L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 42

Accenti ballerini

Nella sua ultima lezione alla Sapienza Luca Serianni esortò ad accentare il pronome riflessivo “sé” anche davanti a “stesso” e “medesimo”. Benché la forma non accentata sia fortemente maggioritaria, il monito di Serianni è sacrosanto.
Così scriveva Aldo Gabrielli nel 1976: «Se la nostra grammatica non fosse infarcita di queste sottigliezze confusionarie, non sarebbe forse quella reietta che è. Una volta stabilito che il ‘sé’ pronome si deve scrivere accentato per distinguerlo dal ‘se’ congiunzione, non si capisce poi perché uno ‘stesso’ e un ‘medesimo’ che seguono debbano modificare questa regola».
E non si capisce, aggiungiamo, per quale misterioso motivo bisogna confondere gli apprendenti dell’italiano (i bambini e gli stranieri) insegnando loro che quell’accento può esserci o non esserci.

Il punto della situazione

di Fabrizio Centofanti

Fare il punto della situazione: in che senso? La quantità di prospettive è pari al numero degli osservatori. Ma è necessario tentare una sintesi di un momento di grandi tensioni personali e collettive, che ciascuno sente agitarsi in sé e nei contesti che frequenta. Ogni opinione viene espressa “contro”, come fosse indispensabile un nemico da combattere e da abbattere. Ciò radicalizza i poli e accentua le distanze, fino a far emergere il sentimento meno costruttivo in assoluto: l’odio. Vivere di odio non elimina il nemico, ma distrugge sé stessi. È una storia antica;  non a caso Gesù inaugura con un invito la Sua predicazione: cambiate (metanoèite). Decidere di non odiare significa aprire le porte a possibilità diverse, che renderebbero obsoleta un’alta percentuale di comunicazioni più o meno “social”. L’alternativa all’odio è la bellezza. Noi siamo bellezza. Se nella comunicazione interumana circolasse questa vera sostanza della nostra identità, si comincerebbe a dialogare nel senso etimologico del termine: una parola che viaggia dall’uno all’altro senza più violenza, nella certezza di essere accolta. E i soprusi, le oppressioni, le ingiustizie inaccettabili presenti nel mondo? Il male non si vince col male, ma col bene. Se ognuno cominciasse da sé stesso, si innescherebbe una catena di parole e azioni che darebbe vita, in potenza, a un mondo nuovo. Gesù chiede questo: cambiate. Non posso cambiare l’altro, ma posso cominciare da me stesso. Se il mondo si riempisse di bellezza, apparirebbe il ponte che collega il giardino delle origini al giardino della Risurrezione. Giardino, paradiso, «pardes» (in persiano), l’antidoto al tutti contro tutti, all’odio universale; il giardino delle origini sublimato dal giardino del Gesù risorto e dal Suo appello: cambiate, credete in mondo diverso, che è già qui.

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Anne Sexton

di Giorgio Stella

Filo sottile

La mia fede
è un carico enorme
appeso a un filo sottile,
proprio come un ragno
appende i suoi piccoli a una tela fine,
proprio come dalla vite,
esile e rigida,
pendono grappoli
come occhi,
come molti angeli
danzano su una capocchia di spillo.

Dio non chiede troppo filo
per restare qui;
solo una venuzza
e sangue che vi scorra
e un po’ d’amore.
Come qualcuno ha detto:
l’amore e la tosse
non si possono nascondere.
Neppure un colpetto di tosse
neppure un amore minimo.
Perciò se hai solo un filo sottile
a Dio non importa:
Lui te lo troverai tra le mani facilmente
proprio come una volta con dieci centesimi
ti potevi prendere una Coca.

Teresa Wilms Montt

di Giorgio Stella

IV
Dormi quieto, Anuarí. Io sarò sempre tua. Ho mutato il
mio corpo in un altare sacro alle tue carezze e alle tue
labbra, profondo altare di venerazione.

Io reco l’incisione della lama del tuo riso nel punto ove
poso i miei occhi; il tuo riso carnivoro, mordace, che
fa delle tue labbra un bocciolo di sangue, denso di
bianche, lucide semenze.

Anuarí, il tuo sorriso è scempio e distruzione che reca
morte ad ogni mia speranza, il tuo sorriso è per la mia
mente come il lampo che stride nella notte. Madreperla
e veleno distillati dentro il mio cuore per lasciarlo
inerte. Continua a leggere→

Johannes Bobrowski

di Giorgio Stella

Pianura

Lago.
Il lago.
Sprofondate
le rive. Sotto la nube
la gru. Bianchi, splendenti
dei popoli di pastori
i millenni, Con il vento

io risalii la montagna.
Qui vivrò. Un cacciatore
ero, ma mi afferrò
l’erba.

Insegnami a parlare, erba,
insegnami a essere morto e udire,
a lungo, e parlare, pietra,
insegnami a rimanere, acqua,
di me, e vento, non chiedere.

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

L’ “invadenza”

 


«Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:

“Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione”».
 Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
 Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
 Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!». [Lc 11,1-13] Continua a leggere→

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Robert Walser

di Giorgio Stella

Pioggia leggera

Cadeva la pioggia, leggera, leggera
(in una maniera,
che con tutta la mia buona volontà
non riuscirò a dirvi)
su quel grand’uomo dignitoso e pacato,
di genio illuminato,
di fama incoronato,
che stava lì serio e sovrano
tenendo(…) in mano.
Mentre la sua consorte il caffè beve
sui monti c’era, eterna, la neve,
la vedevano chiaramente.
Lui la guardava crudelmente,
freddo ed elegante,
giovane e vecchio, affascinante.
Il grand’uomo mise le mani nelle tasche
e poi gettò uno sguardo fugace
sulla propria attività fino a quel giorno,
al sanatorio c’erano betulle tutt’intorno
e frusciavano.

Miklòs Radnoti

di Giorgio Stella

19 aprile 1931

Ieri hanno sequestrato il mio nuovo libro,
ora sto seduto solo, con le dita
intrecciate attorno alle caviglie, oggi
con superstizione ho scavato sotto la soglia
una farfalla rossa, e lentamente m’addormento.

Mi ricordo! una volta una madre diciassettenne
priva di latte, la donna del mio amico,
si era assopita così stanca sopra la sua bimba di venti giorni
sognando camicine infantili
e scarpe nuove per il marito! e
si svegliò allegra come all’alba
nelle battaglie favolose i guerrieri al suono della tromba!

Mi sveglierò anch’io! sulla treccia
d’oro della mia amata urlerà la luce del sole
oscillando, la mia ombra crescerà fino al cielo
e con i miei ventidue anni sfrontati stanotte
per cena mangerò tre stelle!