80. Da qui

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da qui

Che t’importa dei poliziotti che vagano per il locale? Del gestore che continua a sorridere di sbieco? C’è lei che bussa alla porta, con la busta di giocattoli.  Non le hai chiesto di cosa si trattasse, magari era stata a un sexy shop, di Amsterdam o Londra, se provassi a domandare? Il gestore è gesso immobile, il sorriso imbalsamato, i poliziotti ostentano sicurezza e indifferenza scrutando le facce dei clienti, e tu che quasi speri ti diano una lezione.
– Cosa c’era nella busta? Continua a leggere→

SENZA QUALCOSA

Si diffonde la musica nel teatro, le luci soffuse e le note in libertà segnano l’inizio dello spettacolo. Il balletto iniziale ogni volta stupisce. Stavolta fa qualcosa di più: commuove.
Una figuretta snella appare nella penombra, e la luce della ribalta è subito per lei, che inizia la sua danza. È una farfalla, si libra sul palco circondata da una chioma di bellissimi capelli ricci che le arrivano alla vita. Assurdamente ci si chiede come farà a pettinare quel prodigio, e come farà, la farfalla, a fare tante altre cose. Perchè lei vola, sì, e danza, ma senza ali. Continua a leggere→

“Justine c’est moi”: recensione del dvd Melancholia di Lars Von Trier

Si è già scritto molto a proposito di “Melancholia”, un film che ha in comune con l’altro capolavoro presentato a Cannes nel 2011, The Tree of Life di Terrence Malick, l’essere una pellicola senza scale di grigio: la si ama o la si odia. Due opere simili, per alcuni aspetti, che differiscono molto nell’esecuzione: nitido e cristallino Malick, sporco (ma non quanto un tempo) Von Trier, che pur non ostentando più il Dogma, continua a preferire macchina a mano/camera a spalla piuttosto che cavalletti, dolly, carrelli e quant’altro ostacoli un set. Ma di questo diremo meglio più avanti, concentrando ora il discorso sugli aspetti che emergono dalla visione del film in dvd, in lingua originale.

La storia è quella di Melancholia, un pianeta senza orbita gravitazionale (un “pianeta interstellare”, secondo la definizione astronomica), che entra in collisione con la Terra e la distrugge, come apprendiamo subito dal bellissimo e pittorico prologo-spoiler. I personaggi principali del film sono Justine (Kirsten Dunst – premiata come miglior attrice a Cannes) e sua sorella Claire (Charlotte Gainsbourg),  protagoniste l’una della prima parte della pellicola e l’altra della seconda. In realtà Justine rimane comunque la figura centrale del film e lo domina emotivamente fino alla fine: il suo personaggio è l’unico che compie una reale evoluzione all’interno della storia, gli altri si limitano a reagire a ciò che accade restando sostanzialmente uguali a se stessi.
Nel primo tempo assistiamo allo sfarzoso e patetico ricevimento di nozze di Justine e Michael, organizzato da Claire nella lussuosa magione in cui abita col marito John e il figlio Leo. Continua a leggere→

79. Il gabbiano

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Quanto ci vuole per arrivare giù? Il vento è una carezza gelida che fatica a regalarti un po’ di tenerezza. Tutta la vita in un momento, dicono; è vero: le immagini di te bambina, i colori del tramonto, la sabbia che scotta, il compagno di scuola con la mano macchiata dalla penna stilografica. Cosa penserà? Avresti potuto aspettare, lasciarti prendere dalla mano forte, farti guardare dagli occhi neri e dolci: vi leggevi una nostalgia sfuggente, quasi gli pesasse conoscere i pensieri, non poter fare a meno di vedere dentro il dolore della gente. Continua a leggere→

Chi era Tenzin Choedron?

Tenzin Choedron

di Dianella Bardelli

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L’11 Febbraio scorso una monaca tibetana di 18 anni di nome Tenzin Choedron si è uccisa bruciandosi viva. Il fatto è avvenuto vicino a Ngaba nella provincia sud occidentale del Sichuan, nei pressi del monastero in cui la la ragazza viveva, il Mamae Deechen Choekhorling Nunnery. Tenzin Choedron ha scelto per questo suo gesto estremo lo stesso luogo in cui nel novembre del 2011 si era uccisa nello stesso modo un’altra monaca proveniente dallo stesso monastero femminile, di soli 20 anni.
Il villaggio da cui proveniva Tenzin Choedron si chiama ”Ri-a-luo” (In tibetanoReruwa), nel distretto di Ngaba. Qui aveva frequentato la scuola primaria e dopo era diventata monaca. La sua famiglia è formata da 12 persone, e lei era la più grande di 4 tra fratelli e sorelle. Pare fosse una ragazza silenziosa, che seguiva le regole monastiche e studiava molto, chi l’ha conosciuta ora di lei dice che era intelligente quanto coraggiosa.

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Vittorio Bongiorno. Il Duka in Sicilia

di Guido Michelone

Il Duka in Sicilia è il quarto libro del trentasettenne autore palermitano da anni residente a Bologna: aveva iniziato giovanissimo con il romanzo La giovane Holding (Comix, 1997), seguito dal giallo In paradiso (DeriveApprodi, 2001) e da Il bravo figlio (Rizzoli, 2006 ), ispirato al disco The good son del rocker Nick Cave; diverse anche le incursioni nel cinema dal cortometraggio K sta tornando a casa (1997) al documentario Buia era la notte premio fino ale due sceneggiatura Il Duka (pubblicato come racconto su Alias-il manifesto) e Alma (per l’omonimo lungometraggio diretto da Massimo Volponi.

Il Duka in Sicilia parte da un fatto vero: dal 17 al 19 luglio 1970 allo stadio La favorita di Palermo, dove accorrono circa ottantamila giovani (cifra enorme per l’epoca e ancor oggi) si tiene il primo megaraduno giovanile italiano con tanti musicisti internazionali e nostrani tra cui Duke Ellington, Aretha Franklin, Brian Auger, Tony Scott, Kenny Clarke, Phil Woods, ma anche Exseption, Arthur Brown, Johnny Halliday, Little Tony, Nino Ferrer, Enzo Randisi, i Ricchi e Poveri. E il libro racconta come indirettamente viene vissuto questo grande evento spettacolare e mediatico da una minuscola località nella Sicilia meno turistica più arretrata, già in mano a mafiette e padroncini, contenendo costantemente un tono agrodolce e tragicomico, che forse è il punto di forza dell’intero romanzo. Continua a leggere→

78. Segreti

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– Ho conosciuto una teoria che mi ha lasciata a bocca aperta.
– Quale?
Il cantante ha gli occhi chiari, intensi.
– Nell’universo tutto è unito; c’è una prospettiva da cui il tempo e lo spazio sono presenti sempre nello stesso istante.
– Ci sei arrivata.
Il pub è una bomboniera ingombra di marchi e di bottiglie appese su strati e strati di scaffali. Continua a leggere→

“Ritorno ad Ancona ed altre storie”, di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi

In uscita Ritorno ad Ancona ed altre storie, di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi

La vita e la sua ordinaria esistenza a volte può rivelarsi una trama convincente e coinvolgente. È questo che trasuda dalla ricche righe di Ritorno ad Ancona e altre storie, libro edito dalla giovane casa editrice Lettere Animate e scritto a quattro mani da Lorenzo Spurio (nato a Jesi nel 1985) e Sandra Carresi (di Bagno a Ripoli). Un libro nato da un’idea di Lorenzo Spurio e dalla sua voglia di raccontare la vita con tutta la sua straordinaria e prepotente vigoria. Continua a leggere→

Provocazione in forma d’apologo 214

Su uno dei miei balconi, a un metro di distanza una dall’altra, si trovano due piante: un olivo alto e sottile, che sebbene stento riesce sempre a dar qualche oliva, ed un’aucuba bassa ma tanto rigogliosa che non si direbbe quanti tagli ha dovuto subire per rimanere in vita. Le due piante, ho detto, son separate da un metro; ma ognuna di esse è dono di persona a me carissima un tempo o al presente, e quel metro vale mille chilometri.
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77. Come sei

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Chi sarà a quest’ora? Non aspetti nessuno. La casa è triste, da quando ci stai solo. Hai sperato, di tanto in tanto, che qualcuno arrivasse all’improvviso. La tua vita si svuota a poco a poco, ma non lo ammetterai.  Chi può prendersi cura di uno come te? Pensi che se ti sentissi domandare come stai andrebbe tutto meglio. Invece insisti a macinare obiettivi troppo grandi. Sei ancora l’antagonista di tuo padre, avverti il suo fiato, la sua ombra, il sorriso sarcastico che accompagna il ritornello: buono a nulla. Continua a leggere→

IL TERZO SGUARDO n.38: Chi ha paura di Guido Piovene? Franco Cordelli, “L’ombra di Piovene”

Chi ha paura di Guido Piovene? Franco Cordelli, L’ombra di Piovene, Firenze, Le Lettere, 2011

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di Giuseppe Panella*

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Perché Guido Piovene è stato dimenticato dagli editori, dai lettori e anche dai critici e sopravvive stentamente in qualche tesi di laurea? Secondo Franco Cordelli, la prima ragione per cui nessuno oggi legge più le sue opere (romanzesche e diaristiche) è dovuta al fatto che lo scrittore è sempre rimasto il grande giornalista che fu, anche nell’opera di finzione. La seconda è più complessa:

«La seconda ragione per cui Piovene non viene più letto è anch’essa duplice, letteraria e filosofica. In questo senso Pampaloni ha ragione. Piovene fu mostruosamente intelligente. Ma l’intelligenza, l’essere stato uno scrittore per così dire francese (alla Constant, alla Sènancour, tutto analitico, privo di quella divina facoltà, diventare plastico, se non corporeo) è sempre, in Italia, percepito come limite, come colpa. In questo caso, una colpa in più. L’altro aspetto dell’intelligenza di Piovene è lo stesso che condanna Flaiano. Se Flaiano si salva è per i suoi meriti comici, cioè extra-letterari. Ma egli fu uno dei grandi scrittori nichilisti del Novecento italiano. Un altro fu Piovene» (p. 10).

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Poesie di Nunzio Festa

Un breve estratto del poema di Nunzio Festa Quello che non vedo (Altrimedia Edizioni, 2010), seguito da due poesie tradotte anche in inglese.

l’istinto è di considerarmi
avvelenato e vinto
battuto
di non riuscire a rimettermi
nel funesto
sconfinamento
che di sconfinare
sento il bisogno
pure
la riga reale è quella
da sotterrare
accanto ai limoni marciti
l’alibi della sorella
ho da sfamare
con i musoni
di tutte le piazze
ammattiti dalle nefandezze
e con le battute
le treccioline irsute
incatenate
ancora una volta intruppate
nei villaggi turistici
in megaschermi calcistici
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Formazione o deformazione?

 

 

 

Educare

 

Alla radice di tutte le teorie dell’educazione sta l’idea dell’individuo come un essere in divenire, una potenzialità da sviluppare affinché possa tirare fuori il meglio di sé o, per dirlo con le antiche parole di Pindaro, conoscere se stesso e diventare quindi ciò che è. Perché, a differenza dell’animale, l’uomo non funziona soltanto secondo una meccanica determinata dalla sua immutabile natura, ma possiede autocoscienza ed è dotato della forza di volontà che gli permette di ricrearsi in ogni momento della sua vita individuale e storica.

L’idea dell’educazione ha necessariamente bisogno di definire un ideale. Nella tradizione occidentale, l’uomo consapevole delle sue infinite possibilità prende in mano il proprio destino sulla terra per diventare quel soggetto autonomo della storia che l’Illuminismo proclama come ideale assoluto. Continua a leggere→

76. Un po’ troppo

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da qui

– Dimmi qualcosa di più del tuo romanzo.
– Cosa vuoi sapere?
Afferri il boccale e mandi giù il sorso più lungo da quando siete entrati. Stai fissando gli occhi della donna: come hai fatto a non accorgerti della sua bellezza? Cosa scatta nella mente di un uomo, facendolo passare dall’indifferenza a un battito di cuore accelerato, quali reazioni chimiche o biologiche lo accendono senza dargli possibilità di difendersi o fuggire?
– Tutto: di cosa parla, dove vuoi arrivare, cosa ti aspetti che resti nel cuore del lettore. Continua a leggere→

Mancando a se stesso. Il canto alla dissipazione di Francesco Forlani.

Di Livio Borriello

Che si può dire con le parole? Le parole possono dire ciò che siamo? Ciascuno di noi, in realtà riesce a dire qualcosa di ciò che è dicendo cose che non è, e lasciando quindi inespresso quel che era. La cosa si complica nel caso di Francesco Forlani, che sembra manifestare una certa renitenza ad essere qualcosa, o almeno qualcosa di fissato. Forlani è infatti un dissipatore, un dispositivo di dispendio che esiste in quanto si rilascia e sperpera nel mondo. Forlani si produce nel mancare a se stesso, è quella cosa che è dove prima sarebbe stato, e dove dopo era stato, perché non è mai quello che è appena stato e che sta or ora per essere. E’ una migrazione continua, un esiliarsi incessante, una sparizione perpetua, che come certi animali selvatici è identificabile solo dalle tracce del passaggio, borre, escrementi, carcasse delle vittime, impronte, ricordi annebbiati di chi l’ha visto, che però non sa dire bene se si trattava di un gatto, una pantera fuggita dal serraglio di un miliardario, lo yeti nemmeno tanto rasato, un’ipnagogia da sbronza, o il pezzo di un oggetto esploso che sarà poi ritrovato nei paraggi. E’ il nomade perfetto, il girovago e saltimbanco. Si firma spesso effeffe, e in questo senso l’ho chiamato talvolta l’effeffervescente. Con termine moderno, è il performativo, o il processuale, colui che si definisce in itinere. Continua a leggere→

75. Senza far rumore

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Cosa si prova? Lui ha allungato il braccio, ma non ha fatto in tempo. Ora sei tu, coi sogni che volano a un’altezza incalcolabile, quanti metri saranno? L’angelo sei tu, le ali che spingono verso il tuo passato, il giorno in cui eri innamorata, possibile? di un uomo più grande, in tutti i sensi, o almeno lo credevi, con lo sguardo di bambina persa, di pulcino bagnato, l’avevi trovato finalmente. Continua a leggere→

74. La cura

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Sono riuniti in uno sgabuzzino angusto, parlano a voce bassa, due uomini dalla pelle scura fumano qualcosa.
– Nulla?
– Nulla.
– Non possiamo arrenderci. Dev’esserci una traccia, un segno qualunque del passaggio dell’attentatore. E’ stato qui, sappiamo che non manca molto.
– L‘ufficio del capo?
– Rivoltato come un calzino. Lui si è presentato a mezzogiorno, raccomandandoci di finire presto.
– Io ho trovato questo. Continua a leggere→