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Ci si accinse a un’intima guerra,
Ristretti al passo di un ballo empio,
Ci si spinse a nessun mare a nessuna terra
A disperanza di pace sullo scempio.
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Di quanto non sappiamo ci dirà
Forse un infinito padre jonico,
Ci dirà una madre d’amore senza pietà,
Una carne un nulla un tempio laconico.
–
Ci si limita alle sante
Suppliche a un paesaggio,
All’ingresso del tempio,
Usciti dall’inverno,
Alle anime-pietre, alle anime-piante
Nel solito e abusato raggio,
Al cerchio, all’invenzione dell’eterno.
–
Da quello zero iniziale
Di natura, di viventi e umani,
Non il falso il vero
Il bene il male,
Ma il tratto sincero
Del latrare dei cani.
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Insomma, si ha una somma senza fine
di luoghi della mente, dei passi, dell’oblìo, Continua a leggere→