26. Qualsiasi via d’uscita

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Vorresti fermarti: più i ricordi si accavallano e si stipano nelle pagine del libro, più ti accorgi di quello che è mancato, dell’amore che hai sentito venir meno, giorno dopo giorno, e ti ha spinto a cercare appagamenti miserabili, avventure umilianti con le immagini di carta, l’uso del corpo come un’arma per trionfare sul disagio che covavi dentro e ti faceva arrossire se apparivi in primo piano. Più il tempo passava, più la condiscendenza si mutava in rabbia: diventava insopportabile mangiare insieme, bastava un nulla, un gesto, una parola, per indurre alla rivolta, come la sera che dicesti basta, me ne vado; prendesti il giubbotto e uscisti nel buio della piazzetta, nel mare umido di via Nicostene e poi di via Macchia Saponara, fino a via Prassilla, nella chiesa dove il prete che non t’era mai piaciuto – questo passava il convento fino allora – lasciò cadere un consiglio come un altro, per cui tornasti indietro con i pugni in tasca e il bavero alzato; la tua vita sarebbe diventata una lotta col destino: aveva la faccia del cugino-zio, qualche anno prima, ma adesso si specchiava in chi voleva ignorare il dolore che cresceva, costringendoti a fingere che tutto andasse bene, che tanto avevi un mare di ragazze che facevano la fila alla tua porta; ma tu stringevi i pugni, alzavi il bavero; avresti barattato il mondo intero per una sola carezza di tuo padre, una parola di stima di tua madre; temevano che t’insuperbissi, che salissi sull’ambone col soprabito attillato, davanti alle signore che guardavano ammirate e fra Serafino che assegnava pacche e pacche sulle spalle e confidava – a tutti -: ecco, quello l’ho tirato su da quando non era capace di parlare; e tua madre sembrava la padrona, nella chiesa semioscura, che in fondo preferivi all’astronave in cima allo scalone, dove un Dio troppo lontano non leniva la tua angoscia; stringevi i pugni e urlavi a mamma che non la sopportavi, non volevi più vederla, e lei piangeva, di nascosto, mentre fulminavi l’ennesima ragazza con lo sguardo azzurro e il ricciolo ribelle e ti chiedevi se da questo labirinto ci sarebbe stata, un giorno o l’altro, una qualsiasi via d’uscita.

Oltre stasera

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Bisogna stare in piedi, la panchina
è bagnata; c’è un po’ di sole almeno,
stamattina, un fascio di luce abbaglia
il Conero. Gli uccelli si scambiano
opinioni sul clima, forse. E poi,
domani si ritorna. Ti domandi,
come sempre, se resisterai. Loro
ti aspettano, si aspettano che tu
risolva problemi, dica parole
capaci di trovare anche un motivo
soltanto per alzarsi la mattina.
E credere, ostinati, nella vita.
In fondo, se ti affacci in questo golfo
non è per crogiolarti in un ricordo,
e nemmeno soltanto per sperare
che passi il mal di testa. Questo raggio
di sole è il segno che nel tuo dolore
c’è un senso, che di là della barriera
delle nuvole qualcuno ti cerca
per dirti che una luce c’è, che vale
la pena continuare, oltre stasera.

IL BASSOTTO E LA REGINA, di Melania G. Mazzucco

Il bassotto e la ReginaIL BASSOTTO E LA REGINA di Melania G. Mazzucco

di Massimo Maugeri

Quando si parla di fiabe e favole è abbastanza diffusa la convinzione che esse siano rivolte in via esclusiva ai bambini. È indubbio che, proprio nei confronti dei più piccoli, la fiaba (così come la favola) svolga un’importante funzione di intrattenimento e talvolta (più nella favola, che nella fiaba) anche di formazione, laddove troviamo – come spesso accade – una morale. Tuttavia, considerare fiabe e favole alla stregua di un prodotto letterario rivolto esclusivamente all’infanzia è un errore. Così come sarebbe un errore pensare che siano la stessa cosa. Nella lingua italiana le favole vengono distinte dalle fiabe (anche se entrambi i termini derivano dalla radice latina “fabula” – “racconto” – e i due generi hanno molti punti di contatto): la fiaba è caratterizzata dalla presenza di personaggi e ambienti fantastici, mentre la favola – di norma – è popolata da animali i cui vizi e virtù rappresentano quelli degli uomini.
A proposito di fiabe, di recente si è celebrato il duecentesimo anniversario delle “Fiabe del focolare” dei fratelli Grimm (dove, tra le altre, vengono narrate le storie di Biancaneve, Cenerentola, Pollicino, Cappuccetto Rosso, Barbablù). Persino Google, il più grande motore di ricerca del mondo, ha dedicato il 20 dicembre scorso un doodle (ovvero una versione speciale del proprio logo) alla fiaba di Cappuccetto Rosso per commemorare l’evento.
Parlando di favole, invece, va segnalato il nuovo bellissimo libro di Melania G. Mazzucco, intitolato “Il bassotto e la Regina” (Einaudi, pagg. 112, euro 10, illustrazioni di Alessandro Sanna), con cui questa grande autrice fornisce l’ennesima prova della capacità eclettica della sua scrittura. Continua a leggere→

La tua mano

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Per oggi è tutto grigio, qui, sul golfo.
Il freddo è un colpo secco di rasoio,
un alito che penetra le ossa,
un cubetto di ghiaccio in fondo al cuore.
Ti aspetto per il nostro appuntamento
sotto il cotone sporco delle nuvole,
davanti al panno immobile del mare.
Il Conero muso-di-cane dorme,
in attesa che torni il suo padrone
da un lungo viaggio. Sogna il cielo blu
di qualche estate fa,
quando si arrampicava col Ducato
fino a questa terrazza:
sentiva la tua voce che diceva
di stare attento, che bastava nulla
per rompere la pelle ancora fragile,
come una lamina di vetro. Adesso
sono io che ti chiedo di andar piano,
di farmi una carezza sopra il muso;
perché il grigio che incombe lasci il posto
a una lama di luce. Perché il sogno
ritorni, che sia proprio la tua mano.

simple life#2, di Marta Campi

immondizie

Non chiedo l’elemosina preferisco crepare piuttosto, me la cavo rovistando tra i secchi dell’immondizia, con le mani piene di avanzi, il più delle volte in decomposizione. Mi sento a mio agio tra le cose che stanno per ritornare a niente, questo mio padre non l’ha mai capito. Lui col culto del corpo e l’ego dello spirito non ha nemmeno lontanamente intuito che il mio amore era nel vederlo non uguale agli altri ma diverso, piegato, vulnerabile. Continua a leggere→

25. A egregie cose

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Fatichi a scrivere di Casalpalocco, forse perché ancora devi farci i conti; tua madre è là, ci sono i tuoi fratelli, almeno in parte; è questo che ti spinge a parlare di vacanze estive o del mese in colonia con la Mobil: vorresti posporre all’infinito un confronto zeppo d’insidie e trabocchetti, in cui i piani temporali s’intrecciano e compongono grovigli inestricabili. Continua a leggere→

I LIBRI DEGLI ALTRI n.26: Amici, amanti e altre specie di esseri umani. Marco Piermattei, “I padri di Raul”

Marco Piermattei, I padri di RaulAmici, amanti e altre specie di esseri umani. Marco Piermattei, I padri di Raul, Firenze, Romano Editore, 2011

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di Giuseppe Panella

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Sulla copertina di questo primo romanzo di Marco Piermattei si vede, schizzata con mano sicura dal tratto di Marzia Pieri, una giovanissima donna seduta sulla tazza di quello che si intuisce essere un w.c., mentre mostra le sue mutandine abbassate, le mani incrociate sulle ginocchia e si vede distintamente che porta ai piedi un paio di squillanti scarpe rosse in bella evidenza.

E’ la scena centrale del romanzo, quella da cui partirà tutto l’intreccio psicologico e umano che contraddistinguerà le vicende narrate nella storia del desiderio triangolare vissuto da Danilo e Maurizio, amici per la pelle fin dall’infanzia, una conoscenza nata all’asilo, dove si sono conosciuti dopo una rissa, tanto breve quanto sanguinosa soprattutto per il morale del primo, risultato sconfitto, e Glenda, la bambina mostrata in primo piano e da loro contemplata con stupore proprio mentre si trova nel bagno della scuola. La vista della ragazzina affascinerà Maurizio per tutta la vita mentre lascerà (apparentemente) indifferente il più prorompente e vivace Danilo.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.25: Scheletri, pettegolezzi e vecchi orsacchiotti. Francesco Recami, “Gli scheletri nell’armadio”

Francesco Recami, Gli scheletri nell’armadioScheletri, pettegolezzi e vecchi orsacchiotti. Francesco Recami, Gli scheletri nell’armadio, Palermo, Sellerio, 2012

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di Giuseppe Panella

 

Tutto sembrerebbe essere rimasto immutato nell’edificio milanese in cui era ambientata l’azione tragicomica che aveva avuto luogo nel precedente La casa di ringhiera. Dopo il colpo di genio (o di fortuna?) che aveva permesso ad Amedeo Consonni, tappezziere in pensione e vedovo (non più troppo affranto) con un nipotino, Enrico, che la figlia gli appioppa quotidianamente utilizzandolo come baby-sitter, di risolvere il complesso caso poliziesco della Sfinge di Lentate (Brianza), tutto sembrerebbe essere tornato alla normalità.

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Naturalmente, Sirolo

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Tra il cielo e il mare, qui, non c’è nessuna
differenza: le stesse pieghe morbide
d’azzurro, lo stesso intarsio di chiari e
scuri, proprio come la vita, dirai:
come l’incanto che diventa presto
nostalgia di te, dello squillo acuto
della sedia a rotelle, il gesto svelto
di chi ha deciso che per ora può
bastare. A me non basta mai restare
qui, dove il silenzio lo rompevo io
per dire stupidaggini del tipo:
guarda che bello, immagina abitare
nella casa laggiù, a picco sul golfo.
Tu sorridevi dei miei sogni inutili;
ma il miracolo era che anche loro
si abbracciavano stretti alla realtà;
come tra cielo e mare,
non c’era più nessuna differenza.

Provocazione in forma d’apologo 236

Quando compì quarant’anni e per l’occasione invitò a cena qualche amico alzò leggermente il gomito. Non una vera sbronza, solo un’euforia moderata ma per lui comunque insolita. Quando lasciò la compagnia, non tardi ma tardi per le sue abitudini, s’incamminò verso casa da solo. Incrociava poche persone sotto i portici ben illuminati dalle luci dei lampioni e delle vetrine ancora accese, e a un certo punto fece un incontro per quell’ora abbastanza strano.
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24. La partita della vita

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E’ un posto tutto verde, con case dai colori sgargianti che affondano felicemente tra cespugli e alberi da frutto. La colonia è attrezzatissima: piscina, campo da calcio, lo scenario sognato da ogni adolescente. Ci sei venuto con due dei tuoi fratelli. Continua a leggere→

Vivalascuola. E cosa faccio adesso?

Sugli scritti che seguono, soltanto due annotazioni, di segno opposto. La prima, ha a che fare con il ruolo della scuola che, sebbene con qualche critica, risulta essere stata per tutti e tre i ragazzi (nonostante tutto) positivo. La seconda concerne l’assenza (o la troppo vaga presenza) nei tre scritti di una possibile via d’uscita collettiva dalla condizione di impasse in cui il nostro Paese si trova. Chi ha vent’anni oggi ha assimilato per osmosi l’individualismo, l’egoismo sociale, la menzogna meritocratica. Ecco quindi un compito degno per i più adulti: ricordare ai ragazzi che l’uomo è una creatura politica e che l’indebolimento dei legami sociali e solidali e la loro sostituzione con l’arida contabilità del pareggio di bilancio dello Stato non porterà molto lontano. (Giovanna Lo Presti)

La scuola è finita, rimbocchiamoci le maniche
di Pierluigi Matozzo (neodiplomato Itis, Milano)

Era incredibile, sì, è successo solo qualche mese fa, ma ricordo vividamente come mi sentivo: l’apparente sensazione che tutte le mie preoccupazioni fossero finite, mi sentivo padrone della mia vita… Insomma, la libertà… Continua a leggere→

Il contro in testa e le prospettive future del mito anarchico carrarino

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Il contro in testa. Gente di marmo e di anarchia (Edizioni Laterza) l’ho letto nel giro di poche notti ma ci sono voluti mesi perché mi decidessi finalmente a scriverne. Un libro che parla della propria terra, e che lo fa alla maniera in cui è riuscito a farlo Marco Rovelli, ovvero con dedizione e rispetto, e poesia, e analisi critica e rabbioso disinganno, è un’entità difficile da approcciare, una madre su cui si fatica ad esprimere un giudizio e dalla quale si è quasi intimoriti, perché ogni frase nasconde un ricordo, ogni parola un’aspettativa, ogni descrizione un sogno e una speranza andate spesso, e come dire?, fatalmente, deluse.
Quando poi dalla propria terra ci se n’è andati, anche per i motivi di cui parla l’autore, e nondimeno ci si ostina a tornarvici, allora ogni tentativo di recensione diventa immersione in se stessi più che nelle pagine che ci stanno davanti, e l’analisi del testo si trasforma in ragionamento sui motivi che ne hanno resa necessaria la scrittura.
Rovelli conosce bene quello di cui parla, e ce ne fa racconto attento e affascinante, muovendosi in bilico tra coinvolgimento personale e distacco critico, con un approccio che potremmo definire ‘dialettico’ Continua a leggere→

Mi sta a cuore la trasparenza dell’aria, di Rosa Salvia

rosa salvia

di Daniele Santoro

Mi sta a cuore la trasparenza dell’aria (La Vita Felice, Milano, 2012) è il titolo dell’ultima raccolta di poesie di Rosa Salvia che riprende il primo verso dell’omonima poesia iniziale. Scelta non casuale e che impronta sin dall’incipit, all’insegna di una levità e grazia, questo canto dell’anima che si fa voce di un mondo interiore quanto mai ricco e variegato; canto che rende partecipe il lettore di quel capace immedesimarsi nelle cose quotidiane eppure solenni che solo sanno darci la varietà dell’essere umano, lo stupore della natura. Efficaci, incisive certe immagini poetiche che sincerano il frutto di una frequentazione della nostra (e anche classica) migliore tradizione quale si evince – sovente et scopertamente: da alcuni aulici lemmi (“agape”,“cinereo”); da certe costruzioni superlative (impreziosite da enjambement come in “bianchissimo buio”); da talune citazioni latine (“amica silentia lunae”); dagli espliciti richiami alla mitologia greco-romana (“nottola di Minerva”, “canto di Orfeo”); da certe descrizioni del paesaggio che non si risolvono mai in semplice bozzetto naturalistico, bensì invece in sintonico luogo dell’anima, come in questa strofa, per esempio: “uccelli d’anima che incidono / il pensiero / piegato al vento sacro della bellezza” dove l’isolata parola “pensiero” è incastonata efficacemente tra due quadri naturalistici. Continua a leggere→

23. Stigliano 2

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da qui

Ma il peggio doveva arrivare. Tutto era nato da un baratto, di quelli che si fanno tra bambini. I tuoi soldatini valevano di più; quelli di tuo zio – era più un cugino: uno o due anni più di te – erano dati in omaggio col formaggino Dofocrem, e consistevano in una sfoglia di materiale ignoto destinato a logorarsi in poco tempo. Continua a leggere→

Perciò veniamo bene nelle fotografie.

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Recensione di   Francesca Meneghetti.

Un poema punk sul disagio dei trentenni veneti nell’ex Eldorado.

In una Bustina di Minerva (“Ma glielo abbiamo chiesto noi” del 21 dicembre 2011) Umberto Eco introduce una schematica, ma efficace, distinzione tra prosa e poesia.
La prima parla di cose: “possiedi bene quello di cui vuoi parlare e poi troverai le parole adatte.[…] In poesia accade invece tutto l’opposto, prima t’innamori delle parole, e il resto verrà da sé, “. Ma si potrebbe anche parlare di una prevalente intenzione etica (o di contenuto) nella prima contro una prevalente intenzione estetica, o formale nella seconda.
Il secondo libro di Francesco Targhetta, essendo il primo, “Fiaschi”, una raccolta di poesie, pone al lettore Continua a leggere→

Axis Mundi. Racconti della Brianza

gusto

 

di Gianni Fumagalli

GUSTO

 

Ti raggiungeva prima la sua risata, fragorosa, modulata e sempre in levare, poi vedevi il capannello degli astanti, otto dieci persone tra le quali due tre fedelissimi, sovrastato dalle lunghe e gesticolanti braccia dell’oratore. B. Agostino, per tutti Gusto, era un tipico figlio della laboriosa Brianza dalla quale aveva ereditato quei sacri valori che hanno resistito ai cambiamenti e alla più dissacrante delle rivoluzioni, la globalizzazione, ma tutti rovesciati di segno. Era indolente fino all’immobilità salvo animarsi di una vitalità incontenibile quando dava sfogo all’affabulazione o alla retorica del sesso; aveva un’idea del lavoro fondata sul principio che il denaro deve fruire in un rapporto inversamente proporzionato al tempo, molti soldi in poco tempo; sprezzante verso ogni forma di risparmio, specie coi soldi degli altri, provava orgasmi da scialo compulsivi; eludeva le leggi dello scambio e delle relazioni commerciali percepite come orpelli da dribblare in cento modi; con simpatia obliqua, competenze fasulle, promesse inverosimili. Continua a leggere→