Nelo Risi

da Né il giorno né l’ora

A torto si lamentan gli omini della
fuga del tempo incolpando quello di
troppa velocità, non s’accorgendo
quello essere di bastevole transito
(Leonardo)

Nessuno

Una pietra esiste
per essere guardata
ecco David
mentre riposa in sé

come potrebbe essere il mondo?
stupore di esserci ancora
che il visionario dell’azione
diventi visibile

sradicati: l’avulso uno strappo
però con un che di diverso
che ci spinga all’insù
verso l’ardire del non compiuto

nell’indistinto
nel flusso riflusso di un futuro
in ciò che non è ancora
tenebra nella sua latenza

nel non avvento in acque calme
dove non muore foglia
niente accade né possa accadere
all’intelletto impigrito

un nuovo dizionario ci vorrebbe
per comprendere la morte
come nuovo elemento di vita. Continua a leggere→

Il Cavaliere della Rosa

Secondo un modo di dire di fine Ottocento, a Vienna in ogni strada abitava un genio. Non era uno sproposito: nell’arco di una generazione, prima di sprofondare nella guerra e nel disastro, la capitale dell’ultimo impero vide una rivoluzione in tutte le arti e in tutte le scienze. Il fenomeno aveva la sua spiegazione in una serie di coincidenze: una lunga espansione economica, un impero multietnico, un imperatore-simbolo che non moriva mai, imbalsamava le contraddizioni e mascherava fino all’ultimo l’agonia di una civiltà.
Tra i letterati, che hanno per missione la sensibilità a ciò che nasce e a ciò che muore, soltanto Hofmannsthal si rivolse con un sorriso a un mondo che si ostinava a sopravvivere a se stesso. Nel “Cavaliere della rosa” non ci sono i sarcasmi di Kraus, l’ironia di Musil o i tremori di Kafka. Hofmannsthal contempla con serenità i formalismi desueti, le fisime nobiliari che vanno in archivio. Confida nell’immortalità dei sentimenti. Sorride ai suoi personaggi con la nostalgia di ogni addio e con la vaga speranza di una metempsicosi: quei sentimenti trasmigreranno in altri corpi, in epoche nuove. Continua a leggere→

Era mio padre, di Franz Krauspenhaar

di Ezio Tarantino

“I miei si conobbero nel 1955, a Sanremo, al matrimonio di Erna col sanremese Nicola Pitto, figlio del maresciallo dei carabinieri Giuseppe Pitto, genovese purosangue, e di una zia della mamma, calabrese,sorella di mia nonna….”
Non comincia così Era mio padre, di Franz Krauspenhaar, infatti questo brano si trova a pagina 168. Forse avrebbe potuto. Sarebbe stato, però, un’altra cosa. Una cosa già vista, probabilmente.

Era mio padre è un memoriale atipico, un dialogo sguaiato e malinconico, un atto di dolore e di autocompiacimento. Ma è anche qualcos’altro.

La famiglia Krauspenhaar era originaria dei Sudeti, una regione tedesca incastonata nel cuore dell’imperio austro-ungarico. Una famiglia facoltosa, di commercianti. La loro storia poteva essere raccontata come un’epopea novecentesca affascinante e drammatica, una nuova Heimat multinazionale (divisa fra Boemia, Germania, Svizzera e naturalmente Italia, da San Remo alla Calabria). Oppure con il tono affettuoso, sul filo dell’avventuroso dramma epocale, di un altro Lessico famigliare.
Franz non aveva bisogno né dell’una dell’altro. Franz aveva bisogno di fare a cazzotti con la sua storia e con la sua vita, e con qualche ragione. Continua a leggere→

Ennio Abate, “Salernitudine”

Renato Guttuso, Ragazzo alla finestra

Presentazione
di Michele Ranchetti

Tra le due quinte in prosa – due testi bellissimi – si apre il paesaggio meridionale della poesia di Abate. Chi legge, assiste ad una storia di paese e di infanzia, ne vede i particolari, le figure: il padre, ritratto da vecchio, impettito e quasi oleografico, soprattutto la madre, sempre presente in una memoria senza tempo né storia, i compagni di giochi, le tentazioni, che richiamano saghe, proverbi e storie di briganti ma non hanno nulla di incantato. Sono, anzi, oscure e ataviche, sgraziate e senza innocenza. Come senza innocenza è la poesia di Abate, che insegue e interroga le figure della sua origine per riconoscere la natura difficile e paurosa di se stesso bambino, senza alcuna pietà. Continua a leggere→

“Un modello…”

Peccato. Mi era sembrata una buona idea quella di mettere in rete i redditi degli italiani. Non per suscitare invidia, curiosità o commiserazione, ma per iniziare a far chiarezza sulla condizione economica reale dei cittadini, in modo equanime e oggettivo. Trasparenza su un dato che, a ben vedere, non è più “sensibile” dei milioni di contribuenti onesti comprensibilmente dubbiosi del comportamento altrettanto virtuoso di molti altri. Non si vede del resto la ragione per cui alcuni redditi – e non soltanto di vip – siano stati pubblicati sui quotidiani mentre tutti gli altri ne sono esclusi (non considerando gli elenchi pubblicati in rete e dichiarati fuori legge). Si ha l’impressione, in questo modo, che solo il vojeurismo legittimi una deroga al principio della privacy. Continua a leggere→

Lunga vita

di Mauro Baldrati

 

La faccia di Keith Richards nell’ultima pubblicità Louis Vuitton, quel rilievo spigoloso di rughe e di vecchiezza che si nega e si esibisce con noncuranza, con strafottenza; quegli occhi foschi e truccati, quei capelli dritti, con la messa in piega, quelle labbra col rossetto e quel foulard coi teschi, che forse è uscito dall’anello col teschio, che non si vede, come la tuta rossa di Flash, l’uomo che corre alla velocità della luce; con una tunica e un coltello di ossidiana potrebbe essere il sacerdote che strappa il cuore alle vittime sacrificali e lo offre al sole; o un guitto decrepito che, con una chitarra scordata, si arrabatta per strappare un sorriso ai suoi padroni annoiati; forse ci specchiamo in quella maschera di cuoio rugoso, come Gustav von Aschenbach che vedeva nei lineamenti dell’uomo truccato il proprio fantasma e la propria morte; forse vediamo in quella scultura di legno intarsiato la sfida al demone della vecchiaia che tutto consuma e tutto degrada.
Lunga vita a Keith Richards.

Una donna scrive al Presidente della Repubblica

Quel figlio negato

Di Stefania Nardini

Siamo un paese povero.

Povero di civiltà. Perché, al di là delle questioni etiche o morali, il fatto che una donna, una coppia, sia costretta a rinunciare alla nascita di un figlio non puo’ che indignare. Si, perché un figlio costa. E tanto. Recentemente un settimanale ha pubblicato un’indagine: mantenere un figlio da quando nasce a quando avrà completato gli studi (ammesso che sempre ci sia la disponibilità per pagare l’Università) richiede un investimento di circa 300mila euro in 24 anni. E puo’ permetterselo una famiglia che guadagna circa 3.500 euro al mese. Continua a leggere→

Vuoi un libro fuori catalogo? Te lo stampo

La Faber&Faber, colosso dell’editoria britannica, entra alla grande nel mercato del print-on-demand

La questione è semplice: se volete un libro fuori catalogo, ma proprio quello, ci sarà presto un editore che lo stamperà. Detto in soldoni, è questo il principio del mercato print-on-demand: e in effetti ci sono già piccoli editori che, soprattutto grazie al web, preparano testi e poi, su richiesta specifica, li stampano, spendendo relativamente poco grazie alle nuove tecnologie digitali. Si abbattono i costi di magazzino, non si sbaglia con una tiratura eccessiva e la riduzione delle fasi di lavorazione mi permette di abbreviare i tempi ed eliminare passaggi più costosi. Qual è allora la novità di oggi? Continua a leggere→

“DEVOTI A BABELE” di Valter Binaghi

Arvo, eroe senza volto

nell’Italia che cambia

di STEFANIA NARDINI

Arvo. Una creatura , un simbolo. Sagoma in carne ed ossa trafitta dalle pallottole di un killer senza nome. In agguato. Signore delle tenebre nell’Italia della “Milano da bere”. Vampiro senza pietà nel gioco della vita sballata e senza scrupoli. Il grande profeta, il mago, l’alchimista, che attraverso l’invisibile tela di un sistema mediatico infarcito di culture a basso costo, lo guida nelle scene di una commedia in cui Argo non può che essere com’é. Continua a leggere→

Metromorfosi 2008maggioQUATTORDICI

E’ uscito il nuovo numero di Metromorfosi

rivista di infocritica a Roma e dintorni

In questo numero di maggio: John McLaughlin, Kraan, Motorpsycho, Deep White, LPM 2008 – Live Performers Meeting, Enrico Pau, Eva Peron, Anni di stagno, L’Assoluzione, Se ci fosse la luce sarebbe bellissimo, Sean Scully, Gherardo Bortolotti, Fabio Franzin.

www.metromorfosi.com

LO STILE DELLA VITA COME ESPRESSIONE METAFISICA

LO STILE DELLA VITA COME ESPRESSIONE METAFISICA

DALLE FORME DELLA VITA ALLE LEGGI FILOSOFICHE: LA DIREZIONE SEGUITA DA SIMMEL PER COSTRUIRE UNA STRADA VERSO LA VERITA’.

Simmel nel saggio su Rembrandt aveva contrapposto l’arte rembrandtiana, che coglie il processo per cui la vita si compone nella propria forma e affiora in essa con un “misterioso stupore”, all’arte classica, in cui l’idea platonica, come forma in sé compiuta e perfetta, domina sulla vita. Ho scelto di aprire lo scritto, dedicato al capitolo VI della Filosofia del denaro di Georg Simmel, citando questa frase, poiché in essa sono simbolicamente inscritte le due coordinate da cui partire per tracciare, sul grande grafico del pensiero contemporaneo, la figura cui corrisponde la sua riflessione sulla vita dell’uomo moderno e quindi, secondo il percorso del suo pensiero, sulla vita dell’uomo in generale, nei suoi più intrinseci significati. Continua a leggere→

“Silenzi in forma di Poesia”: performance, versi, gesti e musica. a cura di Bianca Madeccia

“Silenzi in forma di Poesia”: performance, versi, gesti e musica.

a cura di Bianca Madeccia

All’interno della 13° edizione del Festival del “Maggio Sermonetano” http://www.maggiosermonetano.it/, un mini-festival di tre giorni che nasce con l’intento di testimoniare la ricchezza di linguaggi, stili e messaggi che si muovono nei cantieri della poesia italiana contemporanea. Continua a leggere→

Il lavoro, gli affetti, gli obblighi, gli appuntamenti, gli amici e l’amore

di Demetrio Paolin

Ora è finito. Davvero

ps

…se questo fosse un romanzo quello sopra sarebbe il finale perfetto, ma Tommaso sa che non è un romanzo e conosce la sua chenosi come ineluttabile. Lui sarà sempre meno e meno. Chiuderà questa storia in un rantolo e non si nega, Tommaso, che tale disparizione sarà l’esito finale di una eccessiva felicità. Continua a leggere→

“POESIA TEXTURA FESTIVAL” – maggio / settembre 2008


POESIA TEXTURA FESTIVAL

È il primo appuntamento organizzato dalla Premiata Residenza Teatrale Interdisciplinare del Vimercatese textura, promossa dall’associazione culturale delleAli.
La programmazione artistica di tutte le attività che si svolgeranno nel progetto triennale di residenza è articolata in relazione a tre grossi blocchi strategici ed espressivi legati a discipline artistiche differenti: il teatro si intreccerà nel 2008 con la musica, nel 2009 con la danza, nel 2010 con le arti visive e le nuove tecnologie. Nel 2008 anche il festival di poesia svilupperà la relazione tra parole e musica.
Il festival che prevede un nucleo focus presso il TeatrOreno nei giorni 8, 9 e 10 maggio si svolgerà nell’arco del mese di maggio anche negli spazi “Al Basell” di Oreno di Vimercate in altri luoghi della città e in settembre presso il Bloom di Mezzago.
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L’arte di aspettare ed altri saggi di Philip Lopate

Martedì 6 maggio ore 18

Filippo La Porta e Giacomo Marramao
presentano il libro di

Philip Lopate

L’arte di aspettare ed altri saggi

edizioni GAFFI
interviene l’autore

Alessandro Preziosi
leggerà alcuni brani del libro


l’incontro si terrà presso la libreria

FELTRINELLI in via del Babuino 39/40

L’americano Philip Lopate con L’Arte di aspettare e altri saggi -traduzione di M. Rossari -pag. 318, euro 12 edizioni Gaffi, teorizza e mette in pratica la sua forma letteraria prediletta il “personal essay”. Il libro contiene “saggi personali” sul matrimonio, sull’amicizia, sui vicini di casa, sulle scuole di scrittura, sul linguaggio pretenzioso degli architetti, sul fumare… Tra i suoi ispiratori, Montaigne e l’inglese William Hazlitt, padri nobili di una pratica che sfrutta positivamente le idiosincrasie personali, ovvero ricorrere a fatti individuali per trarne conclusioni generali, a costo di sottrarsi alle mode del momento.
“Un’altra cosa va detta a vantaggio di Lopate : quelli come lui non fanno perdere tempo, non forniscono più illusioni di quelle strettamente necesarie a vivere. Con questo libro non perderete il vostro tempo ma prenderete del tempo, solo il meglio”
Antonio Pascale

organzzzione e uff. stampa per la presentazione
Giovanna Nicolai
333/6638186