Andrea Galgano, “Downtown”

Andrea Galgano, "Downtown"Andrea Galgano, Downtown, pref. Giuseppe Panella, Aracne, 2015, 296 pp., €18

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di Samuele Liscio

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Ci sono luoghi lontani e magici, di una magia insopprimibile, che affascinano perché capaci di rivelarsi familiari fin dal primo incontro. Ed è in questi luoghi che spesso gli uomini tornano a specchiarsi per ritrovarsi, o più semplicemente per provare a rinascere; luoghi straordinari che hanno segnato intere generazioni di sognatori. Uno su tutti: l’America.

Andrea Galgano, scrittore viaggiatore, in questa sua seconda silloge poetica, Downtown (Aracne Editore), avanza nel suo itinerario lirico con grande lucidità misurando il mondo americano da differenti angolazioni, animato da un’ansia di rigenerazione che si configura come uno stimolo irresistibile. Il segno poetico dell’autore potentino diventa uno strumento di continua ricerca interiore nel proposito di tendere all’estremo l’arco conoscitivo della propria ritrovata coscienza, e ogni singola parola attinta da una enciclopedia lessicale davvero ampia e preziosa sembra scelta perché lasci una testimonianza indelebile di questo doloroso trapasso. L’America che bussa al cuore del nostro poeta ritorna nei suoi versi sotto forma di suoni, lunghi silenzi, colori spesso violenti e immagini luminose in un groviglio di sinestesie che sembra riemergere dalla viscere di un mondo remoto, ebbro di vitalità. Ed è in questa altalena di evocazioni trasfigurate che si generano l’inquietudine del “senso” stesso del viaggio e i fugaci equilibri di una sensibilità sempre tesa ad un ascolto onniabbracciante.

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Vivalascuola. Gli Asini n. 31. Saltare le frontiere

E’ uscito il n. 31 de Gli Asini (gennaio/febbraio 2016), rivista di educazione e intervento sociale diretta da Luigi Monti che unisce riflessione teorica e pratica didattica. Vivalascuola propone l’indice della rivista e, per gentile consessione della redazione, che ringraziamo, un testo di Niccolò Argentieri sull’insegnamento della Matematica, vera bestia nera degli studenti italiani, a cui vivalascuola ha dedicato tre puntate (vedi qui, qui e qui). Continua a leggere→

La sostanza sottile di Cordelli

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di Maurizio Soldini

Il romanzo si snoda per 81 capitoli, – sarà un caso che c’è una stretta corrispondenza con gli 80 + 1 capitoli del Libro della sapienza di Lao-tze? – e la trama è piuttosto snella: un padre e una figlia vanno in vacanza nell’amata Provenza perché il padre racconti le vicissitudini del recente ricovero per embolia polmonare, che lo aveva ridotto in fin di vita. Continua a leggere→

Pound poeta, ma anche grande critico

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di Nicola Vacca

 

Ezra Pound resta un autore fondamentale. La sua opera  poetica ha ispirato gran parte della poesia del Novecento. Nei Cantos è riassunta la chiave della nostra modernità, la spiegazione dei feroci dilemmi della contemporaneità: in questi magnifici versi troviamo  la nostra storia, il retaggio culturale  di un’epoca, ma soprattutto troviamo la nostra realtà.

La figura di Pound spazia a trecentosessanta gradi: poeta, critico d’arte, pensatore  sociale, economico, politico, ma prima di tutto artefice del libero pensiero. Pochi scrittori hanno raggiunto  il grado di unità  tra arte e vita, pensiero e personalità, idea ed azione.

La critica letteraria era una delle passioni del grande poeta americano. I suoi scritti, precisi e argomentati, sono sorprendenti perché anticonvenzionali e antiaccademici Una parte rilevante della sua attività di saggista  la si può leggere in Ars Poetica che Nino Aragno ha ripubblicato nel 2009. Questo prezioso volume, da troppo tempo introvabile, raccoglie gli scritti più significativi di Pound sulla poesia e sull’arte di scrivere, sul rapporto tra parola e letteratura, sulla necessità di salvare la tradizione e l’opera dei suoi maestri.

Il libro ha la prefazione di Thomas S. Eliot, che aiutò  Pound nella scelta e nella raccolta dei saggi da pubblicare . Un’opera  che può essere considerata indispensabile per capire come una delle personalità affascinanti e controverse  intendesse il significato della poesia del proprio tempo.

Lo stesso Eliot, nella prefazione, raccomanda  il libro al lettore perché Pound ha detto molte cose sull’arte di scrivere, e in modo particolare su quella di scrivere versi, che hanno un valore e utilità perenni. Ma Eliot apprezza questi scritti anche per un altro motivo.In questo libro, tenendo fede alla sua particolare irriverenza nei confronti del canone, Pound ha imposto all’attenzione di chi legge non soltanto dei singoli autori, ma intere zone di poesia che nessuna critica può ignorare. Per esempio, le bellissime pagine sulla poesia provenzale, considerata da Pound il trionfo  autentico della parola che si fa messaggio di autenticità e trasparenza.

Il pezzo forte del corposo volume è il saggio di apertura “L’arte della poesia” .In cento pagine Pound espone la sua poetica e redige un inventario ragionato del suo modo di intendere la poesia. Pound crede in un ritmo assoluto che corrisponde esattamente all’emozione o alle sfumature dell’emozione da esprimere. Per scrivere bene il poeta deve scrivere esattamente ciò che intende, nel senso che non deve mai rinunciare alla chiarezza. La poesia, per Ezra Pound, deve essere la prova decisiva della sincerità di un uomo.  Quando si scrivono versi si deve credere nel ripudio di ogni convenzione che impedisca e ottenebri la determinazione della legge o il rendimento preciso dell’impulso. La poesia vera è quella dove l’emozione resiste, la tradizione è l’unica bellezza da conservare.

Pound è convinto che il vaglio supremo della poesia  è il sentimento, da parte del lettore, di un’intelligenza insolita che opera dietro le parole.

«Vanno a pezzi le cataste di poesia artefatta che ogni decennio e ogni scuola e ogni moda producono. Talvolta  è estremamente difficile trovare qualche altra ragione speciale per spiegare il fatto  che tale poesia  risulta così insoddisfacente. Ho scritto espressamente intelligenza, non intelletto. Non vi è intelligenza senza emozione. L’emozione, il sentimento non può essere anteriore o simultaneo. Vi può essere emozione senza troppa intelligenza, ma questo non ci riguarda». Per Pound  il poeta ha un  compito preciso:  scrivere sempre per riempire il caos, popolare  solitudini, moltiplicare immagini, segnare la via sterile del paradiso, riempire il vuoto cosmico con la bellezza di un cielo stellato. Infine fare di  ogni stella  un nido di voci nobili.

In queste riflessioni capitali sull’arte dello scrivere versi c’è la grandezza del pensiero poetante di Ezra Pound. La poesia vera diventa profezia, rivelazione di un discorso cosmico che si candida all’eternità, che trova nell’erudizione della morale della conoscenza,  nel viaggio nel delirio, e soprattutto nella tenerezza e nel sublime di una visionaria liricità, i fondamenti etici dai quali è impossibile prescindere  se si decide di esistere per conoscere.

40. Il male è male

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Si cominciava a parlare di scenari. Ormai era chiaro che le profezie non riguardavano solo il Vaticano, l’attacco tremendo alla Chiesa che l’avrebbe costretta a rinnovarsi, ma un’area molto più vasta, e forse il mondo intero. I cento anni di dominio di satana sarebbero finiti coi fuochi d’artificio di una guerra totale, che avrebbe seminato la morte e innescato un meccanismo di autodistruzione che solo il Pantocrator, il Signore che tiene i fili e le trame della storia, avrebbe frenato al tempo giusto. Già parlavamo di ritorno all’essenziale, di valori che sarebbero riemersi, dopo la grande parentesi di confusione e di non senso, in cui ogni capriccio era un diritto, ogni voglia dell’io una legge da imporre con la forza o con la persuasione occulta. Stavamo toccando il fondo del liberismo e del libertinismo, la democrazia era ormai diventata una facciata che nascondeva il governo assoluto di pochi potentati e lo sfruttamento di una massa inconscia di obbedienti manichini manovrati dall’alto. La cultura procedeva con parole d’ordine cui tutti dovevano piegarsi; lobby intoccabili proclamavano del tutto indisturbate il loro verbo lascivo, viscido, sfuggente, e nello stesso tempo categorico e rigido, intollerante riguardo al pur minimo accenno di dibattito. Un’idea valeva l’altra, perché tutte finivano nel grande calderone di una dittatura invisibile e implacabile, fondata sull’apparente libertà dei social network, degli squallidi spettacoli dei media, proni alla ferrea volontà delle multinazionali del pensiero unico. Persino la fede era gestita da un’industria sofisticata e aggiornata del politically correct, dell’adeguamento al mondo. Era sempre più chiaro che la corsa verso il nulla sarebbe sfociata in un esito al contempo sorprendente e prevedibile: si sarebbe compreso, finalmente, che il male è male, e fa male. Da questa coscienza elementare si sarebbe generata la nuova civiltà; una bella mattina, ci saremmo guardati negli occhi dal fondale di un mondo totalmente rinnovato.

LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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“Lei fa proprio al caso nostro”.

Renzismo nuova versione dell’istrionismo

A differenza di Woody Allen non metto L’educazione sentimentale di Gustave Flaubert tra le dieci cose per le quali vale la pena vivere. Le pagine storiche tuttavia sono davvero illuminanti. Confermano che le dinamiche, specie quelle del potere sono sempre le stesse. E se la storia è maestra di vita, gli alunni sono proprio ripetenti. Lo scenario è quello dei moti di Luglio, avvenuti a Parigi nel 1830. Carlo X, ultimo re borbone, dà una sterzata autoritaria.  La città reagisce con un’insurrezione che rischia di trasformarsi in una rivoluzione repubblicana. Non a caso viene definita la seconda rivoluzione francese, che Eugène Delacroix immortala nel dipinto La libertà guida il popolo. Per giunta le idee socialiste sono sempre più esplicite. Alla fine però vince il “Partito della Nazione” e viene restaurata la monarchia con Luigi Filippo, non più re di Francia, ma dei francesi.

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Gianmaria Testa, un poeta che cantava

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di Guido Michelone

Ci volevano i francesi, circa vent’anni fa, per scoprire il talento di un nuovo protagonista della canzone d’autore italiana, non più giovanissimo: Gianmaria Testa, cuneese di Cavallermaggiore (dove nasce il 17 ottobre 1958 da una famiglia contadina), vive nel tipico borgo collinare tra Savigliano e Racconigi, ma muore ad Alba, ormai sua città adottiva, il 30 marzo 2016, dopo una dolorosa malattia. Continua a leggere→

Le lamentazioni prima dell’amore, di Michele Caccamo

Lamentazioni
Dio, ti chiedo di darmi un sogno d’avvenire; una serenità che mi si infondi nei quotidiani trasporti d’amore. Ti chiedo di infiacchire la mia paura e la sua continua provocazione. Che io possa dare consiglio al mio cuore smascherando ogni infamia.
Dammi una sola ora suprema per istruire segretamente i miei figli sull’arte dell’audacia, sull’emancipazione del coraggio sulla Rigenerazione Universale, sulla maniera più viva per stabilire l’Amore. Continua a leggere→

39. Passaggio

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Il venerdì santo venimmo a capo di un’altra verità. Lei passava momenti molto forti – diciamo anche terribili – in relazione all’offerta di se stessa in favore del Progetto. Si avvertiva dal cambio della voce, dal sentimento di rivolta che se ne impadroniva, fino a renderla irriconoscibile. In altri tempi, la trasformazione repentina mi destabilizzava: rischiavamo ogni volta di rompere il rapporto, di distruggere la tela faticosamente tessuta dal Signore. Ora la reazione era diversa: non solo perché vedevo chiaramente che soffriva per la mia trasformazione, ma anche perché avevo compreso di dover accogliere quella che chiamavo “l’altra persona”, amarla con la stessa intensità, per riportarla al centro, alla profondità in cui risiedeva il nostro io più vero. Ci alternavamo nei ruoli della favola famosa della bella e la bestia: facevamo l’esperienza che solo l’amore può guarire, integrando le forze distruttive, centrifughe, per tornare alla pace promessa dal Cristo. Era questo il senso della terza tappa della settimana di passione: il diavolo mirava a sfigurare il Progetto, a distruggerlo con l’odio e la violenza; ma proprio il corpo consegnato alla brutalità del mondo diveniva immagine del più bello dei figli dell’uomo, come è scritto nel salmo. Toccavamo profondità sconosciute, attingevamo alla fonte che zampilla per la vita eterna, di cui parla Gesù alla donna incontrata, a mezzogiorno, al pozzo di Giacobbe. Aprivamo il coperchio della pentola e sentivamo il flusso dello Spirito riprendere il suo moto, restituendo il dono della vita autentica. Era come la caparra di ciò che sarebbe successo nella Chiesa: un attacco violento, mirato a distruggerne le basi, sarebbe diventato l’occasione per renderla più bella, per farne l’immagine pura del suo Fondatore originario. Qual era il prezzo del passaggio? Sicuramente alto, come ormai sapevamo da tempo. Ma ci avrebbe traghettato dal venerdì di passione all’alba della domenica di Pasqua.

“EPISTOLA I”, DI MARTHA E. ELIAS

Martha E. Elias è una linguista danese che vive a Copenaghen. Dal 2001, lavora a progetti di carattere multilinguistico, nel settore delle lingue, dell’arte e della comunicazione, che coinvolgono otto lingue europee. Attualmente sta preparando un progetto interdisciplinare che coinvolge le espressioni lirico-poetica, dell’arte visiva e della musica. Il suo rapporto con la parola scritta si basa su un approccio trans-estetico e sull’impiego versatile delle lingue danese, inglese, spagnola, italiana e francese.

Questa è una sua intensa lirica. Continua a leggere→

“Oh mio Me!”, di Cristina Bove

Croci
Oh mio Me!
Gridò scombussolato Dio
qual è quel testo che mi fa tiranno e
mi fa rabbioso con me stesso in quanto
io sono tutto e tutti e mi suicido così per farmi pasqua
di bomba in bomba
di tomba in tomba. Oh my man! Tu pure figlio
che ti ho fatto da me multicolore e non monocolo
e pianti chiodi a croci e corpi _li feci come gli alberi_
nascevano dalle mie radici
alcuni sono me che mi uccido Continua a leggere→

Re-visioni. Werner Herzog, Cave Of Forgotten Dreams

di
Roberto Plevano

“Dapprima, la grotta non pareva contenere nulla di speciale, ma era molto bella. Ma poi, in profondità, trovarono questo.”

Werner Herzog conduce la sua piccola troupe attraverso lo stretto cunicolo d’entrata della grotta di Pont d’Arc, conosciuta come grotta di Chauvet dal nome dello speleologo che la scoprì presso le gole del fiume Ardèche e vi entrò per primo nel 1994, e non trova parole per nominare quello che appare ai suoi occhi. La grotta contiene dipinti parietali tra i più antichi mai ritrovati, vecchi almeno 30000-32000 anni. Tuttavia sembrano cosa di ieri, perché l’ingresso della grotta fu ostruito e sigillato da una frana circa 22000 anni fa. È una straordinaria circostanza che le più remote raffigurazioni mai ritrovate siano così anche le meglio conservate.
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“Una lacrima sulla tomba di mia madre”

Clipboard01di Cinzia Guerriero

Tante volte, in tanti anni ho sentito mia madre parlare dei sessani, di questo paese assurdo che è Sessa e mai, mai una volta in cui mia madre, quando nominava Sessa e il suo popolo, non dicesse: eppure di peste e corna ne dicono tante, ma io da questo paese ho ricevuto solo amore e sostegno, ognuno a modo proprio, ma mi hanno sempre amato, accolta, io forestiera, in un mondo di tradizione e mistero, un mondo di dialetti e di vicoli con la musica e le chiese. E poi ad un certo punto, come una vera sessana, lei a Pasqua, più di ogni altro momento, più di tanti altri sessani, si sentiva cittadina di questo paese. Ed entrava nel circolo delle tradizioni, dei portoni lasciati aperti per sentire il miserere, delle 15/20 pastiere che preparava e metteva sulla mensola più alta del salotto per non farle annusare al gatto, coperte amorevolmente dalla plastica infiocchettata. Continua a leggere→

A me piacerebbe vederne una…

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Viviamo in anni di veloci (e feroci) cambiamenti. La frase viene pronunciata così spesso che sta rischiando di trasformarsi a sua volta in qualcosa di diverso da quello che ha sempre e che sempre dovrebbe significare. Tutto cambia, in fin dei conti, e a sopravvivere è ogni volta quello che sa modificarsi in tempo al tempo che sta attraversando, fino a riuscire, nei migliori dei casi, a mantenere intatta l’identità di partenza mentre si propone nuovi punti d’arrivo.
Oggi questo vale anche e soprattutto per i libri in cartaceo, che l’oramai consolidata rivoluzione digitale sta relegando negli angoli più remoti delle nostre città, in piccole librerie che assomigliano sempre più ai negozi di vinili per gli appassionati di musica. Ma il mercato si modifica, alcune librerie Continua a leggere→

Marettimo, metà marzo

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di Stefanie Golisch

Blüht nicht zu früh, blüht erst wenn ich komme.
Gottfried Benn: März. Brief nach Meran.

La prima e l’ultima immagine è quella dei cani che dormono distesi in mezzo alla strada, con la maestosa indifferenza di quelli che non fanno nessuno sforzo per piacere agli altri e che, proprio per questo, sono gli unici che ci piacciano veramente.
Infatti mi sono subito affezionata ai cani di Marettimo ? che in verità sembrano un unico cane, il cane, travestito in vari modi: fratelli pacifici in un luogo lontano dal mondo dove succede poco e potrebbe succedere ancora di meno.
Raramente mi sono trovata in un posto dove ho sentito trascorrere il tempo più lentamente che a Marettimo, la più lontana isola delle Egadi, quasi più vicina all’Africa che all’Europa. Lo scrittore inglese Samuel Butler, traduttore dotto dell’Odissea, sosteneva che Marettimo fosse la mitica Itaca, l’inizio e la fine dei grandi miti dell’umanità.
E perché no?
La patria dei miti non si trova certo sulla mappa geografica, ma nei paesaggi poco precisi delle nostre anime irrequiete.
E così, durante la mia breve permanenza a Marettimo, mi è piaciuto pensare di trovarmi davvero a Itaca: la mia Itaca personale, un luogo di passaggio, né di partenza, né di arrivo, una piccola parentesi come tutti i nostri troppo numerosi viaggi condotti all’insegna del risparmio con un volo Ryanair: rumoroso, scomodo, ma always on time.
Sì, sono convinta che Samuel Butler avesse proprio ragione: Marettimo è Itaca. Qualsiasi isola nel grande Mediterraneo è Itaca, generosa terra di sogno e di senso, di dubbio e dell’eterno non sapere delle cose e dei loro nessi nascosti.
Inutile cercare di capire, di teorizzare, trovare formule, magiche o matematiche, riposte ? mentre ciò che conta sono solo le domande e la certezza di non trovare mai una risposta. Continua a leggere→

Fiorenzo Bernasconi e l’intersezionismo speculare

Fiorenzo Bernasconi
Intervista a cura di Guido Michelone

Del poeta svizzero Fiorenzo Bernasconi è da pochi mesi in libreria il Manifesto dell’intersezionismo speculare per le edizioni Nuova Phriomos di Città di Castello (Perugia): vista l’estrema originalità del’argomento lasciamo la parola all’autore medesimo che illustra alcuni aspetti di questo libro teorico che potrebbe avere importanti ricadute nel mondo poetico non solo di lingua italiana. Continua a leggere→

Voci dalla strada, di Paolo Lezziero

Sironi
Paolo Lezziero è forse l’unico scrittore che ha dimostrato di saper restituire sulla pagina la poesia discreta dell’hinterland milanese. Bisogna dire la verità: a tutt’oggi Cinisello Balsamo, Sesto San Giovanni, Cusano Milanino, hanno dato i natali a un solo artista conosciuto in tutto il mondo: il Giuàn Trapattoni. Non è cosa da sottovalutare, ma anche chi considera il calcio come una forma d’arte deve ammettere che Milano le concede soltanto la periferia: San Siro. La Milano letteraria è quella di Mondazzoli e Feltrinelli, chiuse nel palazzone di Niemeyer o nella viuzza fra la Scala e la Ca’ de Sass frequentata da sciurette e limousine. Continua a leggere→