IL TERZO SGUARDO n.46: Pirandello e il suo doppio (critico). Adriano Tilgher, “Pirandello o il dramma di vedersi vivere”

Adriano Tilgher, Pirandello o il dramma di vedersi viverePirandello e il suo doppio (critico). Adriano Tilgher, Pirandello o il dramma di vedersi vivere, a cura di Pierfrancesco Giannangeli, Chieti, Solfanelli, 2013

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di Giuseppe Panella*

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La fortuna critica (e successivamente l’apprezzamento del pubblico) per Luigi Pirandello è tardato molto a manifestarsi e se su di lui un dibattito più aperto e sensibile alle sue prospettive generali di scrittore è iniziato e ha permesso che lo scrittore siciliano raggiungesse un buon successo anche in ambito italiano (nonostante le stroncature di Croce e il rifiuto pregiudiziale degli intellettuali che lo avversavano, con l’eccezione solitaria delle positive note recensorie di Antonio Gramsci) lo si deve sicuramente ad Adriano Tilgher.

Nonostante una serie piuttosto dura di critiche nei confronti della produzione di Pensaci, Giacomino!, (realizzata nella versione originale in lingua siciliana al Teatro Nazionale di Roma, il 10 luglio 1916, dalla Compagnia di Angelo Musco), non molti anni dopo, nel 1923, pubblicando i suoi Studi sul teatro contemporaneo, il giudizio sul commediografo girgentino sarà radicalmente rovesciato. Se nella recensione al lavoro messo in scena nel 1916, Tilgher aveva scritto: “Gli sciocchi possono scambiare per profondità il sorriso ironico del Pirandello sui suoi personaggi, ma chi ha buon gusto non si lascia ingannare”[1], nel volume di sette anni dopo l’analisi sarà molto diversa e molto più favorevole:

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GIOVANNI PAPINI, “CENTO PAGINE DI POESIA”

Recensione e intervista di Giovanni Agnoloni

Giovanni PapiniGiovanni Papini, Cento pagine di poesia, Quodlibet 2013 (a cura di Raoul Bruni)

Giovanni Papini per me era soprattutto il futurista dell’invettiva contro Firenze, pronunciata in occasione della serata organizzata da Marinetti e dai suoi al Teatro Verdi il 12 dicembre 1913 – della quale mi sono occupato in occasione di una recente intervista allo storico dell’arte Corrado Marsan (su Postpopuli.it). Un autore sanguigno, protagonista centrale della battagliera stagione delle riviste “La Voce” e “Lacerba”.

Leggendo Cento pagine di poesia, opera riproposta in e-book da Quodlibet (collana “Note azzurre”) nella versione originaria del 1915 (edita dalla Libreria della Voce), guidato dell’ottima introduzione del curatore Raoul Bruni – che qui di seguito ho il piacere di intervistare –, sono sceso molto più vicino al cuore dell’ispirazione di uno scrittore capace di fondere, in queste sue prose poetiche, realtà e immaginazione – Borges lo definì un autore “immeritatamente dimenticato” e lo accolse, unico italiano, nell’Antología de la literatura fantástica da lui curata con Silvina Ocampo e Adolfo Bioy Casares (1940). Non solo, ma Papini riesce anche a conciliare paesaggio esteriore e flusso di coscienza, visione soggettiva della vita e liberazione dagli aspetti più soffocanti dell’antropocentrismo, avvicinandosi all’intuitività del mondo animale e alla vibrazioni più sottili delle profondità cosmiche. Continua a leggere→

68. Una pietra pesante

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da qui

Quant’è che insegni a questa gente? Ti sembra un secolo, o un millennio. Sarà che la preghiera intensa, in comunione con il Padre, t’immerge sempre più nell’idea di eternità, un sentimento sempre più vicino a quello che chiamiamo nostalgia. Continua a leggere→

Fra i ritmi dei rifiuti speciali degli “scarti di magazzino”. Postfazione di Antonino Contiliano

Ivan Pozzoni, Scarti di MagazzinoIvan Pozzoni, Scarti di Magazzino, Postfaz. Antonino Contiliano, Limina Mentis Editrice, 2013, pgg. 78, € 12,00

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di Antonino Contiliano

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Che poesia e politica si nutrono della stessa potenza della parola, orale o scritta, comune e transvalutata, e con effetti di copertura o scopertura ideologica, più o meno consapevolmente perseguita con enunciati di natura, in genere, allusiva e meta–forica, è cosa ormai abbastanza assodata, come è altrettanto riconosciuto che l’oggetto della loro azione è il mondo comune della praxis e del suo prisma materiale dinamico nelle forme del sensibile, economico, sociale, politico, culturale, simbolico, etc., ovvero nelle forme della produzione di soggettività umane che rispecchiano i diversi rapporti di forza costitutivi.

Di questi tempi – crisi di trasformazione e di consolidamento del capitalismo finanziario-militarizzato – è diventato nauseante stereotipo mass-mediale giornaliero sentire ripetere da economisti e uomini della casta o di parte che la crisi è della società italiana o che il corpo della “nazione” è quello di un ammalato colpito da emorragia inarrestabile, e che se non si interviene con “lacrime e sangue”, aliud pro alio (“macelleria sociale”), il fallimento, il default, la bancarotta non mancherà di mandare allo sfascio completo il “bel paese”!

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All’ultimo traguardo

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da qui

Vorrei suonare così, senza sforzo
apparente, con mani vellutate
sui tasti della vita, pause lievi
sospese sulle gioie e sui dolori,
scatti improvvisi di rabbia e paura,
sussulti di passione, come due
che si amano nel bosco, mentre il sole
tramonta piano piano, nella mente,
lasciando che da dentro nasca un sogno
di note che s’inseguono cantando
canzoni solo nostre, variazioni
sul tema dell’amore e della morte,
tagliare il nastro all’ultimo traguardo
con il cuore che batte ancora forte,
danzando.

I LIBRI DEGLI ALTRI n.56: La passione del diverso, la diversità delle passioni umane. Francesco Verso, “Livido”

Francesco Verso, LividoLa passione del diverso, la diversità delle passioni umane. Francesco Verso, Livido, Milano, Delos Books, 2013

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di Giuseppe Panella

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Peter Pains è innamorato di una testa da quando ha quindici anni. Il suo è un amore che non sembra potrà avere fine fino a quando tutto l’intero corpo della persona amata non sarà ricostruito e quel capo così accuratamente conservato in un armadio della sua stanza non verrà riattaccato al busto.

Ma si trattava poi di una persona “vera” quella adorata in modo così totale da Peter?

Alba era, in realtà, artificiale, una creatura nexumana – il suo corpo artificiale era stato modellato scientificamente perché durasse per sempre così com’era stato ricostruito dopo aver compiuto la scelta della non-umanità in cambio di un’eternità inalterabile.

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Solo ora

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Voglio scrivere, oggi, come viene,
come non fossero mie
le mie parole,
ma di uno che passi qui per caso,
che scelga di lasciare il suo ricordo
come un graffito sul muro di casa,
che trovi appena alzato, la mattina.
E vorresti imprecare, ma a rifletterci
bene, è quello che pensavi pure tu.
E’ te che voglio, non mi domandare
perché né come: io so che di quest’anno
si salva solo il sogno, l’intuizione
che sì, l’amore vince, che di tutto
questo correre da una meta all’altra,
solo il viaggio si salva, il desiderio
affamato di senso, l’emozione
di dirti ciò che sento. Solo ora
ti scrivo come viene: le parole
stavolta sono mie, come un graffito
sul muro del tuo cuore, del mio viaggio.

Vivalascuola. Vent’anni dopo

Ci avviamo al tramonto del ventennio berlusconiano, allora è il tempo di domandarci: come si è trasformata la scuola italiana in questo periodo? Quali sono state le parole più usate? Quali sono state le continuità? E discontinuità, ce ne sono state? O c’è qualche filo rosso che attraversa il periodo? Ci riflette Giovanna Lo Presti con uno sguardo che abbraccia l’inizio e la fine del ventennio. Con qualche sorpresa. O forse no.

La tragicommedia della scuola italiana nel ventennio berlusconiano
di Giovanna Lo Presti

Da D’Onofrio a Carrozza
Certo non siamo come Ireneo Funes, Funes el memorioso, quel personaggio borgesiano dotato di una prodigiosa e analitica memoria. Continua a leggere→

Guido Michelone intervista Simone Sarasso per “La poesia e lo spirito”

sarasso foto
Si intitola Il Paese che amo (editore Marsilio) il nuovo romanzo del vercellese Simone Sarasso, , il quale dalla Milano da Bere allo scandalo Tangentopoli, ritrae una nazione senza eroi, dopo Confine di Stato e Settanta, a completare la personale Trilogia sporca dell’Italia. Continua a leggere→

Lampedusa

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da qui

E’ come un masso che ti tira giù,
quando t’imbarchi dopo aver venduto
quello che avevi, col miraggio bello
di una minestra certa, di una notte
in cui dormire, libero dall’incubo
dell’affondo improvviso del machete.
T’illudi di trovare braccia aperte
sulla riva del mare. Ma soltanto
la morte ti saluta col suo sguardo
di sale, perché l’acqua sa bruciare,
senza l’amore, molto più del pianto.

La musica contemporanea. Riflessioni su un linguaggio dimenticato

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di Guido Michelone

Cosa pensiamo quando viene fuori un’espressione come ‘musica contemporanea’? ai Beatles, ai Radiohead, ai One Direction, a Laura Pausini, a Vasco Rossi? La maggior parte dei giovani d’oggi sono perlopiù disorientati verso questa domanda, essendo bombardati, attraverso i mass media, da un’unica colonna sonora imperante, la popular music, che ha pure grandiose eccellenze, ma che non è la sola a essere praticata sulla faccia della terra. Continua a leggere→

65. Fino al canto del gallo

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da qui

Come fare a trasmettere un’urgenza? Come convincerli che il tempo è divenuto breve, che da quando hai parlato del regno il regno è qui, cresce mattone su mattone, e chi ne resta fuori rischia di morire assiderato, travolto da passioni fuorvianti, dalle tempeste invisibili dell’ambiguità? Continua a leggere→

Gianni Bonina, “Busillis di natura eversiva”: la politica in scena tra farsa e tragedia

Gianni Bonina, Busillis di natura eversivaGianni Bonina, Busillis di natura eversiva, Barbera editore, 2008, pp.189, € 14,00

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di Giovanni Inzerillo

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«Un paesino montano inscena il teatro, o teatrino, della storia non scritta dei Cruise in Sicilia, storia non vera ma verosimile e perciò come avvenuta: dramma o sceneggiata, opera dei pupi o pantomima di un destino collettivo. Molto siciliano. E dunque italiano.»

Così recita la quarta di copertina dell’esordio narrativo di Gianni Bonina (più recente è il romanzo dal titolo I sette giorni di Allah, Sellerio 2012) edito in origine dalla casa editrice Lombardi e poi ripubblicato per i tipi dell’editore Barbera.

L’arrivo del terrorista Monti a Roccasalva, come a richiamare la storia del palazzeschiano Perelà, apre la vicenda e scatena un funambolico susseguirsi di eventi: scuote il piccolo paese da sempre assuefatto alla statica immobilità del tempo; rompe l’omertoso silenzio dei suoi abitanti; turba le in-coscienze di potenti e prepotenti abituati alla rassegnata adulazione di popolari attenzioni. Come forze concomitanti, ma opposte, si scontrano Mafia e Terrorismo, di cui vengono messe in risalto le ideologie più che le ripercussioni. Ne nasce un busillis, un grattacapo, una questione ingarbugliata, dove si confondono le più svariate realtà geografiche – Sicilia, Roma e persino America – e impronte culturali; perché in Sicilia, piccolo paese o grande città che sia, non esiste certo una sola peculiare identità e perché, citando le parole di Sciascia poste non a caso a epigrafe introduttiva, «la sola cosa che della Sicilia oggi si capisce è che non si capisce niente».

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Lo spirito della Costituzione – di Barbara Spinelli

DA REPUBBLICA

 
Forse è venuta l’ora di dire in termini chiari che l’imperatore è nudo: in Italia, e in tutti i Paesi dell’Unione europea immersi nella crisi. Non ha più scettro né manto.
E non è vero quello che i nostri capi di governo vanno dicendo: che saremmo in mano alla trojka di Bruxelles, se svanisse il bene molto equivoco di una stabilità politica che dipende dal condannato Berlusconi.
Quel condizionale  –  saremmo  –  va sostituito con l’indicativo. L’Italia non rischia commissariamenti se cade il governo Letta, così come non li rischiava quando caddero Berlusconi o Monti, perché da tempo siamo sotto tutela. I nostri imperatori sono oltre che nudi, finti. La stabilità tanto vantata, da salvare ad alti costi, è in realtà stasi sanguigna, imperio di un’oligarchia che fa capo non a un re ma a un reggente.
Nel vocabolario Treccani, reggente è colui che “esercita le funzioni della Corona in sostituzione del re, in via straordinaria e in determinati casi (incertezza su chi ha diritto al regno, incapacità giuridica o impedimento fisico del monarca)”. Tanto più perniciosa una stabilità che dovesse scaturire dalla spaccatura, clamorosa ma forse provvisoria, del Pdl. Anche abbandonato dai suoi, Berlusconi non cesserà di influenzarli. Surrettiziamente, continuerà a esser lui la garanzia della nostra solvenza finanziaria e della nostra onestà: soprattutto se in extremis voterà la fiducia. Continua a leggere→