Archivio mensile:Febbraio 2011

Il tempo atletico

 

di Carla Saracino

La meraviglia è certamente una delle forme anteriori dell’amore, tutto quello che prima ci riguarda di una persona o di una cosa e tutto quello che prima ci prepara alla vita. La sua radice originaria comporta qualcosa di visivo. Sarebbe un guardare. In un’accezione meno compressa, potremmo dire che meraviglioso è ogni incondizionato atto di rinuncia al pregiudizio e quindi disposizione al chiedere e al dare ospitalità, ma in senso altamente figurato.

L’ultimo libro di Andrea Leone, Lezioni di crudeltà, Poiesis, pag. 63, euro 12,00, è attraversato dalla meraviglia, ma non convulsamente né, al contrario, passivamente. Un ordine rigoroso detta alla meraviglia i suoi passi affinché essa, sgretolandosi l’incubo del postmoderno, possa rifulgere attraverso un nuovo linguaggio nel mondo delle cose possibilmente inviolate e quindi integre. Continua a leggere→

26. Miracoli

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da qui

Farsi la doccia, per il dottor Cavedagna, è una gatta da pelare: l’unico momento disponibile è alla fine di una giornata faticosa che lo coglie allo stremo delle forze. Oltretutto è un tipo freddoloso, per cui l’idea di spogliarsi, con la stanchezza che lo opprime, di affrontare anche solo il tragitto dalla stanza al bagno e resistere finché l’acqua non diventi calda – ci vuole sempre un poco – rischia di deprimerlo. In quei frangenti si sente un eroe, s’immagina in situazioni estreme, al confine tra la vita e la morte, sul fronte di guerra o impegnato in un’impresa da guinness dei primati, ma subito si trova ridicolo e patetico, perché in fondo sta soltanto andandosi a lavare. Continua a leggere→

TEORIA DELLA LETTERATURA n.4: Il romanzo come forma della conoscenza (parte II). A cura di Giuseppe Panella

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Le lezioni di teoria della letteratura sono a cura di Giuseppe Panella

Realizzazione tecnica di Fausto Finocchi e Silverio Zanobetti

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[Qui tutte le VIDEORECENSIONI]

Michel Houellebecq, La carta e il territorio

La carta e il territorio: un’autobiografia della stanchezza
di Alessandro Cartoni


Tenuto conto del sistema socio-economico in vigore, tenuto conto soprattutto dei nostri presupposti filosofici è evidente che l’essere umano si precipita verso una catastrofe a breve scadenza, e in condizioni atroci, ci siamo già. La conseguenza logica dell’individualismo è l’omicidio e l’infelicità

Così Houellebecq sintetizzava il suo punto di vista teorico in un’antica intervista ad Art Press nel 1995. Oggi, a quindici anni di distanza con la vittoria del Goncourt per il suo ultimo romanzo La carta e il territorio (2010, trad. it. Bompiani), l’autore de Le particelle elementari, è sicuramente il più importante scrittore francese contemporaneo. E si può anche aggiungere che la sua ricerca teorico-letteraria non ha mai smesso di incarnare quel lontano presupposto fino a trasformarsi in ossessione pura Continua a leggere→

Pronuncia d’inverno, di Evelina de Signoribus

 

Vegliare

Si può scrivere di dialoghi comprensibili solo per se stessi se lo sguardo dell’interlocutore segue altre storie? Così penso che un mio amico se n’è andato, scavalcando un’aiuola, completamente sfrenato. Quando l’ho raggiunto, mi hanno detto che parlava da un paio d’ore ma nessuno lo intendeva. Aveva in mano un bastone con la punta in acciaio, di quelli che si usano per allontanare le vipere in montagna. Mi disse che un pensiero gli era rimasto, quello di salutare la piazza. Qualcuno pensò che il bastone gli dava un’aria da saggio. Qualcun altro notò la somiglianza con il vecchio prete. Respirava affannosamente, io osservavo e non facevo niente più degli altri. Per questo non dormo più e vi vengo a svegliare.

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PAURA

Paura.
Paura per l’agenda etica, per l’intenzione di un regime senza scrupoli di procedere a colpi di maggioranza parlamentare all’approvazione di una legge che cancellerebbe il diritto di autodeterminare la fine della propria vita. Paura per un rais d’occidente che dichiara: “su temi etici e scuole cattoliche terrà conto delle indicazioni della gerarchia ecclesiastica.” Paura che possa accadermi una disgrazia, e questi mostri si impadroniscano del mio corpo e del mio destino.

Qui un articolo di Stefano Rodotà e un appello. (mb)

La legge della natura: punire l’educatore, assolvere l’omofobia

IL FATTO: Il 28.01.2006 l’insegnante Giuseppina Valido di una scuola media di Palermo scopre che due suoi alunni hanno impedito a un terzo, che viene preso spesso in giro per la sua ‘delicatezza’ (lo chiamano Jonathan, un concorrente ‘delicato’ del Grande Fratello), di entrare nel bagno dei maschi dandogli della femmina e del gay.
La professoressa racconta a tutta la classe la situazione accaduta. Illustra le origini del termine gay e spiega che l’episodio è avvenuto perché le cose non si conoscono. Nascono, quindi, da ignoranza, deficienza. Uno dei due bulletti comprende e chiede scusa. L’altro non demorde. L’insegnante gli fa scrivere sul quaderno 100 volte “sono un deficiente” e invia un messaggio al padre del ragazzo, invitandolo a presentarsi a scuola per discutere l’accaduto. Il genitore non si fa vivo. In compenso, la professoressa riceve dal genitore una denuncia per aver ‘traumatizzato suo figlio’ che è ‘dovuto andare in terapia psicologica’.
Dopo un anno, Giuseppina Valido viene processata e assolta dall’accusa di aver abusato di mezzi disciplinari e di aver causato danni psicologici al ragazzo (la sentenza la trovate qua: www.movimentoperlagiustizia.it/diritto-penale/520.html). Il padre del ragazzo ricorre in appello. Il PM chiede 14 gg di carcere. In maniera del tutto inaspettata, l’appello vede accogliere le istanze del genitore del ragazzo. La sentenza, tra l’altro, va ben oltre la richiesta del PM: la professoressa è condannata a un anno di carcere con la condizionale (condanna sospesa).
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Vivalascuola. Cervelli in centrifuga

Cominciò con il preside-manager della scuola azienda, adesso c’è il preside-sceriffo della scuola-caserma. Così lo vuole il governo: non deve criticare la “riforma”, deve sanzionare chi la critica, deve fare il portaordini del ministro. Nel futuro potrebbe essere lui a nominare i docenti per chiamata diretta. Super poteri anche ai rettori. Addio collegialità nella scuola?

Il D.S. (Diretto Superiore, Divino Supervisore, Demiurgo Serenissimo)
di Lucia Tosi

“Ho capito perfettamente… Ho capito! Solo che può dirmi le stesse cose senza maltrattarmi!”
“Io… la maltratto?”
“Sì, proprio! Lei ha un tono, un atteggiamento… non sono rimbambita, almeno non di colpo, nelle due ultime ore, voglio dire”.
“Va bene. Allora provi a pensare lei a dei criteri per stabilire le precedenze per quella cosa”. Continua a leggere→

25. Vivo o morto

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da qui

L’edicola è un parallelepipedo di colore grigio, con una tenda bianca che cade per circa un metro a fare ombra o riparare dalla pioggia. Sul bordo ondulato, rovesciato verso il basso, c’è la scritta Libreria Ricariche (manca la i dopo la prima erre) DVD, e sul costone superiore si pubblicizza per quattro volte il quotidiano cittadino Ostia Oggi. Continua a leggere→

24. Senza parole

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da qui

La facciata della fontana è la scenografia di un palcoscenico: appare, dalla finestra di Marco, come una lastra sottile di polistirolo o di cartone, pronta a lasciare il posto a un’altra immagine. Ora è una macchia gialla contro il cielo di notte, ogni istante è una medaglia a due facce in cui convivono gioia e dolore, angoscia e desiderio. Continua a leggere→

Spighe #1 e #2 di Franz Krauspenhaar

#1

la finlandia è un deserto. la vita un duracell fino a un certo punto.la grecia è un insieme di filosofia dei colonnelli, che magari vogliamo. la destra italiana è la sinistra del diavolo. la sinistra è la destra di un monco, professione reporter. sono bellissimo, sono un sex symbol in uganda, negli zoo di berlino, tutti, tra gli scimpanzè. le donne antipatiche e gli uomini odiosi. le balie senza ovaie. il passato di verdura, scordiamocelo, siamo di napoli, milionaria. il calcio è uno sport per scommettitori, è l’ippica degli umani, i cavalli a due zampe. sorrentino è antipatico, garrone è simpatico, pupi avati è triste e gianluigi rondi sta per superare l’età di tutankamen, ovviamente da morto e imbalsamato. sta per uscire il mio ennesimo libro, sul calcio. ditelo con i fiori. ditelo con le mani. ditelo con la mail. se magari vi avanzano due minuti ditelo a parole. ogni volta che un uomo tira una sberla a una donna vorrebbe darla contemporaneamente a se stesso, ma come fare? storace è il leader della destra estrema. starace era il fesso del regime mussoliniano. cambia una vocale ma la personalità è la stessa. chiamparino appoggia marchionne. torino capitale del gianduia, come sempre. milano è da bere. solo nei bar. gli happy hours sono una cerimonia funebre a 6 o 7 euro, più economici della impresa funebre san siro. quando lessi Le foglie di san siro di alberto vigevani avevo 35 anni e non avevo ancora scritto una cosa seria. anche adesso, ma solo perchè nulla è serio. Continua a leggere→

Il Nilo e la memoria del futuro

Articolo di Guglielmo Spirito


Gli dei conoscono il futuro, gli uomini ciò che accade,
i saggi ciò che si avvicina.
Filostrato, Vita di Apollonio di Tiana, VIII, 7

 

Gli uomini conoscono ciò che accade.
Il futuro lo conoscono gli dei,
assoluti e unici detentori di ogni luce.
Del futuro i saggi vedono
Ciò che si avvicina. L’udito,

in ore di studi profondi, a volte
è scosso. Il segreto clamore
dei fatti che si avvicinano giunge loro.
E lo ascoltano con devozione. Fuori, invece,
sulla strada, il popolo non sente nulla.

Konstantinos Kavafis, I saggi ciò che si avvicina Continua a leggere→

Rosamaria Loretelli, L’invenzione del romanzo

di Michele Lupo

La lettura ad alta voce oggi è pratica diffusa solo nei luoghi deputati a readings letterari moltiplicati sia dalla legittima necessità per molti scrittori di farsi spazio nell’oceano dell’offerta editoriale che da un certo compiacimento modaiolo e spettacolare.

L’invenzione del romanzo di Rosamaria Loretelli ricostruisce una storia della lettura dalla Grecia antica al Settecento, il secolo maggiormente implicato nelle argomentazioni della studiosa perché è allora che alcune trasformazioni diventano significative Continua a leggere→

IL TERZO SGUARDO n.24: Lo specchio del mondo e il sogno della visibilità assoluta. “Idee di cinema”, a cura di Giovanni Maria Rossi e Chiara Tognolotti

Lo specchio del mondo e il sogno della visibilità assoluta. Idee di cinema, a cura di Giovanni Maria Rossi e Chiara Tognolotti, Milano, Il Principe Costante Edizioni, 2010

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di Giuseppe Panella*

«Ho sempre creduto che il cinema, con il suo tremendo potere visuale, fosse il mezzo di espressione perfetto. Tutti i miei libri precedenti a Cent’anni di solitudine sono come intorpiditi da quella certezza. C’è uno smodato desiderio di visualizzazione dei personaggi e delle scene, un calcolo millimetrico dei tempi… e perfino l’ossessione di indicare i punti di vista e l’inquadratura» – ha dichiarato Gabriel García Márquez in un’intervista rilasciata poco dopo la pubblicazione di Cent’anni di solitudine (in A. Durán, Conversaciones con Gabriel García Márquez in “Revista Nacional de Cultura” (XXIX), luglio-settembre 1968).

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I SONNAMBULI sono tornati

di Antonio Sparzani

Di quel filone di letteratura mitteleuropea che irruppe nelle nostre librerie negli anni settanta del secolo scorso, molti sono gli autori noti e variamente letti, da Mann a Musil, da Joseph Roth a Schnitzler, da von Doderer a Canetti. Ma il nome di Hermann Broch (Vienna 1886 – New Haven 1951), malgrado la pubblicazione da parte di Einaudi de i Sonnambuli già nel 1960, non ebbe affatto risonanza, e sostanzialmente rimase nell’ombra degli esperti di germanistica. E sì che Elias Canetti, nel discorso di accettazione del premio Nobel per la letteratura, attribuitogli nel 1981, parlò di Broch come di colui che avrebbe, se fosse stato ancora vivente, meritato più di lui il premio, e a Broch dedicò molte affettuose pagine nel Gioco degli Occhi, terzo volume della sua autobiografia.

Da quando, ormai vari anni fa, qualcuno mi mise sulla traccia di questo autore così fuori dai percorsi letterari più usuali, non ho smesso di leggere i suoi scritti e di ripensare di quando in quando al suo peculiare modo di concepire e affrontare la letteratura. La prima lettura che si offre di lui è la prima opera che scrisse non appena, nel 1927, a 41 anni, smise di fare l’ingegnere tessile, professione cui era stato naturalmente avviato dal padre e dalla sua impresa, e decise di dedicarsi alla scrittura e alla conoscenza del mondo. Die Schlafwandler, appunto, letteralmente i camminatori nel sonno, ovvero i sonnambuli, da tempo esaurita e ripubblicata oggi con grande cura editoriale da Mimesis ad inaugurare la nuova collana di letteratura, diretta da Massimo Rizzante.
Su questo blog ho già pubblicato un intenso e raffinato dialogo d’amore tratto dal primo volume Continua a leggere→

Il cimitero di Praga, di Umberto Eco

di Ezio Tarantino

La seconda legge di Ranganathan recita: “Ad ogni lettore il suo libro”, e la terza  “Ad ogni libro il suo lettore”. Chi era Shiyali Ramamrita Ranganathan? Un matematico e bibliotecario indiano (chi ne voglia sapere di più clicchi qui). Nel mondo della biblioteconomia si è guadagnato un posto nell’empireo grazie al suo sistema di classificazione “a faccette” e, ancora di più, per l’emanazione di quelle che sono universalmente conosciute e citate come le cinque leggi di Ranganathan. Ovvero l’architrave ideale su cui si sostengono le biblioteche, regolando in modo semplice e senza troppe mediazioni intellettuali il rapporto fra l’istituzione e i suoi utenti.Tutto questo per dire che se è vero, ed è verissimo, che ogni lettore ha i suoi libri, e viceversa, non dovrei star qui a parlar male di un libro che, palesemente, non è il mio libro.
Tuttavia, poiché mi è stato regalato, e da persona cara, ho voluto cogliere l’occasione per mettermi, come dire, in pari, con la letteratura di grande consumo.
Il libro è, come avete visto dal titolo dell’articolo, Il cimitero di Praga, di Umberto Eco.

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Anna Maria Carpi, L’asso nella neve


(…) ho scritto poesie, un prodotto assolutamente inutile, ma quasi mai nocivo
e questo è uno dei suoi titoli di nobiltà. Ma non è il solo, essendo la poesia
una produzione o una malattia assolutamente endemica e incurabile. (Eugenio Montale)

Non è difficile amare la poesia, alcuni poeti soprattutto. Ma bisogna saperla trovare, la cura giusta. La giusta malattia.
Per esempio si potrebbe scoprire che Anna Maria Carpi andrebbe assolutamente letta…
Silvia Monti

da L’asso nella neve, 2011

IL MIO CUORE ha l’accesso stretto
il sangue non ci passa facilmente
o rigurgita o rimane dentro,
così gli altri non sanno
che passione ho per loro
che potrei
fermare anche gli ignoti per la strada
e dirgli
tutto quello che ho dentro e non mi passa –
e sarebbe la grazia. Continua a leggere→

Un’inesorabile realtà, di Andrea Sartori

Il primo romanzo di Lara Santoro – Il mio cuore riposava sul suo, traduzione dall’inglese di Adele D’Arcangelo, Roma, e/o, 2009 – non appartiene al filone di certa letteratura esotica, che sfrutta lo scenario del continente africano per ambientarvi storie d’amore e avventura. La giornalista d’inchiesta Anna, i suoi amanti Nick e Michael, la domestica africana Mercy e padre Anselmo, tracciano le traiettorie di una storia che si dipana tra gli slums di Nairobi, le atmosfere decadenti e ancora coloniali dei party d’ambasciata, l’arida terra spaccata del Sudan, il califfato petrolifero di Nigeria, le stanze d’albergo d’una Belgrado che ospita i sicari del genocidio bosniaco, senza mai cedere alla strizzata d’occhio della bella cartolina di viaggio proveniente da terre lontane. Continua a leggere→