Archivio mensile:Febbraio 2026

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Un compimento compiuto tutto da compiere

(M. Chagall)

«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno». [Mt 5,17-37]

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Diario del disarmo. In direzione del sacro, di Michele Caccamo. 2

 

2ª pronuncia

Hanno insegnato al mio cuore che ogni battito deve produrre qualcosa: un risultato, un contratto, una performance. E allora batte in affanno, rincorre il ritmo generale per non essere escluso.
Il tempo è stato messo in sovraccarico, e il cuore è stato costretto a diventare un apparecchio di compatibilità, a reinstallarsi continuamente aggiornato per rientrare nelle attività richieste dal collettivo.
Ogni pausa viene considerata un guasto. La lentezza scambiata per malattia.
Tu lo sai, mio Dio, che ormai nessuno vuole restare solo, in confidenza con il proprio battito. Abbiamo tutti quanti paura di trovarlo intero e nudo, nella sua necessità di non dirci nulla, di scoprirlo diventato soltanto un metronomo fisiologico. Per questo lo copriamo con suoni, rumori, parole. Per questo non smettiamo mai di riempirlo. Continua a leggere→

La luce nella stanza, di Luca Benassi. Intervista a Dante Maffia

Fare luce con la poesia – intervista a Dante Maffìa

Perché pensare la luce come antidoto al buio? Oscurità e luminosità si scontrano ogni momento ed è da questo scontro, da questa eterna frizione che nasce la scintilla della poesia e dell’arte. Sempre e comunque – anche quando l’arte sembra tuffarsi nell’abisso più nero – la poesia canta la vita e sprigiona la bellezza. Ce lo racconta Dante Maffìa con abilità del critico capace di muoversi agilmente fra le letterature antiche e moderne e lo stupore fanciullino del poeta che sempre guarda il mondo con la speranza e gli occhi pieni di meraviglia. Continua a leggere→

La scuola di Serena Bedini. Perché scriviamo storie torbide?

di Serena Bedini

I tempi in cui viviamo sono assai complessi: non solo l’insorgere continuo di occasioni di guerra ci preoccupa, ma giornalmente ci appaiono evidenti e disastrose le conseguenze dell’agire in malafede, senza rispetto per la vita degli altri. Questo tipo di situazioni che stampa e tv ci riportano quotidianamente ci sconvolgono e ci mettono in discussione con noi stessi, con i nostri valori, con le nostre idee e angosce. La scrittura è un ottimo modo per “depurarsi” di queste “tossine” e quindi avviene che spesso le storie che immaginiamo siano abitate da personaggi torbidi, loschi, o che rispecchino fedelmente i fatti di cronaca nera o ancora che siano il prodotto dell’incapacità della nostra mente di distaccarsi da situazioni legate al tradimento, alla disperazione, alla paura. Eppure nella vita di sempre continuiamo a essere comunque persone gioiose, allegre, propense all’ottimismo: il fatto è che la mente ha bisogno di sfogo e la necessità di riversare su carta e leggere con oggettività quello che ci fa stare male, ci tormenta, ci mette in discussione diviene ineludibile. Scrivere questo tipo di storie è indubbiamente affascinante purché si tenga per fermo il fatto che la realtà deve essere un’altra e la trama da noi ideata mostri una situazione possibile e indichi tuttavia al lettore, in via implicita o esplicita, quale sarebbe il comportamento giusto da seguire. Da sempre la letteratura ha messo in scena storie “sbagliate”, ma è stato proprio mostrando quanto fossero sbagliate che ci ha reso migliori perché ci ha permesso di vivere, attraverso gli occhi dei personaggi, quello che è meglio non fare per poi comprendere come è giusto muoversi.

Clemente Rebora

a cura di Giorgio Stella

Il mio sgomento

Ogni momento del semplice vegetale
fa dir di sì il vento,
fa dir di no il vento:
cessato il suo tormento,
tutto ritorna senza sentimento.
Ogni momento si apre e chiude
uguale e disuguale,
sempre s’illude,
rimane il tempo:
non cessa il suo tormento,
rimane il mio sgomento,
in ogni tempo.

5 novembre 1956

Più che le sentinelle l’aurora 1. Nel silenzio

di Fabrizio Centofanti

Ero un grafomane. Dopo pranzo, cascasse il mondo, mi mettevo al computer e scrivevo la mia pagina. Quando ho smesso? E perché? L’ultimo libro che ho scritto da grafomane parlava di Gesù. Ricomincio da Lui. In questo tempo, ho capito una cosa: è Gesù che conta. Ma Lui non c’è. O meglio, non si vede. O meglio, lo vedo nel Volto che ho strappato al magazzino, e che scrivo con la lettera maiuscola perché so che mi guarda. Ma il Volto non si muove, gli occhi non si chiudono, la bocca non si apre. Passiamo all’altra riva, diceva. Compiere la traversata. Guardare. Ho detto spesso che il mio versetto è quello della lettera agli Ebrei: “Tenendo fisso lo sguardo su Gesù”. Perché, guardando Lui, guardiamo noi.
Chi sono io? Un gatto non si fa queste domande, anche se ha l’occhio fisso nel vuoto, come vedesse l’invisibile. Me lo diceva don Mario: impara dai gatti. Chi siamo noi lo sa soltanto Dio. Sì, la psicologia, sì, la filosofia, sì, la teologia. Ho imparato, leggendo, molte cose. La mia stanza è tutta pile di libri che potrebbero crollare in un istante. Notizie importanti che da un momento all’altro potrebbero scadere, al contatto con Lui.
Passare all’altra riva, guardare oltre l’orizzonte del gatto. In ogni caso, dai gatti ho imparato. Ad attendere: più che le sentinelle l’aurora. Alla polveriera di forte Bravetta scrutavo l’orizzonte. Nel buio, sentivo rumori, immaginavo eventi. Vedo che si alza della polvere e sveglio la truppa con l’allarme. Lo sguardo era fisso nel vuoto, come i gatti. Poi vedo la polvere. Più che le sentinelle l’aurora: è questo il desiderio. L’alba della domenica mattina. Maria! Maria si voltò. Non è possibile. Stavano già dialogando, lei e il Giardiniere con la lettera maiuscola. Poi si va all’originale e si capisce: Maria si convertì. Quando Gesù apre la bocca e chiama, stai passando all’altra riva, sei oltre l’orizzonte del gatto. Ma devi imparare da lui, ci mancherebbe, addestrarti a contemplare il vuoto. A riconoscerti soltanto nel silenzio.

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POESIA E POLITICA.42. Giselda Pontesilli

in Europa (a Grottaferrata)

 

Accade – non so come – che io vada

ogni sabato, a Grottaferrata.

All’Abbazia greca di San Nilo

dove ogni sabato

-non so come accada-

io mi ritrovo simile,

misurata:

arrivo ben vestita, pettinata

o scapigliata, anche,

o col giubbotto smesso

di mio fratello;

con la cartella nera a tracolla

o anche, sulle spalle,

uno zainetto gon-go del Marocco. Continua a leggere→

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Poesia, arte e bellezza aiutano a sopravvivere

Screenshot

di Alida Airaghi

“Forse siamo prima di tutto animali poetici, dal momento che gli esseri umani creano opere d’arte da più di 40.000 anni, molto prima di inventare la moneta o l’agricoltura”, afferma l’antropologa Michèle Petit introducendo il suo libro Siamo animali poetici. Arte, libri e bellezza in tempi di crisi, edito da AnimaMundi.
Già nel paleolitico si trovano infatti tracce di pitture rupestri con descrizione di scene di caccia, piante, animali, astri, quasi che l’homo sapiens volesse esprimere qualcosa di sé aldilà della pura sussistenza materiale. Continua a leggere→

Le foibe e l’esodo istriano-giuliano- dalmata

 

di Fabiano D’Arrigo

La legge n. 92 del 30 marzo 2004 ha istituito il “Giorno del Ricordo” da celebrarsi il 10 febbraio di ogni anno, allo scopo di conservare e rinnovare la memoria della tragedia delle foibe, dell’esodo istriano-giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale tra il 1943 ed il 1947.
Sicuramente il “Giorno del Ricordo”, come anche il “Giorno della Memoria”, acquista significato se aiuta l’opinione pubblica, specie quella giovanile, a riflettere sul passato per poter costruire una società più giusta e più libera. Continua a leggere→

Beati i frigidi, di Francesco De Girolamo

Beati i frigidi, perché non avranno sgradite sensazioni, anche quando il fuoco gli sarà vicino, forse vicinissimo.
Beati quelli che capiscono tutte le cose, senza mai capire nulla, quelli che hanno sempre la risposta pronta, anche se è sempre quella sbagliata.
Beati gli eleganti, che fanno attenzione a non macchiarsi. E se si macchiano, hanno sempre un “no problem” pronto in tasca, per poter nascondere il caffè, il vino, o il sangue, senza lasciare l’alone.
Beati quelli che non hanno odore, perché non saranno mai allontanati. Beati quelli che hanno orgoglio e onore, perché non saranno mai disprezzati. Beati gli eruditi, che sapranno nascondere bene la loro ignoranza. Beati gli affabili, che non saranno mai emarginati.
Beati gli impotenti, perché non faranno mai brutte figure, e non avranno fallimenti. Beati quelli che non credono a nulla, che non credono nella vita, che credono nella morte, che non credono nell’amore, ma ne conoscono bene le leggi. Beati quelli che leggono poco e quelli che leggono tutto; e che non hanno mai tempo per un pensiero diverso, un pensiero tutto loro, un formicolio dell’anima, un prurito nascosto, una fitta alla gola. Essi erediteranno una bella copertina bianca sul loro libro di poesie scritte nell’ora di ricreazione. E vinceranno il premio dei premi, consegnato dal loro idolo di turno in persona, il grande poeta, filosofo, antropologo, virologo, conduttore, docente, politologo, fotografo, reggicoda, plenipoteziario in attesa di qualche ministero creato al bisogno. Ministro della sicurezza idraulica, ministro della laica inquisizione, ministro delle politiche mediterranee, dell’ablazione della forfora e del tartaro. Ministro dell’economia dei bidoni dell’immondizia indifferenziata e della sanità terminale dei lavoratori del settore bibliotecario. Beati i detentori del “boh”, del “non so” e del “mi dispiace ma non sono assolutamente interessato”, “non è colpa mia” del “no comment”, “questo è il mondo”. Sì, proprio loro erediteranno la terra quando sarà completamente distrutta, deserta. E si troverà parcheggio finalmente dappertutto. E così sia.

Giorgio Stella. Una poesia

La vita è la betoniera è un fossile avaro di ceramiche sul volto del mare mosso dalla cera nel museo chiuso per il mercato delle cere – chi comanda colui che è assente no non deve per forza-fortuna essere deficiente! Mare va’ mare non sta qua, mare è la strada polare verso est! Hai documenti!? Certo, certamente, – perché porti abiti da civile?! Perché essere nudo è la divisa migliore, le palle al vento… Il cocco nella rosa del labirinto.

Tra giorno e sogno. Tre poesie contro la paura.

Il buon vicino

di John Burnside (GB,1955-2024)

In questa via che non conosco, da qualche parte,
in un labirinto di meli e stelle,
un uomo si alza nelle ore piccole, trova un libro
siede alla finestra o al tavolo
per ascoltare la mattina, da solo,
senza nome, spensierato, felice con se stesso.

Non so chi è; non l’ho mai incontrato
al mercato del pesce o in banca,
eppure, lo penso in notti come queste,
solo a casa, con i vicini che dormono
come mosche sonnolenti.

Quell’uomo vede quello che anche io vedo:
la neve in una notte d’inverno; e in estate il cielo.
Egli ascolta voci di uccelli tra le nuvole
e, come un compagno-spirito,
lo spettro nella pioggia, l’ultima ruota
del carro, non c’è veramente,
eppure, in qualche modo, c’è;

lo vedo mettere giù il libro, guardare l’ora,
riempire una pentola di acqua, poi,
improvvisamente, mio buon vicino si dissolve
e diventa un uomo che conosco da sempre:
uno straniero sulla strada del dolore;
marito, padre di famiglia; un uomo ricco,
povero; un ladro. Continua a leggere→

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Il sale salato

«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.
Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli”.» [Mt 5,13-16]
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Quella cosa

di Fabrizio Centofanti

E’ un albergo sobrio, con ringhiere e serrande verde chiaro, un edificio dove sembra non accada nulla, nella vita. Lo si può vedere da varie angolazioni, e più lo osservi più ti convinci che certamente no, qui non accadrà mai nulla.
I netturbini protestano, vogliono lo stesso trattamento, lo stesso contratto di lavoro. Il clima è teso, violenze, assemblee, sit in e boicottaggi. Continua a leggere→