[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=aEkbuN9n4ys]
da qui
Più procedevamo, più il senso del cammino si chiariva. Continua a leggere
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=aEkbuN9n4ys]
da qui
Più procedevamo, più il senso del cammino si chiariva. Continua a leggere
Concorso Nazionale di Narrativa
Terza edizione, 2014
– scadenza 31 maggio 2014 –
NORME DI PARTECIPAZIONE Continua a leggere
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=cejHx7Z3_zY]
da qui
L’appuntamento notturno col Signore diventava ogni volta più importante: m’aspettavo una sorpresa, una presa di coscienza, una nuova epifania. Continua a leggere
Letizia Puccinelli è lucchese, narratrice e musicista, con una predilizione per la poesia vernacolare.
Dennis Fazio è nato a Sydney e vive a Pieve di Teco (Imperia). Artista di strada, effettua performance dal vivo di pittura gestuale (dal figurativo all’action painting). Da qualche anno, predilige la scultura (gestuale informale) e installazioni di landart. Il suo sito è www.arrognanaturarte.com.
“La casa del ceramista”, di Letizia Puccinelli
Le chiacchiere vuote e le grida dei commensali mi avevano stancata. La fame era soddisfatta e, pur avendo ordinato dell’anatra, era già passato troppo tempo da quando stavo seduta. L’impellenza dei miei vent’anni mi impediva di rimanerci ancora a lungo. Sentivo che era mio dovere imperioso alzarmi e fare una passeggiata.
Una strada battuta, tra l’erba, si divincolava dal grande patio coperto del ristorante.
La percorsi. Si snodava tra tende di indiani e panni stesi, per fermarsi davanti a un cancello.
Di legno intagliato ad arte e verniciato con cura. Bianco e marrone. Chiuso. Neanche un campanello o un citofono al di qua della pittoresca barriera.
Al di là un vialetto fiancheggiato da bassi cespugli di felci, eleganti e misteriose.
E, di lì a poco, una casa che pareva venuta da un libro illustrato di fiabe. Strani pannelli di terracotta rossa, bucherellati e dipinti con pazienza, facevano bella mostra di sé sulla facciata, insieme a cassette di legno sverniciato che pendevano dalle finestre. Aprii con trepidazione il cancello e avanzai. Continua a leggere
Ognuno è benvenuto.
(Franz Kafka, Amerika)
Non era riuscito a combinare proprio nulla. Ma quando usciva di casa, fischiava sempre.
Per cinque anni ha ricamato il corredo di una futura regina.
Era bello, forte e violento. Un semidio tra pallidi mortali.
Dopo il primo, maldestro tentativo di amare, decise di non riprovarci più.
Avrebbe voluto piovere. Essere la pioggia.
In vita ha fatto il pilota d’aereo. Ora fa le parole incrociate.
Scrive una lettera, la mette in una busta e si siede in sala d’attesa.
Era veramente brutta. Perdonava tutto e tutti. Continua a leggere
Dopo “Love, jazz and wine” edito da Progetto Cultura, Gloria Gaetano dà vita a “Ritorno all’isola”, un altro romanzo questa volta pubblicato da Zona Editrice nella collana Contemporanea e facente parte di una trilogia ideale, ancora in fase di ideazione.
Con generosità e spontaneità l’autrice ricostruisce più storie di vite, narra di incontri, luoghi, esperienze che hanno segnato l’esistenza di Giulia, figura di donna talmente viva e palpitante da essere indimenticabile, descritta e raccontata dalla figlia Mara. Continua a leggere

L’Italia esporta la sua scuola nel mondo con gli Istituti Italiani di Cultura all’Estero. Quindi, anche lì, i mali dell’Italia e della sua scuola: precarietà dei docenti e abolizione dello stato di diritto, corruzione e familismi, spregio per la cultura e tagli indiscriminati. In questi giorni gira in rete un appello per salvare dalla chiusura 8 Istituti Italiani di Cultura. Non basta salvare gli IIC, vanno cambiati da cima a fondo. Visto l’interesse comune per le tematiche trattate, questo articolo viene pubblicato simultaneamente da Carmilla, Minima et Moralia e La poesia e lo spirito / Vivalascuola.
Docenti di lingua-cultura italiana, precari e bistrattati all’estero
di Fabrizio Lorusso Continua a leggere
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=YjFmEEpTIqg]
da qui
Mi capitava spesso di pensare che non ce l’avrei fatta: il Signore mi sottoponeva a ogni genere di prove, e io m’indispettivo ad ogni piè sospinto. Arrivavo a ricattarlo: se non mi aiuti mollo tutto, trovatene un’altra!
Fidati! era l’unica risposta che ottenevo. Fidati un corno. Sono come san Tommaso, voglio sempre toccare, e in tempi brevi. Ma ho capito che il Progetto di Dio richiede di affidarsi totalmente, di perdere potere contrattuale. Da mio padre, sindacalista di sinistra, avevo preso il registro polemico: diventare docile era un’impresa proibitiva.
La paternità di Dio era l’ultima, imprevedibile scoperta: mi rivolgevo a Lui, raccomandandomi come una figlia. Finora, non l’avevo mai pregato; m’ero decisa su consiglio di un’amica: il cuore s’era aperto, convinto che il Progetto s’inserisse in un disegno universale, a cui ognuno era affidato il suo compito preciso. Gli orizzonti si ampliavano, lasciandosi alle spalle gli scontenti personali.
Non dovevo aspettarmi il compimento di attese e desideri solo umani, e questo riuscivo ad accettarlo; ma il rapporto di collaborazione con il prete mi assegnava un’incombenza così ardua da non riuscire a concepirne di peggiori. Non mi vergogno di scrivere che ho persino ipotizzato una vena di sadismo in certe opere di Dio.
Proprio per questo diventava urgente riscoprire il valore della paternità: Gesù ritrovava, nel rapporto col Padre, il senso della sua missione e la forza necessaria per portarla avanti. Mi proponevo di chiedere a Gesù, durante la preghiera, di condurmi fino a Lui, facendomi comprendere che è Amore onnipotente capace di guarire, per quanto transiti, spesso, per strade dolorose.
Volevo ritrovarmi nella pace, nonostante la durezza delle prove, perché il rapporto col prete si faceva teso e sarebbe stato assurdo continuare in questo modo. Ci saremmo divisi, oppure trasformati. Il Signore ci spingeva a combattere l’uno a fianco all’altra: io per il sostegno al celibato, lui come antidoto vitale alla sfiducia.
Una volta don Mario gli chiese: vuoi salire? Era qualcosa a cui entrambi anelavamo. Potevamo comprendere il vangelo dell’invio dei discepoli a due a due; da soli, non l’avremmo mai spuntata. L’orizzonte di Dio trascende il nostro, e rompe ogni volta i nostri schemi.
di Carla Saracino
Ai poeti della Basilicata s’addice l’estate.
Conforme a ogni loro verso è il crepaccio assolato che morde la roccia nei giorni splendidi della calura.
Ai poeti della Basilicata spetta un solo calendario: vi è iscritto il tempo di una liturgia inconfessabile che solo la natura detta nei suoi antri meravigliosi e nascosti. Continua a leggere

Free festival delle bambine e dei bambini. Scuola bene comune – 2, 3, 4, 6 aprile 2014 – Milano
Le scuole e il razzismo delle povertà, la discriminazione delle famiglie arcobaleno, la vita precaria degli insegnanti, l’arte per conoscere la diversità. Quattro giorni alla ricerca di una educazione diversa. Continua a leggere
Le voci del silenzio. Paolo Valesio, La mezzanotte di Spoleto, prefazione di Alberto Bertoni, Rimini, Raffaelli Editore, 2013
È ufficiale: il male è sconfitto da secoli, il bene trionfa dovunque, salvo che in questa porzioncella d’universo dove il quadro è confuso per meri problemi di comunicazione, e dove peraltro molti prosperano, i più s’adattano e solo un piccolo resto dura in una resistenza a dire il vero piuttosto risentita e verbosa.
Continua a leggere
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=cyHb9bkxl3k]
da qui
Era il nodo principale. Continua a leggere

“La scuola paritaria è uno dei punti del sistema che funziona meglio“: parola della ministra dell’Istruzione Stefania Giannini. Pertanto “scuole statali e scuole paritarie devono avere uguali diritti“. In realtà chi conosce la scuola sa che le scuole “paritarie” sono quelle che hanno risultati peggiori alle indagini Ocse e – in molti casi – sono un covo di illegalità e malaffare. Lo sappiamo perché ci abbiamo insegnato, perché certi annunci sono sotto gli occhi di tutti, perché certe trasmissioni tv sono indimenticabili. E così certi scandali da nord a sud. Adesso un dossier di Paolo Latella sui diplomifici giace sul tavolo della ministra. Noi non smetteremo di documentare e denunciare questa vergogna, per intanto ci domandiamo, con Marina Boscaino: “Cosa si aspetta a intervenire?“.
di: Guido Tedoldi
Qualche riflessione intorno a «Marcia Fatale, 1812 Napoleone in Russia», saggio di Adam Zamoyski, Utet, 2013, pp. 486, € 20,00 (1ª edizione Usa, 2004).
I libri di storia possono essere concepiti come cronache delle imprese dei governanti. La Campagna di Russia di Napoleone del 1812, vista in tale ottica, è stata raccontata come una baruffa tra Napoleone imperatore dei francesi e Alessandro zar di tutte le Russie. Il loro scopo: spartirsi l’Europa, oppure prendersela tutta soggiogando militarmente l’avversario.
Lo storico statunitense di origine polacca Adam Zamoyski ha provato a guardare in un’altra direzione, compiendo una imponente ricerca d’archivio nei diari personali e nei resoconti pubblicati da centinaia di persone che a quella baruffa parteciparono a vario titolo e con vari ruoli, e che ebbero la sorte di sopravvivere per poterla raccontare.
Il risultato del suo lavoro è parecchio lontano dal solito resoconto ammirato di manovre militari impersonali e quasi artistiche. Perché in quella guerra morirono circa 1 milione di persone. Un milione di vite umane sacrificate praticamente per niente.
1.
la luna di Brema
la luna è
senza fissa dimora
questa notte vorrebbe
trovare casa in una isola
del mare del nord
ma è troppo grande
la luna di Brema
si nasconde
nell’impossibilità
di occultarsi Continua a leggere
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=fYkLOz07kpM]
da qui
Il nostro incontro, dunque, dava frutto. Continua a leggere

Valentina Dina è un’artista genuina, diretta, spiazzante e tale rimane anche prima, durante e dopo quest’intervista con risposte spesso brevi, che non lasciano spazio ad eventuali repliche, merito forse della sua attività multidisciplinare, con risultati espressivi sempre ad alto livello tanto nelle scritture quanto nelle arti performative. Ultima fatica è ora il romanzo Smamma, il cui titolo indica già la duplice valenza del libro: ‘smamma’ è voce del verbo smammare (= andare via, gergo usato dai giovani quando vogliono che un adulto prenda il largo) e smamma con la ‘s’ davanti a mamma diventa una non-mamma o una anti-mamma, ossia una madre con difficoltà nel rapporto con il figlio adolescente come accade alla protagonista del libro, del quale l’Autrice parla volentieri. Continua a leggere
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=g0I26Ia1lD8]
da qui
Fino a Natale, il Signore non si fece più sentire. Un silenzio annunciato – la verità, diceva, dovrà emergere da sola -, che lasciava sospesi sopra il nulla, costringendoci a vivere una prima, acerba autonomia. Continua a leggere