Archivi autore: fabrizio centofanti

Informazioni su fabrizio centofanti

https://gesuperatei.wordpress.com http://www.lapoesiaelospirito.it https://youtu.be/wnH1GlOPZk0

Sabato

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=pItN99RkXog&feature=fvw]

da qui

Ultimo giorno, arrivo prima, senza programmarlo, perché sento sfuggirmi l’immagine-sintesi di tutta la vita. Sull’acqua quasi immobile c’è una scia contorta, che risale a chissà quando: il nostro è un passaggio effimero, che si disfa istante dopo istante, una forza irresistibile risucchia nel nulla ogni guizzo vitale. Occorre un’azione che si opponga, che faccia resistenza. A questo rimanda il primo nome: Faber. Ho il karma della focalizzazione, non perdo un secondo del mio tempo, come se un Dio mi avesse messo nelle mani un orologio ad alta precisione. Maria è il secondo nome, a ricordarmi che anche il meccanismo più perfetto ha bisogno di una fede per procedere spedito, un’apertura a un’energia straniera. Leopoldo è il terzo, dal santo che trascorse l’esistenza a confessare: la produttività e la fede non sono sufficienti se non si è disponibili per gli altri con la stessa cura. Ecco, questa è la mia vita, racchiusa in una vecchia cartolina del golfo di Sirolo, visto dall’alto. Vorrei che una lacrima cadesse fra le chiazze azzurre del mare quasi immobile, toccasse il fondo oscuro della storia; confesserei, finalmente, quello che non t’ho mai detto: una sola cosa posso darti, il mio dolore. Chiunque tu sia, spero ti basti.

Maria Grazia Lenisa. O mia città celeste, Udine, forse?


(Udine. Castello)

Maria Grazia Lenisa. O mia città celeste, Udine, forse?

La cancellata della brezza s’apre in un tuffo

d’azzurro,

o mia città celeste reinventata, fluttua il pensiero,
cosciente, assoluto,

naviga il verso… sciolto

dalla forma, altre ne inventa, corpi luminosi, opachi
un tempo fuori dalla gloria. Continua a leggere→

Venerdì

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=mNwEEaYeomY]

da qui

Il mare è a chiazze di luce azzurra: colori del’anima, naturalmente. So bene che tutto è dentro me: la barca da pesca immobile, in attesa di un guizzo, quella con la vela ammainata, cullata dalle onde di riporto, lo strato quasi impercettibile di nuvole che fa da contrasto all’orizzonte. Anche l’idea che oggi è il penultimo giorno di vacanza è solo in me: una chiazza opaca dove il riverbero del sole fa più male e costringe a difendersi, a cercare palliativi. Entra nel campo visivo la ringhiera grigia del terrazzo di Sirolo, a ricordarmi che siamo divisi inevitabilmente dalla felicità senza riserve, dall’abbandono del cuore. Se fossi una cosa sola con il mare, il cielo, la terra, la penna cadrebbe dalla mano, sarebbero loro a raccontare una storia d’acqua, di nuvole, di rocce. Ma non hanno parole: allo scrittore è chiesto di distinguersi dal mondo, di ignorare il suo abbraccio per potersi innamorare del suo sguardo. Può comprendere, così, il pescatore impietrito che fissa il filo a pelo d’acqua, l’immobilità della barca a vela in un riposo senza tempo, il taglio elegante delle nuvole incerte tra dissolvimento ed esistenza. La campana della chiesa parrocchiale batte le dieci. La chiazza si fa scura, mi toglie il respiro la fitta del futuro.

Addio a Panikkar teologo del dialogo

di Vito Mancuso

Cosmoteandria. In questa difficile parola è racchiuso il nucleo del pensiero di Raimon Panikkar (morto ieri a 92 anni nella sua casa in Catalogna), uno dei più grandi teologi della nostra epoca, destinato a diventare sempre più una permanente sorgente di luce per tutti i cercatori sinceri della verità. Cosmoteandria è il termine coniato da Panikkar per esprimere la sua intuizione filosofico-teologica fondamentale, cioè che l’Assoluto (teo) è attingibile solo in unione con il mondo (cosmo) e in unione con l’uomo (andria) e, simmetricamente, che l’uomo viene a capo della sua essenza solo in armonia con il mondo naturale e con il divino. Continua a leggere→

Giovedì

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=fZJ7iar2j7U&feature=fvsr]

da qui

E’ giovedì, parto fra due giorni. Devo prendere il massimo dagli istanti che torneranno l’anno prossimo, nella migliore delle ipotesi. Come portare a casa la bellezza, come fissare il verde delle felci, il bianco della roccia a strapiombo sul vetro azzurro dell’acqua? C’è una barca a vela, duecento metri oltre la riva: sembra immobile, e invece si sposta lentamente verso sud, come me, che starei qui per sempre, ma ho un vento che mi spinge e a cui non posso opporre resistenza. Ecco, ho capito come fare: sono io la barca, sono il mare, la roccia che abbaglia all’orizzonte, il cielo che abbraccia perfino il ricordo lacerante, il volto che mi appare accanto nella panchina in bilico sul mondo: sorridi, come sempre, come se il trenta dicembre del duemilaeotto non fosse mai arrivato, non fosse riuscito a strapparti dal mio sguardo.

Il segno di uno sguardo

di Alfonso Nannariello

I – II – III – IV – V– VI – VII – VIII

Non erano solo le voglie insoddisfatte della madre a difettare i figli.
Forse credendo di danneggiare l’indole di quelli che sarebbero da lui nati, quando si sposò papà smise l’unica sigaretta al giorno che fumava. Ritenendo vero che dagli occhi di una donna incita le immagini degli oggetti avessero il potere di imprimersi sui feti, per non sfigurare il nostro aspetto, cancellò la testa di lupo a capo al letto, da lui dipinta diverso tempo prima. E, per segnare sui nostri corpi la grazia dei loro volti e dentro buoni sentimenti, o solo per incrociare il loro sguardo al nostro destino, al suo posto appese l’immagine di gesso sistemata su una masonite smaltata con un tenuissimo celeste, di una madonna dalle carni rosa avvolta in un manto blu con, sul braccio addormentato, il suo bambino.

A casa fecero tutto per tempo, presero tutte le precauzioni affinché il figlio nascesse sano e, una volta nato, non fosse poi ribelle.
Incorporata l’anima al mio corpo nel corpo di mia madre, la lotta che lei fece, se darmi alla luce morto oppure vivo, mi marchiarono lo spirito al posto della pelle.

Almeno questo

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=cxPTqohBwkk&feature=related]

da qui

Concerto di Naji Akim tra gente in canottiera, dame dell’Unitalsi a passeggio in mezzo alle navate, uomini sui sessanta che chiacchierano di chissacché, bambini urlanti in un andirivieni di carrozzine colorate. Una giovane donna si volta a lungo per osservare l’organo, a essere ottimisti; poi anziane che spettegolano, ragazzi disabili che agitano nacchere, religiosi con il saio blu che s’inginocchiano, mogli e mariti dai capelli bianchi che dopo il terzo brano abbandonano il campo biascicando imprecazioni. Le dissonanze della musica contemporanea sono tutte qui, nell’ignoranza della gente semplice capitata per caso nella chiesa aperta al pubblico. Grazie a Dio, al riparo della Santa Casa, la Mater dolorosa non può vedere nulla. Almeno questo le è stato risparmiato.

Tra due golfi

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=FL1gFw-7SMc]

da qui

E se fosse questo il centro del mondo? Se la storia di ogni essere vivente finisse per specchiarsi qui, nel golfo di Sirolo, per comprendersi davvero? Se il muso mite del Conero, appoggiato sul mare, fosse in realtà un oracolo, una Sibilla incaricata di emettere responsi sul destino che attende dietro l’angolo? Vedo un gommone rimbalzare sulle onde, avanti a me, come un cavallo imbizzarrito, indifferente alla solennità del luogo, rapito nell’ebbrezza acerba della velocità. E’ il dilemma eterno fra contemplazione e azione, la prova che la vita è sospesa tra due golfi, sotto lo sguardo da sfinge muta del Conero-Sibilla.

Nuove armi

di Domenico Lombardini

Gli effetti immediati di una guerra, a prescindere dall’oggettività delle fonti giornalistiche in loco e dalla reale possibilità che queste hanno di riferire sugli eventi bellici, sono spesso riportati in termini ponderali, quindi misurabili: numero di morti e di feriti, danni agli edifici e alle infrastrutture, ecc. Un simile approccio è ben più problematico, invece, quando gli effetti sotto studio sono quelli a lungo termine sulla salute dei sopravvissuti. Questo è in gran parte dovuto alla difficoltà intrinseca di studi condotti sul posto, che sono invìsi alle forze occupanti, e alla natura stessa di questi studi, i quali necessitano di lunghi periodi di follow-up, un numero elevato di campioni, personale altamente specializzato per la raccolta dei dati ecc. Un gruppo di ricercatori italiani ed esteri ha appena pubblicato su una rivista scientifica internazionale i risultati di una ricerca, del tutto inedita come approccio e sui generis, sugli effetti delle nuove armi usate dall’esercito israeliano a Gaza nelle operazioni militari del 2006 e 2009, e i dati che ne derivano sono allarmanti. Continua a leggere→

Tracce

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=lUPwY8Dfup8&feature=related]

da qui

Per la prima volta, dal golfo di Sirolo, ho osservato a lungo il riflesso solare sulla tavola d’acqua increspata da una corrente appena percettibile. Ho sorpreso grumi di stelle in movimento, luci tremanti e vive, segnali di una realtà da decifrare. Ho capito che il mare è un cielo capovolto trafitto da stelle incorruttibili, tracce di una verità sepolta che a uno sguardo attento si trasforma in strada, come la scia di barche che planano sulla lastra di cristallo fino a perdersi o trovarsi giù in fondo, nella nebbia.

Interno coniugale

di Alfonso Nannariello

I – II – III – IV – V – VI – VII

Anche se mia madre era donna di casa, anche se era del ‘26 e papà del ‘13, un poco con lui già si conosceva. Le famiglie avevano la stessa attività e posizione, erano da qualche tempo della stessa “corporazione” di artigiani, dei muratori. Fu certo per questo che quando papà la chiese l’ottenne in moglie.
Mio padre e mia madre si scambiarono gli anelli di fidanzamento, ma non so se con qualche ufficialità, davanti alle due famiglie. Il suo papà lo conservò in un suo tiretto dell’armadio della sua camera, con un suo cappello a falde larghe e delle cravatte che usava allora. Lo teneva in una custodia che sembrava di guscio di conchiglia. Era quadrato con sopra incise le sue iniziali LN. Mamma lo teneva sempre al dito, anche dopo sposata. Lo perse facendo qualcosa in casa. Continua a leggere→

Portami rispetto

di Errico Buonanno

A parte il governo nazionale, pochi potrebbero nutrire dei dubbi sul fatto che le grandi inchieste letterarie sul tema della malavita organizzata abbiano fatto un certo bene alla società civile. Quello che emerge lentamente è che ne ha persino guadagnato la fiction, che non soltanto ritorna sul tema, ma si è liberata in quattro e quattr’otto della zavorra più insipida, ritrita e rischiosa del romanzo di mafia: l’afflato romantico. Prendiamo un esordio ben riuscito, un romanzo noir della Rizzoli: “Portami rispetto”. Un titolo senza alcuna epica. Continua a leggere→

Che sarà

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=nOSlwvJkhu8]

da qui

Arrivo a Loreto allo stremo delle forze. Dovrei chiamare Linnio, che sta a Osimo, ci teniamo entrambi a incontrarci di persona. Non ho l’energia per comporre il numero, però. Così ho deciso di mettere la cosa nelle mani della provvidenza: se legge questo articolo e mi manda un cenno, vuol dire che è la volta buona, altrimenti sarà per un altr’anno, o un’altra vita. Perché la vita è questo: avvicinarsi senza mai incontrarsi veramente, il simbolo di un appuntamento che si realizzerà alla fine, quando la sceneggiata si sarà conclusa. Non dire così, lo sai che si gioca nel presente, la partita. Sì, lo so. Scendo nella piazza, c’è qualche persona sola che passeggia, come me. Le persone sole sono tristi. Mi sembra che uno mi segua in modo strano: che si sarà messo in testa? Guardo i passanti solitari con la certezza di essere diverso: loro non sanno che ci sei anche tu, non immaginano che stiamo conversando. Mi affaccio alla terrazza che spazia sulla campagna e il mare e il Conero che troneggia sullo sfondo: è bello ritrovarci qui, dirci ancora una volta quanto sono belle tutte queste luci.

Risposta di Vito Mancuso alla Mondadori

Cara Mondadori, per le leggi il tuo sarto è proprio su misura

Cara Arnoldo Mondadori Editore, penso sia capitato a pochi di venire chiamato per nome da un’entità impersonale come una Società per Azioni, com’è avvenuto ieri a me con la Vostra lettera: “Caro Mancuso… firmato: Arnoldo Mondadori Editore”. Ora sono un po’ a disagio perché non so bene come rispondere (come ci si rivolge a una SpA?) e se uso l’antiquato Voi è perché non trovo di meglio.

Sento però che già in questa Vostra confusione di generi letterari tra l’epistola, dove ci si rivolge all’interlocutore in modo personale e si firma in prima persona, e il comunicato ufficiale, che non conosce legami e firma istituzionalmente, c’è qualcosa di stonato. Tanto più se si considera che a essere in gioco è un’editrice che fa della letteratura e della poesia, e dei rapporti personali con gli autori, il suo punto forte. Continua a leggere→

Mi pare si chiamasse

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=-ENf4VEhI40&feature=related]

da qui

Potrei scrivere una storia straordinaria. Per esempio: il governo decide di cambiare rotta, annulla i privilegi, costituisce un Ministero delle disgrazie della gente, della disperazione di chi si vede costretto, da un momento all’altro, a mangiare alla mensa della Caritas. Il paese rimane spiazzato, si stropiccia gli occhi e si pizzica per verificare che non sia solo un sogno. Si va al bar a discutere la cosa, il caffè è meno amaro e costa meno, perché il barista si sente investito da un’improvvisa compassione. Il nuovo spirito contagia tutti: i governi mondiali gareggiano per dimostrarsi all’altezza di una politica finalmente rinnovata, nasce un nuovo impero romano della legalità e della giustizia, della fraternità e della coscienza. La chiesa ha un nuovo impulso, si moltiplicano i santi e nel mondo fiorisce un sentimento di cui si era persa la memoria: mi pare si chiamasse gioia o felicità.
Mi stropiccio gli occhi, vado al bar a prendere un caffè: all’orecchio arrivano bestemmie e imprecazioni. Uscendo, sento il barista protestare perché non ho lasciato i dieci centesimi di mancia.

Un genere fragile

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=gSr32dY8ApA]

da qui

La canzone è un genere fragile: pochi accordi e un pugno di parole da sistemare negli stampini rigidi dei versi e delle strofe. Cosa puoi dire con mezzi così poveri? Meglio passare alla poesia o alla narrativa. Meglio riconoscere che è tutto un commercio, un modo per vivere di rendita con un successo di cinquant’anni fa: quanti cantanti ne hanno indovinata una e poi più niente? Ma i diritti d’autore fioccano e pagano. Basta con i festival e le raccolte da supermercato, si riconosca il fallimento anticipato di qualsiasi tentativo, si rinunci alle entrate immeritate di filastrocche senza senso.
O no? Continua a leggere→

Nancy Morejón. Madre


(Tina Modotti. Mani che lavano i panni)

Nancy Morejón. Madre

Mia madre non ebbe giardino
ma isole rocciose
galleggianti, sotto il sole,
con i loro coralli delicati.
Non ci fu un ramo pulito
nella sua pupilla ma molto garrote.
Che tempi quelli quando correva, scalza, sulla calce degli orfanotrofi
e non sapeva ridere
e non poteva nemmeno guardare l’orizzonte. Continua a leggere→

Io, autore Mondadori e lo scandalo “ad aziendam”

di Vito Mancuso

Da quando ho letto l´articolo di Massimo Giannini giovedì scorso 19 agosto non ho potuto smettere di pensarci. Ho provato a fare altro e a concentrarmi sul mio lavoro, ma dato che in questi giorni esso consiste proprio nella stesura del nuovo libro che a breve dovrei consegnare alla Mondadori, mi è sempre risultato impossibile distogliere dalla mente i pensieri abbastanza cupi che vi si affacciavano. La domanda era sempre quella: come posso adesso, se quello che scrive Giannini corrisponde al vero, continuare a pubblicare con la Mondadori e rimanere a posto con la mia coscienza? Come posso fondare il mio pensiero sul bene e sulla giustizia, e poi contribuire al programma editoriale di un´azienda che a quanto pare, godendo di favori parlamentari ed extra-parlamentari, pagherebbe al fisco solo una minima parte (8,6 milioni versati) di un antico ed enorme debito (350 milioni dovuti)? Come posso fare dell´etica la stella polare della mia teologia e poi pubblicare i miei libri con un´azienda che non solo dell´etica ma anche del diritto mostrerebbe, in questo caso, una concezione alquanto singolare? Continua a leggere→

L’essenziale

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=X6_Y-TtnJAw]

da qui

Nella mia stanza ci sono cose inutili: una crema per mani, sempre scaduta quando sarebbe necessaria; un pettine con i denti troppo grandi; una confezione di borotalco Robert’s per le macchie, mai usato per sfiducia nella bontà del metodo; un nastro adesivo per pacchi, sommerso da altri oggetti; pile da 1,5 volts accomunate nello stesso destino di rovina; tappi per le orecchie inservibili perché mi condurrebbero dritto all’otorino; pennarelli per i cartelloni delle messe che si seccano perché sfruttati due o tre volte l’anno; puntine arrugginite, essendo ogni angolo impegnato da icone o da fotografie. Qual è il senso di un universo umano in cui l’essenziale si riduce a libri, penne e lampadario? Potrei rinunciare perfino all’orologio, perché mi chiamano ogni volta che gli occorro: è allora che provo un senso di superiorità sul borotalco e le pile, il pettine e il nastro per pacchi mai inviati. Eppure farò la loro fine: sarà l’essenziale a spiegarmi chi sia e cosa vuole da me, suo servo inutile.