Archivio mensile:Marzo 2022

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È un po’ che combatto la mia battaglia con l’ideologia. A volte penso che lo scopo della mia esistenza sia precisamente questo: smascherarne l’idiozia, la vocazione a uccidere persone e relazioni, a fare terra bruciata degli scenari più ricchi e promettenti. Giorno dopo giorno, ho collezionato un numero di prove impressionante dei suoi effetti esiziali: li sperimento nella quotidianità, nelle parole supponenti di chi giudica a priori, per partito preso, di chi considera le cose non per quello che sono, ma per l’etichetta con cui vengono classificate. Penso che il nostro sarà un mondo migliore quando avremo il coraggio di dire che il re è nudo, di rigettare un malcostume che non rispetta nulla, in primo luogo il libero pensiero. Ora che la guerra è alle porte, urge una scelta di campo, prima che sia tardi: mostrare compassione verso chi ha messo il pilota automatico per non pensare più, per chi fa la sua comparsa sulla scena solo per asservirsi al branco, per ratificare il già detto e il già sentito, spacciandolo per nuovo. Spesso ho l’impressione di vedere, all’orizzonte, una carneficina da cui uscirà una terra in cui ognuno dirà quello che pensa e sente, risorto, finalmente, dalla tomba che ha nome ideologia. C’è un prezzo da pagare: il distacco, a volte, da amici e conoscenti, il lasciare che la verità faccia piazza pulita di tutto ciò che non è bello, buono, vero, il rimpianto di non essersi parlati da sempre così, occhi negli occhi.

Si vis pacem, para pacem. Cosa pensano gli italiani?

Il 22 marzo il Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi ha parlato in Parlamento dopo il discorso in videocollegamento di Volodymyr Zelensky: armi all’Ucraina e aumento delle spese militari, Ucraina nella UE, rafforzare la politica di sicurezza e di difesa dell’Ue e della Nato. Non è escluso l’invio sul fronte sud-est europeo di militari italiani. Si parla di 250-500 soldati in Bulgaria per rafforzare l’azione di deterrenza della Nato. Chiuso l’accordo, invece, per l’invio di 250 uomini in Ungheria. Malumori in Parlamento e nello stesso Governo. Ma cosa pensano gli italiani? L’unanimismo a favore dell’invio di armi dei media rispecchia quello che pensano gli italiani? Continua a leggere→

Giuseppe Fidone, I cedri d’Aprile a san Giorgio

Giuseppe Fidone, I cedri d’Aprile a san Giorgio
di Giorgio Morale

È un buon romanzo, I cedri d’Aprile a san Giorgio (Intermedia Edizioni 2021), che Giuseppe Fidone ha scritto per trasmettere una memoria. D’altra parte, non sono le Muse protettrici delle arti figlie di Giove e della Memoria? Lo dichiara l’autore nell’Introduzione: “Io sono stato testimone di alcuni di questi fatti: gli ultimi accaduti. Gli altri, quelli precedenti li ho sentiti raccontare da uno che sapeva cosa vuol dire raccontare!”. Si potrebbe pensare che questo dichiarare il romanzo come un racconto di un racconto sia l’equivalente dell’espediente del “manoscritto ritrovato”, ma Fidone in una presentazione pubblica del libro ha affermato trattarsi veramente di una storia che un familiare gli ha raccontato con la preghiera di assicurarne la trasmissione. Continua a leggere→

Offerta


Offrire a Gesù le nostre facoltà: l’intelligenza, la libertà, la volontà; ogni aspetto della psiche porgerlo a Lui perché lo plasmi, lo trasformi, lo rigeneri. Tutto è possibile a chi crede, anche diventare qualcosa d’inedito, di nuovo, di stupendo.

Si vis pacem, para pacem. Sedete e contrattate

Propongo una poesia di Primo Levi che penso esprima il sentire dei più in questo momento. Con il passare di giorni è un lento sfinimento, con il bombardamento continuo degli eserciti e delle notizie di cui si fa fatica a distinguere il vero dal falso. Con il susseguirsi di immagini che, vere o false, sono rivolte ad aizzare l’odio e ad amplificare la guerra. Con le lacerazioni personali che suscita il senso di impotenza della ragione davanti alla forza. Con la difficoltà a trovare un senso univoco che impedisce di avere le stesse vedute a persone che hanno condiviso esperienze e formazione. Con la narrazione dominante che al contrario tenta di imporre il pensiero unico mettendo in ridicolo  coloro che deviano dal coro.  Oggi o domani, la soluzione non può che essere questa: sedete e contrattate. La pace si fa con i nemici. Continua a leggere→

VOCI. “Sei un sogno…” di Arianna Galli

Voci, rubrica di poesia “partecipata” a cura di Francesco Sasso su “La poesia e lo spirito”.

Leggere e condividere poesie in rete è molto bello. Questa nuova rubrica è aperta a tutti gli appassionati della poesia. 

Cosa cerchiamo? Noi cerchiamo la poesia. Potete quindi segnalare via email il vostro spazio poetico in rete o copiare/incollare una vostra poesia. Noi scegliamo e rilanciamo la poesia su queste pagine e in podcast. (f.s.)

Lettura di Francesco Sasso dalla raccolta Non c’erano fiori di Arianna Galli. (Ladolfi Editore, 2022)

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Etty Hillesum, la poesia più potente, di Raffaela Fazio

Etty Hillesum, la poesia più potente

 

Questa giornata, come altre simbolica, mi pare una buona occasione per ricordare Etty Hillesum, la giovane ebrea olandese che non fa parte di alcuna antologia di versi, ma che ci ha lasciato un diario profondamente poetico. La sua è, di fatti, la poesia più potente, perché vera testimonianza di vita, sostenuta da una scelta radicale: condividere sino in fondo il destino degli altri, tentando di alleviarne la solitudine e puntando sempre al bene, persino nel mezzo dell’orrore. Il 30 settembre del 1942, un anno e due mesi prima di morire ad Auschwitz, Etty annotava: “In me non c’è un poeta, in me c’è un pezzetto di Dio che potrebbe farsi poesia”.

 

Rileggendo “Etty Hillesum, Diario 1941-1943” (Adelphi Edizioni, 1981), ripropongo oggi alcuni suoi pensieri. Continua a leggere→

Si vis pacem, para pacem. Dall’Ucraina e dalla Russia appelli per la pace

Anche nei luoghi in cui si combatte ci sono segni di rifiuto di questa guerra che andrebbero ascoltati e amplificati. Ad esempio in Ucraina c’è chi pensa che “La pace in Ucraina e nel mondo possa essere raggiunta solo in modo nonviolento. La guerra è un crimine contro l’umanità“: è  Yurii Sheliazhenko, l’autore dell’appello che propongo di seguito. E in Russia ieri la trasmissione televisiva del comizio di Putin che avrebbe dovuto mostrare al mondo l’appoggio popolare alla guerra in Ucraina è stata interrotta, dando origine a diversi interrogativi. D’altra parte questo non è il primo segnale contro la guerra in Russia, dall’appello di migliaia di studenti, laureati, insegnanti e personale dell’università di Mosca a manifestazioni collettive o personali. Continua a leggere→

La guerra. Sempre.

Omero non si stupisce né si indigna, e non spera in alcuna risposta. Dove sono i buoni nell’Iliade? Dove sono i cattivi? Non ci sono che uomini in pena – guerrieri in lotta che trionfano o soccombono. Le rivendicazioni della giustizia si riducono a un mormorio di lacrime e lamenti dinanzi alle ginocchia di marmo della necessità. Il desiderio di giustizia si esprime unicamente attraverso il lutto della giustizia e la tacita ammissione. Condannare o assolvere la forza equivarrebbe a condannare o assolvere la vita stessa. E nell’Iliade (come nella bibbia e in Guerra e pace) la vita è essenzialmente ciò che non si lascia valutare, misurare, condannare o giustificare dal vivente. Essa giudica se stessa solo pretendendo coscienza della propria ineffabilità. Tale accettazione priva di rigidità interiore, consustanziale all’esistenza, è lontanissima dalle ostentazioni degli stoici.
Figlia dell’amarezza, la filosofia dell’Iliade bandisce il risentimento. Precede il divorzio tra natura e esistenza. Qui il Tutto non è un insieme di frammenti rotti e rincollati alla bell’e meglio dalla ragione, ma il principio attivo della compenetrazione reciproca di tutti gli elementi che la compongono. Teatro dell’ineluttabile e simultaneamente il cuore dell’uomo e il Cosmo.

da : Rachel Bespaloff: Sull’Iliade, Milano, 2018 (Adelphi), p. 21p.

Più felici

Se lasciassimo allineare tutto dallo Spirito, saremmo più liberi e leggeri. Le energie vanno sprecate in conflitti interiori ed esteriori, e il bene va in fumo. Fermiamoci un momento, lasciamo che ogni cosa torni al posto suo, e poi ripartiamo più felici, o meno tristi, se per ora è il massimo possibile.

Si vis pacem, para pacem. Da Nobel a Zelensky.

Questa notizia mi lascia incredulo: un gruppo di politici europei chiede di assegnare il Premio Nobel per la Pace a Volodymyr Zelensky, presidente dell’Ucraina, per supportare il popolo ucraino che resiste all’invasione russa. Certamente resistere all’oppressione è un diritto inalienabile dell’uomo, però Alfred Nobel nel suo testamento indica come destinatario del Premio per la Pace la “persona che più si sia prodigata o abbia realizzato il miglior lavoro ai fini della fraternità tra le nazioni, per l’abolizione o la riduzione di eserciti permanenti e per la formazione e l’incremento di congressi per la pace”. Continua a leggere→

Frammenti di Cinema # 49

Nella città l’inferno (1959) di Renato Castellani se non è il miglior film carcerario nella storia del cinema è il più attuale. Non ci sono protagonisti maschi. Il film è ambientato nel carcere femminile delle Mantellate, nella via romana omonima, alle spalle di Regina Coeli. Al centro c’è lo scontro tra due grandi attrici, Anna Magnani (nel progetto iniziale doveva esserci Silvana Mangano, ma chiese una cifra economica esorbitante) e Giulietta Masina, modelli femminili opposti. Sul piano antropologico, tuttavia, la nota che emerge, grazie alla bravura degli sceneggiatori e del regista, è che le regole e i legami della sopraffazione, esaltati dentro il claustrofobico universo carcerario, sono universali, più animaleschi che umani, e non hanno genere sessuale. L’idea è stata di recente ripresa dalla serie Netflix Vis a vis – il prezzo del riscatto (2015-2019) con alcune delle attrici provenienti dal successo dell’altra serie La casa di carta.

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Gelosia

La gelosia divina ci ricorda Chi ne sa più di tutti, anche di noi: ci appoggiamo a fondamenti instabili, a grucce e stampelle malandate, e ci priviamo della Roccia incrollabile, della Sorgente della vita eterna, che non si rassegna a perderci per sempre.

Si vis pacem, para pacem. Non ci sono già troppe armi in giro?

Propongo un’intervista al generale Claudio Graziano, Presidente del Comitato militare dell’Unione Europea, alla trasmissione televisiva Mezz’ora in più di domenica 13 marzo, con un commento di Giovanna Lo Presti che evidenzia dei vuoti di memoria del generale. Il generale poi chiedeva più fondi per le spese militari, e tre giorni dopo la Camera ha dato il via libera a larghissima maggioranza all’ordine del giorno della Lega che chiede di portare al 2% del PIL i costi della difesa: 13 miliardi in più per spese militari. Così si passerebbe da 25 a 38 miliardi annui, 104 milioni al giorno. Eppure nel 2020 l’Italia ha speso l’1,4% del PIL per la difesa, dato superiore sia alla media dell’Unione europea (1,3%) sia a quella della zona euro (1,3%). Senza contare che nel territorio italiano ci sono 120 basi Nato e Usa più 20 basi segrete USA. L’aumento delle spese militari italiane è parallelo a quanto succede in Germania e in Francia e in linea con la crescita  da 25 anni a questa parte delle spese militari mondiali, che nel 2021 hanno raggiunto la cifra di 2.030 miliardi di dollari. Non ci sono già troppe armi in giro? Continua a leggere→

Poesia italiana del XXI secolo

Renata Morresi è nata a Recanati nel 1972. Scrive poesia e saggistica, e traduce. In poesia ha pubblicato le raccolte Terzo paesaggio, Aragno, 2019, Bagnanti, Perrone 2013, La signora W. Camera verde 2013, Cuore comune, peQuod 2010); altri testi sono apparsi su antologie e riviste, anche in traduzione inglese, francese e spagnola. Nel 2014 ha vinto il premio Marazza per la prima traduzione italiana di Rachel Blau DuPlessis, Dieci bozze, Vydia, 2012, e nel 2015 il premio del Ministero dei Beni Culturali per la traduzione di poeti americani moderni e post-moderni. Cura la collana di poesia “Lacustrine” per Arcipelago Itaca Edizioni. Attualmente è ricercatrice di letteratura anglo-americana all’università di Padova.

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Si vis pacem, para pacem. Potrà questa bellezza salvare il mondo?

Finalmente una buona notizia: i dipinti prestati dall’Ermitage alle Gallerie d’Italia e a Palazzo Reale di Milano e alla Fondazione Fendi di Roma potranno restare in Italia fino alla fine programmata delle mostre. L’Ermitage aveva richiesto in anticipo le opere perché “In base alla decisione del ministero russo della Cultura tutti i prestiti in essere devono essere restituiti dall’estero alla Russia” e “l’Ermitage è un museo statale che dipende dal ministero della Cultura”, aveva scritto il direttore del museo di San Pietroburgo Michail Piotrovsky. Il ministro della cultura italiano Dario Franceschini aveva constatato che è “evidente che quando un proprietario chiede la restituzione delle proprie opere queste debbano essere restituite” (vedi qui). Adesso il ripensamento reintroduce “buona volontà e benevolenza” nelle relazioni culturali. Nel dare la notizia il direttore generale del Museo Ermitage commenta: “Ripetiamo sempre che i ponti della cultura si fanno saltare in aria per ultimi. Ora è venuto il tempo di proteggerli”. E se non saltasse nessun ponte? Continua a leggere→