Marco Munaro, Viaggio al Sud

di Giorgio Stella

Viaggio al sud

Le nuvole trascorrono sopra paesi
in cima ai monti,
sopra l’ occhio che le guarda stupefatto

ai fianchi, gli alberi digradano
Vorticano oscuro amore

Nota

La poesia di Marco munaro si sa è magnetica, nel caratterismo di una calamite sfingica – qui in Viaggio al sud il processo di ricomposizione del panorama è dettato dall’ oggetto a sé medesimo – (…) ‘ sopra l’occhio che guarda / stupefatto in un “oscuro amore” … ‘le nuvole (***) ‘in cima ai monti’ – ci piace pensare ad un’ atmosfera di sedie a dondolo di cappelli panama e perché no un bel sigaro… Siamo in Viaggio al sud no? E un bicchiere sempre in mano.

Le cattive parole, di Francesco Maria Marino

di Alida Airaghi

Due noti docenti universitari, i Monsignori Stefano Guarinelli e Dario Viganò, si sono occupati nel 2014 e nel 2016 della maldicenza come piaga devastante del vivere civile, in due volumi dal titolo molto espressivo: La gente mormora e Il brusio del pettegolo, rispettivamente per le edizioni San Paolo e Dehoniane.
Qualche mese fa anche Tau, altra casa editrice cattolica con sede a Todi, ha pubblicato un agile libro di Padre Francesco Maria Marino, dal titolo ancora più esplicito dei due citati: La lingua non ha ossa ma le rompe, e con un sottotitolo più ponderato (I peccati di lingua tra spiritualità e psicologia). Continua a leggere

Giorgio Stella. La poesia cosmopolita

La poetica cosmopolita: l’ essere poetico è statico per emergenza non per urgenza di essere poetico – se si sommassero, i divisi, sarebbero moltiplicati dall’ essere poesia cosmopolita. Quante poesie si intitolano poesie!? La matematica non ci aiuta e allora andiamo nel ramo della religione… Cristo si è fermato ad Eboli ricordi!? Oh tu che leggi Dio! Quindi la condizione cosmopolita è una verifica retroattiva! In effetti un posto proposto dal posto medesimo si emancipa al piano successivo che lo ha amplificato come soggetto del successivo oggetto. La poesia cosmopolita non interroga la cifra che la suggerisce tale ma la immerge nella cifra stessa che, confermo, a sé medesima si attrae. Il gergo di voce non ci interessa: la poesia cosmopolita è il quando nel come del vuole, intendiamoci bene: niente.

Tre fisse. Domande semplici e concrete.

di Patrizia Baglione

TRE FISSE AD ALESSANDRO ANIL

•  Quanto influisce bellezza, dolore e amore nella tua poesia?

Bellezza, amore, dolore sono un tutto uno, non si può avere uno senza l’altro e insieme compongono l’aria dentro cui viviamo, come un animale acquatico è circondato dall’acqua. Un’organizzazione umana, senza amore, è semplicemente rivolta all’efficienza, così una vita senza amore diventa una vita semplicemente efficiente, produttiva. Noi abbracciamo il figlio, baciamo l’amata, questi comportamenti sarebbero inadeguati per il vicino di casa che è venuto a trovarci. Possiamo però amarlo nello stesso modo. Le relazioni sono diverse in base alla manifestazione dell’amore, ma l’amore è sempre presente. Per questo dovrebbe essere considerato una inclinazione. In alcuni casi questa inclinazione si intensifica e viene vissuta come un accadimento. Questo amore, spesso fra due persone, lo conosciamo meglio perché porta dei cambiamenti visibili in noi. Una poesia senza amore è una poesia efficiente e noi non sapremmo cosa farne di una poesia efficiente. Ma qui c’è un altro discorso. L’amore non essendo una manifestazione dell’efficienza è sempre stata vissuta come qualcosa di molto pericoloso, può far fare scelte incomprensibili per i nostri obbiettivi, può minare una società basata sull’efficienza. Una poesia che segue i moti dell’amore non si chiede ad ogni passo se questo verso è giustificato da un bagaglio teorico, lo fa e basta. La pericolosità di questo discorso sta nel fatto che potrebbe lasciare spazio a un verso meno sistematico. La controparte del rischio sta nel superare il proprio bagaglio culturale. Quante volte ci viene detto di stare lontani da una persona e non facciamo.

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Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. Il Mistero. 3

Il Mistero 3.  Il piano di sopra

 

Fuggono fotografie dalla testa dell’uomo affacciato al finestrino del treno. Foto di famiglia che volteggiano sparpagliate anche in seconda, terza e quarta di copertina. Sono ricordi che viaggiano all’indietro, frammenti di una realtà che la sua testa non è più in grado di custodire. Continua a leggere

Augusto Pivanti, Confluenze. Poesie scelte 2004 – 2023

di Rosa Salvia

Straordinario cantore del valore della memoria e degli affetti, Augusto Pivanti rappresenta un convincente punto di equilibrio tra realismo e surrealismo anche per l’acceso cromatismo
che solca la sua produzione poetica (basti citare il singolare connubio fra poesia e fotografia
talora voluto e cercato come nella raccolta I canti della presenza assente, 2018, un “cantare”
frantumato e poematico allo scopo di tener viva la voce di venti poete eccelse del secolo scorso,
fino alla beatitudine di stare fra le une e le altre, nei vicoli nascosti della meditazione onirica.) Continua a leggere

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Maranathà

«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo». [Lc 21,25-28.34-36] Continua a leggere

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Postille alla poesia, di Maurizio Soldini 5. Antonio Prete

Postille al libro di poesia di Antonio Prete, Convito delle stagioni, Einaudi, 2024

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La raccolta consta di sette sezioni: Convito delle stagioni, Tempo rubato, Per un bestiario, Lezioni di tenebre, Quaderno blu marino, Fiori d’aria e La lengua, lu ientu.

Natura e tempo permeano tutta la Raccolta. 

Natura animale, vegetale, umana, terrestre, celeste, natura cosmica. Terra e cielo. Finito e infinito. Visibile e invisibile, presente e passato. Il tutto nella loro commistione. E la contemplazione del tutto.

Tempo: <<Il tempo, con la sua gloria, con le sue disfatte,/ è raggiera di opache scintille all’orizzonte,/ dove un velo copre i giorni, sforma le figure>>. Continua a leggere

20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

Tutto quello in cui credo/ è crollato. I primi due versi della raccolta di Olivia Balzar, ed il titolo Là dove finisce il mondo (Ensemble, 2024), delimitano subito e assertivamente il perimetro semantico dell’opera. Precisamente, non è un libro sulla fine della storia ma sul trapasso di un’epoca. Le ferite che parlano con la poesia sono pieghe di un tessuto sdrucito, passaggi drammatici di cammini necessari. La singolarità, tuttavia, sta nel fatto che nulla di ciò che sta morendo – di cui siamo testimoni – appartiene veramente all’autrice e alla sua generazione. Il mondo che sta finendo non è il suo ma il mio, il nostro mondo di genitori e fratelli maggiori. Eppure, come sempre avviene nel crogiolo della creazione artistica, questo peso fatto di un interno universo immaginato (attraverso la mediazione della letteratura, della musica, del cinema) grava qui sull’anima di una sola poetessa. Siamo della materia di cui sono fatti gli incubi. Ma non sono i suoi incubi. Sono i nostri. Come un sogno dentro un sogno, anche un incubo (individuale) può stare dentro un altro incubo (collettivo). La poesia dimostra tutta la sua funzione mimetica.

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Senza vederlo

Ci chiediamo: com’è possibile avere intimità con Dio, senza vederlo? Basta che Lo veda Gesù, nostro Fratello.

[ricordo, ogni tanto, che questi brevi testi sono ispirati al diario di Gabrielle Bossis, mistica francese del ‘900]

Rendez vous. Poeti che si parlano. Alessandro Pertosa e Massimiliano Bardotti

Con Luca Pizzolitto abbiamo immaginato uno scenario confidenziale, uno spazio e un tempo per parlare di poesia al di là delle forme più consuete. Ripartire da una condivisione che esplori le note nascenti della comunicazione artistica, un salto senza rete sulle corde della fiducia: è ciò che proponiamo per provare a far convergere, una volta di più, la poesia e lo spirito.

Giorgio Stella, una poesia

[dedicata a Jirí Orten]

Se siamese fosse l’ urto di coccio il provvido cerchio sarebbe l’ arco di riflesso, curvo, scuro, come un sasso bianco di lacrime a cui mi oppongo – i tronchi gialli delle ringhiere pitturare dalle flebo di sangue come non fosse nessuno il tutto del quando era niente il per sempre. Ora scocca il sonaglio dell’ opera Santa, che riprova nell’ organo l’acrobazia della parola.