dovremmo, tra le lune messe ai poli, allungare le braccia ed essere le croci del risveglio; dovremmo essere a uno a uno anime di raccoglimento, nelle colonie degli universi.
Noi siamo i pensieri irripetuti di Dio, e stiamo in questo mondo come fossimo delle farfalle disseccate. E aspettiamo che la morte riesca a decapitarci.
Noi stiamo come fossimo corpi sanguinanti e pieni di gas, senza sapere che siamo l’eternità bloccata da Dio; che siamo una moltiplicazione di noi stessi, e la lingua perfetta dell’Amore. Che siamo la parte spoglia e bianca della Natura.
Noi siamo eccellenti e dai vestimenti puri, la rinomanza della Bellezza.
Ma viviamo come cacciatori di montagna, e lasciamo impronte giganti dentro ai cuori. Non sappiamo riconoscere i terreni dei nostri fratelli, e facciamo cadere lenzuola di cera sui loro volti. Non sappiamo aprirci al profumo dello spirito, a quel campo grande e verde che ci riunisce.
È un anello celeste la vita, un melo senza peccato; non fosse che l’abbiamo inchiodata nella colpa, nel cipresso nero di ogni crimine, sarebbe l’eucarestia.
Facciamo allora saltare dalle nostre schiene la rogna della disumanità, per esserne immuni. Facciamo perdere le nostre tracce profane, e tutti i vestiti di lutto che ci sono stati imposti dalla modernità.
Diventiamo figli della Gioia, invocando tutti d’accordo la comunione. Diventiamo aurore di braci e insieme Magi con nelle mani la Vita e la Luce.
Entriamo così nel vuoto del cosmo, e avremo dentro alle anime l’ossigeno che esiste solo nella bocca di Dio.

SUL TAMBURO n.29: Maria Roccasalva, “La compagnia dei naufraghi”

maria-roccasalva-la-compagnia-dei-naufraghiMaria Roccasalva, La compagnia dei naufraghi, Napoli, Tullio Pironti Editore, 2014

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di Giuseppe Panella

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Con questo suo romanzo (che non è certo il suo ultimo, dato che nei primi mesi del 2016 ha pubblicato Il Chiostro dei Miracoli, sempre per Pironti di Napoli), Maria Roccasalva prosegue il suo percorso storico attraverso la Napoli sconosciuta e misteriosa del Medioevo e dell’età in cui la grande città partenopea era ancora libera e non era ancora stata conquistata da Angioini o Aragonesi o Borboni e sempre in lotta perenne con lo Stato della Chiesa che avrebbe voluto sottometterla definitivamente. Esemplari per questa sua ricerca letteraria e antropologica insieme restano alcuni suoi testi narrativi, in particolare la Trilogia di Costantinopoli (Intrigo a Costantinopoli, 2008; Il Danubio non parla latino, 2009; È notte anche per me, 2010, tutti per lo stesso editore Pironti).

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L’infinito polare: “Antarktis” di Gerry Johansson

johanssonTorno a parlare di fotografia per una nuova personale in esposizione alla Elf Galleri di Göteborg. Sotto i suoi selettivi riflettori il fotografo svedese con più riscontro internazionale: Gerry Johansson, con una mostra dal titolo “Antarktis” (“Antartide”).
Si tratta di immagini stampate da negativo ottenuto in analogico in grande formato (8×10 pollici) impresse durante un lungo set di sei settimane in spedizione sull’Antartico. Condizioni proibitive tra temperature polari e venti squassanti, che Johansson ha affrontato con grande caparbietà, aspettando il momento giusto per uscire e scattare in qualsiasi direzione. La composizione dell’immagine è uno degli elementi più appaganti di questa collezione, con immagini che sono sempre quel millimetro diverse da come le avremmo scattate noi. Un millimetro, davvero, che fa tutta la differenza tra un’immagine “pulita e nitida”, e un’opera d’arte. Continua a leggere→

Una filovia che contiene il mondo

Propongo una mia lettura del nuovo libro di Giancarlo Consonni, Filovia (Einaudi 2016). Il testo è stato pubblicato in forma leggermente ridotta sulla rivista l’immaginazione (Manni editori), che ringrazio per averne concesso la riproduzione.

Una filovia che contiene il mondo
Filovia di Giancarlo Consonni
di Giorgio Morale

Non sempre nello stesso autore si trovano la poesia della natura e la poesia civile, ma talvolta succede, come nella nuova raccolta poetica di Giancarlo Consonni, Filovia (Einaudi 2016). Cos’è questa filovia che dà il titolo al libro? Per chi vive a Milano la filovia per eccellenza è il mezzo pubblico n. 90 che percorre la circonvallazione esterna, quella che costituisce il più ampio degli anelli di cui si compone la topografia della città. Il tragitto completo della 90 è un vero e proprio viaggio attraverso le periferie milanesi, il loro paesaggio e la loro varia umanità. Continua a leggere→

Undici figli

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di Stefanie Golisch secondo un motivo di Franz Kafka

Undici figli

Ho undici figli.
Undici!
Le dita di due mani e un pollice.
Sarebbe facile confondersi ma io non mi confondo:
Perché Uno
è brutto di aspetto ma saggio come un vecchio.
Perché Due
è bello e ha viaggiato molto.
Perché Tre
è sempre bello ma nel suo petto batte un cuore di pietra.
Perché Quattro
è buono e cammina con passi leggeri sulla terra.
Perché Cinque
è quasi invisibile. Si sta preparando per diventare un grande uomo.
Perché Sei
pensa tanto e parla ancora di più.
Perché Sette
ride sempre ma non ha nessuno che ride insieme a lui.
Perché Otto
è piccolo e magro ed è l’unico dei miei figli che porta una lunga barba.
Perché Nove
è molto elegante e piace alle donne.
Perché Dieci
non ha un solo amico al mondo.
Perché Undici
è delicato di salute, ma forte dentro e capace di distruggere.
Questi sono i miei undici figli e ciò che oggi posso dire di loro.
Ciò che dirò domani, oggi non lo so ancora.
Perché dove sta scritto che un padre conosce i suoi figli
e i figli il proprio padre?

Questo testo fa parte di un libro (alla ricerca di editore!) rivolto ai bambini: Tutti possiamo volare. Dal mondo di Kafka. E’ il tentativo di introdurre i bambini al mondo di Kafka.

Il secolo breve dell’utopia

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di Nicola Vacca

Utopia significa andare da nessuna parte, scrive Emil Cioran. In nome di una presunta portata rivoluzionaria del concetto di Utopia, la storia si è sporcata di sangue. In questi ultimi anni sono venuti a galla crimini del comunismo. La luce è arrivata  dagli archivi segreti dell’ex Unione Sovietica per troppo tempo rimasti secretati. Finalmente è venuta fuori la verità.

Documenti che certificano ampiamente la nefandezza dell’ideologia bolscevica e la connivenza omertosa dell’apparato comunista occidentale che non riusciva ad affrancarsi radicalmente dall’ideologia della casa madre.

Tra questi partiti un discorso a parte merita il Pci. Continua a leggere→

Psycho

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da qui

Ma non ti preoccupare, non è nulla:
ricorderai d’avere indovinato
per un solo momento il quando e il come,
la dimensione altra dello spirito,
il dono ricevuto, l’ammissione
di colpa. Rideremo della stolta
impunità di fronte al tribunale
del vero. Ma tu non ti preoccupare,
non è nulla, se non la libertà,
se non il vizio antico di rischiare.

Lucetta Frisa, Nell’intimo del mondo, Puntoacapo 2016

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di Alessandra Paganardi

Bisognerebbe chiamare questo libro, più che autoantologia, epifania progressiva di una vocazione poetica. Questo ci dicono i testi di Lucetta Frisa, raccolti a partire dall’aurora di questa chiamata, che – come scrive Vincenzo Guarracino nella prefazione – «viene da lontano» e «interroga la vita». Nei circa ottanta testi che compongono il volume – scelta parsimoniosa, in realtà – vediamo delinearsi una poetica che presenta rinvii, anticipazioni, cesure e riprese.  Una poetica con decise incursioni nel surreale, più evidenti in alcune raccolte centrali (in particolare Notte alta e L’altra, entrambe uscite attorno agli anni Duemila), ma che presenta una costante: l’esercizio delle micropercezioni, quelle che – per citare un altro titolo, formalmente estraneo alla poesia – “sentono le voci”, le parole nelle cose. Basta una passeggiata in un luogo speciale, un odore, una stagione, un binario interrotto, perché le atmosfere di un tempo amato e mai visto tornino a chiamarci. E’ il momento in cui nasce la parola e ci raccoglie a sé. Continua a leggere→