Luca Salvatore, Fumisteria ermeneutica, Joker, 2006

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Davvero un bell’esordio, questo di Luca Salvatore che è nato a Potenza nel 1978.
Un libro di versi molto intenso e dove si respira l’aria frizzante di poeti come Tristàn Corbière e Jules Laforgue. C’è una ricchezza lessicale, una elegante capacità inventiva ben imbrigliata in una struttura formale che dà all’opera il rigore di un classico.

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Storie di surrealisti

di Mauro Baldrati
caillois.jpgRoger Caillois è uno dei grandi sconosciuti della cultura europea. Ha esordito giovanissimo nel gruppo surrealista, arruolato da Breton. Ci ha lasciato alcune testimonianze davvero curiose sull’attività del gruppo. Una volta, per esempio, lui, Eluard e Tanguy entrarono in un cinema in cui si proiettava un film tipo Quo Vadis. Il loro scopo era applaudire sonoramente quando i cristiani venivano dati in pasto alle belve. Cosa che puntualmente avvenne, e i tre furono invitati a uscire dal locale. Ma con gentilezza. E questa fu una delusione, perché speravano che il fatto avvenisse in malo modo, con urla, insulti e magari una rissa… Un’altra volta il poeta Réné Char gli chiese di essere presente mentre pestava un tipo che lo aveva offeso. Voleva un testimone che attestasse che aveva fatto tutto da solo, che non si era trattato di un pestaggio organizzato ma di uno scontro leale. Andarono quindi a cercare la persona, la trovarono, Char la riempì di botte e Caillois fece il suo dovere di testimone. Continua a leggere→

Tutto l’incomprensibile mistero dell’universo

di Emanuele Kraushaar

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Mio nonno aveva un’energia incredibile. Pochi mesi prima di morire era venuto a trovarci a Roma. Era rimasto una sola settimana. Abbastanza per mettere a soqquadro mezza casa, conoscere una signora sulla settantina (prontamente invitata a cena da noi), farsi mordere dal cane del vicino.
Il giorno della partenza, che arrivammo in ritardo alla stazione, per prendere il treno in tempo saltò sul carrello e mentre si teneva in equilibrio io lo portai alla sua carrozza.
E quella fu anche l’ultima volta che lo vidi, dato che un brutto male se lo portò via quella stessa estate. A parte ieri che rideva riflesso in una pozzanghera, mentre una macchina gli passava sopra e mi schizzava addosso acqua e fango. Ma è proprio dalla sua morte che sono cominciate quelle strane allucinazioni. L’altra sera il mio gatto, che a mala pena miagola, mi ha parlato.
“E’ ora di dormire, spegni quella maledetta televisione!” ha detto, mentre addosso mi calava tutto l’incomprensibile mistero dell’universo.

Se Dio non è morto

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di Enrico De Vivo
(Tratto da “Zibaldoni e altre meraviglie”, II serie, 10 ottobre 2005 : www.zibaldoni.it)
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“Oggi l’economia è diventata una fede,
una religione. Quindi bisogna diventare
degli ateisti dell’economia”
Serge Latouche
  
  

È come se avessimo perduto alcune capacità. La capacità di profanare, ad esempio, che è legata direttamente all’esperienza. Si arriva a profanare quando si ha una chiara percezione, e quindi è possibile una esperienza, di ciò che è sacro, quando si sa come e dove stanno le cose, certe cose.
Allora è come se noi non sapessimo più come e dove stanno certe cose, perché il sacro è come se non esistesse più nella nostra vita. È forte la sensazione che addirittura il funerale del Papa trasmesso in mondovisione o la decisione del medesimo Papa morente di far esporre la propria salma davanti alle telecamere, non siano affatto espressioni di sacralità. Se il sacro ha a che fare con la religione, infatti, e se la religione è ciò che per definizione è separato dal mondo umano, allora funerale ed esposizione non sono più eventi sacri, ma qualcos’altro di molto più prossimo alla nostra vita, e anche di più inquietante. Di questo qualcos’altro è palesemente chiaro che non è possibile parlare in termini di profanazione, perché se non lo riconosciamo come sacro, non abbiamo nemmeno bisogno di profanarlo, ma al limite di capirlo e di pensarci su. Pertanto se qualcuno accusasse me, ad esempio, di stare facendo qui discorsi blasfemi, io potrei mettermi a ridere. Oppure tentare di spiegare così come segue le mie idee, magari partendo da questa frase di Walter Benjamin: “Dio non è morto, ma è semplicemente stato assorbito nel destino dell’uomo”.

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Eriberto Guidi. Il canto delle cose

Ogni viaggio è un racconto. Nel momento stesso in cui è compiuto, tra le vie familiari della propria città, o in qualunque eletto altrove. Si raccontano da sé, i visi affacciati alle finestre, i passanti incrociati di fretta, gli oggetti disseminati di quotidiano, i paesaggi ammirati, i luoghi di sosta prescelti con la casualità accorta delle anime pellegrine.

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Dall’agenda 2006 (VI)

Anche la notte profonda ha i suoi occhi aperti. Quando quelli degli umani dovrebbero essere chiusi. Non è sano vegliare insieme agli abitatori delle tenebre.

È molto difficile riuscire a distinguere tra l’adorazione di Dio e l’adorazione della propria anima collettiva.

La religione ha anzitutto una funzione sociale: regola i comportamenti degli umani e le loro interazioni. Religione, da re-ligare: costringere, stringere insieme. La religione ha come fine la convivenza pacifica tra gli umani. Ciò che riguarda l’individuo è secondario e derivato.
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Un ricordo

Amelia Rosselli

Amelia Rosselli (sorridente e dolcissima)

Amelia d’Iliade
di Gabriella Sica

ad Amelia Rosselli

Bruciavi a un’ardente ansia da precaria!
E non avevo il coraggio di stare accanto al tuo male
da spavento, Amelia amata da lontano, al tuo gentile delirare,
quel viaggio in treno con te verso i Giardini di Venezia
non potevo farlo, no, quel luglio dell’ottantuno,
solitaria dopo la lettura, di notte per le calli,
vestita tutta di bianco, nell’età della candida presunzione,
intrepida, sì, ma tu chiedevi, chiedevi tanto,
dalla Cia torturata nel mondo-cella. Continua a leggere→

Gabriela Fantato

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Gabriela Fantato, ENIGMA, ventidue invocazioni – DialogoLibri  2000

La storia di queste poesie è fatta di incontri: con l’artista Coca Frigerio, che aveva ridisegnato le carte dei XXII Arcani Maggiori a partire dalle enormi forme granitiche che abitano il Sacro Bosco di Bomarzo a Orvieto; con Carlo Galante che, leggendo i testi di Gabriela Fantato compone delle musiche; con altri artisti: attori, musicisti, cantanti, disegnatori, che allestiscono uno spettacolo andato in scena a Sondrio, Milano, Roma. Continua a leggere→

Favoletta del potere

L’intuizione è mandel’stamiana. C’è chi obbedisce alla tradizione per discendere al trono.
C’è chi la combatte per costruire un trono alternativo.
Tradizionalismo ed avanguardia possono apparire in questa chiave come la stessa brama di possesso.
Ho creduto un tempo fossero (inconsapevolmente) servili l’un nei confronti dell’altra.
Spinte involontarie del motore storico. Guerre funzionali ed illusorie: fascismo ed anarchismo.
Ordine e disordine. Istituzione ed Eliogabalo.
Piede destro e sinistro di un cammino impassibile. Continua a leggere→

Microcanone. Un testo dimenticato di Pasolini

A Pasolini ho chiesto di consigliare alle lettrici di questo volume che vogliono accostarsi alla poesia i primi libri di versi che dovranno leggere. Ecco la risposta.“Tutto sommato, consiglio subito libri di donne: le poesie della Dickinson e quelle di Elsa Morante e di Amelia Rosselli, tanto per avvicinarsi a poeti che hanno le stesse esperienze e la stessa iniziale difficoltà. E poi mi viene istintivo di consigliare i poeti che piacciono a me. Per esempio Machado, Kavafis, Attilio Bertolucci, e ancora un libro che ho letto di recente: le poesie di Mandel’štam, un contemporaneo di Majakovskij e di Esenin”. Continua a leggere→

L’atto di origine dell’8 Marzo

Oggi è l’8 marzo, “giornata della donna”. Perché non sia solo una ritualità, ma occasione di memoria, propongo un articolo di qualche anno fa che ne chiarisce l’origine.

di Gian Antonio Stella

Negli occhi di tutti, scrisse atterrito il cronista del New York Times, restò l’immagine di una ragazza che, lanciatasi nel vuoto nella speranza di aggrapparsi all’edificio accanto, restò impigliata per alcuni interminabili secondi finché le fiamme le divorarono il vestito lasciandola precipitare. Forse era russa, tedesca, finlandese… Ma non è improbabile che quella poveretta fosse italiana. Come italiane erano almeno 39 (molti corpi erano irriconoscibili) delle 146 donne morte in quello spaventoso incendio in una fabbrica di camicie dimenticato dall’Italia e ricordato invece, per un equivoco storico, come l’atto di origine dell’8 Marzo. Continua a leggere→

Andata e ritorno (di Lisa Sammarco)

Esci, e c’è sempre una direzione che prendono i tuoi passi. Il basalto del selciato è duro e butterato come una pelle invecchiata e spenta. Ti accordi alla sua superficie, regolando i tuoi movimenti finché ti accorgi, anzi ti ricordi che c’è, fra te e la strada, un senso di equilibrio. È un benevolo patto che ti permette sempre di stare in piedi. Puoi quasi illuderti di avere la certezza che quella, sì proprio quella, solo quella è la tua direzione.

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La distanza immedicata – di Stefano Guglielmin

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Già la dedica della nuova raccolta di Stefano Guglielmin “La distanza immedicata” (Le voci della luna, 2006) mi sembra poesia. A Lia ed Elia, sponde, onde. Sono gli affetti il mare, i fiumi, gli oceani. Sono gli affetti l’acqua necessaria alla vita. Sono anche gli affetti i luoghi dove navigare, abbeverarsi, rinfrescarsi, dissetarsi, viaggiare, i luoghi alle cui sponde nascono rigogliosi alberi da frutta e fiori, e canne per costruire capanne dove rifugiarsi. Ma le acque non devono essere stagnanti, perché dove non c’è movimento c’è morte, dove c’è la fissità c’è morte. E allora vivere è navigare, fermarsi, a volte, ma solo per dissetarsi e per sfamarsi, percorrere i fiumi anche se impetuosi, anche se qualcosa fugge via, anche se qualcosa non si riesce a trattenere, a tirare su in questa nostra zattera in movimento, perché tutto ciò fa parte della natura stessa dei luoghi, delle acque, della vita e della morte. Continua a leggere→

Terza risposta di Vito Mancuso

Caro Fabrizio, mi scrivi se si può usare ancora la parola spirito. Penso di capire bene il senso della tua domanda, vista la consunzione a cui le parole sono legate a causa degli usi nei contesti più diversi che se ne fa. E più le parole sono importanti, più sono soggette a questa inesorabile inflazione. Pensa a verità, bene, amore, Dio, libertà, cultura… spirito.

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Provocazione in forma d’apologo 9

Permettete innanzitutto che mi presenti: io sono un Punto di Vista. Come, direte subito allarmandovi per le maiuscole, un Punto di Vista? Un punto di vista, così, semplicemente, senza un personaggio in carne ed ossa o almeno immaginario che lo sostenga? Ebbene sì, proprio così: un Punto di Vista nudo e crudo, uno sguardo sorto dal nulla e sporto verso il nulla; e poi un filo di fiato, un refolo appena sufficiente a sospingere la vela della penna sul lago in apparenza liscio della pagina.
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[omissis] di Barbara Delfino

E varie vicissitudini, in questi ultimi anni, che mi hanno portato più volte a considerare il perché, il percome, a farmi domande senza avere risposte, un atto di masturbazione unico e continuo senza mai arrivare alla fine naturale e logica.

Sono felice di risentirti, dopo così tanto tempo: chissà quanto ci hai speso a rintracciarmi, quando ho lasciato il Cavour abitavo ancora in centro a Torino. Però spesso ci ripenso a quegli anni, anzi, a quell’anno, quando F.C. mise incinta la sua ragazza e il gruppo di CL ne fece una bandiera di progresso, poteva abortire, invece no, i due han riparato ai loro torti con un matrimonio, adesso il bambino avrà almeno vent’anni e chissà se è stata una famiglia felice.
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