Qual è uno dei principali sogni di un editor? Di un qualunque editor di una qualunque casa editrice? Trovare il libro e l’autore che garantisca una grande, enorme, successo (in termini di critica e di pubblico). In altre parole: diventare l’artefice di un eclatante scoop editoriale.
Ed è il sogno che accarezza il protagonista del romanzo d’esordio di Giovanni Parlato intitolato “Il quaderno perduto di Pirandello” (edito da Felici).
Il protagonista è un siciliano che lavora presso una casa editrice milanese e che, a un certo punto, si ritrova in Germania, a Bonn, dove incontra uno strano tipo, un certo Kurt Wielm. Un uomo spento, disperato, roso dalle pene d’amore. Un uomo che, però, nasconde un importante segreto. Qualcosa di unico. Qualcosa di così importante di cui nemmeno egli stesso ne ha piena consapevolezza.
Questo segreto staziona sotto il lavabo della sua cucina, dentro una cassetta di legno che un tempo conteneva bottiglie di Chardonnay. All’interno di questo contenitore, in origine destinato ad accogliere vini, si trovano fogli sparsi e un vecchio quaderno. Si tratta di un manoscritto… ma non è un manoscritto qualunque.
Sono tre gli elementi fondamentali che determinano la grandezza e l’unicità della scoperta: la data, la firma e la calligrafia. Continua a leggere
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Patrick Lowie, scrittore giramondo da Bruxelles a Marrakech
Patrick Lowie è uno scrittore belga giramondo, anche regista, anche editore, anche organizzatore di eventi. Il suo libro più noto è La tentazione del latte e del miele, tradotto in 19 lingue. Ha vissuto in Italia e ha avuto un rapporto privilegiato con la cultura del nostro paese promuovendo a Bruxelles (con la sua casa editrice Biliki) scrittori italiani.
Una figura in continuo movimento quella di Patrick Lowie, che fra una cosa e l’altra riesce anche a incappare in qualche grana (finito in una questione surreale sul diritto d’autore. per aver semplicemente pubblicato un link su Facebook).
Insomma Patrick Lowie, che pare avere un volto così pacato, e magari pure pacato è a modo suo, non si fa mancare nulla nella sua vita di scrittore e di artista. Ora Patrick Lowie è diventato direttore artistico dell’anfiteatro di Villa Janna, a pochi kilometri da Marrakech. Gli spettacoli partiranno con una programmazione multidisciplinare da ottobre 2014. Ho avuto modo di proporgli un gemellaggio con la scena poetica torinese dei Murazzi, per mettere in connessione le sue esperienze, e in particolar modo quella marocchina, con una delle città più dinamiche a livello letterario in Italia. Non c’è che da attendere per scoprire cosa escogiteremo con Patrick Lowie, scrittore giramondo da Bruxelles a Marrakech e da Marrakech chissà dove chissà.
BRUNO VALLEPIANO, ESTRATTO DA “LA DAMA BLU” (1)
Bruno Vallepiano, La dama blu (ed. Araba Fenice)
Estratto:
Il Doblò uscì dalla tangenziale nella zona di corso Regina e seguì le indicazioni del navigatore affrontando una rotonda grande come un campo da calcio dalla quale di diramavano due ali di traffico intenso e nervoso.
-Sai usare un ricevitore gps?- chiese Giusè.
L’altro rispose con un grugnito. Non aveva più aperto bocca dopo il battibecco di poco prima.
-Se quel rantolo voleva dire sì allora prendi questo aggeggio e imposta le coordinate che trovi qui.- Gli passò un foglietto strappato ad un blocchetto pubblicitario del bar dove si era incontrato coi committenti sul quale erano riportati alcuni numeri e il dispositivo gps.
-Accendilo subito, così trova i satelliti.- aggiunse.
L’altro era ingrugnito e si era calato il berretto fin sopra gli occhi coperti dalle lenti nere, ma prese il tutto e cominciò ad armeggiare con lo strumento. Continua a leggere
Giuro di non fare più il giurato di Nicola Vacca
In Italia esistono due categorie di premi letterari. Alla prima appartengono quelli che nascono già corrotti e in cui il vincitore è il frutto di un accordo tra le varie parrocchie di chierici. Della seconda invece fanno parte quelli che hanno grandi ambizioni ma sono organizzati da dilettanti e provinciali che alla fine non riescono a pianificare proprio nulla e finiscono per naufragare nella loro sciatta approssimazione.
Salviamo dall’oblio le opere letterarie meritevoli
Quante sono le opere letterarie meritevoli di essere salvate dall’oblio e che, invece, nel corso degli anni, sono state risucchiate dal gorgo dei libri dimenticati? E che possibilità hanno tali opere di tornare a galla in un contesto editoriale come quello odierno, caratterizzato dalla paradossale compresenza della sovrapproduzione di novità e del calo delle vendite?
La “questione”, per così dire, è di natura nazionale. Ogni regione ha dato i natali a scrittori che dovrebbero essere ricordati e letti per la qualità delle loro pagine, ma che – nei fatti – sono stati espulsi dai cataloghi delle case editrici. Rivedere pubblicate le opere integrali di questi autori – dato il contesto sopradescritto – non è facile; ma non è neppure impossibile. Gli esempi non mancano. Da poche settimane due romanzi sono tornati alla luce grazie al contributo della saggista e critica letteraria Daniela Marcheschi (che ne ha firmato le note critiche introduttive): “Ioni” di Dino Terra (Roma, 1903 – Firenze, 1995) ri-edito da Marsilio e “Mala Castra” di Remo Teglia (Altopascio, 1913 – Altopascio, 1975) ri-edito da Avagliano.
“Ioni”, fu pubblicato originariamente nel 1929 da Alpes, poche settimane prima degli “Indifferenti” di Moravia: «Come appunto due ioni, Ramik e Jone si attraggono, si amano e si respingono, al di là della morale borghese dell’epoca fascista e in nome di pulsioni e desideri che si perdono nelle più segrete ragioni del corpo e della psiche». Come sottolinea la Marcheschi, qui Dino Terra ironizza sulla follia degli esseri umani e della società del suo tempo, inaugurando un nuovo realismo e tracciando un’inedita e singolare via per il romanzo italiano novecentesco. Continua a leggere
Il corriere e l’editore (storia vera di uno scempio libresco) di Nicola Vacca
In questa bassa Italietta letteraria il libro è finito anche perché gli editori scelgono i corrieri sbagliati.
Quella che vi racconterò è la storia di un omicidio libresco: un tipografo che si crede editore e manda i libri in giro con un corriere sbarazzino che li consegna al destinatario già pronti per il macero.
Ma la cosa bella è che questo tipografo travestito da editore è talmente presuntuoso che non ha nemmeno rimediato al disservizio con la persona interessata. Sì, cari lettori, è capitato a me che faccio di mestiere il critico letterario e a volte amo i libri più della stessa mia vita e li leggo e ne scrivo con il massimo e sacro rispetto.
Ama, e fa’ ciò che vuoi
È uscito a marzo di quest’anno Ama, e fa’ ciò che vuoi (Guanda, Pagg. 150, €12.00) un ritratto fresco e accorato di don Andrea Gallo in cui si ripercorrono le tappe salienti della sua vicenda di uomo e prelato (anche se lui preferiva la definizione di ‘prete sclericalizzato’) attraverso le parole sue e di Luigi Faccini, regista, scrittore e intellettuale che al fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto aveva già dedicato due film-ritratti di grande valore umano e documentario (Andrea dicci chi sei e Fiore pungente entrambi prodotti da Marina Piperno per Ippogrifo Liguria).
Di don Andrea Gallo, in vita come a un anno di distanza dalla morte, si ha sempre avuto l’impressione che fosse già stato detto tutto, eppure in questa pubblicazione si riesce a farne rivivere le riflessioni come se non avessero mai finito di dire quello che avevano da dire: è questa, secondo una definizione data a suo tempo da Italo Calvino, la caratteristica di tutti quei testi – come a mio parere degli uomini – destinati a diventare dei ‘classici’. Non so fino a che punto don Gallo avrebbe concordato con l’azzardo implicito in una definizione del genere; resta il fatto che il suo indomito combattere, unito alla forte esposizione sui media a cui si era sottoposto negli ultimi anni di vita, abbiano contribuito a farne un’icona molto forte, destinata a rimanere forse ben al di là di quanto lui stesso avrebbe pensato (o voluto?) nella storia del nostro paese.
Ne abbiamo parlato con l’autore del libro Luigi Faccini – personalità attiva sia sul Continua a leggere
Kafka e il mistero del processo
KAFKA E IL MISTERO DEL PROCESSO, di Salvo Zappulla (Melino Nerella edizioni). La prefazione del romanzo.
“Quale autore potrà mai dire come e perché un personaggio gli sia nato nella fantasia? Il mistero della creazione artistica è il mistero stesso della nascita naturale”. Sono parole di Luigi Pirandello, queste. Tratte dalla sua prefazione a Sei personaggi in cerca d’autore: una delle opere teatrali più celebri del Premio Nobel della Letteratura nato ad Agrigento, ma anche uno dei massimi capolavori della letteratura mondiale in grado di esprimere lo strettissimo rapporto che lega personaggi e autori.
Come nascono i personaggi? Lo stesso Pirandello, nella citata prefazione, sostiene che “un artista, vivendo, accoglie in sé tanti germi della vita, e non può mai dire come e perché, a un certo momento, uno di questi germi vitali gli si inserisca nella fantasia per divenire anch’esso una creatura viva in un piano di vita superiore alla volubile esistenza quotidiana”.
Credo che non ci sia definizione migliore di questa, per spiegare cosa è un personaggio letterario: una creatura viva in un piano di vita superiore alla volubile esistenza quotidiana.
Chissà se Pedro Escobar, sub-protagonista de Il processo di Salvo Zappulla, ha mai letto questa definizione. Continua a leggere
Presidente Renzi, perché non vuole fare sul serio contro il partito dell’impunità? di Paolo Flores D’Arcais
DA MICROMEGA
Il voto europeo in Italia ha un solo vincitore, anzi un solo nome: Matteo Renzi. […]
Proprio perché “Matteo” ha sbancato, dato scacco matto, fatto en plein, inflitto il cappotto, o quale altra metafora si preferisca (astenersi “asfaltato”, per favore: stilisticamente disgustoso), il grande problema per lui comincia ora. Chi ha tutto il potere non ha più nessun alibi. Quello che non fa, va tutto a carico suo.
Ora, il problema economico dell’Italia si chiama evasione fiscale, corruzione, mafia, il resto è epifenomeno. Una massa monetaria enorme, equivalente a una decina di “manovre fiscali” tipo “lacrime e sangue”, viene rapinata ogni anno da quei tre fenomeni. Grassazione gigantesca e permanente, che basterebbe aggredire significativamente (la metà, perfino un terzo della ricchezza comune saccheggiata), per disporre di risorse tali da soddisfare contemporaneamente aneliti alla sicurezza e pulsioni allo sviluppo, meno diseguaglianza e più crescita: salario di cittadinanza, incentivi a piccole e medie imprese, investimenti massicci in cultura istruzione e ricerca, boom di autostrade telematiche e di energie rinnovabili … e via riformando. Continua a leggere
POESTATE 2014

Riprende a Lugano la manifestazione POESTATE, un appuntamento diretto da Armida Demarta, arrivato alla diciottesima edizione. Si svolgerà dal 5 al 7 giugno.Per il programma completo cliccate qui.
Il sito di POESTATE è http://www.poestate.ch
SPENDERSI (di Francesco Tontoli)
“Spendersi” è un poemetto inedito di Francesco Tontoli.
Nato a Maddaloni (CE), 58 anni, Francesco è educatore presso i Convitti Nazionali dello Stato. Si occupa di poesia contemporanea e di musica jazz fin da quando era giovane. Ha pubblicato su vari blog letterari (Neobar, Il Giardino dei Poeti, WSF, ecc. ) Attualmente cura la rubrica “Tontoleide” sulla rivista Facciunsalto.it
***
SPENDERSI
I
ci sono state altre vite mie
immaginate sempre in grandi assenze
e quando le riguardo tutte in fila
le volte che mi soffermo a leggerle
vi trovo manifesti di intenzioni e confidenze
non devo essermi laureato varie volte in una
ma diventato cercatore d’oro o ferroviere
ho anche scalpellato marmo nelle cave
ho seppellito dei corpi e delle asce
e poi sono stato giardiniere del re
specializzato naturalmente in rose
in tutti questi e in altri talenti e gesti
in tutte le altre pose a pensatore
a uomo d’azione che si spende in cause
vinte o soprattutto perse non importa
in tutte quelle cose c’eri
mi correvi dentro
come proprio il significato stesso
dei significati.
.
II
la lingua eri che si apre un varco tra i denti
e percorre la fessura della bocca non ancora schiusa
così da definire l’interna percezione
di come siamo ottusi nel crederci morti Continua a leggere
DOPO IL DILUVIO: la borghesia italiana secondo Moravia
Tra gli interventi più lucidi ed efficaci di “Dopo il diluvio. Sommario dell’Italia contemporanea” (ri-edito da Sellerio, grazie alla cura di Salvatore Silvano Nigro), spicca senz’altro quello di Alberto Moravia dedicato a “La borghesia”. Si tratta, del resto, di uno degli interventi che è stato maggiormente elogiato dalla critica dell’epoca e da quella odierna.
Questo saggio, oltre che per l’acume del suo autore, spicca per l’aura di attualità da cui è avvolto. In molti passaggi del testo, in effetti, c’è la possibilità di riscontare un’attinenza impressionante con le problematiche che interessano la borghesia dei nostri giorni. La capacità dialettica e di analisi di Moravia, sono peraltro supportati dalla natura atemporale del saggio medesimo. Lo scrittore romano imbastisce la sua analisi slegandola da vincoli cronologici intesi in senso stretto, estendendola in una visione più ampia e spingendola, inevitabilmente, ad abbracciare anche questo nostro tempo; sicché siamo portati, anche psicologicamente, una volta ammesse l’efficacia a la congruità dell’analisi esposta, a ritenerla valida ancora oggi.
Moravia comincia con il sottolineare che una borghesia italiana, in verità, non esiste. Le borghesie dei principali paesi di cultura occidentale, per l’autore de “Gli indifferenti”, sono dotate di caratteri e tradizioni (morali, politiche, religiose, culturali, artistiche) fondate su una consapevolezza che permette loro di rinnovarsi, arricchirsi e proiettarsi nell’avvenire; ma, soprattutto, “la borghesia di quei paesi ha saputo costituirsi in società, ha saputo darsi un’unità”. Continua a leggere
“LE BELLE STAGIONI”, DI FRANZ KRAUSPENHAAR
di Giovanni Agnoloni
Franz Krauspenhaar, Le belle stagioni, Marco Saya Edizioni
Il nuovo libro di poesie di Franz Krauspenhaar non è semplicemente una “raccolta poetica”. È, in realtà, la continuazione di un discorso intimo che già affondava le sue radici nei romanzi dell’autore (penso in particolare a Era mio padre, ed. Fazi, e Le monetine del Raphaël, ed. Gaffi), ma nelle sue opere in versi (Effekappa, ed. Zona, e Biscotti selvaggi, ed. Marco Saya) trovava un’espressione ancor più pregnante, addensandosi e infittendosi.
Il legame più diretto è con l’ultima pubblicazione poetica in ordine di tempo, i Biscotti. Come in quel caso, anche qui ci troviamo davanti a una “poesia prosastica” (o, volendo, a una “prosa poetica”), che si sviluppa come un articolato flusso di coscienza in cui si alternano immagini di vita milanese, incubi televisivi e invettive dirette contro tipi umani odiosi, che mi viene da accostare ai Mostri di cinematografica memoria. Continua a leggere
“BUONA LETTURA” 5. “MARGINI. STORIE DI DONNE E DI UOMINI SENZA STORIA”
di Mara Pardini
Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.
C’è il sapore intenso e partecipe delle “cose che tengono” e che regalano una quieta compagnia. E ci sono i colori che il Po rilascia verso sera, quando l’afa si allontana. E i lavori dell’orto, del frutteto, lo sfrigolio dei panni dimenticati ad asciugare, gli amori e la vita racchiusi nelle stanze senza umidità, nelle parole melodiche e parlate, quelle che “hanno il loro solco e sono belle chiare”.
Ecco gli attori silenziosi dei quarantasei racconti scritti da Zena Roncada dal 2003 al 2013, alcuni già apparsi in rete, altri inediti, che ora la casa editrice Pentàgora pubblica, a cura di Lucia Saetta, in Margini. Storie di donne e di uomini senza storia. Continua a leggere
QUELLO ERA IL GIORNO
di Villa Dominica Balbinot
Quello era il giorno. Sarebbe stato il giorno, o almeno lo avrebbe dovuto essere – chissà mai… doveva, doveva esserlo, dopotutto – si disse; lei avrebbe fatto tutto perch potesse esserlo.
E allora guardò attentamente il panorama, guardò minuziosamente quel panorama angolare, prospettico rispetto a ciò che si poteva scorgere dalla finestra della camera da letto – angolare anch’essa e in alto rispetto a quella particolare abitazione stretta e rientrante. Era ubicata in una superficie dall’aspetto vagamente simile a un trapezio sghembo, compressa e ben presto in ombra, nei giorni brevi dell’inverno, ma si dilatava nella scenografia esterna di un verde parossistico che, sulla linea dell’orizzonte, era racchiuso da uno zigzagare di profili digradanti e non omogenei di quelli che si sarebbero potuti definire collinette e dossi, a stabilire il perimetro di uno spazio a conca e nel contempo spezzato, di curve e controcurve, di una struttura morfologica labirintica – non esatta – di spinte e controspinte – di un assestamento geologico mai avvenuto, di un monte avvolto maniacalmente su se stesso e che mano mano si determinava a defluire -con una base di diametro a crescere deforme – avvolgendosi su se stesso come un rettile preistorico, per rinculare al termine ultimo contrassegnato dal letto incassato di un torrente di un paese più grande che – quando non vi erano nebbie umidissime a nasconderlo – poteva essere visto da più di uno dei diversi punti della cintura circolare della frazione in cui lei abitava. Continua a leggere
Considerazioni su DOPO IL DILUVIO (parte II)
Proseguiamo le riflessioni su “Dopo il diluvio” (Sellerio)
“Dopo il diluvio. Sommario dell’Italia contemporanea” è stato presentato da Dino Terra (l’originario curatore dell’opera) come “una genuina impresa letteraria”, realizzata da “un’ideale maestranza”, da “un occasionale consorzio” di scrittori, poeti, giornalisti/scrittori (che chiama soci). Il motivo per cui viene sottolineata la valenza letteraria dell’opera lo spiega lo stesso Terra: “la letteratura conosce quello che il presente ignora. La letteratura dice quello che il presente tace”. Ecco, dunque, “l’utopia” della letteratura: elemento salvifico sulla strada dell’acquisizione della consapevolezza e dello sviluppo del senso critico.
Una società di letterati da intendersi, sempre secondo Terra, non come professionisti della letteratura… ma come dilettanti… laddove il termine dilettante è da intendersi in senso positivo (il letterato dilettante è colui che non punta allo specialismo e all’esattezza della scienza specialistica, ma alla “libertà mentale”, alla “leggerezza”: il diletto della letteratura). In altri termini, l’auspicio era che i vari interventi ospitati dal libro non fossero il frutto del lavoro di burocrati della letteratura, ma di artisti della parola.
Ritengo che la rilettura odierna di “Dopo il diluvio” assolva a un duplice compito: contribuire a scoprire l’Italia di ieri (quella, appunto, dell’immediato dopoguerra) e aiutare a comprendere e interpretare l’Italia di oggi (data la chiaroveggenza di alcuni di quei contributi).
Impossibile fornire approfondimenti, in questa sede, su tutti e trentuno i saggi, ma Continua a leggere
Considerazioni su DOPO IL DILUVIO (parte I)
Sono molto grato a Salvatore Silvano Nigro per aver ridato luce, con la sua curatela, a questa raccolta di saggi intitolata “Dopo il diluvio. Sommario dell’Italia contemporanea” (pubblicato originariamente nel 1947 da Garzanti, a cura di Dino Terra, e oggi riedito da Sellerio).
Come si evince dal titolo, l’idea che sta alla base di questo volume è quella di consegnare una raccolta di testi, di saggi critici, sull’Italia dell’immediato dopoguerra; l’Italia, cioè, che si apprestava a riaffacciarsi al mondo dopo il diluvio del ventennio fascista e i disastri causati dalla seconda guerra mondiale.
Nella sua acuta prefazione Nigro ci presenta, intanto, la storia di questa avventura editoriale che ha coinvolto ben trentuno intellettuali (scrittori e giornalisti culturali), ciascuno dei quali ha avuto il compito di sviluppare riflessioni su varie tematiche, con l’obiettivo – per l’appunto – di tracciare un sommario dell’Italia che usciva dal ventennio del regime e dagli orrori della guerra. Giuseppe Ungaretti apre la raccolta indicando Continua a leggere
Libri d’artista a Torino per il Salone Off
“BUONA LETTURA” 4 – “ANTONIO RUBINO. LA COLLEZIONE DEL MUSEO CIVICO DI SANREMO”
di Mara Pardini
Buona lettura è uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina, ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.
L’estro di amante della pittura e della parola – illustratore sorprendente, elegante autore di libretti e commedie, disegnatore fra i più fulminei e penetranti – è modulato sul diletto di trasformare in schizzi e in versi tutto ciò che lo attrae.
Antonio Rubino (Sanremo 1880; Bajardo 1964) ama creare divertenti giochi fonetici e fantastici universi con un realismo insieme magico e profetico, efficacissimo per la sua estrema semplicità.
Il capriccio del segno e del verso è il nocciolo da cui sono germogliate le sue opere, tra favole e canzonature: dalle illustrazioni dell'”Avanti” e de “L’auto d’Italia” a quelle de “Il Risorgimento grafico” e “La Lettura”; dai lavori per il “Giornalino della Domenica” a quelli per il “Corriere dei Piccoli”, di cui diventa autore di punta pubblicando molte rubriche e dando vita a quei personaggi che lo renderanno il più noto creatore di tavole per l’infanzia: Quadratino, Pino e Pina, Italino, Polidoro Piripicchi, Lalla e Lola, Grufoletto, ecc.
Senza dimenticare i numerosi volumi arricchiti da personalissime illustrazioni (“Coretta e Core”, “Viperetta”, “Fil di sole” solo per citarne alcuni), gli accattivanti manifesti pubblicitari realizzati per molte ditte commerciali, i film di animazione come Nel paese dei ranocchi, il cortometraggio a colori premiato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1942. Continua a leggere
Sabato Santo
di Manara Valgimigli
[Valgimigli (San Piero in Bagno, 9 luglio 1876 – Vilminore di Scalve, 28 agosto 1965), grande filologo e traduttore dalle lingue classiche, scrisse questa commovente cronaca famigliare nel 1944, e la inserì nella bellissima raccolta Il Mantello di Cebète, pubblicata nei Quaderni dello Specchio, Mondadori 1957 (prima ed. 1947)]
La dolce creatura, chi non sapeva, nessuno avrebbe detto che fosse cosi ammalata e cosi prossima ormai alla fine. Aveva ancora i suoi capelli bruni e freschi, e il volto colorito e disteso, e senza nessuna ombra di quegli incavi di pallore che si vedono tanto spesso, anche in malati non gravi, agli angoli delle narici o intorno alle palpebre o nelle tempie. Entrando io nella stanza, Continua a leggere

di 



