Ritorno al futuro

di Ezio Tarantino

Oggi vi suggerisco di fare un viaggio nel tempo e nello spazio. Salite su una “e” e dopo un elettrizzante giro della morte vi ritroverete a cavallo di una “a”. E così da Cinecittà atterrerete a Cinacittà: dagli studi di Cinecittà sulla Tuscolana, nel 1960, sarete approdati in un anno qualsiasi del futuro prossimo, in una Roma molto diversa da come la conosciamo.

Per fare questo viaggio vi servono due libri: C’era una volta il futuro, di Oscar Iarussi, edizioni Il Mulino, e Cinacittà, appunto, di Tommaso Pincio, edizioni Einaudi Stile libero.

Il libro di Iarussi, giornalista e critico cinematografico della Gazzetta del Mezzogiorno di Bari è, fatevi conto, un grande telo bianco disteso su un bel pezzo di storia italiana, sul quale sono proiettate, in modo simultaneo, o in un montaggio alternato dal ritmo sincopato le immagini della nostra storia recente. Si comincia dal 1960, l’anno della Dolce vita e si arriva ai giorni nostri, ma forse è il contrario, si parte dai giorni nostri, dalla politica, dal cinema, dalla televisione (soprattutto dalla televisione, cioè dalla politica), e si arriva al 1960. O forse si va e si ritorna su e giù, sopra il telo bianco, senza sottostare a uno schema troppo rigido.
Il tema del libro è la Profezia. Il profeta è Federico Fellini e l’oggetto del suo vaticinio è l’Italia, il suo degrado che oggi definiremmo “televisivo”, ma che cinquantadue anni fa sarebbe suonato come una bizzarria. La televisione era appena nata, e non disturbava i sonni di nessun intellettuale, o quasi (Umberto Eco già stava affilando i polpastrelli: il suo famoso saggio su Michael Nicholas Salvatore Bongiorno, detto Mike, è infatti dell’anno seguente).

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.90: “Intus et in cute”: il tempo secondo di Franco Manescalchi. Franco Manescalchi, “Selva domestica”

Intus et in cute: il tempo secondo di Franco Manescalchi. Franco Manescalchi, Selva domestica (1956-2006), prefazione di Marco Marchi, Firenze, Polistampa, 2011

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di Giuseppe Panella*

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Selva domestica è il tempo secondo della produzione poetica di Franco Manescalchi: secondo in ordine di tempo (anche se raccoglie testi che vanno dal 1956 fino a tutto il 2006), secondo nel senso etimologico del termine in quanto felice ritorno alla scrittura poetica dopo l’apparente chiusura delle pagine liriche presentata in La neve di maggio, la precedente raccolta che chiude il secolo che è trascorso o forse apre il secolo che viene. Selva domestica è, dunque, ancora un libro di sintesi ma nel senso peculiare in cui il termine può avere per un poeta come Manescalchi.

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La brutta situazione dei Paesi a moneta Non Sovrana, di Giovanni Acquati

C’è una cosa che sta particolarmente catalizzando la mia attenzione e che può aiutare a capire lo stato della nostra situazione sociale e il modello economico che stiamo perseguendo: la moneta, ovvero l’Euro. Che moneta è? Chi la emette? Chi decide la sua gestione? La moneta, ricordiamocelo, è la massima espressione della sovranità di uno Stato, ma l’Europa non è uno Stato, è un insieme di Stati. E allora l’Euro di chi è? Quando lo Stato ne ha bisogno che fa? Continua a leggere→

72. Chissà

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da qui

Ti sembrava squallida la corsa dentro la città, le gomitate con la gente, la paura che qualcuno vi fermasse, le manette, il processo, la prigione in due sezioni diverse, i secondini corrotti, il cappellano assente, e invece siete qui, in un pub pieno di fumo, immobili, gli occhi negli occhi, non l’hai mai visto da così vicino, perché stai per piangere? Continua a leggere→

Ghe pensi mi 2.0

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=x_9FT1cTb8Q&w=360&h=215]Interessante, sintomatica, emblematica l’intervista al ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione Andrea Riccardi a Che tempo che fa. Abbiamo ascoltato questa esposizione di buoni sentimenti, buona volontà, l’integrazione, i dubbi etici sugli interventi del suo governo, il colloquio con Fidel Castro, la comunità di Sant’Egidio, il soccorso ai senzatetto della Stazione Termini ecc. Impossibile non essere d’accordo, disumano non sottoscrivere, poi con quei modi affabili e quella faccia da buono…
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LA NOTTE DI KREUZBERG, ANIMA TURCA DI BERLINO

di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Piove, a Kreuzberg. Sono appena uscito dalla stazione della metro di Moritzplatz (foto qui a sinistra, da Wikipedia), dopo una serie di cambi e di percorsi avventurosi nell’avanzatissima metropolitana di Berlino. C’è un chiosco che vende hot dog e roba simile. Mi riparo sotto la tettoia, e un tipo mi offre una patatina fritta. Dico di no, mi scanso e mi rituffo sotto, per sbucare dall’altra parte della piazza.

Mi hanno detto che Oranienstra?e è piena di pub e locali, l’arteria centrale di questo quartiere alternativo, dove si concentra la comunità turca della capitale tedesca. Quando sono uscito dall’ostello era ancora bel tempo. Poi si è rannuvolato tutt’insieme ed è venuto giù il diluvio. Capricci del clima nordico. Mi infilo nel primo bar che trovo. Saluto in inglese e chiedo se hanno qualcosa in contrario a che aspetti che spiova sotto la tenda. I gestori non capiscono, ma sorridono. In TV c’è Udinese-Arsenal, ritorno del preliminare di Champions League. I friulani stanno per essere eliminati. Passerà, la pioggia, mi dico. E invece no.

Accanto a me, un uomo che sembra un boss col mal di pancia fa e riceve telefonate in continuazione. Alla fine salto fuori facendo lo slalom tra le gocce e sfruttando la striscia di venti centimetri protetta dalle grondaie. Passo accanto a vari localetti, tutti dall’aria vuota e avvilita, e arrivato a Oranienplatz sono già zuppo. Continua a leggere→

4 ottave

di Anonimo

1

questo sorso di loto, il sonnifero

per non dormire, l’olio sulla pelle,

il riposo: presenti. e l’uomo esce

dal fodero di carne troppo umida

che non è pace, non dà più la pace

e si sogna. in un fremito, restare

la mente intera, qui la forza cresce

forse, al resto infelice non si pensa.
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71. Vizio

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da qui

– Devi imparare a suonare la tua musica.
– Mi hai spaventata: per poco non cadevo.
– Non volevi buttarti?
Perché, quando parla, ti senti una bambina? Cosa c’è in quegli occhi? E’ come quando chiedevi perché a qualunque cosa. Provi tenerezza per ciò che ti circonda. No, non vuoi! Continua a leggere→

Cronache dalla neve

 

 

 

di Matteo Bianchi

 

 

 

Temperature sotto lo zero:

ancora vittime al Nord.

 

 

 

1.

 

A Venezia di nessuno,

in cui, tra vento e mare,

non rimane molto spazio

per sperare.

 

 

Cercavo una porta d’acqua

tra calli annerite dal sale

e pali di legno marciti. Continua a leggere→

70. Cometa

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da qui

Perché piangi Dalia? Non segui più le manovre della falsa squadra delle pulizie che mette sottosopra la sede della Casa, non cerchi di sapere se Fausto sia presente, ti chiedi perché lotti per uno straccio d’amore che non ha più nulla da dare o da ricevere, ti domandi se davvero quest’anno, come dicono, sarà la fine del mondo, la fine del tuo mondo, del sogno di bambina, la famiglia felice, l’affetto inossidabile, l’abbraccio appassionato sotto le tue stelle, Markab, Shedir, Alderamin, ti aspetti che la supernova divori gli uffici carichi di libri, le scale arrampicate sui muri biancolatte ingombri di poster colorati. Continua a leggere→

Vivalascuola. Appunti d’assessore. Per il 150° dell’Unità d’Italia

A 150 anni dall’Unità d’Italia permangono immutate alcune questioni: per restare nell’ambito della scuola, la “questione meridionale“, la “questione romana“, la distanza tra “paese legale e paese reale“. E adesso il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni lancia uno strappo alla Repubblica nel settore dell’educazione. A che punto siamo? Che Paese siamo? Ci sentiamo davvero italiani? Ci sentiamo o no parte di una nazione?

Insorgere per risorgere. Non solo contro lo “straniero“
di Donato Salzarulo

I più pericolosi nemici degli italiani sono gli italiani stessi
M. D’Azeglio

Quando il Sindaco e i colleghi di Giunta, un mercoledì di quasi estate del 2010, mi affidarono il compito di organizzare e coordinare le iniziative nella nostra città per il 150° dell’Unità d’Italia da un lato mi sentii onorato, dall’altro perplesso e disorientato. Continua a leggere→

“Il crocifisso”, di Leonardo Marini

Recensione di Giovanni Agnoloni

Ho maturato da qualche tempo il convincimento che Dio non sia qualcuno in cui si crede o non si crede. Lo si è o non lo si è. O meglio: lo si riconosce o non lo si riconosce come presenza/Fonte energetico-spirituale, dentro di sé.

Lo dico perché c’entra con questo romanzo di Leonardo Marini, intitolato emblematicamente Il crocifisso (Galaad Edizioni, 2011). È un libro molto particolare, il terzo romanzo di questo brillante sceneggiatore, tra gli autori dell’adattamento televisivo dei romanzi di Andrea Camilleri della serie del Commissario Montalbano.

Il suo romanzo, però, non è la storia di un’indagine, per lo meno non in senso immediato. In realtà, indaga eccome. Il protagonista è Alessio Parisi, un maestro elementare un tempo “credente”, ma poi serenamente riconosciutosi “ateo”, sposato a una donna (Giovanna) anche lei priva di fede, e padre di due bambine non battezzate. Continua a leggere→

69. Idee

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da qui

Ti avrà chiamato veramente? In fondo lo speri: chi è il cantante che ogni tanto appare sulla scena lasciandola pericolosamente in bilico, facendo balenare novità, squarci nella monotonia del tuo lavoro? Non sarà un appello a scuoterti, a prendere in mano la tua vita, perché è vero che sei il presidente ma, alla fine, sei felice? Continua a leggere→

L’unica cosa concreta che in fondo abbiamo

“Tutti i personaggi della letteratura sono fantasmi. Emma Bovary e i Finzi-Contini sono fantasmi. Sono fantasmi gli eroi dei cicli bretoni, i re shakespeariani e i mostri di Lovecraft. Achab e la sua balena sono fantasmi” dice Francesco Longo in un bell’articolo sull’ultimo libro di Michele Mari, aggiungendo, subito dopo, che è la consapevolezza che la letteratura sia l’unica “scienza esatta dei fantasmi”, appunto, a innervare il nuovo libro di Mari.
La recensione di Longo è come sempre accurata e condivisibile, né mi sognerei mai di metterne in discussione i nodi focali, e l’unica ragione per cui mi sono permesso di citarne l’incipit è che quel “tutti i personaggi della letteratura sono fantasmi…” ha liberato dal sistema di controllo che vi avevo costruito attorno, tutta una serie di riflessioni che da tempo gravitavano ai margini di alcuni dei miei post.
Non ci sono dubbi circa i fantasmi. Nessuno sano di mente al giorno d’oggi ne metterebbe in discussione l’esistenza. Io ad esempio Continua a leggere→

Love Out


Chi ha conosciuto l’amore assoluto? Ma assoluto sul serio. L’amore che non scende a patti con nessuno, arriva come una tempesta e spazza via tutto. Sradica gli alberi, scoperchia i tetti. Una mattina cerchi i tuoi calzini ma non c’è più niente, tutto volteggia in aria. È passato un turbine e ha rimescolato ogni cosa, e tu ci sei dentro. Nel vortice. Io l’ho conosciuto, un amore così. L’ho conosciuto davvero e ve lo voglio raccontare.
Tiziano Scarpa, L’amore assoluto – Love Out, Transeuropa 2012

Un viaggio avventuroso nei territori dell’amore, con racconti e poesie di Silvia Tebaldi, Alan D. Altieri, Francesca Matteoni, Giulio Milani, Marilù Oliva, Raul Montanari, Tiziano Scarpa, Veronica Tomassini, Paola Ronco, Gianluca Morozzi, Filippo Casaccia, Gilda Policastro, Marco Rovelli, Patrizia Debicke van der Noot, Mauro Baldrati, Anna Lamberti-Bocconi, Geraldina Colotti, Francesca Genti.

L’opera sarà presentata a Bologna lunedì 13 febbraio alle ore 18,30, libreria delle Moline (Via delle Moline 3), con la partecipazione di Marilù Oliva, Silvia Tebaldi, Gianluca Morozzi, Mauro Baldrati

Roma, martedì 14 febbraio alle ore 18.00, libreria Koob (Via Poletti 2), con Gilda Policastro, Geraldina Colotti, Luciana di Mauro della rivista Leggendaria

Premio di poesia “Le gemme”

Premio di poesia “Le gemme”

I^ edizione

Scadenza 30 aprile 2012

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La casa editrice Progetto Cultura ha inaugurato nel 2011 la nuova collezione di quaderni di poesia “Le gemme”, curati da Cinzia Marulli Ramadori, al fine di testimoniare momenti di elevata ispirazione poetica tali da potersi legittimamente inserire nel panorama letterario contemporaneo per la loro unicità e significatività, sia dal punto di vista contenutistico che stilistico.

L’intenzione, infatti, è quella di raccogliere le gemme di ogni autore per sintetizzarne il discorso poetico e, al tempo stesso, facilitarne la diffusione, utilizzando un formato semplice ma elegante e di immediato impatto visivo.

Nell’ambito di tale iniziativa, Progetto Cultura promuove la prima edizione del Premio di poesia “Le gemme” (in appresso, per brevità, Premio). Continua a leggere→

Di me diranno, di Luca Benassi

Le prose poetiche di Luca Benassi conservano l’atmosfera e i personaggi della tradizione religiosa cristiana: l’asino ( Di me diranno la pazienza della soma. ), il bue ( Di me diranno il fiato caldo. ), la stella (Di me ricorderanno la luce che segna la strada verso il bimbo. ), il fico ( Di me diranno sterile,…), il gallo ( Di me diranno il pianto amaro del tradimento. ), la croce (Di me diranno il segno della storia. ), il lago (Non c’è rete al dubbio se non quella / tesa al pesce, a rinnovare il mestiere del lago. Ma nel collaudato meccanismo dell’allegoria, Benassi introduce due sostanziali innovazioni: la rinuncia a qualsiasi morale spicciola e soprattutto l’elemento sorpresa. Mi viene spontaneo un riferimento a La Buona Novella di Fabrizio De André, per il quale il legame con i Vangeli Apocrifi è al contempo profondo e tenue: allo stesso modo per Benassi il ricorso alla rappresentazione tradizionale del Natale. Egli fa riferimento alla tradizione cristiana del presepe, ne usa alcuni strumenti, per poi stravolgerne lo schema statico e rituale. Continua a leggere→

68. Vetrine

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da qui

Verso dove state correndo disperati? La gente, ai tavolini, vi guarda come foste marziani. Lanci occhiate rapide alle vetrine dei negozi, ti soffermi per un attimo su una pizzeria dalla tenda tutta rossa, come i ricci di cui sei andata sempre fiera, ma che razza di pizze fanno qui? Sembrano crostate. Arturo ha ancora il casco sulla testa, s’immagina inseguito da un elicottero della polizia tedesca, per questo devia di scatto trascinando per la mano la giovane che si lascia sfuggire un grido soffocato, nella piazza piena di cabine telefoniche, due ragazze con il passeggino si fermano impaurite, togliti il casco! Continua a leggere→

67. Fate largo

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da qui

Perché sei salita fino a qui? Cosa ti prende, Ester? La tensione è all’apice, non la reggi più? Pensi che sia così facile finirla? E perché poi? Fausto ti sfugge? Non può essere un’occasione per ripartire meglio? Non saresti felice per una coppia che può riconciliarsi? Pensi solo a te stessa e alle tue comodità? E’ il presidente: e allora? Non ti ha detto, l’uomo dal soprabito scuro, che la sede potrebbe subire un attentato? Che fine farebbero il potere, la ricchezza?
– Guardate, c’è una donna sul tetto! Continua a leggere→