Archivi autore: fabrizio centofanti

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Un diritto elementare: essere iscritti all’anagrafe

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di Carla Forcolin, fondatrice dell’associazione La gabbianella

I nostri operatori umanitari all’estero, sacerdoti missionari o laici, quando incontrano bambini non registrati all’anagrafe dei loro paesi, ve li iscrivono immediatamente. Lo fanno per dare loro la protezione della legge, per poterli curare negli ospedali, per poterli mandare a scuola.

Se non si è iscritti all’anagrafe non si esiste per la società civile. Non si può proteggere un bambino, che per la società non esiste, né da mafie che lo vogliano sfruttare, né da predatori di organi, né da pedofili. Inoltre, un bambino che non è iscritto all’anagrafe non esiste per l’assistenza sanitaria né per il sistema scolastico. Le bande di adolescenti che scorrazzano vivendo di espedienti, furti e rapine, in tutti i paesi poveri, sono costituite quasi esclusivamente da bambini ignorati dall’anagrafe, dalla scuola e dalla sanità pubblica. Bambini come gli altri, costretti a subire di tutto e appena grandicelli induriti dalla crudeltà della loro stessa vita. Bambini privi di qualsiasi educazione, cresciuti alla scuola della strada, che diventano pericolosi per l’intera società. Continua a leggere→

Nessuno si senta escluso

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da qui

Quando ti macchiavi la camicia, prendevi la cannuccia e versavi alcune gocce di acqua minerale. Non volevo crederci, eppure funzionava. Eri orgoglioso della scoperta e ci esortavi a fare altrettanto, sorridendo. Non ci ho mai provato, quando c’eri ancora, e ora che non ci sei, le cannucce non si trovano più. Quanti tuoi consigli preziosi non ho mai seguito. Quanti pezzi di storia rimasti incompiuti o inespressi.  Occasioni perdute per imparare l’ingresso in paradiso, che preparavi giorno dopo giorno, con pazienza certosina. Non sarò mai come te. Eppure mi hai dato qualcosa che non può finire, anche se sprofondassi nell’inferno. Dovessi dannarmi per sempre, mi porterò dietro il paradiso nelle gocce di una cannuccia intrisa d’acqua minerale. Un pezzo di storia diventato eternità.

Omaggio a Leonida Repaci

26 agosto 2009 a Viareggio, ore 21.30

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Omaggio a Leonida Repaci

Una mostra e un convegno con gli interventi di

Enzo Romeo e Ottavio Rossani

Geografia dell’anima. La Calabria di Leonida Rèpaci è la mostra costituita da 60 pannelli di grande formato e dedicata al grande scrittore calabrese e fondatore del OPremio Viareggio, che è stata inaugurata il 21 agosto nei locali di Villa Paolina a Viareggio (Lucca), e che si chiuderà il 30 agosto prossimo.

Sempre a Villa Paolina il 26 agosto, alle ore 21.30, si svolgerà il convegno Omaggio a Leonida Rèpaci con gli interventi di Enzo Romeo (TG2 RAI)e di Ottavio Rossani (Corriere della Sera). L’attore Salvatore Puntillo leggerà alcuni brani particolarmente significativi dello scrittore, Con un sottofondo musicale (dal vivo). Infine, la proiezione dello storico documentario RAI del 1973, girato ne La Pietrosa di Palmi, la villa a strapiombo sul Tirreno, amatissima dallo scrittore e della moglie Albertina, filmato nel quale Rèpaci racconta e si racconta. Il documentario è firmato da Stefano Vecchione ed Attilio Zagari; nel Catalogo della Mostra l’introduzione è di Maria Brancato. Continua a leggere→

Concorso: Poesia e natura nel parco a Campigna

di Ottavio Rossani

Il Centro Culturale “L’ortica” di Forlì, con il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi M.te Falterona-Campigna, organizza la 19ª edizione 2009 di “Poesia e natura nel Parco” (per la salvaguardia della natura attraverso la mediazione della creatività artistica e letteraria per il rispetto di un ambiente a misura d’uomo). Il tema proposto è: “… E dall’irsuto bronco esce la rosa” (da “Il Fiore” di Giovanni Pascoli). Il significato può essere adattato secondo le leggi dell’autoriciclo della natura: la Terra non s’arrende alla violenza dell’Uomo!….
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Voci

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Sento voci di cambiamento: niente comunione nelle mani, elevazione rivolta a oriente (spalle al popolo); un canonico ha parlato della possibilità di annullare il Vaticano II, se si dovesse stabilirne la discontinuità con la tradizione cristiana. M’interrogo sul senso di queste posizioni. Penso a Gesù, alla sua libertà di movimento, alla sorpresa dei suoi gesti quotidiani. Dovrei rassegnarmi a una forma che sembra prevalere sull’imprevedibile manifestarsi della vita? Dostoevskij provò a verificare l’attualità della fede nella Leggenda del grande inquisitore. Ci provo anch’io: se Gesù tornasse oggi, la sua vicenda avrebbe un esito diverso. Allora venne giustiziato con un processo sommario. Ora incorrerebbe in un destino più crudele: la totale indifferenza. Nessuno spazio nei mezzi di comunicazione più potenti, nessuna carriera in alcuna istituzione. Sarebbe un pesce fuor d’acqua, un utopista schedato dalla polizia. Lo arresterebbero di tanto in tanto, per convincerlo a non dare fastidio. Ma lui continuerebbe a fissarci negli occhi. A mettere il pane nelle nostre mani, al tramonto di un giorno faticoso.

Anche la solitudine

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Partivi per un corso di esercizi spirituali e non volevi lasciarmi solo: era un momento delicato. Mi hai prenotato una stanza all’hotel Le Dune di Sabaudia. Un posto in cui non avrei immaginato di poter entrare. I camerieri mi servivano e mi sentivo in colpa: avrei voluto rendermi utile, sparecchiare, lavare i piatti, ramazzare. I miei occhi azzurri si perdevano nel vuoto e ogni tanto incontravano quelli di una donna: allora tutto si fermava, diventavo come il nucleo incandescente della terra. Mi chiedevo perché il mondo si fermasse in quei momenti, perché il cielo sembrasse scendere dentro la sala e invadere ogni cosa. Avevo l’impressione che nessun gesto avrebbe incontrato resistenza. Ero un piccolo dio, di quelli senza nome, caduto su un pianeta di donne e camerieri, all’hotel Le Dune di Sabaudia. Ora non ci sei, e resta un uomo che sale sul colle appena fuori le mura, col suo carico di ricordi messo di traverso sulle spalle. Spero di ritrovarti presto, quando la pietra dell’ultimo albergo sarà rotolata via da un giovane dagli occhi azzurri e l’abito sporco di sabbia.

Etica e nichilismo – Se la Chiesa rivendica l’autorità

di Nadia Urbinati

Alla base dell’ identificazione tra nazismo e nichilismo riproposta recentemente dal Pontefice ci sta, ci suggeriva perspicacemente Adriano Sofri, la difficile relazione del cristianesimo cattolico con la modernità. Il Papa ha scelto una strategia retorica efficace chiamando “nichilismo” la modernità perversa, quella che rifiuta la trascendenza e pensa che il mondo morale sia in grado di reggersi solo sulla ragione e quello sociale solo sul consenso. L’ idea (non nuova) è che ci siano due modernità: una radicale, rappresentata dall’ illuminismo e gestatrice del male estremo che ha segnato la storia occidentale – il nazismo, l’ olocausto; l’ altra moderata, sintetizzata da Vito Mancuso come primato dello spirituale sul materiale, contenimento della ragione. Prima ancora che il nichilismo, un termine che ha funzione polemica più che analitica, il tema centrale é il fondamento dell’ autorità, e quindi l’ interpretazione dell’ umanesimo e della modernità. Continua a leggere→

…quando si progettano i modi di uccidere… Di Ryszard Kapu?ci?ski

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(Taccuino)

…quando si progettano i modi di uccidere…

di Ryszard Kapu?ci?ski

 

in memoriam J.P

 

1

 

…quando si progettano i modi di uccidere

vengono considerate svariate tecniche

 

2

 

eppure si tornerà ai metodi più semplici

(alla faccia dei seguaci dell’elettronica

convinti che esista solo la loro dea)

e si userà il manganello –

un ramo nodoso

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Dietro le quinte del mondo

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La paura passa in un modo solo: quando ti accorgi che i cuori sono aperti. Non sai come è successo; dovessi ricostruire le fasi del processo, non ci riusciresti. Sai solo che, uno dopo l’altro, confidano di aver sentito, di essersi trovati nel mezzo di un evento di cui non erano padroni, ma che gli regalava una misteriosa libertà. Tu non sai che dire, ti lasci andare a una strana sensazione che ti prende ogni volta che ti fidi, quando sai che la vita ha le sue strade, sconosciute ma sicure. Provi lo stesso sentimento quando t’innamori: fra te e un ebete non c’è alcuna differenza; ma sei stato ammesso dietro le quinte del mondo, al cospetto di Dio.

Fernanda Pivano intervista Fabrizio De André

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Pivano: Hai voglia di raccontarci come ti è venuto in mente di fare questo disco?

Fabrizio: Spoon River l’ho letto da ragazzo, avrò avuto diciotto anni. Mi era piaciuto, e non so perché mi fosse piaciuto, forse perché in questi personaggi ci trovavo qualcosa di me. Poi mi è capitato di rileggerlo, due anni fa, e mi sono reso conto che non era invecchiato per niente. Soprattutto mi ha colpito un fatto: nella vita si è cotretti alla competizione, magari si è costretti a pensare il falso o a non essere sinceri, nella morte, invece, i personaggi di Spoon River si esprimono con estrema sincerità, perché non hanno più da aspettarsi niente, non hanno più niente da pensare. Così parlano come da vivi non sono mai stati capaci di fare.

P: Cioè, tu hai sentito in queste poesie che nella vita non si riesce a “comunicare”? Quella che a me pare la denuncia più precorritrice di Masters, la ragione per la quale queste poesie sono ancora attuali, specialmente fra i giovani? Continua a leggere→

La corolla del ricordo

Chiara De Luca, La corolla del ricordo, Kolibris Edizioni, 2009, € 10

di Narda Fattori

Un poeta oggi ha alcune consapevolezze piuttosto amarognole: non saranno i suoi versi a salvare il mondo, neppure potranno fornirgli risposte esaustive alle domande di sempre, non hanno poteri taumaturgici né garantiscono la sua sopravvivenza intellettuale. Inoltre gli complicano la vita con reading, presentazioni, contatti non sempre stimolanti e … vuotano le tasche.

Nulla è più impopolare della poesia. Ma i poeti, testardamente, continuano a scrivere, pubblicano, spendono “la parte migliore di sé” a limare, a ricercare una parola, quella sola che aderisce al senso del verso e al suo ritmo.

I poeti sono testardi ma non vivono al di fuori della comunità, dei suoi valori o disvalori, delle chiamate imperiose del mercato, dei mille problemi quotidiani che assillano qualunque persona. Continua a leggere→

Ridere

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Non c’è niente di più difficile che mettere d’accordo settanta teste in un posto come questo, dove bisogna far sentire allo stesso tempo la possibilità di essere se stessi e quella di crescere, di ricevere un frammento di senso, giorno dopo giorno. Le esigenze sono tante, ognuno ha bisogno di attenzione, e guai a darne in più o in meno, subito scatta la levata di scudi, il pianto isterico, l’aggressione violenta. M’immagino Dio che ride di fronte ai miei goffi tentativi. Mi viene in mente la nascita di Isacco: al sentire l’annuncio, Sara, la moglie di Abramo, ormai avanti negli anni, sorride dentro di sé. Il messaggero divino le chiede: perché hai riso?. Lei nega: non ho riso. E lui: Sì, hai proprio riso. Dopo un anno le nascerà un figlio che chiamerà Isacco, sorriso di Dio. Dio ride, mentre cerco di resistere. E’ il riso di Dio che mi dà forza. Mi ricorda che a lui niente è impossibile. Nemmeno che io, con tutta la stanchezza che mi trovo addosso, possa trasmettere qualcosa a una banda di ragazzi scatenati. Mi viene da ridere a pensarci. Perché hai riso, Fabrizio? Non ho riso. Sì, hai proprio riso. Ecco, vorrei sorridere anche nell’ora della morte, che spera di trovarmi impreparato, troppo stanco per resisterle ancora, per dirle che non mi fa paura.

Io sono un bambino con un mantello nero. Di Nadia Agustoni

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(Il paese dei balocchi. Disegno)

IO SONO UN BAMBINO CON UN MANTELLO NERO.

di Nadia Agustoni

Io sono un bambino con un mantello nero, nero come la notte che è nera e come il buio in cantina che è nero e anche il bosco è nero e neri gli alberi e nera la terra che è ancora più nera nelle grotte e nero il cielo in cima ai rami e le foglie sono nere e neri gli uccelli e la civetta. Questo è il paese nero, con la gente nera e io non ho paura delle cose nere, solo dei cuori neri e di cappuccetto rosso che non capisce nulla dei lupi e fa le cose tanto per farle, ma mi hanno detto e ve lo dico, che solo i bambini veri capiscono i lupi, che solo i bambini neri parlano con i lupi e gli dicono le cose ai lupi come un comandamento e i lupi non rispondono, li guardano e sono lupi che fissano un bambino che è quasi una stella, la loro stellina oscura. Continua a leggere→

Campo giovani

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da qui

Devi essere sicuro, non sbagliare mai. Sei il capo, la guida, adibito a districare gli altri e te stesso nel labirinto che neanche tu conosci. Non solo un intreccio di direzioni opposte, ma un coacervo di tensioni sempre pronte a esplodere. Riprendere il filo, dipanarlo, spetta solo a te: la comunità è mobilitata, ma l’ultima parola, e spesso anche la prima, tocca a quello che chiamano pastore. E’ allora che ricordo la debolezza di Giacobbe, la balbuzie di Mosè, Davide, fulvo e di gentile aspetto – come dire: “mezzo uomo”, in una terra dove il leader è sempre il più alto e il più robusto – e tutta la schiera di inadatti, gente timida o incapace o socialmente nulla – da Geremia e Maria. Solo allora la parole dischiudono le labbra come per miracolo, il groppo alla gola si scioglie, cala nella stanza trasformata in tempio di fortuna qualcosa che chiamano spirito santo. La fede è per chi guarda la strada da fare e ne ha paura. Anche Gesù si è sentito creatura e ha insegnato ad accettare uno statuto che nessuno firmerebbe, se fosse interpellato. Se non ti credi onnipotente, se avverti un senso d’incertezza perenne, vieni con noi, fragile amico, qui c’è posto per te.

Come resistere alla cultura del narcisismo

di Francesco Erbani

Due scrittori fanno a cazzotti e uno dei due (Antonio Scurati) urla all’ altro (Tiziano Scarpa): «Sei il sintomo della degenerazione della società intellettuale italiana». Poi, dopo un’ altra gragnuola di pugni, sibila: «Per me questo è un congedo definitivo, anche luttuoso, dal cadavere della società letteraria».

Goffredo Fofi, lei ha partecipato a riviste come Quaderni piacentini, ha fondato Ombre Rosse, Linea d’ ombra, La terra vista dalla luna, ora dirige Lo straniero, ha scritto di letteratura e di cinema, oltre a fare tante altre cose, le domando: esiste ancora in Italia quel complesso di istituzioni, uomini e idee che possiamo definire una società letteraria?
«Non credo proprio». Ma un tempo esisteva, lei ne è rimasto fuori, ma l’ ha scrutata e raccontata da “minoritario per vocazione”. «Certamente è esistita. Era compatta, regolata da solidi meccanismi di potere. A Roma c’ erano il cinema e la tv, a Milano l’ industria editoriale, a Torino l’ Einaudi. È durata fino agli ultimi anni Settanta, ma già negli Ottanta il panorama era completamente diverso. E non solo per la letteratura: in fondo in quegli anni finiva una storia e finiva anche l’ ultimo tentativo nel mondo di inventarne uno nuovo». Continua a leggere→

Due passeri

passeriCampo giovani.
Quando passo davanti a Pisa ammiro i tre colossi dove sostammo di recente. Non è giusto che tu non ci sia più. Che senso ha che io li veda ancora, e non commenti più, con te, il verde perfetto del prato nella piazza, lo splendore dell’insieme? Non mi sono rassegnato alla tua assenza, rimando di giorno in giorno il momento in cui dirò a me stesso: don Mario non c’è più. Forse, di fronte ai luoghi che ci hanno visto insieme, non è possibile distinguere ancora tra passato e presente: è una realtà che tu conosci bene, da cui mandi segnali che devo decifrare. Non desidero le pentole di carne dell’Egitto, non rimpiango il passato: tutto quello che ho vissuto con te fa già parte del futuro, mi aspetta all’angolo dell’eternità, come i passeri che tentano di entrare attraverso la finestra della canonica d’estate, in cerca di fresco. Siamo noi i passeri che entrano ed escono da una finestra senza tempo, sulla soglia di una memoria che, al primo battito d’ali, è già speranza.

[Mi scuso con tutti coloro a cui non posso rispondere: ho i minuti contati, da quassù.
Un abbraccio
fabry
]

Le ragioni di Benedetto XVI su ateismo e nichilismo

di Vito Mancuso

Martedì Adriano Sofri ha esordito dicendo che avrebbe voluto provarea descrivere “lo sconcerto” col quale ha letto le parole di Benedetto XVI domenica nell’ Angelus, in particolare “il sobbalzo” provato nel vedere “la naturalezza e quasi la distrazione con la quale il Papa ha accostato nazismo e nichilismo”. Sofri è riuscito perfettamente nel suo intento perché chiunque abbia letto il suo articolo ne è uscito con la convinzione che il Papa ha sbagliato nell’ equiparare nazismo, nichilismo contemporaneo e umanesimo ateo. È veramente così? Si tratta di una conclusione azzardata, infondata, magari persino nociva per la convivenza sociale? La questione si può affrontare dal punto di vista storiografico oppure dal punto di vista filosofico-esistenziale. Lasciando a Benedetto XVI la responsabilità storiografica dell’ equiparazione tra nazismo e nichilismo contemporaneo, io affronterò l’ equiparazione tra umanesimo ateo e nichilismo, specificando dapprima che cosa intendo per nichilismo. Continua a leggere→

Betel (Casa di Dio)

Isacco benedice Giacobbe
Com’è possibile che non se ne sia accorto? Che bastasse mettere sul braccio una fascia di peli per diventare l’altro, il fratello maggiore, e ottenere l’impossibile, la primogenitura? Non sarebbe stato sconveniente che colui che definiva Dio (di Abramo, di Isacco, di Giacobbe) fosse addirittura un imbroglione, un truffatore? Che il mingherlino, il delicato, il debole, soppiantasse il grosso, il peloso, il prepotente? La bibbia ha questo filo d’oro del fragile trionfante: Davide e Golia, Giacobbe ed Esaù, Mosè e il Faraone; gli ultimi diventano primi, come disse anche Gesù, e in questo non fece che ripetere il già detto, ribadire la legge d’Israele, il piccolo che vince contro il grande; e il sogno di Giacobbe è lo stesso sogno del Cristo: gli angeli che salgono e scendono, la scala, il climax, che ancora traghetta dalla soltudine alla casa, Betel, la casa dei falliti che si scoprono, senza sapere come sia possibile, coinquilini di Dio.

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