
Archivi categoria: Poesia
Villa Dominica BALBINOT – Quattro poesie
Incateno allora le parole
al canone impuro
di febbre lessicale,
all’invisibile vaglio
di intendimento sotterraneo.
Poi le inanello
– decerebrate e affossate
come conche –
in nevrosi esangue,
nella rassegnazione contemplativa,
nel quietismo del sermone,
rivelatrici chimiche
di ipotesi congelata.
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31 maggio: due nuovi felix: Marina Pizzi e Kathleen Fraser
sabato 31 maggio
La camera verde (Roma, via G.Miani 20)
ore 20.00 — presentazione dei libri
Dallo stesso altrove di Marina Pizzi
e
Witness di Kathleen Fraser
Collana Felix : http://felixseries.blogspot.com
Milo De Angelis
da Tema dell’addio
a Giovanna
Vedremo domenica
*
Tutto era già in cammino. Da allora a qui. Tutto
il tempo, luminoso, sfiorava le labbra. Tutti
i respiri si riunivano nella collana. Le ombre
di Lambrate chiusero la porta. Tutta la stanza,
assorta, diventò il primo battito. Il nero
dei tuoi capelli contro il giallo dell’ultimo raggio.
Da allora a qui. Era il primo giorno dell’estate.
Il silenzio ci riempiva la fronte. Tutto era
già in cammino, da allora, tutto era qui, unico
e perduto, nostro e remoto, ardente. Tutto chiedeva
di essere atteso, di tornare nel suo vero nome. Continua a leggere
L’UNA o L’ALTRA
Da un seminario interuniversitario da me condotto intorno al tema dell’importanza di essere umani. Il seminario intendeva portare l’attenzione su cosa accade quando diveniamo vittime dell’impulso all’elusione, quando diveniamo incapaci di riconoscere il dolore, la sofferenza, la tristezza nel volto di un altro. In questa negazione e indifferenza dimentichiamo il tratto distintivo della nostra umanità, che ritengo sia proprio abbandonare la nostra “persona”, cioè la nostra personalità, per accogliere il transpersonale. Lasciare attraversare la propria (?) identità dalla presenza altrui come presenza umana, divenire capaci di risponderle. Nell’incontro con l’altro scoprire le risorse simboliche della propria identità, raccogliere la brezza dello Spirito che pervade ogni cosa, fare esperienza del divino. Qui è il paradosso: si è veramente umani solo se si abbandona la nostra, presunta umanità!
Chi si rinserra nell’umano soffoca. Chi si proietta nel cosmo da cui è avvolto, si annulla estaticamente (Elèmire Zolla)
“Nella misura in cui si accetta, l’uomo scende nella profondità della propria natura che è negazione. Per questa ragione, non essere te stesso se non vuoi essere perduto”.
Sai che non è la ricerca della felicità il grande movente delle azioni degli uomini, ma il desiderio inerente a ciascuno dei tuoi atti “Non essere colui che sono”
(Basile Sureau)
Chiudevo il seminario invitando a una meditazione su questa poesia di Bousquet. Continua a leggere
Arthur Schopenhauer e Marco Aurelio [e, in calce, Marina Pizzi]
***** Continua a leggere
Il sorriso di Dio, di Luigi Di Ruscio
1
mi sentivo pieno
del sorriso d’Iddio
nel pieno della smorfia di Dio
che non avrà certo deciso di creare uomini
per empire un inferno
che dalla creazione era rimasto vuoto ed inutile
come tutte le stufe accese
in una casa destinata a rimanere vuota per sempre
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Sigmund Freud [e i poeti]
“I poeti sono alleati preziosi, e la loro testimonianza deve esser presa in attenta considerazione, giacché essi sanno in genere una quantità di cose fra cielo e terra che il nostro sapere accademico neppure sospetta. Particolarmente nelle scienze dello spirito essi hanno di gran lunga sorpassato noi comuni mortali, giacché attingono a fonti che non sono ancora state aperte alla scienza.”
[in: Gradiva. Il delirio e i sogni nella Gradiva di Wilhelm Jensen, 1906, traduzione di Cesare L. Musatti, Bollati Boringhieri, ristampa 1997]
Come acqua che riposa – Francesco ACCATTOLI

Da “Come acqua che riposa…”
Nebbia
Voglio osservarti
sfumare
oltrepassando i miei
timori,
in un silenzio di nebbia,
di fumo e di perla,
nel nonspazio,
nel nonvuoto,
nel freddo surreale
della campagna,
quando tu t’inmii
per amore.
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Un ciclo di incontri presso La Camera Verde per questa edizione del «Tiresia»
di Biagio Cepollaro

A Giuliano Mesa La Camera Verde dedica un ciclo di incontri.
Non si tratta di una rituale presentazione ma dell’avvio di un dialogo ‘vivo’ tra testo, autore e lettore.
Un dialogo che si approfondisce nel tempo e che chiama a reagire poeti e critici disposti a mettersi in gioco, a porre e a rischiare la propria esperienza e il proprio gusto nel campo di attrazione di una poesia tra le più significative degli ultimi decenni. Prospettive diverse da cui leggere l’opera ma anche possibilità di verificare tali prospettive grazie alla presenza di Mesa, tanto aperto ad accogliere i diversi apporti quanto rigoroso nel rigettare fraintendimenti.
Gli incontri con l’autore sono previsti alle ore 20.00 di mercoledì 21 maggio, 4 giugno, 11 giugno, 18 giugno e 25 giugno con la presenza di volta in volta di Marco Giovenale, Bruno Torregiani, Andrea Raos, Luigi Severi, Florinda Fusco, Andrea Inglese e Francesco Forlani.
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Lapidarsi [Marina Pizzi]
95.
ho un collo di ruggine ginestra
nel giro di una ruota che deflora
salti di marmi gelosie di niente.
Camillo Sbarbaro, da “Fuochi fatui”
Cesare Viviani
da Summulae
Forse ciascuno
toglie un velo
al mistero del mondo
o lo aggiunge
*
E un accordo, quasi primitivo,
con l’immodesto passante
che attrae su di sé l’attenzione e
noncurante scompare
senza concedersi. Continua a leggere
Poesie di Alejandra PIZARNIK

(I testi di Alejandra Pizarnik e le traduzioni di Florinda Fusco sono tratti da Trame di letteratura comparata, diretta da Franco Buffoni, anno IV, 2004, numero 8/9, pag. 113-139.)
Alejandra Pizarnik (Buenos Aires, 29 aprile 1936 – Buenos Aires, 25 settembre 1972)
La noche
Poco sé de la noche
pero la noche parece saber de mí,
y mas aún, me asiste como si me quisiera,
me cubre la conciencia con sus estrellas.
Tal vez la noche sea la vida y el sol la muerte. Continua a leggere
Roberto Mussapi
da La stoffa dell’ombra e delle cose
Il passero di Lesbia
Il mio cuore si spense nel suo palmo,
le ali frullanti tra polso e bracciale
e fui già via, nel limbo
dei non umani, i poveri messaggeri del cielo.
Sentii me stesso spegnersi come il loro cervello
di sera si addormenta, senza sapere
se mai ci sarà un altro risveglio. Continua a leggere
Giorgio Caproni
Tradotti dal silenzio # 4 (Parte seconda) – Wallace STEVENS

(La prima parte qui)
A primitive like an orb
(Un primitivo come un globo)
I
The essential poem at the centre of things,
The arias that spiritual fiddling make,
Have gorged the cast-iron of our lives with good
And the cast-iron of our works. But it is, dear sirs,
A difficult apperception, this gorging good,
Fetched by such slick-eyed nymphs, this essential gold,
This fortune’s finding, disposed and re-disposed
By such slight genii I such pale air.
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L’alfabeto che uccide (Wallace STEVENS) – di Nadia FUSINI
[Il saggio di Nadia Fusini è tratto da Finisterre, numero 1, autunno/inverno 1985, Reggio Emilia, Elitropia Edizioni, pag. 64 – 76]
L’alfabeto che uccide – Wallace Stevens
Scegliere delle poesie dal vasto corpus di un poeta «grande» come Stevens non può che giustificarsi come l’insano gesto di una folle passione. La passione si ferma, sappiamo, su dei «tratti»: niente di più fazioso, e cieco, di uno sguardo d’amore e di passione che in un tratto, in quel tratto, ritrova la totalità dell’essere amato – nel mentre che ne celebra forse il tradimento supremo. Continua a leggere
“La solitudine e gli altri” di Giancarlo MAJORINO
c’è una prigione degli attimi
nel vasto cullata
di un tempo senza orizzonte
la voce detta o stampata
suona da lontananze
come altoparlante
la legge ora è data
dalla scoscesa del trascorrere
e insieme dal suo trascinarsi pian piano
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Poesia erotica
Poesia erotica (si fa per dire)
Corri a perdere fiato
perdere terra
e i sensi
in una luminosa istanza
un imbrunire della pelle
ai primi raggi di sole
ai primi baci
*
di come ad ogni tuo respiro
pare perfino il tempo cosa viva
ed io tra dita e vita
– che poi fa lo stesso –
induco e scorporo collana
di piccole perle
di piccole gemme
come una corona di non detti
che se mi inchino è per guardarti dentro
e tra le gambe tue
– ricordo solo le caviglie belle –
in un palmo di mano
l’anima tua farà da ostello
*
ungimi delle tue promesse
sfregami con le tue carezze
disunghiami coi baci
slabbrami di pazienza
disfami di tutta la distanza
e parlami se taci
*
vorrei sentirti dentro
sopra sotto
al centro oppure al fianco
intorno in testa e in capo
in dorso in braccio
accanto
*
fa che il tuo desiderio mi raggiunga
che d’ogni suono rumore fruscio stacco
possa avvertire il tocco
dei tacchi
*
dilago in carne
tua come se
fossi un osso.
*
ti porterò con me
tra le gambe
e il cielo
(in petto)
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