Lei è (scrivere poesia) – Anamaría Crowe Serrano

Anamaría Crowe Serrano è poetessa e scrittrice irlandese, di origini spagnole. In italiano ha pubblicato un libro di racconti tradotto da Riccardo Duranti per Leconte Editore, dal titolo Dall’altra parte. Di recente è uscita in Irlanda una raccolta di poesie, Femispheres, ancora inedita in Italia, ma già disponibile su IBS.
Ho scelto di tradurre Lei è perché, di quelle presenti nel corpus poetico di Crowe Serrano, mi è parsa assolutamente emblematica. È stata un’esperienza splendida lavorare gomito a gomito con l’autrice: mi capita di rado nel mio mestiere. Sono i momenti più belli e più ricchi per chi si accosta a un testo che pulsa dell’anima e del sangue, dei pensieri e dello spirito di chi lo ha scritto.
La seconda poesia, tradotta da Riccardo Duranti, si intitola Translation, ed era stata pubblicata in esclusiva nel mio vecchio sito, Triskell. La raccolta nella quale uscirà si intitola The Music of Meaning e sarà presentata a Londra il 1 giugno.

She is
(for Mark)

That woman on the park bench –
She is every season of your youth
your fears
your hopes
every anguished crease on your mid-life brow.
Deep in your throat she is all the names
you have forgotten
and names you will regret. Continua a leggere→

Achilleion-l’Ombra di Achille

Presento con vero piacere queste esatte considerazione di Maria Renda a commento della nuova opera di Fabrizio Corselli. Ho letto anche io in anteprima l’opera che Corselli ha composto e quello che posso solo dire in aggiunta alle brillanti considerazioni di Renda, è la maturazione conseguita da Corselli, che io vedo specie guardando al suo Achilleion, tra l’Omeros di Derek Walcott e Un arcobaleno perfettamente normale di Les Murray. Noi Italiani siamo un popolo strano, celebriamo stranieri, certo di grande spessore come Walcott e Murray e poi facciamo poca attenzione a chi abbiamo in casa di veramente unico e originale. Continua a leggere→

Il primo teologo

Lettera di Giorgio Vanzini

Caro Fabrizio,

ti scrivo ora perché mi sento confuso, la lectio di stasera mi ha toccato forte ma non so dirti come.

Mi sento rimescolato nel profondo e sono assolutamente sconvolto, mi sento perso, non so cosa pensare, non so dove sto andando.

Sono immobilizzato dalla rabbia che mi esplode dentro improvvisamente, di nuovo come venticinque anni fa, un quarto di secolo come in anestesia, poi una nuova esplosione. Continua a leggere→

Elio Pecora

da Simmetrie

L’inesprimibile (ciò che mi appare pieno di mistero e
che non sono in grado di esprimere) costituisce forse lo
sfondo sul quale ciò che ho potuto esprimere acquista
significato

(Ludwig Wittgenstein, Pensieri diversi)

Quadri cittadini

*

Torna la folla, ad assalire, a tenere
le mura strette della città fra le porte.
In mezzo ai gridi, alle risa, ai richiami,
anche minacce, anche parole d’intesa:
sgombro il futuro di ogni resa o castigo.

In cielo appare la luna del primo quarto,
il sole scende dietro terrazze e antenne.

Di tanti ognuno comprende nel buio cuore
l’urgenza estrema di questo andare insieme,
l’uno a fianco dell’altro, portando la norma
che viene prima del pane, prima del sonno,
e qui si spinge e consuma nel giorno veloce.

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Ircocervi. Eco-grafie del sapere

di Santi Barbagallo

Per gli appassionati del genere, e per quelli (pochi) che ancora non lo conoscono, propongo una serie di giochetti di parole (preferisco “giochetti” perché si tratta, in fondo, di pratiche erotografiche il cui fascino è inseparabile da un certo languore pomeridiano, dopo che si è mangiato molto, e bene…) o di “macchine affabulatrici” che Umberto Eco ha ideato, assieme ad amici e collaboratori, come stratagemma per ammazzare il tempo tra un simposio di filosofia e l’altro (resta da vedere comunque fino a che punto questi aperitivi con le olive non costituiscano, per i più ingordi, il degno sostituto di un pasto completo, o la scusa per far finta di mettersi a dieta…). La contingenza mi è offerta da una recente rilettura del “Secondo Diario minimo”, di cui posseggo la prima edizione (Fabbri-Bompiani, Milano 1992).

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Violenza e desiderio

È appena uscito un mio piccolo saggio che si intitola In terra sconsacrata: perché l’immaginario è ancora cristiano (Bompiani, pagine 152, euro 10). Comincia così.

Sto per raccontarvi una storia di anime in pena, terre sconsacrate e corpi sconvolti dalla passione. È una storia che conosce il desiderio e non è ignara della violenza, perché questo in definitiva siamo, noi umani:un grumo di violenza e desiderio che soltanto la bellezza può redimere. Prima di tutto, è una storia, è il grande racconto attraverso il quale il cristianesimo, in parole immagini e opere, continua a influenzare le parole, le immagini e le opere della nostra contemporaneità. In definitiva, e a dispetto di ogni altra considerazione, è una storia di speranza.

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Notizia l’è morta

di Mauro Baldrati

Lunedì sera, su La7, è andato in onda il programma Exit, condotto da Ilaria D’Amico. Il titolo era “Fannullopoli”. E’ un argomento, questo, utilizzato a piene mani dai media, perché si aggancia perfettamente a certi luoghi comuni popolari (i dipendenti pubblici sono tutti dei mantenuti che ci costano miliardi), come la sicurezza del resto (il mondo è devastato dal crimine e i criminali sono immigrati). I media enfatizzano i fatti, per sfruttare l’emotività, la paura, sentimenti che vengono per così dire nutriti dalle stesse notizie enfatizzate. Anche i politici soffiano sull’emotività popolare, a caccia di consensi: abbiamo visto il candidato e futuro sindaco di Roma Alemanno precipitarsi sul luogoci di uno stupro, seguito dalla televisione; mi ha ricordato Giancarlo Cito, il mitico sindaco di Taranto che andava sui cantieri ripreso dalla sua televisione Antenna 6 mentre sgridava gli operai perché battevano la fiacca.
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L’OGGETTO DELL’ARTE? MA L’UOMO, NO?

di: Guido Tedoldi

Appunti su una mostra di Nasan Tur, alla Riccardo Galleria Crespi di Milano di via Mellerio 1, fino al 31/5/2008 (dal lunedì al sabato h. 11÷13 e 15÷19:30)

L’inaugurazione di questa mostra è stata il 16 aprile scorso, preceduta da una presentazione avvenuta una settimana prima, il 9 aprile. Ne parlo adesso perché… ok, lo ammetto: non l’ho mica capita bene. Forse, se fossi andato alla presentazione, avrei capito di più, invece ho soltanto assistito alla vernice. Nei giorni successivi ho fatto qualche ricerca, senza venire a capo di granché. Continua a leggere→

Croce e Montanelli

La più grande scoperta del ventesimo secolo forse non è la bomba atomica o la penicillina o la radio o il computer, ma il teorema di Gödel, che dimostra come un sistema logico non può contenere in se stesso il suo ubi consistam. Sarà anche la scoperta dell’acqua calda, però bisognava dimostrarla perché le migliori menti dell’umanità smettessero di avvolgersi nei circoli viziosi.
Be’, se andate a scovare la formulazione scientifica del teorema ci rimanete male: non solo è incomprensibile, ma è anche involuta, contorta, labirintica.
E non è mica un caso unico. La formula per cui è famoso Einstein, in realtà, non dice affatto che l’energia è pari alla massa moltiplicata per il quadrato della velocità della luce. La formula vera è (credo) un’equazione differenziale che afferma l’equivalenza, non di due termini, ma delle loro variazioni relative; e la sua espressione in termini matematici è complicata, esoterica, oscura.
Nella realtà tutto quanto funziona a base di semplificazioni che tradiscono il senso originario delle cose. I libri di storia dicono in poche righe che un certo patto sancì la supremazia di questo o quello Stato; ma nel documento originale, mille volte più prolisso, non è detto che questa supremazia traspaia in modo evidente. A volte capita che leggendo un trattato di pace si faccia fatica a capire chi ha vinto la guerra e chi l’ha persa. La formulazione originale di una scoperta, di una legge, di un accordo, di una decisione qualsiasi, è molto più faticosa e molto meno lampante di come appare più tardi, quando la Storia ha preso un indirizzo definito.
Quel che voglio dire è che le cose umane sono tremendamente diverse se le guardiamo a priori o a posteriori. Continua a leggere→

Oralità, scrittura, storia – La poesia di Lello VOCE


(Silvio Merlino, Vulcano che dorme, 1985)

Io sono soprattutto un poeta. Tale mi considero, anche se mi è capitato e mi capita di scrivere romanzi, o di collaborare a quotidiani. Questo probabilmente deriva dalla ’fisicità’ della poesia, dal fatto che metto in gioco il mio corpo e la mia voce. Da anni ormai pratico uno strano tipo di poesia ad alta voce che forse si potrebbe definire Spoken Words, o Hip Hop Poetry, o Performance Poetry. Continua a leggere→

“Il sogno della vita” di Giulio MARCHETTI


Carezza

Oltre questi anni la tua pelle riposa
e concede lo sforzo del sole
a qualcuno che ne possa godere
più a lungo di te che sei luce.
E allora tendere le dita
pressate dagli sguardi senza tempo
e memoria, perché nulla in quel momento
è visibile agli occhi più della bellezza.
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Radunitza

La Pasqua ortodossa si celebra ridendo, dopo avere affrontato la piena della sofferenza. Nella Chiesa ortodossa russa, la festa dei morti è radunitza, da rad, “gioioso”, e corrisponde alla resurrezione di Gesù; cade nella seconda settimana dopo Pasqua e si celebra recando doni ai morti sulle tombe. I morti si confondono con i semi che sottoterra fermentano e distribuiscono il cibo, come cantava Esenin, così tradotto da Bazzarelli: Continua a leggere→

Giuliano Gramigna

da Quello che resta

In seduta

“Perché non mi chiede mai
se sono stato felice?
Eppure è qualcosa che conta
anche qui in analisi.
Non le importa della mia vita.
Nemmeno a me importava
in quei giorni ventosi sull’argine del Reno
nel ronzio dorato di biciclette
o sulla cime del Pont Neuf
super flumen Parisiorum.
Adesso importa al morticulus o moribondus
in postascolto di voci sperperate; e il resto.”
– Mio caro, tutto questo l’ha plagiato
dal dottor Lucian Gras. Continua a leggere→

Alloro di Svezia (a cura di Daniela Marcheschi)

di Massimo Maugeri

“Perché mai studiare la letteratura italiana oggi? Quali significati e quali valori tanto grandi essa porta con sé, grazie ai nomi che l’hanno resa illustre, da farla amare con passione – nonostante ogni convenienza in un mondo votato alla causa dell’interesse economico – e da far quasi dannare taluni per studiarla, se non addirittura per farla?” Continua a leggere→