Archivi categoria: Letture

Rossana Rossanda. Il film del secolo

Nadia Agustoni

Come parlare di film e raccontare un secolo di cinema? L’impresa è tale che può compierla solo chi di film ne ha visti tanti e ha lo sguardo, e lo ha sempre avuto, sulle cinematografie più lontane o diverse. Questo libro Il film del secolo (2013) è una lunga conversazione di Rossana Rossanda con due critici del Manifesto, Mariuccia Ciotta e Roberto Silvestri, che sul quotidiano comunista hanno scritto di cinema e lo hanno fatto a modo loro, rompendo alcuni tabù su Hollywood e portando in primo piano cinematografie non sempre conosciute. Tre voci, appassionate, colte, interamente partecipi, ci parlano di film e attori e attrici, ma lo fanno parlando di maschilismo, politica, rivoluzione e maccartismo. Del resto, Rossana Rossanda, nel recente passato, ci ha dato un’autobiografia che è il racconto di un partito, il P.C.I, e di ideali, presenze e fatti che vanno ben al di là di vicende personali. Gliene siamo grati, perché ha diradato nebbie e dubbi su una storia della sinistra, comunista e non solo, che molti di noi conoscono solo in parte, per età e/o marginalità. Continua a leggere

ROBERTO VIGEVANI, INTERVISTA TRA LETTERATURA E VITA

di Giovanni Agnoloni

Roberto VigevaniRoberto Vigevani, scrittore e pittore fiorentino nato nel 1939, è un autore di grande interesse, che la critica italiana – che pure, negli Anni Settanta, l’aveva scoperto grazie alla pubblicazione del suo primo libro, la raccolta di racconti Dalla pancia di un orso bianco (Adelphi, 1970 e poi, in riedizione accresciuta, 1992) – ha progressivamente dimenticato, lasciando in secondo piano quella che era ed è una voce di assoluto spessore nel panorama letterario italiano.

Inizialmente scoperto da Giorgio Manganelli, che lo segnalò alla casa editrice Adelphi con una sua lettera che sottolineava l’alto pregio della sua scrittura, Vigevani, nella sua prima opera, offre un campionario di situazioni, personaggi e stili grotteschi e paradossali, percorso e motivato da un’esigenza intima di ricerca nelle e tra le contraddizioni dell’esistere. Si sente gravare leggera – mi sia consentito l’ossimoro – sul suo stile la grande tradizione mitteleuropea e russa, che – come Raoul Bruni ha ben sottolineato in una recensione dell’unico saggio dedicato allo scrittore fiorentino (Paradossi e ironia nella narrativa di Roberto Vigevani, di Ivano Pierantozzi, edito da Nicomp nel 2010) – Vigevani ha assorbito attraverso la lettura approfondita di autori come Franz Kafka, Robert Walser, Fedor Dostoevskij e Nikolaj Gogol, solo per citarne alcuni. Continua a leggere

Per Antonello

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da qui

Mi domandi il perché di un Dio violento,
e di come possa accogliere l’alto
tradimento, palese violazione
del politically correct, del manto
steso sui conflitti forti, gli impicci
storti della vita vera, non l’altra,
fabbricata per compiacere tutti,
per sdoganare l’io coi suoi capricci.
Mi trovi incerto, amico, nel risponderti:
dovrei augurarti di scoprire dentro
i tuoi giorni quel male che è impossibile
strappare, la radice velenosa
scorrettamente immessa dal nemico
nella terra promessa: se qualcosa
riuscirà a sradicarla dovrà avere
la stessa potenza, scatenare
la stessa guerra. Perché te lo dico?
A rispondere è solo l’esperienza.

9 libri per me posson bastare? – recensioni

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di Max Ponte

Ho fino ad ora incontrato pochi intellettuali, critici o scrittori o lettori che siano, che sostengano la folle idea di recensire tutto, sebbene nei tempi che la vita ci conceda. E con tutto intendo l’insieme di ciò che viene indirizzato al diretto interessato come novità editoriale ma anche come pubblicazione in rete (blog e siti). Dicevo fra questi pochi intellettuali c’è Lucia Dell’Aia, critico letterario, che la pensa esattamente come me: leggere ed esprimersi sul lavoro che ci viene inviato personalmente, qualsiasi esso sia, senza fare scelte di indifferenza, è una forma di rispetto nei confronti dell’alterità e allo stesso tempo un lavoro letterario militante. Sulla mia scrivania da qualche tempo sono presenti 9 libri di vario genere (questa volta non solo poesia) ed è giunto il momento di scrivere. Il mio giudizio come sempre è sintetico ed è un’indicazione, un commento nel mare magnum della produzione libraria, una nota al quale segue una voto diretto all’opera in questione. Per chi desiderasse inviarmi libri o suggerimenti la mia email è [email protected] Continua a leggere

Qualcosa di inabitato

Stelvio di Spigno, Carla Saracino

Il treno per Sezze

Nella teoria del verde dopo il verde,
arriva questo treno che batte ogni paese:
Sezze, Fondi, Itri. Campi, bestiame, cimiteri.

Si riavvicina pericolosamente
al golfo di Gaeta che ci attende inutilmente:
cose e persone che sono ormai ricordi
s’infrangono nel sole, e ogni inizio è una fine,
questo dicono i tempi, bagagli alla mano. Orologio mortale. Continua a leggere

5 poesie d’amore

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di Max Ponte

***

E poi ci sono i baci anarchici

ci sono dei baci normali e poi
e poi ci sono i baci anarchici
la seconda tipologia è quella
è quella che più rappresenta la
la purezza della labiorazza
che si esprime in tratti attratti
che si rovescia in estati urbane
anche il lunedì o a targhe alterne
se li tieni troppo in prigione
rovesciano rovesciano tutto
hanno delle ottime ragioni
forse è meglio slinguarle
e quindi ci son baci normali
e poi ci sono i baci anarchici

*** Continua a leggere

Chiunque cerca chiunque di Francesco Forlani. Una rilettura

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La mia copia è la numero 37/200, con tanto di tessera, foto e dedica. Ho creduto subito in questa originale proposta di self-publisching quando venne lanciata dal suo autore con la richiesta di prenotazione di una delle 200 copie che poi sarebbero uscite con le Editions Communiste Dandy. La prima opa (offerta-pubblica-di-acquisto) letteraria. Ho letto dunque il romanzo di Forlani prima ancora della successiva e fortunata edizione con la pugliese Laterza, e il nuovo titolo Parigi, senza passare dal via. L’operazione editoriale, in un mondo, quello letterario, che ho imparato a conoscere come chiuso, gretto e immorale almeno quanto quello politico, meritava una menzione speciale iniziale. Anche per riconoscere il valore etico e creativo dell’autore che in questo mondo si muove con la leggerezza di un trovatore, ma anche con lo spessore di uno scrittore di altri tempi.
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Navigli Poetry Slam. Il 5 febbraio a Milano

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Comunicato stampa

Mercoledì 5 febbraio torna a Milano NAVIGLI POETRY SLAM: LA SFIDA POETICA 10 poeti sul palco di Le Trottoir, vota il pubblico!

Il 5 febbraio alle 21.30 si terrà presso Le Trottoir, il Navigli Poetry Slam, gara poetica secondo le regole del poetry slam. Il poetry slam nasce negli anni ’80 negli Usa ad opera di Marc Kelly Smith e si afferma in Italia grazie a Lello Voce nel 2001. Continua a leggere

Elsa Morante: la narrazione in versi

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di Lucia Dell’Aia

All’interno della produzione romanzesca di Elsa Morante (Menzogna e sortilegio, L’isola di Arturo, La Storia, Aracoeli), e di quella di racconti (Lo scialle andaluso), è stata da sempre riservata minore attenzione critica alle sue due raccolte poetiche: Alibi e Il mondo salvato dai ragazzini. Continua a leggere

Letture amiche: L’uomo che voleva farsi strega, di Francesca Garello

luomo-che-volle-farsi-stregaPer la serie Letture amiche, oggi voglio parlare di un insolito libro di racconti: L’uomo che volle farsi strega, di Francesca Garello, Homo Scrivens editore, pubblicato nel 2013. Che sia insolito, credo che basti il titolo a supportarlo: qui ci troviamo di fronte a racconti molto strani… Insomma, si sa che è difficile parlare di una raccolta di racconti, forse mi spiego meglio chiacchierando dei singoli brevi testi che essa racchiude e che, lo ammetto, mi hanno divertita da matti. Continua a leggere

“LA CUCINA DELL’ANIMA”, DI GIUSEPPE CONTE E MARIA ROSA TEODORI

Recensione di Marino Magliani, intervista di Giovanni Agnoloni

La cucina dell’anima. 99 ricette sapienziali, di Giuseppe Conte e Maria Rosa Teodori (ed. Ponte alle Grazie)

Giuseppe ConteTrovare solo la Liguria quando si leggono certe pagine liguri di Giuseppe Conte è impossibile, per lui è sempre il mondo intero, anche lungo una mulattiera polverosa di sbarbariana memoria. Pure, si può provare a sostenere il contrario: non c’è un verso di Giuseppe Conte, una prosa che canta il mare e l’universo, e i popoli, e persino nella cucina (come nel saggio-prefazione a questo ottimo La cucina dell’anima. 99 ricette sapienziali, uscito da non molto per Ponte alle Grazie) e persino nelle pagine di amicizia, non c’è luce e profumo in cui non si trovi il vento che frasca nelle fronde dei pini liguri, e il tramonto che polverizza ogni cosa e la fa vibrare ancora un istante, e il salino che incrosta le ringhiere e i grumi ferrosi sul mare ligure, e le ardesie unte d’umido.

A Conte non interessa mostrare la Liguria o nasconderla, per quelli come lui funziona alla perfezione la grande lezione di Miguel Torga e il suo contrario: cos’è l’universale se non il locale senza i muri? L’introduzione a questo libro inizia con i ricordi dell’infanzia, le fettine di vitello del dopoguerra, le merende liguri, e la cura con cui le mamme preparavano le cose, cui segue il distacco, la cucina della libertà, gli studi, il mondo, e infine, assieme a tutto questo, l’amore. Continua a leggere

Poesie di Max Ponte – tradotte in francese da Camilla Gastaldi

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L’età minoica

Ora che ho scoperto
l’estetica minoica e la scimmia azzurra
sono fermamente risolto
a far reagire i miei liquidi con i tuoi

Tale cromostoria
consisterà nel fatto che
nella piena applicazione dei principi
della stechiometria, della termodinamica
e dell’art. 43 del contratto collettivo nazionale
precipiterò inevitabilmente dentro di te Continua a leggere

Letture amiche: “L’acqua tace”, Pelagio D’Afro

l'acqua taceMi fa piacere riprendere una vecchia abitudine persa solo per mancanza di tempo, non per mancanza di volontà o di materiale. L’abitudine, mantenuta per anni, di mettere nero su bianco le mie impressioni di lettura. Alcuni libri, infatti, non lasciano niente dopo la parola fine. Altri invece fanno pensare. Alcuni divertono, altri commuovono. Talvolta, pescati nell’immane offerta di questi anni, pur essendo stati graditi si finisce con lo smarrirne la memoria, ed è un peccato. Me ne sono resa conto quando un’amica mi ha chiesto di parlarle di un paio di romanzi che, come io stessa le avevo detto, mi erano piaciuti molto. Sì, però, a raccontarli… quasi non ricordavo più niente, a parte il fatto che mi erano piaciuti. Un po’ poco, certo. Ecco perché, tempo permettendo, vorrei riprendere questa sana abitudine. Una volta che hai scritto, la memoria resta (scripta manent, dicevano gli antichi) e se qualcuno domani mi chiedesse un parere su qualcosa che ho letto potrei rimandarlo al… link apposito. Continua a leggere

“EQUATORIA”, DI PATRICK DEVILLE

Recensione di Vincenzo Maria Oreggia

Equatoria
Patrick Deville
pp. 360
traduzione di Roberto Ferrucci
15,00 euro
Galaad Edizioni, 2013

copequatoriaScrittore cosmopolita, per cui è impossibile separare esperienze personali e memorie legate ai luoghi instancabilmente attraversati, Patrick Deville, in questo romanzo nervoso e controllato, accurato nell’arditezza della composizione e viscerale nell’impeto che mantiene ovunque tesa la scrittura, affonda lo sguardo nel cuore dell’Africa centrale, lungo quell’anello di foreste e maestosi fiumi che si estende per migliaia di chilometri tra l’Atlantico e il Pacifico e ha dato appuntamento, in un convegno di spettacoli terribili e fantastici, a celeberrimi esploratori, avventurieri d’ogni genere e ambizione, eccentrici filantropi.

L’opera più africana di Deville, che ha lunga confidenza con un Continente dove ha viaggiato e vissuto per anni, conoscendone disastri e fascinazioni, miracoli e orrori presenti e passati, si sviluppa come un grande mosaico di storie, un affresco mirabilmente composito di biografie o accadimenti rimarchevoli che svelano parentele e sorprendenti richiami l’uno con l’altro, proliferando come un dedalo di scene leggendarie e vivissimi fantasmi attorno al cammino dello scrittore. È questo il modo in cui il viaggiatore contemporaneo, nomade operoso armato di taccuino e curiosità insaziabile, fondendo diario personale e memorialistica di casi umani straordinari, nonché plasmando una prosa di stigmatizzante forza evocativa e centellinato, lirico nitore, giunge a una sua originale forma romanzo. Continua a leggere

“BUONA LETTURA” 2 – “IL PARTIGIANO DI PIAZZA DEI MARTIRI” DI ENZO BARNABÀ

di Mara Pardini

Buona lettura è uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina, ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

È un libro che racchiude tante vicissitudini, le une intrecciate alle altre, come in un gioco di rimandi: la storia di Ciro, il siciliano che combatte i nazisti e che il 17 marzo del 1945 finisce impiccato a Belluno; la vicenda del movimento di liberazione nel Nord Italia; le peripezie di un ?glio alla ricerca del padre.
È Il Partigiano di Piazza dei Martiri (Infinito edizioni) il nuovo libro di Enzo Barnabà, un fine lavoro di ricerca con indosso la fresca veste del romanzo.

copertina il partigianoL’autore ci regala una storia liberamente ispirata alle vicende di “Ciro” – la cui reale biografia viene presentata in fondo al libro – dove le esperienze vissute dai personaggi concorrono a delineare il profilo dello stesso Barnabà, narratore ormai maturo e non più solo linguista o storico.
Perché se è vero che il racconto poggia su ricerche, documenti e testimonianze, tanto da presentarsi come una cronaca viva in cui non mancano lo spirito storico e critico, è altrettanto vero che Il Partigiano di Piazza dei Martiri si avvale di un’efficace struttura narrativa, di un godibilissimo intreccio e di uno stile chiaro e preciso, che facilita il lettore nel prendere subito parte ai casi dei personaggi. Continua a leggere

L’essere umano è una belva, amano dire a Hollywood. E invece i fatti dicono il contrario

 

 

di: Guido Tedoldi

 

Nel dicembre 2006 il presidente del Messico, Felipe Calderón, dichiarò guerra ai narcotrafficanti del suo Paese. Da allora ci sono stati 80?000 combattenti caduti, e altri 30?000 messicani sono scomparsi senza che ne venisse più ritrovato il corpo.

Mentre questa mattanza si verificava, i sociologi scoprivano che l’umanità sta vivendo l’epoca meno violenta della storia. Il tasso di omicidi in Europa ha raggiunto un picco massimo intorno al 1450 con circa 75 ammazzati ogni 100?000 abitanti, e poi c’è stata una progressiva diminuzione fino agli 0,85 per 100?000 di oggi.

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Muore un poeta, in die nativitatis domini nostri

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Fernando Bandini ci ha lasciato. Dovevi andartene proprio il giorno di Natale, eh? Eri l’ultimo dei grandi vecchi di queste contrade: Neri Pozza, Goffredo Parise, Luigi Meneghello, Andrea Zanzotto, Mario Rigoni Stern… Avete ben seminato. Qualcuno, i fiori in mano, si fermerà un poco a parlare con te.
Ciao Fernando.

Poesia scritta a Praga (Dietro i cancelli e altrove, Garzanti 2007)

Mi piacerebbe essere sepolto
a Mala Strana
in uno di questi silenziosi giardini
dove viene a svernare la cincia oltremontana
 
Che mi giacesse accanto
mia moglie innamorata di ponte Carlo
Il ponte è a pochi passi anche se solo
nel giorno del Giudizio potremo attraversarlo
 
Verrebbe a farmi visita
l’ombra di Halas quando muore il giorno
Abitava qui attorno, m’insegnerebbe
Il nome della prima stella
 
Ma Azneciv città che ha i suoi corvi
e i suoi golem pretende le mie ossa
Ci sarà qualcuno che si ricordi
di Bandini? Che sopra la sua fossa
 
rechi i fiori che amo (aquilegie, asfodeli)
e si fermi un poco a parlare con me?
Perché il mio cuore era di re
ma non avevo un regno né fedeli

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