Archivi categoria: Poesia

La poesia della settimana. Milo De Angelis

Invochi il respiro, la giusta
posizione del cuscino, l’accento
che dai limiti del mondo giunge qui,
apre le finestre, chiama
ogni poesia alla guarigione.
Non ha più contorno
la ferita che abitava nel seno,
preme sui vetri e sulle pentole,
esce tra i semafori
della Prenestina, grida che niente
diventerà parola, che tutto
era scritto.

Milo De Angelis, Tema dell’addio, Lo Specchio, Mondadori, 2005, p. 75.

CRESTOMAZIA 33: “Intimazione” di Marguerite Yourcenar

Intimazione di Marguerite Yourcenar

La morte si avvicina, e il suo rumore:
Fratello, Amico, Ombra, cosa importa?
È la morte la nostra unica porta
per uscire da un mondo dove tutto muore.
(1963)

Intimation

La mort approche, et sa rumeur:
Frère, Ami, Ombre, que t’importe?
La mort est nostre seule porte
Pour sortir d’un monde où tout meurt.
(1963)

da I doni di Alcippe (trad. Manrico Murzi, Bompiani, 1987, pag.143)

CRESTOMAZIA

Del fare spietato (Arcipelago Itaca, 2019), Pasquale Vitagliano. Una nota di Giuseppe Cerbino

La scrittura poetica di Pasquale Vitagliano da sempre riconosce negli oggetti e nelle cose la misura dell’uomo. Non può assolutamente fare a meno di questa prospettiva. L’oggetto è una sorta di arenaria che asciuga l’umor vitreo che rende possibile la visione. Vitagliano non manca di sottolinearlo soprattutto nella sua ultima raccolta “Del fare spietato” pubblicata per Arcipelago Itaca Editore:  il titolo  ricalca le formule dei saggi filosofici che trattano di determinati argomenti. Questo libro è, infatti, una trattazione in versi dell’inevitabile dramma che tiene insieme la realtà: “spietato” vuol dire letteralmente assenza di pietà ossia una condizione che non ci cautela e non ci preserva. Siamo nell’altezza più estrema ma con il vento in faccia.

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La parola autunno

di Stefanie Golisch

a quelli che non possiamo conoscere

La prima volta, l’ho visto davanti alla stazione, lunghi capelli
grigi, valigia scalcinata, ombrello rosa pallido sotto il braccio,
lentamente si stava incamminando per non so dove, io avevo
appena perso il treno o forse non avevo perso il treno, ma la
parola autunno, il che suona più poetico e quindi c’è da
insospettirsi immediatamente, Continua a leggere→

Sono venute le anime ricciute e camuse dal mare

di Domenico Lombardini

Sono venute le anime ricciute e camuse dal mare

e con loro hanno recato i fratelli

e i formaggi e il pane nero

e salpingi grasse

unte da seme generoso

come l’arido della terra sorpreso

da un’insperata pioggia.

I loro sguardi di malandrini

sdilinquiscono torve malizie

le loro furie barbariche

estenuano velleità di durata

di civiltà preterite e invecchiate.

Se fossimo vivi risponderemmo loro

con violenza e con amore

ma inadatti ormai all’una e all’altro

assistiamo stupefatti e imbelli

alla loro violenza, al loro amore.