Axis mundi. Racconti della Brianza

Compagni_di_scuola__anni_50

 

di Gianni Fumagalli

L’ISPETTORE PROVINCIALE

 

La visita dell’Ispettore Provinciale alla scuola elementare del nostro paese, nella seconda metà degli anni cinquanta, suonava come l’annuncio imminente di un monarca. Era stata preparata con quella stucchevole scrupolosità che allora caratterizzava l’avvento di un’autorità. Per noi bambini era poco più di un fastidio dovuto, il pegno minimo da pagare alla gerarchia del potere, ma da sbrigarsi il più in fretta possibile e da procrastinare giusto il tempo per soddisfare una vaga curiosità. Bisognava, per prima cosa, regolare le emozioni di tutti noi, spiritelli indomabili, molto poco educati al rispetto delle regole in presenza di persone importanti: silenzio e compostezza come condizioni preliminari, alzare la mano per chiedere la parola, intervenire  moderatamente e in modo pertinente – meglio sarebbe che parlassero i più bravi e con domande concordate, non si sa mai! Continua a leggere→

Stelle, di Fabrizio Centofanti

di Elisabetta Bordieri
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da qui

Quando pochi mesi fa ho incontrato Fabrizio a Roma, nel porgermi il libro mi ha detto “guarda che è un libro difficile”. Che strana definizione, ho pensato, detta poi dall’autore stesso suonava ancora più misteriosa. Così mi sono catapultata dentro le pagine a cercare di dipanare il filo con cui il don (senza volerlo?) mi aveva aggrovigliato. Ed è stato come bere un buon vino d’annata. L’ho fatto respirare, l’ho versato con delicatezza in un bicchiere accogliente, l’ho girato e scaldato con la mano, l’ho annusato e respirato fino in fondo, l’ho assaporato e ascoltato i profumi che emanava. Continua a leggere→

I LIBRI DEGLI ALTRI n.30: Complotto di famiglia. Daniele Pugliese, “Io la salverò, signorina Else”

Daniele Pugliese, Io la salverò, signorina ElseComplotto di famiglia. Daniele Pugliese, Io la salverò, signorina Else, Roma, Edizioni Portaparole, 2012

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di Giuseppe Panella

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Ci sarebbe stato un unico sistema possibile per salvare la signorina Else T. , diciottenne, figlia di un facoltoso avvocato viennese, in vacanza presso nel Grand Hotel Fratazza sito in San Martino di Castrozza in provincia di Trento che nel 1924, anno di pubblicazione del romanzo breve di Schnitzler, era ancora meta quasi esclusiva della buona borghesia austroungarica (anche la monarchia absburgica era ormai da tempo tragicamente sprofondata nell’oblio dei nostalgici).

Daniele Pugliese cerca di sperimentarlo con successo anche se indubbiamente con gravi difficoltà teorico-pratiche: distogliere la fanciulla dal prendere la massiccia quantità di veronal che la porterà incoscientemente verso una morte prova di dolore e di agonia significherebbe per lui riuscire a convincerla che, tutto sommato, non vale la pena né di mostrare, nel fulgore della sua bellezza in fiore, il proprio corpo bianco e intatto di giovane donna al viscido e libertino signor von Dorsday, detentore di un patrimonio tale da poter salvare suo padre dal disonore della bancarotta né uccidersi solo per evitarlo. Lo scrittore DP (così si presenta alla signorina Else) ci si proverà con esiti altalenanti che costringeranno sia la giovane donna a guardare in profondità nella propria mente sia lui stesso a confrontarsi con i problemi fondamentali della propria esistenza.

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Il venerdì “alla chiara fonte”

officinacoviello

Venerdì 15 febbraio ore 18,30 – via Tadino, 20 – Milano
Happy hour & reading
Il venerdì “alla chiara fonte”
Augusto Blotto: Poesie ticinesi
Introduce Gilberto Isella

“Gusci netti che scudisciano, l´acqua lacustre
spingente piramidi di carnee montagne
ad un´aurora che succia pareti
quelle fiammee dell´adiposo nostro, fibre

Ramicciòlo d´anatra, sei stato preso in fondo
dalla mano grande, e gettato appagato
ove solo qualcuno di molto caro
verrà a nominarti facendo del bene; il posto,
sicuro di avvolto come la fragilità;

e pensosante di un serio riuscito a tondo!”

allachiarafonte
www.allachiarafonte.com

Provocazione in forma d’apologo 238

Un moderno alchimista cercava l’oro filosofico nello schermo del suo computer, tentando mediante la simulazione di individuare gli elementi scatenanti di certi fenomeni di Borsa.
Quando lo conobbi era alto alto, secco secco e con gli occhi febbricitanti di quelli che lo avevano preceduto: di sicuro non mangiava e non dormiva abbastanza, tutto dedito alla ricerca di sempre, anche se applicata a un oggetto all’apparenza diverso.
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42. Dimissioni

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da qui

E’ destino che il presente reclami i suoi diritti, in questa specie di diario che diventa la cronaca incendiaria di una vita che non è soltanto tua, com’è giusto che sia, perché mai si vive per se stessi, ma intrecciati in fili di esistenze separate, in apparenza, e invece avvinte le une alle altre in un tempo che divora le distanze, e conduce ciascuno al rendiconto delle proprie scelte. Continua a leggere→

Ore

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da qui

Come dirti che tutto questo gelo
e il vento che schiaffeggia la mia vita
e l’entusiasmo che, seppure a stento,
abbatte il muro dell’indifferenza,
la diffidenza, figlia del dolore,
è il filo che ci lega in questo inverno
del cuore, l’arma del Nemico. Muore
il grido lancinante del violino
nell’orchestra di fiati e percussioni,
il rumore che s’alza dalla gola
ancora più arrochita dal sospetto,
il tarlo che sia inutile cambiare,
che tutto sia soltanto un’illusione,
la favola sentita da bambino.
Ascolta: se l’inferno è ricordare
soltanto le ferite, oppure il pianto
di una sera davanti alla finestra,
scommetti sulla mano che ora bussa
alla porta: sarà la primavera?

Terrence Des Pres : Il sopravvivente. Anatomia della vita nei campi di morte

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Un saggio profondo e appassionato, che spazia dall’antropologia alla sociologia, dalla psicologia alla biologia, intrecciando la letteratura con una fitta rete di testimonianze che danno spessore di intensa e sofferta umanità alle domande fondamentali intorno a cui si dipana la trattazione. Come può l’uomo sopravvivere in condizioni estreme? Quali strategie sono necessarie per riuscire a opporsi alla morte e infine vincerla? Analizzando i luoghi di morte più famigerati nella storia del ‘900, i campi di sterminio nazisti e i gulag sovietici, l’autore individua nella figura del sopravvivente, cioè di colui che canalizza tutte le proprie forze all’unico scopo di restare in vita e diventare un sopravvissuto che potrà testimoniare l’orrore, l’archetipo contemporaneo dell’uomo che si oppone alla distruzione. Così, paradossalmente, la sua anatomia si rivela un elogio, quasi un’apologia della vita e dell’uomo sulla terra. Dal 1976, anno della sua prima pubblicazione negli Stati Uniti, The Survivor. Anatomy of Life in the Death Camps, subito apprezzato dagli studiosi, è apparso in Europa solo nel 2009, grazie alla traduzione tedesca, accolta con successo. Continua a leggere→

Piede in fallo

di Antonio Sparzani
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Certo che bisogna affrontare un vero viaggio per venire a trovare gli amici in questa valletta appartata e silenziosa, un po’ isolata dal resto del mondo, bisogna proprio venirci apposta a scovare qualcuno, non ci si può passare per caso, oh, ciao, passavo di qua e così son venuto a farti una visita, non si può ‘passare di qua’, tra pochissimo la strada finisce, ma cosa sono tutti quei segnali bianchi disposti regolarmente nei campi, ah, sono i tubi shelter per riparare i giovani alberi da frutto dai morsi di volpi e roditori, che potrebbero danneggiarne il tronco ancora tenero, invece su per di là dove si arriva, ma non lo so, forse in un’altra frazione di Grottanello, carina Grottanello, nella piazza c’è un bar, di quelli proprio di paesotto, tutti uguali sono, o quasi, ognuno però ha una sua personalità, questo qui per esempio è molto luminoso, ha i tavolini, mi fa un tè caldo, per favore, senza limone mi raccomando, certo signore, e anche una briosce, questa qui ha la marmellata, no, guardi quell’altra senza lo zucchero sopra, ma, scusi il tè lo vuole col limone, vero, no, veramente preferisco di no, le spiace se mi siedo qui a leggere il giornale, mancherebbe, mancherebbe, si sieda dove vuole Continua a leggere→

Axis mundi. Racconti della Brianza

 

kleine strolche

 

di Gianni  Fumagalli

 

SCIAVATEN

 

-Ciapa ché, ciapa ché – (prendi qui, prendi qui). La voce un po’ roca e scherzosa di questa bricconata e la scena che l’accompagna mi ritornano  alla mente come una visita gradita. Fanno parte di un immaginario infantile, dolce, bonario e divertente, ma così distante da affiorare come da un tempo astratto che non mi appartiene più. E invece è proprio nostro, mio e di tutti quei compagni di scuola che con me hanno trascorso le prime classi elementari nella metà degli anni cinquanta, nel nostro piccolo paese della Brianza. Il protagonista di questi ricordi è Giuseppe, soprannominato   Sciavaten . Il padre o forse il nonno erano sciavaten per cui la discendenza maschile ereditava il nome che la comunità aveva assegnato loro per trasmissione naturale. Giuseppe. era Sciavaten (ciabattino), prima ancora di esercitare alcuna professione, così andavano le cose in quei tempi. Continua a leggere→

I LIBRI DEGLI ALTRI n.29: Le onde del mare, il ghiaccio dell’esistere, il sogno della vita. Giancarlo Micheli, “La quarta glaciazione”

Giancarlo Micheli, La quarta glaciazioneLe onde del mare, il ghiaccio dell’esistere, il sogno della vita. Giancarlo Micheli, La quarta glaciazione, Pasian di Prato (Udine), Campanotto Editore, 2012

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di Giuseppe Panella

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«XV. Tu che non ti sei piegata / Ai primi freddi della quarta glaciazione / Perché nel mondo interiore non vige legge di consolazione / Della termodinamica non vi si osservano i principi / Né una salomonica distribuzione / Dei delitti e delle pene / Tu che libera ti sei spogliata / Della negazione di questa vita / All’occhio che fiorisce infinito / Contemplando sovrano il mondo in sé / Appari nel disgelo di quest’ora / Fiore di loto dalla neve di Aprile» (p. 160).

E’ uno dei componimenti (il terzultimo) che chiudono questa terza e più complessa raccolta di versi di Giancarlo Micheli. La “quarta glaciazione” cui si fa riferimento è naturalmente quella contrassegnata dal fiume Würm in cui raggiunse il punto termico massimo di avanzamento dei ghiacci. Anche se avvenne nel Pleistocene, all’incirca 12.000 anni fa, è, in realtà, l’ultimo punto di riferimento umano nell’avvicendarsi di epoche calde e fredde nella storia del continente terrestre.

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LUTZ SEILER, “LA DOMENICA PENSAVO A DIO”

Lutz Seiler – Da La domenica pensavo a Dio, Roma, Del Vecchio Editore, 2012

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Il volume, a cura di Paola Del Zoppo, presenta una scelta dell’intera produzione poetica di Seiler, dalla prima raccolta berührt/ geführt (toccato/ portato) alla più recente im felderlatein (nel latino dei campi). Di seguito, due poesie tratte dalla raccolta e un brano del saggio di P. Del Zoppo Odore di poesia, che esplora tematiche e ricorrenze della poesia di Seiler. Continua a leggere→

Stelle, di Fabrizio Centofanti

Stelle

di Riccardo Ferrazzi

Edito da Effatà, esce l’ultimo libro di Fabrizio Centofanti. È qualcosa di notevole nel panorama della letteratura italiana contemporanea. Notevole perché unico. Dal punto di vista tecnico può forse essere accostato al flusso di coscienza alla maniera di Javier Marias; ma, al di là degli schemi narrativi canonici, Stelle non è uno di quei facili romanzetti che ingombrano i banchi delle librerie. Costringe a pensare, anche a costo di allontanarsi dal testo, anche perché dipanare le vicende che intrecciano i molti personaggi potrebbe perfino smorzare l’impressione, l’impatto della lettura, che riporta in vita le atmosfere di eccesso romantico dello Streben e dello Sturm und Drang. Continua a leggere→

Il venerdì “alla chiara fonte”

officinacoviello

Venerdì 8 febbraio ore 18,30 – via Tadino, 20 – Milano
Happy hour & reading
Il venerdì “alla chiara fonte”

Agostino Colombo: Ci fosse un´altra vita.
Introduce Massimiliano Mandorlo

Io sulle spalle ti porterei volentieri tanto sembri leggera
o sei come quei santoni che sono tutto pelle e ossa a guardarli
ma sono macigni perché sono saggi e praticamente
ancorati allo spirito e dunque ben saldi alle maniglie dell´eterno?
Io ti porterei sulle spalle un po´ soltanto
per farti vedere che sono ancora forte
ma anche perché è bello che il vento ti sfiori i capelli
…

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