Archivio mensile:Settembre 2025

Ezra Pound

di Giorgio Stella

da La quinta decade dei cantos Siena – Le riforme leopoldine

XLV

Contro l’Usura

Con usura nessuno ha una solida casa
di pietra squadrata e liscia
per istoriarne la facciata,
con usura
non v’è chiesa con affreschi di paradiso
harpes et luz
e l’Annunciazione dell’Angelo
con le aureole sbalzate,
con usura
nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
non si dipinge per tenersi arte
in casa, ma per vendere e vendere
presto e con profitto, peccato contro natura,
il tuo pane sarà straccio vieto
arido come carta,
senza segala né farina di grano duro,
usura appesantisce il tratto,
falsa i confini, con usura
nessuno trova residenza amena.
la lana non giunge al mercato
Si priva lo scalpellino della pietra,
il tessitore del telaio
CON USURA
la lana non giunge al mercato
e le pecore non rendono
peggio della peste è l’usura, spunta
l’ago in mano alle fanciulle
e confonde chi fila. Pietro Lombardo
non si fe’ con usura
Duccio non si fe’ con usura
né Piero della Francesca o Zuan Bellini
né fu “La Calunnia” dipinta con usura.
L’Angelico non si fe’ con usura, né Ambrogio de Praedis,
Nessuna chiesa di pietra viva firmata: Adamo me fecit.
Con usura non sorsero
Saint Trophime e Saint Hilaire,
Usura arrugginisce il cesello
arrugginisce arte e artigiano
tarla la tela nel telaio, nessuno
apprende l’arte d’intessere oro nell’ordito;
l’azzurro s’incancrena con usura; non si ricama
in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling
Usura soffoca il figlio nel ventre
arresta il giovane drudo,
cede il letto a vecchi decrepiti,
si frappone tra i giovani sposi
CONTRO NATURA
Ad Eleusi han portato puttane
Carogne crapulano
ospiti d’usura.

N.B. Usura: una tassa prelevata sul potere d’acquisto senza riguardo alla produttività, e sovente senza riguardo persino alla possibilità di produrre. (Onde il fallimento della Banca dei Medici.)

Raffaela Fazio. Madre di cieli e nude cave

Madre di cieli e nude cave,
di intarsi esposti e vene non viste
sia reso lieve e terragno
il tuo nome
si ramifichi il segno
ci fecondi la tua volontà.

Oggi e domani
dacci in dono le tue labbra
fatte di luci di piogge
che non conosciamo
Smuovi in noi la ruota
dall’acqua che ristagna
nel solco finto.

Non darci vergogna
o rimpianto
né paura
di essere il tuo sogno:
creatura.

Vladimìr Holan

di Giorgio Stella

Non bastiamo

Affinché si incontri con l’alba il tramonto,
lo spudorato pudore con il disamorevole amore,
l’inaccecabile cecità
con la vista della disperazione –
bisognerebbe che si togliesse via l’illusione.

Non bastiamo a noi stessi,
ma possiamo toglierci la vita…

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Lorenza Auguadra

Spighe di pace

Che strano essere in versi
usciti in matita di piedi
al respiro fragile dell’alba
come un silenzio spezzato
in Terra al suo plurale d’odio
che da tormento si fa grano
in estasi pane per gesto contrario
paziente arcano donato.

Raúl Carlos Maícas:”La marea del tempo”

Testo introduttivo di Giovanni Agnoloni

Ecco un estratto della mia nuova traduzione, La marea del tempo (uscita a luglio per Ortica Editrice con la curatela di Alessandro Gianetti), il diario intellettuale – un notevole esempio di saggio narrativo – dello scrittore spagnolo Raúl Carlos Maícas, nato nel 1962 nella cittadina aragonese di Teruel, e fondatore e direttore della Rivista Culturale “Turia”, che ha raggiunto fama internazionale occupandosi di letteratura, arti visive, filosofia e cinema) e raccogliendo scritti di autori come Ignacio Martínez de Pisón, Luis Buñuel, Fernando Savater, Octavio Paz, Günter Grass, Claudio Magris, Antonio Tabucchi ed Erri De Luca. Maícas è anche autore di altre due opere in prosa, Días sin huella e La nieve sobre el agua.

La marea del tempo è un libro molto intenso, capace di introdurci nei segreti più intimi della quotidianità e della vita culturale di un angolo di entroterra iberico che è in sé un piccolo universo, e si affaccia sull’orizzonte e sulle complicate e spesso frustranti dinamiche di un mundillo di intellettuali innamorati di se stessi più che dell’arte che praticano.

La scrittura è densa, sinuosa e brillante, e accompagna di capitolo in capitolo con mano invitante e confidenziale, calandoci nel punto di vista e di sentire dell’autore.

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Giorgio Stella. La betoniera

LA BETONIERA (nell’anno di grazia) – Betoniera, / che giri e rigiri / l’arco di porcellana, / che nessuno / stop è un NO al nord / e alle volte / il ciclo di rito / si fa’ nido in te, / lasciaci pregare / l’occhio aperto / quando l’altro è chiuso / (quando un occhio / era aperto / e l’altro chiuso.) – il carnevale è una corazza ci ricordi… / la razza // nel cuneo della forma! (Giorgio Stella, 27/08/2025) –

Terra d’esilio, di Luca Pizzolitto 5. Daniel Calabrese

Daniel Calabrese, Un cielo per le cose (Un cielo para las cosas), La Vita Felice 2022

Coricarsi sulla terra e tornare a sedersi

Va bene quello che hai fatto ieri
e va bene quello che stai facendo adesso,
anche se insieme i pezzi
sembrano di vite contrarie.
Entrambi sappiamo che il mondo
è uno specchio che non bisogna rompere.
Un banco di pesci avanza come pani
che si moltiplicano sulla terra
e galleggiano sull’acqua..
È il giallo nero delle morti vive.
Questo sacco sempre più pesante
che trasciniamo, chiamiamo tempo
e ci conferma che sì,
che tutto va bene.
Il pezzo di cielo in cui ti sei vista
riflessa in riva alla palude
mi si è conficcato nel perno, è un vetro
scheggiato e mi fa male.
Molti camminiamo sull’acqua senza sforzo
quando chiudiamo gli occhi.
Pochi si azzardano a rimuovere
un vetro conficcato nel petto.
Nessuno ha dedicato tanto lavoro
a disarmare la tristezza. Continua a leggere→

Qualunque cosa

di Fabrizio Centofanti

Qualunque cosa sia fatta “contro”, per condannare, senza cercare di salvare; qualunque cosa sia fatta per ghettizzare, etichettare, dire “loro sono così”; qualunque cosa sia fatta per seguire la corrente, per non avere problemi, per essere approvati dal mainstream; qualunque cosa sia fatta per mettere una firma in fondo a un foglio senza nemmeno aver letto attentamente; qualunque cosa sia fatta senza aver verificato fino al punto e alla virgola la veridicità o la menzogna manipolatrice; qualunque cosa sia fatta solo per essere quelli della maggioranza, mentre la verità è sempre e comunque controcorrente: non in mio nome.