di Maria Grazia Calandrone
I bambini non hanno organi interni
sono aquiloni
pula
palloncini
etere nelle filze della carne
e catene di ossa
abbandonate sull’altare
di una riva
sono strutture invase dal vento, sono abbandonati
alla incomprensibile bellezza di una specie
che vuole essere toccata dal sole sebbene il sole sia una cosa mortale e abbia una massa
che si riveste di mattino e sboccia
dal costato
bianca e funzionale come un’opera.
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Per l’anima bianca che ci sorregge e le romantiche rose
per ciò che lentamente si corrompe
e interrompe il suo sonno apparente
tra i manipoli verdi di sole
per quest’angelo dai calcagni d’oro
che prende
dai serbatoi
– dai mulini
e dalle legnaie
nel fumo che si alza dalla terra scavata
mentre sente arrivare lo scontento
e sopporta lo stesso
misterioso sorriso
delle fruttifere
per il legno da fuoco che porta il contagio
tra i filari
distoglici dal fatto della morte:
il corpo è nulla
che pensa all’infinito,
melo nel sole
che si versa sul cuore della terra
a corpo libero
con l’ossido dei rami,
la ruggine
e la materia robusta
di insetti dai corpi luminosi e immortali.






Sostenere oggi, all’indomani del suo suicidio, che David Foster Wallace era un cercatore dell’infinito può sembrare un controsenso, magari addirittura una provocazione. Ma Infinite Jest era il titolo del suo romanzo-capolavoro, apparso nel 1996, quando Foster Wallace aveva soltanto 34 anni: oltre mille pagine di stile ineccepibile e visioni postmoderne, incentrate sulla critica del sistema economico-mediatico contemporaneo e attraversate da continui riferimenti all’Amleto di Shakespeare. A partire dall’espressione scelta per il titolo, quell’«infinita celia» che il dolce principe serissimamente rievoca facendo memoria di Yorick, il buffone morto. Un Moby Dick di fine millennio, si disse all’epoca della pubblicazione, lasciando intendere che anche Foster Wallace, come ogni grande autore americano, aveva una Balena che lo perseguitava, alla quale era obbligato a dare la caccia. Un male di vivere che – complice forse una malattia insidiosa – ha finito per raggiungerlo l’altro giorno nella sua casa di Clermont, in California, dove lo scrittore si è impiccato.
