Archivio mensile:Febbraio 2026

Biografia delle voci, di Gian Piero Stefanoni

di Gian Piero Stefanoni

Raccolgo in queste pagine una serie di interventi critici, di note a percorsi, figure, opere poetiche in dialetto e lingue minoritarie che ho avuto occasione di scrivere per lo più dalla primavera del 2021. L’occasione, perché d’occasione davvero si tratta, è nata col desiderio di conoscere la produzione in dialetto della Val Camonica in Lombardia, la terra di mio padre, e dunque nell’approfondimento un tentativo anche di riacquistarmi in qualche modo a lui in quella lingua di cui so intendere nel ricordo solo la tenerezza di qualche parola. Così l’affondo nel mondo con tanta sapienza e ardore riportato da Dino Marino Tognali da Vione, irto di fatica e di passione del vivere e per questo di amore, mi ha spinto ad allargare il cerchio della frequentazione in me già presente con la poesia in dialetto (avendola in precedenza analizzata a più riprese) riportandomi sull’onda delle direttrici in me ormai aperte nel quadro più autentico, regione per regione, di un dettato nel nostro paese vivissimo. Ho allora reiniziato da quegli autori presenti tra i miei scaffali per affinità a me vicini e cari nell’incisione di una parola ora nella sacralità dei suoi richiami (Marin, Pierro, seppure qui non presenti) ora nell’interrogazione civile del presente (Bertolani) ora nel guado (l’amato Pedrelli, Pittana, l’istrorovignese Zanini). Continua a leggere→

20 righe (per niente ) facili

di Pasquale Vitagliano

Franc Arleo ha ideato e dirige per AnimaMundi Edizioni la prima collana di geosofia in Italia. Esiste uno stile dei luoghi che influenza le nostre vite, plasma le visioni del mondo, orienta le nostre storie e incide persino sulle nostre funzioni biologiche. Questo suo taccuino, Il Dio Selvatico (2024) ne è un paradigma. “Non è necessario lasciare la propria terra per affermare il valore della propria creatività’’. Possiamo leggere questo vesto di Mario La Cava arrivando ad Alessandria del Carretto, dopo aver attraversato i crinali dello Sparviere. Questi monti “urlano una bellezza di ritorno”. La bellezza dei tornanti.  Il ritorno è l’ossessione dei meridionali. Per questo, forse, siamo così attratti dai tornanti. Anche noi pugliesi, che siamo, in realtà, più pianeggianti e marini. “Forse un giorno diventeremo “tornanti” di queste terre alte, o forse lo siamo già, forse siamo solo in curva o nel rettilineo parallelo e torneremo al punto di partenza”.

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Franco Buffoni

a cura di Giorgio Stella

Rimasto senza l’inverno

Rimasto senza l’inverno
Il ghiacciaio si ritira,
Ma se un’offesa ha qualche senso
È quando la bocca che ti bacia la ripete.
Pensa che proprio oggi la Team Company s.r.l.
Azienda nel settore del recupero crediti
Cerca sul Corriere funzionari ambosessi
Per il potenziamento della propria
Rete esattiva. Possibilità di carriera.
Potremmo presentarci insieme
Motivati aggressivi…
Siamo una coppia che fa i turni di notte
Fuoruscita come una tartaruga dal ghiaino…
E quella fu l’ultima volta che alleati ridemmo.

Incontro

 

Mi chiedono di esprimere un parere sulla vicenda di don Alberto Ravagnani, ma ritengo che l’unica reazione sensata sia quella di tirarsi fuori da questo chiacchiericcio. Non sappiamo nulla del cuore di una persona. L’equivoco dei social consiste nel mettere di fronte agli altri una maschera spacciata per verità. È un gioco pericoloso, che può causare la perdita dell’orientamento esistenziale. Una proposta costruttiva potrebbe essere quella di guarire da una dipendenza che non porta buoni frutti, a giudicare da ciò che c’è in giro. Mi viene in mente l’incontro di Elia con Dio: il profeta non lo trova nel vento impetuoso, nel terremoto, nel fuoco, ma in una “qol demama daqqa”, una voce di silenzio sottile. Oggi, forse, l’autore avrebbe scritto che Dio non si incontra su Facebook, su Instagram, su X, ma in una sana astinenza dai social.

La scuola di Serena Bedini. Quando la storia prende una direzione diversa

di Serena Bedini

A volte capita di cominciare a scrivere avendo ben chiara in mente una trama, ma nel corso dell’opera la storia prende una direzione inaspettata: un dialogo assume un significato che inizialmente non credevamo, un personaggio acquisisce maggiore peso in confronto a quello che avevamo ipotizzato inizialmente, un colpo di scena che ci viene all’improvviso in mente ci appare un’ottima idea e decidiamo dunque di seguirla. Cosa è successo? Il piacere di scrivere ha preso il sopravvento, la fantasia ha iniziato a scorrere fluida e noi siamo incapaci di non abbandonarsi a quel flusso. È un errore? No, perché lascia spazio al divertimento e alla libertà creativa e sarebbe sbagliato attenersi rigidamente alla trama che avevamo predeterminato in quanto sarebbe un freno alla nostra inventiva. Tuttavia occorre comunque attenersi a un filo logico: il rischio in questi casi è infatti quello di perdere di vista la coerenza della storia e l’intensità della trama. Una buona idea è procedere nel senso che inaspettatamente la nostra mente adesso ci prospetta ma tenendosi in allerta per “rideterminare” la rotta da seguire. Come? Ebbene, occorre leggere e rileggere quanto si è scritto ogni volta che ci disponiamo a proseguire la storia. La lettura e la rilettura consentono di vedere eventuali incongruenze, alimentare di nuove idee la nostra fantasia ma anche procedere con un minimo di controllo cosicché sia possibile arrivare comunque a concludere la nostra storia senza il rischio di deragliare completamente o lasciarla a metà.

Franco Acquaviva, Crescite invisibili

E’ uscita la nuova raccolta di poesie di Franco Acquaviva, attore, regista, drammaturgo, poeta: Crescite invisibili (Kolibris edizioni, Novembre 2025). Nell’attesa di parlarne a breve in questo spazio, ne propongo un assaggio ai lettori de La poesia e lo spirito.

Perdersi

Si chiudeva una porta
se ne apriva un’altra
rigirare di maniglie
parata di vetri smerigliati,
nei riflessi
svaniva la quiete di un abbandono; Continua a leggere→

Georges Rodenbach

a cura di Giorgio Stella

[Dentro al tuo amore entro come in una chiesa]

Dentro al tuo amore entro come in una chiesa
Vi aleggia un velo azzurro di silenzio e d’incenso
Non so se gli occhi miei s’ingannano, ma sento
Celesti visioni che il cuore mi angelizzano.

È te che amo oppure amo l’Amore?
È la cattedrale o piuttosto la Madonna?
Che importa! Se commosso il mio cuore s’abbandona
E vibra al rintocco sulla cima della torre!

Che importano gli altari e che importano le vergini,
Se là dentro, scesa la pace della sera, sento
Un po’ di te che all’organo dello jubé canta
Qualcosa di me che dentro ai ceri brucia.

[Trad. di Paola Decina Lombardi]

Miklós Radnóti

a cura di Giorgio Stella

di Anna De Simone

Miklós Radnóti

(1909-1944)

Un taccuino trovato nella tasca di un impermeabile una fossa comune, ad Abda, in Ungheria, vicino al confine austriaco, nel 1946, consenti di restituire un nome ai poveri resti di chi quell’impermeabile lo aveva indossato: il poeta ungherese Miklós Radnóti, nato a Budapest il 5 maggio del 1909, finito con un colpo di pistola alla nuca il 9 novembre del 1944. Con l’unica arma di una matita e di quel quadernetto – il Taccuino di Bor -, Radnóti aveva sconfitto la paura, la notte, la morte. In quel block-notes erano contenuti il suo testamento e i versi che lo avevano aiutato a sopravvivere. Continua a leggere→

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

“I Profeti…prima di voi”

(Lee Ufan East winds) 

«In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi». [Mt 5,1-12]

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