Archivi autore: fabrizio centofanti

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Il Bardo continua 5 e Dialoghi d’amore 2: un vero archetipo: Giulietta e Romeo

a cura di Gaja Cenciarelli e Antonio Sparzani

a lato: il famoso balcone: in realtà ovviamente rifatto in epoca moderna, ma buono per la fantasia di tutti noi.

[il precedente bardo sta qui e il precedente dialogo d’amore qui]

Non c’è davvero bisogno di presentazione per questo parlare d’amore tra i più famosi al mondo. È appena il caso di ricordare che nel primo atto della tragedia shakespeariana i due giovani, durante un banchetto in casa Capuleti, al quale Romeo interviene mascherato, si conoscono, senza quasi prender coscienza l’uno del casato dell’altro, e si scambiano sguardi e parole trasognate. Presto appare l’orrore che la sorte ha loro riservato: le due rispettive famiglie sono acerrime nemiche, Juliet Capuleti e Romeo Montague, così nell’originale, non possono amarsi.

Dopo la fine del banchetto Romeo resta a sognare e a ricantarsi l’amore appena nato e già così forte nel giardino di casa Capuleti, proprio in vista del balcone della camera di Giulietta. E così si apre la scena II del II atto:

[Orto dei Capuleti, entra Romeo]

Romeo: Si ride delle cicatrici altrui
chi non ebbe a soffrir giammai ferita…

[Giulietta appare a una finestra]

Oh, quale luce vedo sprigionarsi
lassù, dal vano di quella finestra?
È l’oriente, lassù, e Giulietta è il sole!
Sorgi, bel sole, e l’invidiosa luna
già pallida di rabbia ed ammalata
uccidi, perché tu, che sei sua ancella,
sei di gran lunga di lei più splendente. Continua a leggere→

Un paese che odia i giovani?

di don Gino Rigoldi

Che in Italia un adolescente possa essere tolto alla madre perché iscritto a un partito della sinistra alternativa sembra incredibile ma questa è una nazione piena di scelte incredibili per chi ha una cura competente dei giovani ed un convinto sentire democratico. Il pudore chiederebbe di non giudicare indizio di colpa o di sicura criminalità l’appartenenza a un movimento comunista ma occorre appunto aver conservato il pudore. Continua a leggere→

Silvia Monti, così uguale, Lampi di Stampa

LO STESSO CHE CANTARE

di Nadia Agustoni

Silvia Monti, così uguale, Lampi di Stampa

Nella postfazione al libro di poesie di Silvia Monti “così uguale” (2008), Mary B. Tolusso sottolinea che l’autrice non ignora i richiami alla cultura pop musicale, ma sa andare oltre. Queste poesie hanno una traccia come di canzone, un ritmo che scivola via senza pesare nonostante l’interrogarsi e l’interrogare che contengono. Continua a leggere→

Un cuore di troppo [Scuola di poesia 3:5, di Massimo Sannelli]

1. Evitare la frustrazione. Nessuno vuole la frustrazione. «Ma» qualcuno «molto, non soltanto nell’àmbito della scrittura, forse pretese», prima di pretendere *poco* (passato remoto, azione conclusa; parole di Marco Furia su un frate-asino): e significa esattamente quello che dice, *non solo nell’arena della scrittura*. Veniva la vita, ma della vita si tace; perché ha presentato, e poi tolto, cose non vere o sbilanciate (ma su cui si è creata – *io stesso* ho creato – quasi una mitologia beatriciana, caso per caso; e un’avventura da biblioteche e vicoli liguri; ma un’avventura complessa, con tremori; e poi?). Alcune cose sono state *pretese*: con l’idea forte che la vita ne dipendesse: avendo fatto, si fa ancora; e si fa ancora ogni sforzo [possibile]. Ma i colpi sono colpi, e la perdita di valore anche. Infatti la perdita non sarà mai consolata del tutto: qualcosa mancherà sempre. Continua a leggere→

Numeri

In fondo è facile: ritagli i quadratini di carta, ci scrivi i numeri da uno a nove, li scegli dal mazzetto, formando coppie o cifre singole. Non dev’essere a caso: accarezzi i ritagli, vedi dove la mano è attratta fatalmente, e finalmente peschi. Sono arrivato a questo metodo dopo aver passato in rassegna tutti gli altri: i numeri più e meno frequenti nel sito della Sisal, l’abbinamento con i sogni, l’estrazione dal sacchetto della tombola, le targhe, le temperature del giorno e della notte etc etc. Continua a leggere→

DA “IL LIBRO DEGLI HAIKU BIANCHI” di Nadia Agustoni

HAIKU.

DA “IL LIBRO DEGLI HAIKU BIANCHI” di Nadia Agustoni

Il Libro degli Haiku bianchi edizioni Gazebo 2007

Nota di Viola Amarelli

“Haiku infedeli” ci avverte l’autrice nella nota introduttiva del libro, e non solo e non tanto per il tradimento – ammesso peraltro anche nella patria d’origine – del classico schema metrico (17 sillabe ritmate in 5+7+5) che hanno reso l’haiku una delle forme poetiche più note nella letteratura mondiale. Infedeli, soprattutto, perché dell’haiku – profondamente radicato nella pratica zen – Nadia mutua la semplicità (L’aria sui rami), l’ascolto della natura (il fiore che s’apre), e l’autenticità istantanea, senza peraltro mai risolverle in visione a-dualista ma, al contrario, conservando la tensione, i dubbi, le incrinature dell’io lirico occidentale. Continua a leggere→

Era mio padre, di Franz Krauspenhaar

di Guido Michelone

Fra diario, autobiografia, rievocazione storica

Il rapporto padre/figlio è fra i temi più frequenti, contorti, discussi, controversi, nella storia del pensiero e della letteratura: aggiungere qualcosa di nuovo, dopo Sigmund Freud e dopo il Thomas Mann di Tonio Kröger sembra una missione impossibile, invece un altro tedesco, sia pur di lingua italiana, ci è riuscito: Franz Krauspenhaar. Continua a leggere→

Ossezia

Quando non c’è più nessuna ragione. Quando si è arrivati al punto in cui tutti i nodi vengono al pettine, e di tutti ne resta uno, il nodo scorsoio dell’odio per l’odio, del potere per il potere. Chiunque abbia voce può dire il suo basta.

(La foto è tratta da qui)

Giuseppe Pulina, L’ANGELO DI HUSSERL. Introduzione a Edith Stein

Giuseppe Pulina, L’ANGELO DI HUSSERL. Introduzione a Edith Stein

(Civitella in Val di Chiana, Zona, 2008, pp. 126 – euro 14,00 – ISBN 978 88 95514 47 5)

«L’angelo media, annuncia, rivela e sollecita lo sforzo conoscitivo, perché se si ha la ventura di vederlo, lo si deve anche riconoscere». È l’angelo di Edith Stein, parente non tanto lontano di quelli di Rilke e Cacciari. Un angelo affine, consanguineo si potrebbe dire, a quelli dello Pseudo Dionigi e di Tommaso d’Aquino. A loro simile, ma non derivato da questi. Continua a leggere→

Come per fasciatura rituale, di Maria Grazia Calandrone

Come per fasciatura rituale

queste croci di spighe

immature

sul corpo anch’esso verde, incorruttibile

calamo

forgiato in un metallo dove attingiamo

nomi, laude

ed è mera materia che impariamo a usare come canto: ecce

corpus

meus

in absentia

carnale

sfruttato in questo altissimo dominio

fin che ha mandato stille

di morte e di rinascita

– quia ad omne supplicium paratum

est, sempre in estasi – raptus

semper, Signora

della Perdita, perché il canto dei morti si accumula

ed è lavoro nuovo – fiore

di campo e rosa

di tutti i giorni.

La foto di Ahmad Batebi

di  Nadia Agustoni

E’ ancora l’immagine più vivida della seconda rivoluzione iraniana. Un ragazzo che alza una maglietta insanguinata. Al di là di ogni parola. Le parole solo in parte raccontano la tragedia dell’Iran. Le denunce di Amnesty International e di altri organismi internazionali non hanno potuto far molto per i dissidenti. Le esecuzioni, dall’ anno della presa del potere da parte dei religiosi, non si contano e la tortura è pratica corrente. Ahmad Batebi ha subito la tortura, che ne ha minato la salute e due finte esecuzioni. La sua fotografia fece il giro del mondo. Gli costò l’arresto, il carcere e la condanna a morte. Finalmente libero è attualmente negli Stati Uniti Continua a leggere→

Prose [2003-2008] , di Massimo Sannelli

la simmetria non è più un fine. Il meglio è uscirne.

Chi vede, non ha visto il distacco tra il segno emesso e la carne tradìta, anche se è bella. Avevi già detto sì, e sì ancora, ad uno spogliarti, tu stesso, tu, tra gli altri nudi e le nude, sotto un getto d’acqua dura, in un cortile di Firenze: e questo non era un simbolo; rispondendo. Lo era per gli altri, e per il nudo no: che pensava: ecco, in me non è più nulla installato, nulla è solido. Per il mio bene! Per la mia coerenza! Continua a leggere→

Una nominazione eterna, di Maria Grazia Calandrone

Sono catrame e calce con la cassa e con gli abiti corrosi
da polveri d’amianto e le endorfine che mi fanno ridere da viva
con la cannella della gola esposta
come un vuoto tra i fiori
di incontenibile gioia
spinto da corpi
sotto i quali ribolle la terra e i rami secchi
che ho piantato da viva danno foglie di vite miracolose
come la gestazione di una regina
la trazione vitale dei soldati
del sangue su per la tavola del petto come metalli e mastodonti
ma tu piccola presa da pallore
ti orientavi
sul viso umano quando va per spighe
e una rosa gli ride sulla bocca.

Oh! gioia risate e tosse
come un dente di mandorla la notte
come un pozzo
nella stoppa agostana
tracima amore
su tutte le strutture che noi siamo o fiori
sul mondo eretto
per ricordare come una montagna splendente e muta
ricorda
con le ciglia stellate e la canzone estiva sulla bocca: per sempre
– una stella
di latte sulla bocca – per sempre
perché i microrganismi
del caglio hanno la forma del sole
nella canala delle acque scure
e tra armate di ulivi il girasole
del cuore e il compito
di staccare parola per parola la stella morta
dalla volta celeste del costato.

Monologo sull’Ambiguo [scuola di poesia 3:4], di Massimo Sannelli

L’ambiguità c’è quando «due elementi contrari costanti […] si scontrano dentro un’opera» (*Tre riflessioni sul cinema*, 1974) e dentro una vita. Gli elementi «costanti» fanno in modo che l’ambiguità sia un fenomeno duraturo o permanente, «dentro un’opera» o dentro una vita: tutto l’insieme, e per tutto il tempo, ne è investito. Continua a leggere→

Il Bardo continua, 4: la grande Portia

a cura di Gaja Cenciarelli e Antonio Sparzani

Il Mercante di Venezia è Antonio, padrone di ragusèe che solcano i mari con ricche mercanzie, ma al momento privo di contanti: si rende personalmente garante di un prestito di tremila ducati che il suo amico del cuore Bassanio si fa prestare dall’usuraio ebreo Shylock: questi detesta Antonio a causa dei frequenti insulti e del continuo disprezzo che egli costantemente gli riserva. Pretende che nel contratto di prestito – la famosa obbligazione (bond) – sia scritto che in caso di insolvenza Antonio debba pagare con una libbra della sua carne viva. Sfortunatamente giungono cattive notizie sulla sorte delle ragusèe, preda di mari pericolosi; arriva il termine della restituzione e Shylock pretende la penale del suo bond.

Nel frattempo Bassanio ha ottenuto la mano di Portia, ricca e nobile dama, signora di Belmonte, donna di grande bellezza, grazia, intelletto e umanità, la vera figura positiva di tutta la commedia. Costei, complice un amico avvocato padovano, al momento del giudizio tra Shylock e Antonio davanti al Doge e alla Corte dei Magnifici, si traveste da giovane e dotto avvocato e prende irresistibilmente la scena. Passando da un bellissimo discorso sulla clemenza (mercy) al puntiglioso rispetto della legge, salva la situazione ribaltando le parti. Qui vi offriamo due brevi passi del suo discorso, atto IV, scena I, ma è evidente che tutta la commedia andrebbe letta e riletta; perché accade di questo classico come di tutti gli altri, quel che diceva Calvino, e cioè che ogniqualvolta lo si rilegge vi si scopre qualcosa di nuovo. Continua a leggere→