
Eccomi [1Sam3, 3-10]
“Eccomi”, è la risposta di Samuele.
Ecco-mi. È il modo di situarsi. Sono qui.
Nella Scrittura, sempre il situarsi è risposta ad una interpellanza. È a partire da questa che si rende possibile la risposta. Eccomi. Sono qui. E il qui è lo spazio fra domanda e risposta, fra un chi che chiama e un chi che risponde. In questo spazio trova consistenza l’Io del chiamato. Eccomi non è solo un proclama di disponibilità, è una affermazione di sé come essere in relazione. Eccomi vuol dire che Io sono Io a partire dalla mia risposta a qualcuno che chiama e chiama me. Questa relazione determina non solo i due soggetti ( il chiamante e il chiamato) ma anche la concretezza dello spazio fisico in cui collocarsi. Eccomi è la rilevazione che Io sono Io e che Io sono qui. Sentirsi chiamare è sempre un sentirsi nominare. Chi chiama chiama per nome. È a me che si rivolge. Proprio a me. Adamo nel giardino dell’Eden, Samuele nel buio della notte, Maria Maddalena nel giardino della nuova creazione, Simone a cui addirittura viene dato un nome nuovo. La mia vita si rivela in obbedienza ad una interpellanza. L’altro è il principio di realtà a partire dal quale esisto.
Da qui, l’autenticità della vita di ognuno risiede nella capacità di ascolto della parola dell’ altro. E non sarà parola vana, non sarà chiacchiera portata dal vento, sarà, invece, concretezza di fecondità tutta racchiusa in quell’ Eccomi che può cambiare la mia storia
Archivi autore: fabrizio centofanti
La parola ai poeti. Francesco De Girolamo

Il mio rapporto con la poesia ha inizio in età molto giovanile, durante gli anni scolastici. Ero uno studente molto attento alle non moltissime occasioni di conoscenza che la scuola, a quel tempo, offriva per venire a conoscenza della poesia contemporanea. E l’incontro con i versi di Ungaretti, di Quasimodo, di Montale, di Penna, per nominare solo alcuni di quelli che produsserro in me un’eco la cui profondità crebbe poi col tempo, quando cominciai a approfondire la conoscenza della loro scrittura autonomamente, fuori dalla scuola, con una voracità di lettura “forsennata”. In conseguenza di questa frequentazione assidua, da lettore, nacque il mio desiderio di emulazione. E cominciai a scrivere, avrò avuto allora sedici-diciassette anni, i miei primi testi, che naturalmente riflettevano il mio profondo amore per l’ermetismo, la sua poetica, la sua misura tanto essenziale, la sua forza espressiva così pregnante e scabra.
Poi, col tempo, da queste prime mosse, palesemente di emulazione epigonica, ebbe origine una mia scrittura più personale, che mi portò, via via, alla mia prima raccolta giovanile, Piccolo libro da guanciale, permeato anche da una chiara suggestione crepuscolare, tanto apprezzato dai primi poeti cui lo offrii in timoroso dono, Gabriella Sobrino, Giovanni Giudici, Nelo Risi, Patrizia Cavalli: ricordi, intuibilmente, di una valenza immane.
Andando avanti nel mio percorso di lavoro di scrittura, mi avvicinai a un più “esteso” versificare, che produsse anche un riavvicinamento alla metrica tradizionale, nelle raccolte: La lingua degli angeli e La radice e l’ala, nelle quali si condensa e si delinea, forse, la sostanza più rilevante della mia personale scrittura poetica, così fieramente in controtendenza, per quegli anni, a detta di molti critici. Ed è proprio di questa più recente fase, che propongo tre poesie, per me molto emblematiche, della mia identità poetica. Le prime due, da La lingua degli angeli, la terza da La radice e l’ala. Continua a leggere
Vita
Rapinatori
Una vecchia questione
Luigi Maria Corsanico legge Marcello Comitini. 49
La bilancia
La parola ai poeti. Edoardo Sant’Elia
Cosa vuol dire ‘riflettere’ in poesia? In particolare riflettere sul Sacro?
Il Sacro come categoria poco si presta, a mio parere, ad interpretazioni concettualmente astratte, capaci solo di imbastire una teologia parallela; mentre di maggior rilievo, più incisiva può rivelarsi l’analisi filtrata attraverso un’opera creativa il cui linguaggio sappia esprimere una sfuggente/struggente tensione verso l’assoluto (tra i primi esempi novecenteschi, mi vengono in mente i racconti parabola di Kafka e la simbologia metafisica creata da Borges). Continua a leggere
Davvero
Il bagaglio
I mandala di luce, di Annelisa Addolorato
di Fabrizio Centofanti
Questo libro è un trasloco: dalla superficie alla profondità, dal contrasto all’armonia, dalla molteplicità all’unità. Parole e immagini si contendono il campo e finiscono con l’incontrarsi in unioni imprevedibili, come se il linguaggio funzionasse solo con ingredienti diversi, con stimoli inediti e sorprendenti. Prosa e poesia sono il bianco e nero: fanno sentire nostalgia di un passato che proprio nell’incontro con la parola-immagine diventa miracolosamente presente. Tutto converge, in questa unione degli opposti che si scoprono compatibili e perfino inseparabili.
Questo libro è una casa, un posto dove stare, guardarsi intorno e scoprire uno spazio in cui potersi riconoscere, perché l’anima è uno spazio abitabile, nel momento in cui si ama, in cui si è. I monaci facevano il voto di stabilità, perché la casa-anima fosse un segnale dell’identità, dell’essere uguali a se stessi perché accolti da se stessi, abitanti del proprio io come Altro, come Accoglienza primordiale, precedente a ogni passato e per questo Presente.
Tutto questo è il mandala, che inseguiamo inconsciamente ma si trova solo se lasciamo che ci venga incontro. Entrare e uscire come respiro, ispirazione e inspirazione: poesia è trovare il centro, prosa diffondersi per moltiplicarsi e riconoscersi alla fine unità. L’amore può tutto, anche perdersi per ritrovarsi.
Forse è un sogno, ma qualcuno dice, a ragione, che i sogni sono più reali del reale.
Entrare e uscire è un figlio che fa parte e sconfina, perché l’amore è prendere il largo come unica modalità per approdare.
L’amore trasfigura, diventa immagine e parola che fecondano la realtà, rendendola così più reale, come il sogno. Cos’è la bellezza, se non l’arte dello sguardo?
Il mandala è una vita diversa perché armonica, figlia di un lasciare, perché chi vince è perduto e chi perde, invece, si ritrova.
Il cosmo, la casa sono un mandala di luce, un tutto che diventa parte e poi insegue di nuovo l’unità, senza mai darsi per definitivo.
Amare è essere, e Annelisa Addolorato ci guida in esperienze che lo rendono visibile e tangibile.
*
Annelisa Addolorato, I mandala di luce, I Quaderni del Bardo.
Casa mia
La parola ai poeti. Alberto Padovani
La poesia è sintesi creativa, è sublimazione delle potenzialità della parola. La scommessa del poeta, rispetto allo scrittore in prosa, è giocata sulla potenza della sintesi. Di un poeta spesso si ricorda l’illuminazione di un verso. Di uno scrittore in prosa, la capacità di architettare una struttura sublime.
Ho tratto questa definizione da un’intervista che Lucia De Ioanna mi ha fatto per Repubblica Parma.
Il mio esordio come poeta risale al 2009, con “Poesie raccolte” (TLC Editore), ma, sempre in quell’intervista, ricordo come molto tempo prima, a 13 anni circa, ho scoperto la mia orbita, ovvero ho iniziato ad isolare quanto percepivo, rispetto al mondo esterno, ho capito che la prima rivoluzione possibile è interiore ed ho operato una prima elaborazione critica del contesto di paese in cui vivo tuttora. È un tema ricorrente nella mia scrittura. Il microcosmo della provincia consente un esercizio permanente di affinazione: ci si sente meno sotto osservazione rispetto alla città, più liberi di elaborare un percorso creativo ed espressivo. Continua a leggere
Autostrada
Il disegno magico, di Raul Montanari
Raul Montanari è ormai un romanziere seriale, nell’accezione buona del termine: da tre libri in qua, inserisce nel bel mezzo di una vicenda intricatissima, l’apparizione, come una sorta di deus ex machina, del buffo detective Velardi, che contribuisce a complicare ulteriormente il tema dal punto di vista narrativo, diventando alla fine, tuttavia, il personaggio risolutore decisivo, sulla scia dei migliori ispettori privati della moderna tradizione letteraria. Al di là di ciò, ogni nuova opera narrativa dell’autore milanese-bergamasco contiene sempre elementi di vera novità, accanto ai meccanismi oliati di fabula e intreccio, che gli consentono di iniziare e terminare la storia senza perdere un colpo, mantenendo viva l’attenzione del lettore (non sono un giallista) dalla prima all’ultima riga.
Il nuovo è costituito, questa volta, dal racconto in prima persona di una figura femminile, che arriva casualmente a condividere le giornate col vicino in pieno lockdown; è questa donna giovane, affascinante, problematica, a chiedere e poi pretendere, dall’amico, il ricordo di un’esperienza traumatica accaduta circa vent’anni prima. Il romanzo procede a ritroso, come un lungo flashback, interrotto solo dai commenti (quasi sempre centrati) di una femmina ammaliante agli occhi del maschio, il quale, quando abbocca, regolarmente viene respinto. Oltre alla vicenda noir del ragazzo indirettamente complice dell’annegamento della fidanzata, il testo ha, come seconda chiave di lettura, la narrativa quale arma seduttiva: un esperimento di conquista amorosa attraverso la rievocazione delle tante disavventure del protagonista.
Alla fine del libro si scopre perché la donna sia tanto interessata all’affabulazione dell’uomo: ma è un colpo di scena da non rendere noto, per lasciare il gusto della lettura di un romanzo intelligente e attuale, pur nella riproposizione di tic e cliché, topoi e vizi di uno stile riconoscibile e originale al tempo stesso.
Raul Montanari, Il disegno magico. Romanzo, Baldini+Castoldi, Milano 2023, pagine 287, euro 19.00.
La parola ai poeti. Stefano Taccone
Partiamo dal presupposto che già il pormi a scrivere per una iniziativa che si intitola “La parola ai poeti” mi destabilizza non poco. Perché? In questo invito è implicito che io sia un poeta. Qualche giorno fa, commentando un post di una pagina social di poesia, un utente scriveva: «Ho pubblicato tre raccolte, ma attendo che siano gli altri a chiamarmi poeta». Ed un altro rispondeva: «Pienamente d’accordo». Ora voi potreste cogliere la palla al balzo per esclamare: «Appunto! Non ti sei autodefinito tale: sono stati gli altri a concederti questo appellativo». Tanto più considerando che anche io ho pubblicato tre raccolte. E allora forse questo esempio è troppo blando. Evidentemente, il problema è più profondo. Continua a leggere
Una botte di ferro
Dell’Altro
Luigi Maria Corsanico legge Gabrielle Segal
Via Crucis
Accompagnare Gesù nella Via Crucis, fare esperienza di quel dare a vuoto, di cercare l’impossibile, di soffrire senza vedere via d’uscita. Può un Dio arrivare a tanto? Non c’erano altri mezzi per strappare alla rovina questo mondo perduto? Camminare accanto a Gesù, stazione per stazione, inseguire in quel cuore il segreto della Vita.














