Archivio mensile:Settembre 2008

Possiamo immaginarla luccicare nella luce del mattino

di Maria Grazia Calandrone

 

I bambini non hanno organi interni
sono aquiloni
pula
palloncini
etere nelle filze della carne
e catene di ossa
abbandonate sull’altare
di una riva
sono strutture invase dal vento, sono abbandonati
alla incomprensibile bellezza di una specie
che vuole essere toccata dal sole sebbene il sole sia una cosa mortale e abbia una massa
che si riveste di mattino e sboccia
dal costato
bianca e funzionale come un’opera.

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Per l’anima bianca che ci sorregge e le romantiche rose
per ciò che lentamente si corrompe
e interrompe il suo sonno apparente
tra i manipoli verdi di sole
per quest’angelo dai calcagni d’oro
che prende
dai serbatoi
– dai mulini
e dalle legnaie
nel fumo che si alza dalla terra scavata
mentre sente arrivare lo scontento
e sopporta lo stesso
misterioso sorriso
delle fruttifere
per il legno da fuoco che porta il contagio
tra i filari
distoglici dal fatto della morte:
il corpo è nulla
che pensa all’infinito,
melo nel sole
che si versa sul cuore della terra
a corpo libero
con l’ossido dei rami,
la ruggine
e la materia robusta
di insetti dai corpi luminosi e immortali.

Alitalia

La città s’allontana sempre più, i miei pensieri si staccano da terra, volano, ora hanno la consistenza delle nuvole, nessuno può inibirli o deviarli. Sono io che guido, nella libertà dei diecimila metri, nel silenzio rotto solo dalle rade parole del secondo o dall’incursione rapida della capocabina. Penso, dunque sono, e qui nessuno può venirmi a dire in che direzione orientare le mie idee, sono io che ho in mano le leve dei comandi. Dei comandi, non del comando, in cui non ho mai creduto. Perché il pensiero è vero solo se è dialogo, disponibile a incontrare, a trasformarsi. Mi sento unito a chi lotta con me perché non siano sempre gli stessi a decidere per tutti, perché la voce abbia un’eco, e non solo a quest’altezza irraggiungibile. La città è un punto nero che svanisce, là in fondo, con le energie distruttive o liberanti, con il potere che calpesta i sogni e si accampa all’origine di pensieri e desideri. Questa volta non dirò di sì, a costo di perdere tutto, di trascinare le persone care in un volo folle e senza meta, in una corsa senza più pilota. Laggiù nessuno comprende la mia testarda decisione. Pensano che sia condizionato da poteri occulti. Ma dentro di me so bene che è il volo decisivo, e se lascio la presa il mondo che ho sognato si allontanerà come il punto nero in cui è ridotta la città, le energie contrarie formeranno un vuoto d’aria in cui saremo tutti risucchiati. Guardo il mio secondo: chissà cosa pensa. Ha tre bambini che gli chiederanno, forse, di comprargli l’ultimo modello di giocattolo. Il mio si è rotto, e non si trova nessuno che possa ripararlo.

versione audio

Il “Dalfonismo”

Con il termine “dalfonismo” – coniato a bella posta sulla scia di “daltonismo”, vocabolo con il quale si indica un difetto della vista per cui non si distinguono alcuni colori, in particolare il rosso e il verde (dal nome dello scienziato inglese che nell’Ottocento studiò questa malattia) – ci piace indicare una “malattia linguistica” di cui soffrono molti ‘dicitori’ delle radiotelevisioni: pronunciano in modo errato alcune parole, sbagliano, cioè, l’accentazione di certi vocaboli, in particolare la pronuncia esatta di alcuni “fonemi” (termine di origine greca che alla lettera vale “suono della voce”). Continua a leggere

Un secolo di Nannarella

Se fosse stata ancora in vita, il 7 marzo di quest’anno, Anna Magnani avrebbe compiuto cento anni. Giancarlo Governi, scrittore e giornalista (tra i fondatori del secondo canale Rai), autore e presentatore di trasmissioni di successo come “Supergulp!”, “Il pianeta Totò”, “Ritratti”, “Laurel & Hardy: due teste senza cervello”, nonché autore di una ventina di volumi tra biografie e romanzi, le ha voluto dedicare un libro. Il titolo è “Nannarella” (Minimum fax, pag. 250, euro 16), il sottotitolo è “Il romanzo di Anna Magnani”. La figura dell’attrice è tratteggiata con stile piacevole e lineare. Ne emergono i punti salienti della vita e del carattere: gli “amori drammatici, esclusivi, travolgenti; i suoi dolori laceranti, le sue gioie sfrenate, le sue improvvise voglie di giocare e il suo drammatico disincanto”. Continua a leggere

Ipotesi per una lettera di scuse allo Specialone

Attonito per lo scambio di battute al veleno tra l’AD del Catania Calcio, Pietro Lo Monaco e l’allenatore dell’Inter F.C., tale Giosè o Cosé o Giusé Murigno, suggerisco al dirigente catanese, palesemente in torto dato il tono e il contenuto delle sue frasi, di presentare al suddetto Murigno, la seguente lettera di scuse. Nulla mi sarà dovuto dal sig. Lo Monaco se utilizzerà lo scritto. ma.mi.

Al sig. Giosè o Cosé o Giusé Murigno
c/o sede dell’Inter F.C.
Via Durini 24
20122 Milano

Egregio sig. Giosè o Cosé o Giusé Murigno,
sono qui con la mia a dirle: le chiedo scusa. E, per completare la citazione dovrei forse continuare con punto, due punti, punto e virgola – ma sì, fai vedere che abbondiamo – ma lei, di cultura cinematografica lusitana, forse non coglierebbe.
Per andare al sodo, facciamo che, ad augurararle bastonate sui denti, ho commesso un errore. Ho tentato di giustificarmi sostenendo che era una figura metaforica – anche se, in tutta onestà, c’è stato un momento, ma giusto un attimo e poi è passato, che ad averla de visu, un ritocchino al suo sorrisetto strafottente lo avrei dato volentieri – ma non ci ha creduto nessuno. Però non si fa. Siamo uomini di sport, e lei più di me poiché è più famoso, come giustamente ha fatto presente a tutti durante la conferenza stampa alla vigilia di Panathinaikos – Inter.
Ho sbagliato. La violenza deve stare lontana dagli stadi e dai suoi denti. E chi ha responsabilità dirigenziali nello sport deve tener conto che le sue parole sono ascoltate da tutti, anche da gente facinorosa e incolta, che ignora cosa sia una metafora. Continua a leggere

Cristo è maggiore di Gesù, di Vito Mancuso

Critica evoluzionista all’ultimo libro di Augias&Cacitti, con postilla sulla verità che è maggiore della storia

Non sarebbe difficile opporre un sostenuto fuoco di sbarramento all’ultimo libro di Corrado Augias, scritto insieme allo storico Remo Cacitti. Partiamo dall’incipit di Augias: “Gesù non ha mai detto di voler fondare una religione”. Come spiegare allora il suo ripetuto contrapporre in Matteo 5 “avete inteso che fu detto… ma io vi dico”, laddove il fu detto si riferisce alla religione ebraica e l’io vi dico al suo nuovo insegnamento? Ancora Augias: “Gesù non ha mai detto di voler fondare una Chiesa”. Come spiegare allora il “tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa” (Matteo 16,18)? Ancora: “Mai ha detto di dover morire per sanare con il suo sangue il peccato di Adamo ed Eva”. Come spiegare allora quando dice di “essere venuto per dare la propria vita in riscatto per molti” (Marco 10,45) e quando nell’ultima cena pronuncia sul calice le note parole “questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati” (Matteo 26,28)? Ancora: “Mai ha detto di essere unica e indistinta sostanza con suo padre, Dio in persona”. Continua a leggere

Hey, Jimi

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Jimi Hendrix, Seattle, 27 novembre 1942 – Londra, 18 settembre 1970

(Pump Up the volume! Una delle più famose esibizioni di Hendrix, con l’Experience)

PRIMA GIORNATA NAZIONALE PER LA SLA

di Eleonora Bernardi

18 settembre 2008
PRIMA GIORNATA NAZIONALE PER LA SLA

SLA è la sigla della Sclerosi Laterale Amiotrofica, una grave malattia neurodegenerativa che comporta la completa paralisi dei muscoli volontari. Al momento la patologia è INGUARIBILE.
Sono circa 5000 in Italia le persone colpite dalla SLA che perdono progressivamente e inesorabilmente la capacità di muoversi, comunicare, nutrirsi e respirare autonomamente.
I malati conservano la loro lucidità fino alla fine, questo fa sì che debbano combattere ogni giorno la loro personale battaglia contro la depressione, lo sconforto, il desiderio di una “resa” che li liberi da un corpo divenuto una prigione e liberi le loro famiglie da un carico insostenibile.
Tutti dobbiamo sentirci chiamati a fare qualcosa perchè lo Spirito Vitale, la Dignità dei malati di sla non si spenga anzitempo.
Tutti possiamo far sentire la nostra voce perchè le Istituzioni destinino fondi adeguati alla Ricerca, l’unica in grado di trovare una terapia che possa sconfiggere la sla, il “mostro” che annienta in modo disumano chiunque gli capiti a tiro…senza distinzioni di alcun genere.
Facciamoci sentire con ogni mezzo.
Sosteniamo l’Aisla e e le altre associazioni che si occupano di SLA.
E’ in gioco anche la nostra dignità: chi può ancora sentirsi “uomo” se chiude gli occhi davanti alla sofferenza di un fratello?
Si ricorda che nella giornata di domenica 21 settembre l’Aisla sarà presente in 40 piazze italiane per sensibilizzare e raccogliere fondi per la ricerca.
Per approfondimenti si suggerisce di connettersi con il sito www.aisla.it

Qualche oziosa considerazione sull’arte

Quando capita di conoscere un artista, è meglio non intervistarlo. Se proprio non si può fare a meno di avviare una conversazione, meglio farlo parlare di donne, di cibo, di sport, di qualunque cosa ma, per amor di Dio, non di arte. Almeno, non della sua.
Quando era già vecchio e piuttosto suonato, Manzù presentò al pubblico la sua ultima scultura. Era una maternità, e bastava darle un’occhiata per sentirsi trasportare in un mondo di idee platoniche. C’era anche la tv: il solito imbecille schiaffò il microfono sotto il naso dello scultore e gli chiese quale fosse il significato della sua opera. Manzù, serio serio, rispose che si trattava di una donna che teneva in braccio un bambino.
Mai chiedere a un artista di svelare il segreto della sua arte. Come potrebbe rispondere? Non lo sa neanche lui. Continua a leggere

Blog e nuvole, un incontro tra scrittura e fumetto

 

Allo specchio, i doppi e le ombre.
La galleria del tempo, scarti temporali, memoria, futuro: diversi punti di osservazione.
Oggetti-anima, oggetti per un’esposizione.
Onirica, oltre il reale, straniamenti.
“Storie scalene”, storie, idee, la vita stessa, generate da differenze e squilibri.
Lucia Saetta

Blog&Nuvole

per un incontro tra la scrittura breve della rete e l’arte del fumetto.

1962 – La Rabbia (dedicato ad Abba di Cernusco)

Cos’è successo nel mondo, dopo la guerra e il dopoguerra? La normalità.
Già, la normalità. Nello stato di normalità non ci si guarda intorno: tutto, intorno si presenta come “normale”, privo della eccitazione e dell’emozione degli anni di emergenza. L’uomo tende ad addormentarsi nella propria normalità, si dimentica di riflettersi, perde l’abitudine di giudicarsi, non sa più chiedersi chi è.
È allora che va creato, artificialmente, lo stato di emergenza: a crearlo ci pensano i poeti. I poeti, questi eterni indignati, questi campioni della rabbia intellettuale, della furia filosofica. Ci sono stati degli avvenimenti che hanno segnato la fine del dopoguerra: mettiamo, per l’Italia, la morte di De Gasperi.
La rabbia comincia lì, con quei grossi, grigi funerali. Lo statista antifascista e ricostruttore è “scomparso”: l’Italia si adegua nel lutto della scomparsa, e si prepara, appunto, a ritrovare la normalità dei tempi di pace, di vera, immemore pace.
Qualcuno, il poeta, invece, si rifiuta a questo adattamento. Continua a leggere

Immagini

di Arturo Fabra

Si pensa allo stesso tempo a “ciò che appare” e a “ciò che immaginiamo di…” quando si parla di “immagine”.

La prima conseguenza è che le due cose non coincidono mai.

Ci pensavo qualche sera fa, assistendo ad uno spettacolo di beneficenza nella mia città (Gubbio) dove veniva premiato, tra gli altri, Djivan Gasparyan, un ottantenne musicista di nazionalità armena.

Vederlo comparire sul palco, claudicante per una recente caduta, con un bel pancione e l’aria semplice mi ha fatto pensare ad uno dei tanti anziani che si possono cogliere fuori da un bar o da un osteria (dove ancora esistono, di quelle vecchie), insomma alla classica figura che la nostra mente colloca sullo sfondo di una qualsiasi scena quotidiana di provincia.

Eppure durante l’intervista, nonostante la barriera linguistica colmata da una traduttrice, questo musicista è riuscito a trasmettere serenità, ironia, pacatezza ed umiltà.Da qui è nata la riflessione. Quanto di quello che percepivo era “immagine” trasmessa da lui e quanto “immagine” composta estemporaneamente da me?

Capisco benissimo che è una domanda retorica (o quantomeno molto vicino ad esserlo) eppure questo mi ha portato a ricordare quelle volte che ho incrociato persone che possono essere definite famose in un qualche campo artistico (letteratura, fumetti, arti figurative, cinema, musica). Continua a leggere

L’adultera – Recensione di Marino Magliani

L’ADULTERA. ( Longanesi, collana Biblioteca dei narratori. ) di GIUSEPPE CONTE

Perché l’episodio dell’adultera, inizialmente, non era stato incluso nel Vangelo di Giovanni?
Forse a questo si puó rispondere che ai suoi inizi il potere eclesiastico non avrebbe potuto tollerare
l’adulterio.
Ma anche altrove, in questo racconto evangelico, si possono trovare significati importanti.
Ad esempio Scribi e Farisei non chiedono al Maestro di dire la sua per essere a loro volta consigliati
sul come comportarsi con la peccatrice, ma per indurlo a sbagliare. Già che se deciderà per il perdono trasgredirà egli stesso la legge di Mosé. Mentre se sarà d’accordo nel condannare l’adultera, verrà meno la sua dottrina votata alla misericordia. Il Maestro si mette si mette a fare dei segni sulla terra. Continua a leggere

Oratio Dominica

Nella foto, il testo cimbro del Pater inciso sul bronzo in Val Terragnolo

Renato si divertiva spesso a ironizzare sui nostri piccoli riti domestici.

«Così mandi i tuoi figli a catechismo, ci tieni a dar loro una formazione religiosa. Non mi ricordo di averti mai visto esibire molta devozione da giovane», mi stuzzicava.

«Appunto, non ho mai esibito un bel nulla. Tu non hai bambini, non conosci i vantaggi dell’insegnamento religioso. E non intenderli in senso pragmatico. I miei figli cresceranno e potranno fare quello che piacerà loro, ma intanto la loro educazione sarà completa, avranno più scelte davanti: se uno dev’essere ateo, o pagano, come sono molti adolescenti, e sei tu, che lo sia con cognizione di causa, non per ignoranza assoluta». Continua a leggere

Che cosa muore con DFW

Sostenere oggi, all’indomani del suo suicidio, che David Foster Wallace era un cercatore dell’infinito può sembrare un controsenso, magari addirittura una provocazione. Ma Infinite Jest era il titolo del suo romanzo-capolavoro, apparso nel 1996, quando Foster Wallace aveva soltanto 34 anni: oltre mille pagine di stile ineccepibile e visioni postmoderne, incentrate sulla critica del sistema economico-mediatico contemporaneo e attraversate da continui riferimenti all’Amleto di Shakespeare. A partire dall’espressione scelta per il titolo, quell’«infinita celia» che il dolce principe serissimamente rievoca facendo memoria di Yorick, il buffone morto. Un Moby Dick di fine millennio, si disse all’epoca della pubblicazione, lasciando intendere che anche Foster Wallace, come ogni grande autore americano, aveva una Balena che lo perseguitava, alla quale era obbligato a dare la caccia. Un male di vivere che – complice forse una malattia insidiosa – ha finito per raggiungerlo l’altro giorno nella sua casa di Clermont, in California, dove lo scrittore si è impiccato.

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Connettivismo 2: intervista a Sandro Battisti

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Continuiamo, dopo l’incontro con Giovanni De Matteo, con l’esplorazione dell’universo connettivista. Oggi vi propongo un’intervista a Sandro Battisti, scrittore e coautore del cortometraggio “La trentunesima ora”, nonché uno dei fondatori, insieme a De Matteo e a Marco Milani, del movimento letterario fantascientifico del Connettivismo.
Faccio precedere la serie di domande e risposte con l’autore da brevi estratti presi da un suo articolo, già circolato in rete. Continua a leggere

L’ultimo viaggio di Richard Wright

Richard Wright, 28 luglio 1943 – 15 settembre 2008

I Pink Floyd. Gruppo tra i più discussi, con l’album The Dark Side of the Moon così criticato, da alcuni giudicato il peggiore, eppure che ha venduto quaranta milioni di copie; con le svolte epocali, psichedelica, rock, e il proseguimento, il rifiuto di sciogliersi, la decisione di invecchiare in pubblico, come i Rolling Stones, le riconversioni con The Wall, gli abbandoni degli affezionati, le accuse, l’acquisizione di nuovi fans, e poi i film, i video, e l’impossibilità di decidere se erano diventati commerciali, se avevano dimenticato la loro storia, le loro avventure; me li ricordo, i Pink Floyd, nel 1970, o 1971, in un grande teatro circolare, senza sedie, tutti noi sdraiati sul pavimento ammassati perché turbinava la musica di Ummagumma, un viaggio mentale e nervoso nello spazio, con Richard Wright barbuto che si accaniva sull’organo, girava una strana manovella e il suono iniziava a vorticare nelle casse disposte lungo la circonferenza del teatro, correva in circolo, incrinava l’equilibrio, confondeva la luce; erano un gruppo compatto, anche se Richard Wright era in contrasto ideologico-emozionale con Waters, e fu allontanato per nove anni, pur continuando a esibirsi nei concerti; un gruppo che sperimentava, anche se la sua era una sperimentazione armonica, poco conflittuale coi gusti del pubblico; una sperimentazione che mirava a soddisfare, più che sfidare; che cercava la melodia, più che la distorsione.
Dopo Syd Barret, che contribuì a creare il mito, con la sua pazzia, la sua sofferenza, la sua fragilità, è partito Richard Wright; forse ha seguito la scia delle note in viaggio di Ummagumma, verso l’ignoto. Have a Good Trip, Richard.

Matteo De Simone, L’età adulta

immagine di  Luca Dalisi

 

Non è che le prendevamo, le andavamo a vedere per farci un’idea.

L’aveva pensata Fede. Ci piacevano le case vuote del centro, i palazzi minimo anni ’20, con le porte intagliate liberty, i palchetti fighetti lucidati antichi, ci sono le case del ‘700, spettacolari, soffitti a volta affrescati, soffitti a cassettoni, il camino, le porte autochiudibili inclinate sui cardini, ci piacevano le case così, andare a vederle vuote, fare finta che potevamo averle, arredarle da Ikea.
Vedevamo solo le case grandi perchè l’idea era di spendere sui mille mensili in quattro, avevamo visto che nel rapporto dimensione prezzo convenivano le grandi, un monolocale zona stazione 35 mq 450 mensili, meglio 100 mq diviso quattro, zona quadrilatero, 250 a cranio. Continua a leggere