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Il ricordo

Alcune cose bisogna soltanto sopportarle: il male, sulla terra, è inevitabile. Ma c’è un modo migliore per farlo: pensare a quanto ha sopportato per noi l’Uomo dei dolori, che ben conosce il patire. Condividere tutto, unirsi a Lui, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, come se fosse impossibile rimuoverne il ricordo: così è un’altra cosa.

Lirico terapia. Angelo Maria Ripellino, da Lo splendido violino verde.

 

[da Lo splendido violino verde]

Astres! Je ne veux pas mourir! J’ai du génie! Jules Laforgue, Éclair de gouffre 

Sonare su un violino in fiamme

una mia seguidilla,

prima che cada il sipario come una ghigliottina.

Mi piace il fragore, il bailamme, 

ma la mia vita arlecchina,

veliero viluppo di stracci,

con la sua gracile chiglia 

si impiglia in un groppo di ghiacci.

Avanzare con grandi falcate di goffa pavana, 

gonfiarsi come una rana. 

Riempire di propri scartafacci la stiva, 

sognare che il nome

fra tanto oblio sopravviva.

Quanta enfasi, quanta arroganza cetrulla. 

O vita, o Hanna Schygulla, sciantosa di varietà, sulla riva 

del Nulla. 

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Lirico terapia. Giovanni Raboni, Cinema nel pomeriggio

Cinema di pomeriggio 

Quasi sempre, a quest’ora 

arriva gente un po’ speciale (però

di buonissimo aspetto). Chi si siede

ma poi continua a cambiar posto,

chi sta in piedi, sul fondo della sala, e fiuta, 

fiuta rari passaggi, la bambina

mezzo scema, la dama ch’entra sola, 

la ragazza sciancata… Li guardo per sapere 

che storia è la loro, chi li caccia. Quando 

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Pazienza

Quando arriverà, la grazia? Quando ci darà, Gesù, ciò che ci serve e magari non avremmo mai pensato? Bisogna saper aspettare, non andarsene. Sarebbe sufficiente, a volte, stare lì un minuto in più, per essere esauditi.

Il parlamento uniformato: pace o tragicommedia?

di Giampaolo Centofanti

Viviamo un passaggio politico possibile cartina di tornasole di molte cose. Com’è possibile, si chiede qualcuno, che gruppi di orientamenti politici opposti si dichiarino disponibili a collaborazioni varie? È cosa buona?

Ho osservato da molto tempo che la società della ragione astratta tende a tecnicizzare ogni cosa. In vario modo ogni cosa deve funzionare. Ma così prevale una scienza falsamente neutra al servizio del più forte. L’uomo viene svuotato e manipolato. Si tende a creare un apparato al servizio di tali dominatori e una massa spogliata di tutto.

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Salute eterna

Se vedessimo Gesù negli altri saremmo più propensi ad amarli. Ma sarebbe ancora meglio diventare consapevoli che tutto è amore, e ciò che non è amore è malattia. Siamo medici che corrono in soccorso di patologie croniche, in se stessi e negli altri. La vita è guarigione, fino al giorno della salute eterna.

Ultraterrena

Gesù ci aspetta, ci dà appuntamenti imprevedibili: è invisibile, ma sa farsi riconoscere meglio di chiunque, quando vuole. Sta a noi ritrovarlo in quel segno, nell’evento inaspettato, nella bellezza di qualcosa che appare all’improvviso in una luce diversa, ultraterrena.

Lirico terapia. Pietro Zovatto, Verso dove?

Verso dove?

Diventiamo adulti 

per un breve istante 

se la sorte

ci estrasse alla vita. 

Quando hai guardato 

tutte le cose della terra 

e sopra le stelle 

e ogni creatura 

rifatta in armonia 

nello splendore del bello 

è ora di andare 

alla ricerca di un altro 

appiglio nelle frontiere 

dell’assoluto silenzio. 

I santi e i profeti 

con più forza cantino 

quest’uomo che geme 

esiliato in non so quale 

taverna oscura. Se 

hai questo desiderio 

arcano sei maturo 

per passare all’altra 

riva, dice l’operaio 

buono di Nazareth.

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Lirico terapia. Gerald Manley Hopkins, Il porto del cielo.

Il porto del cielo

Una suora prende il velo

Ho desiderato andare

               Dove le primavere non tramontano, 

In campi dove non cade grandine aguzza e spigolosa 

                E qualche giglio spunta. 

E ho chiesto di essere 

                Dove non vengono tempeste, 

Dove il verde mulinare è muto nei porti, 

                 E lontano dal sommovimento del mare.

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Giselda Pontesilli Su «CAPRONI. Il mio ENEA»

 

Caproni. Il mio Enea, a cura di Filomena Giannotti»prefazione di Alessandro Fo postfazione di Maurizio Bettini ed. Garzanti, Milano 2020

I) Lo studio di Filomena Giannotti su Giorgio Caproni, di cui si è ricordato nel 2020 il trentennale della scomparsa, è incentrato sull’accurata riproposizione delle tante occasioni (articoli, interviste, interventi) in cui il poeta, dal ’48 all’ ’88, rievoca, con variazioni e aggiunte, il proprio «incontro» con Enea.

Ne risulta un ritratto inconsueto di Caproni, focalizzato grazie a un filo conduttore che ne sostiene unitariamente l’opera e mostra, nitidamente, un suo messaggio orientatore, risanatore per il presente.
«Un poeta profondamente in bilico» -così definì Caproni, Vincenzo Ostuni nel 2006; in bilico, «fra ripiegamento lirico e narrazione antilirica e deidentificata, fra negazione brutale e leggerezza suadente, fra novecentismo e antinovecentismo, fra nichilismo e umanesimo […]» (cfr. V. Ostuni, Flautoclarinescente, postfaz. a G. Caproni, Amore, com’è ferito il secolo).

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Precedenza

Prove e ricompense sono strettamente collegate. È una dinamica logica, perché la verità si configura in modalità precise: è qualcosa che ci supera, che non si adatta ai nostri gusti, alle nostre ideologie. È bello pensare che la vita sia fatta in un modo che precede le nostre decisioni: prima viene il bene, poi la scelta che aderisce o respinge, ci salva o ci rovina.

Intervista a Giovanna Rosadini

di Raffaela Fazio

Giovanna, come e quando è nato il tuo amore per la poesia?

Direi annusando le librerie di casa, fin da piccola. Saggiando i volumi, aprendoli e sfogliandoli, trafugandoli in camera mia… La grande appassionata di letteratura, in casa, era mia mamma: ricordo la successione ritmica dei dorsi dei libri einaudiani, quelli bianchi di narrativa e poesia, ma anche gli arancioni dei saggi, e poi la veste di un tempo, color carta da pacchi, dello “Specchio” mondadoriano… da Cardarelli a Fortini ma, soprattutto, Montale. Indimenticabile l’impatto che ebbe, su di me adolescente, un’edizione nei “Supercoralli” delle poesie di André Breton: la scoperta del potere dell’inconscio tradotta nel dettato automatico, una meraviglia, e la continua sorpresa di immagini e accostamenti sinestetici inediti, pura energia. Ma determinante è stato il regalo di un piccolo e prezioso libretto di poesie di Federico Garcia Lorca, “Cinque lire di stelle”, ricevuto a dieci anni da un giovane amico che abitava nella grande casa rosso mattone con cui confinava, a Genova Nervi, la nostra proprietà. La poesia come elemento relazionale, come scambio nell’ambito di un legame di amicizia (come forma di comunicazione elettiva) nasce per me da quel dono, un concentrato di freschezza e fantasia espressive (“Mi hanno portato una conchiglia. //Dentro ci canta/un mare di mappa. / E il mio cuore/si riempie d’acqua/con pesciolini d’ombra e d’argento.”).

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