Archivi categoria: Recensioni

GLI STRUMENTI UMANI di Vittorio Sereni

Gli strumenti umani - Vittorio Sereni - copertinaConversazione con Chiara Fenoglio

di Massimo Maugeri

Di recente, per i tipi de Il Saggiatore, è stata ripubblicata la raccolta poetica più rappresentativa di uno dei massimi poeti del Novecento letterario italiano: “Gli strumenti umani” di Vittorio Sereni (pagg. 154, euro 20), arricchita da una corposa, raffinata ed esaustiva introduzione firmata da Chiara Fenoglio. Continua a leggere

Angela Passarello, Bestie sulla scena

La “Commedia delle bestie” di Angela Passarello
di Giorgio Morale

La mula
In attesa di essere cavalcata, scacciava con la coda la zecca, che le si era attaccata all’inguine. Dalla visiera, i suoi occhi, misteriosi come quelli di una sposa delle Mille e una notte, dominavano ogni angolo della corte.
Nella stretta curva di via Bac Bac, il baldacchino, su cui era appoggiato il Santo nero, continuava a vacillare, ma senza capovolgersi; la mula che lo precedeva, ansimante e sudata, a briglie sciolte, si era staccata dalla processione ed era fuggita per i vicoli stretti.
Uno dei portatori del Santo, dopo averla rincorsa, era riuscito a riprenderla, e a portarla nella piazzetta, dove sostavano le diverse mule, bardate a festa, con il carico di frumento o di spighe in offerta votiva. “Taliàti, taliàti, li mula parati! Evviva! Evviva! Evviva, San Calò!” esultavano i devoti. (A. Passarello, Bestie sulla scena)

Continua a leggere

SEROTONINA di Michel Houellebecq

di Massimo Maugeri

Serotonina - Michel Houellebecq - copertinaLa pubblicazione di ogni nuovo romanzo di Michel Houellebecq, oltre a segnare un evento letterario di rilievo, determina contestualmente la nascita di un “grande fatto mediatico” che genera dibattiti. Era accaduto con i romanzi precedenti ed è quello che sta accadendo con “Serotonina” (La nave di Teseo, pp. 332, euro 19, traduzione di Vincenzo Vega). Continua a leggere

Massimo Maugeri, Cetti Curfino

Per gentile concessione della redazione, propongo una mia recensione del romanzo Cetti Curfino di Massimo Maugeri, finalista del Premio Nazionale Chianti, uscita sul n. 309 di gennaio-febbraio 2019 della rivista l’immaginazione di Manni editori.

Davvero, sempre, la verità aiuta? Su Cetti Curfino di Massimo Maugeri
di Giorgio Morale

Appena la vide, pensò due cose. La prima: il suo era uno di quegli sguardi capaci di bloccare il respiro. La seconda: la sua bellezza era dotata di un incanto ferale”.

Il romanzo Cetti Curfino (La nave di Teseo 2018) di Massimo Maugeri si apre con un incipit breve, a cui corrisponde un explicit altrettanto lapidario: “Ho incontrato la morte buttana. E l’ho mandata a farsi fortere”. Una struttura a cerchio che rivela la sapienza compositiva di Massimo Maugeri. Con presagi di morte si apre il romanzo (l’incanto di Cetti è “ferale”: che porta la morte), con la vittoria di Cetti sulla morte esso si chiude. Continua a leggere

“Il giro dell’oca”, di Erri De Luca

Recensione di Francesco Improta

Erri De Luca, Il giro dell’oca, Feltrinelli 2018

Con Il giro dell’oca (Feltrinelli, 13 euro) Erri De Luca, dopo alcune incertezze palesate recentemente, ritrova il passo sicuro del narratore, oserei dire dell’affabulatore, per la straordinaria fascinazione che esercita sui suoi lettori – se le sue storie, come egli stesso confessa, non provenissero dalla realtà di cui è stato, a seconda dei casi, protagonista o testimone. In questo libro, confrontandosi con la sua realtà più intima e ripescando da quel crepaccio che è la sua memoria alcuni ricordi familiari, parla della sua mancata paternità. Continua a leggere

Dieci romanzi per il Natale 2018

di Guido Michelone

Regala o regalati un libro a Natale: credo che potrebbe essere uno slogan vincente per questa imminente festività, anche se forse l’idea – abbastanza evangelica – di donare agi altri e a se stessi oggi viene purtroppo svilita dall’eccessivo mercantilismo che si produce da novembre a gennaio, tra panettoni, gingilli e pacchi sorpresa tra i più variegati, strani, inverosimili. Ecco quindi, secondo me, la necessità di tornare a un qualcosa di utile e dilettevole, come direbbe Alessandro Manzoni; e un libro, sia per la modica spesa sia per i valori in esso contenuti, assolve perfettamente al compito di celebrare e trascorrere le feste natalizie, dalla Vigilia alla Befana, in modo intelligente, dando il giusto spazio a ciò che io personalmente chiamo cultura, sia essa una poesia, un romanzo, un quadro, una musica, un film, un fumetto o altro ancora. Propongo quindi dodici titoli, raccolti tra quelli da me letti lungo l’intero 2018, che consiglierei volentieri al lettore attento, curioso, interessato. Non c’è un ordine preferenziale, ragion per cui li commento brevemente in ordine alfabetico per autori. 

Continua a leggere

L’ambasciatore delle foreste





di Riccardo Ferrazzi

C’è sempre qualcosa di affascinante nelle biografie perché, a prescindere da quanto i protagonisti abbiano fatto di notevole, le loro biografie ci mettono sotto gli occhi una vita quotidiana sorprendentemente diversa dalla nostra, anche quando da allora a oggi non è passato poi troppo tempo.
Il personaggio che Paolo Ciampi sceglie di raccontarci è vissuto nell’Ottocento. Avrebbe potuto essere il nonno di mio nonno: se avesse fatto qualcosa di notevole sarebbe diventato una piccola gloria privata, un nume tutelare. Non l’avrei conosciuto di persona, ma ne avrei ascoltato le gesta nella tradizione di famiglia. Continua a leggere

“Prima che te lo dicano altri”, di Marino Magliani

Recensione di Francesco Improta

Marino Magliani, Prima che te lo dicano altri, Chiarelettere 2018

In una recente intervista Marino Magliani ha affermato testualmente: “I miei viaggi sono stati in realtà un andare e un tornare, un cerchio. Mi sono chiesto se io sia mai davvero partito.” Tale dichiarazione non solo ribadisce l’importanza fondamentale delle radici per Magliani, uomo e scrittore, ma anche e soprattutto il carattere particolare della sua narrativa, dove personaggi, situazioni, paesaggi e persino nomi sono continuamente presenti a configurare un universo domestico e simbolico al contempo.

Prima che te lo dicano altri (Chiarelettere editore, 17,50 euro) conferma quanto enunciato sopra. Il romanzo piuttosto corposo si svolge in maniera non lineare, attraverso un continuo slittamento di tempi e di piani narrativi, nell’arco di un cinquan­tennio, dal 1974 al 2025 e si divide in due parti: la villa e la pozzanghera. Continua a leggere

Oliver Langmead, “Dark Star”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Oliver Langmead, Dark StarCarbonio Editore, 2017

Un romanzo-poema spiazzante. Una versificazione prosastica radicata in un mondo buio. Un pianeta orbitante intorno a una stella oscura, alimentato e illuminato da fonti artificiali che sono ormai diventate più preziose di qualunque valuta. Un oceano sterminato di esseri umani ridotti a brancolare nel buio e privati di qualunque sostanza e identità – e, non a caso, chiamati “fantasmi”. Questa l’angosciante cornice dei fatti narrati dall’autore scozzese Oliver Langmead in Dark Star. Un’indagine sulla falsariga provocatoriamente rovesciata dell’Inferno dantesco, con un poliziotto, Virgil Yorke, accompagnato dall’amico Dante in un allucinato e allucinante itinerario attraverso i “gironi” dell’inferno distopico della città di Vox, e sospeso a metà tra due indagini: la morte sospetta di una ragazza andata in overdose di una particolarissima droga, la “luce liquida”, e il ben più inquietante furto di uno dei tre “Cuori”, essenziali fonti di energia per tutto il pianeta.

Il testo ha una forza di coinvolgimento vorticosa, che trascina in una spirale discendente, con un moto a precipizio che ancora una volta, sia pur in una distorsione sonora degna dei Radiohead (gruppo di “culto” dell’autore), ricorda la prima cantica della Divina commedia. Continua a leggere

PAOLO CIAMPI, “COSA NE SAI DELLA POLONIA”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Paolo Ciampi

Cosa ne sai della Polonia. In bicicletta nella terra degli addii e delle cicogne

Fusta Editore, 2018

Parlare di Polonia per me significa parlare di una seconda casa, sia perché ci ho abitato, sia perché è così che mi sento tutte le volte che ci ritorno. Leggere questo libro di Paolo Ciampi, perciò, ha avuto un significato speciale. Eppure, anche al netto di tutto ciò, è un’opera di grande pregio.

Cosa ne sai della Polonia. In bicicletta nella terra degli addii e delle cicogne non è solo un itinerario cicloturistico tra Varsavia e i laghi e le cittadine della Masuria. Lo definirei piuttosto – senza voler cadere nell’enfasi retorica – un percorso nella memoria, personale dell’autore, sì, ma soprattutto dei luoghi e dei popoli che li hanno abitati.

Fin dalla capitale, Varsavia, che considera un luogo di partenze e di addii, cogliendo un aspetto cruciale della sua storia così ricca di drammi, l’autore inizia un percorso non solo fisico, ma mentale ed emotivo – sulle ruote e a colpi di kayak – lungo le strade e i laghi di una regione primigenia, la Masuria, densa di ricordi ancestrali e di stratificazioni di tracce storiche progressivamente più recenti, passando per le vicissitudini della lunga fase in cui questa parte della Polonia non esisteva più come territorio polacco, ma faceva parte della Prussia. Del resto, tutto il paese, per 123 anni (dal 1795 al 1918) fu cancellato dalla mappa d’Europa, anche se fu in grado di resistere nella cultura, nei libri e nella persistente memoria popolare, salvo poi, dopo una breve stagione di libertà, affondare negli orrori della seconda guerra mondiale e, a seguire, del comunismo sovietico. Continua a leggere

IL BENE E GLI ALTRI di Filippo La Porta

di Massimo Maugeri

I grandi capolavori della letteratura – quelli che oltrepassano la barriera del tempo e dello spazio – continuano a parlarci, a offrirci strumenti che ci consentono di interpretare la realtà che ci circonda e il nostro rapporto con il mondo e con gli altri. La Commedia di Dante rientra senza dubbio tra le opere che offrono suggestioni e stimoli di questo tipo. Lo dimostra Filippo La Porta nell’ambito del suo recente saggio intitolato “Il bene e gli altri. Dante e un’etica per il nuovo millennio” (Bompiani). Il titolo contiene implicitamente una domanda: in che modo è possibile identificare un’etica, nel poema dantesco, che possa trovare applicazione nella nostra contemporaneità? Filippo La Porta fornisce la sua risposta svolgendo un’indagine letteraria sulla Commedia e indirizzandola sui concetti di bene e male / realtà e irrealtà. Continua a leggere

Riccardo Ferrazzi, N.B. Un teppista di successo

di Roberto Plevano

Ad alcuni esseri umani, assai pochi, tocca la sorte di essere trasformati in mitologie. Ogni evento della loro vita è trasfigurato in un emblema di destino individuale e collettivo, i confini tra i fatti e l’invenzione si fanno confusi, i sentimenti comuni prendono proposito, e forma di forze nell’accadere storico.
L’ascesa al potere e la caduta di Napoleone Buonaparte divennero oggetto di culto, e popolare e presso gli intellettuali, contemporaneo degli stessi avvenimenti.

All’indomani della vittoria di Napoleone a Jena e dell’assoggettamento della Prussia (13 ottobre 1806) Hegel, allora trentaseienne, scrisse all’amico Niethammer: “Ho visto l’Imperatore, quest’anima del mondo, uscire dalla città per andare in ricognizione. È una sensazione meravigliosa vedere un tale individuo che qui, concentrato in un punto, seduto su un cavallo, si protende sul mondo e lo domina… da giovedì a lunedì progressi così grandi (si riferisce ai rivolgimenti politici nell’area tedesca dopo Jena) sono stati possibili solo grazie a quest’uomo straordinario che è impossibile non ammirare”.
Continua a leggere

Io sono El Diablo

Una periferia di Bologna inusuale, che sembra una sorta di landa pasoliniana dai toni apocalittici, un po’ deserto australiano e un po’ ritratto iperrealistico dell’Italia e dell’Europa contemporanei, e al suo interno l’Inglese, un finto clochard col volto coperto di cicatrici e una benda nera a coprirgli l’occhio destro, che come molti anni prima di fronte all’Ayers Rock (una storia che fa capolino in questo romanzo solo nei termini di rari flash back) prova “il desiderio irresistibile di entrare nel territorio desertico, e marciare senza fermarsi fino alle profondità del nulla”.
Poi l’incontro con una giovane albanese, Violeta, il cui passato è avvolto come quello dell’Inglese in un mistero intricato, sembra rimettere tutto in gioco: riportare in vita fantasmi che si pensavano sconfitti e aprire squarci su un futuro in cui non si vuole ancora rinunciare a credere.
Il tutto intriso di violenza feroce ed istanti di poesia, riflessioni inaspettate, dialoghi scarni, disperazione, crudo realismo limato con sapienza da slanci di forte immaginazione narrativa, come quando l’Inglese ripercorre gli anni della sua infanzia in un castello della Cornovaglia o nell’episodio in cui la chiave di lettura di una giornata come tante è offerta da un ricordo che si credeva dimenticato.
Nel romanzo Io sono El Diablo (Fanucci Editore, collana Neroitaliano) Mauro Baldrati mescola ingredienti diversi – stile pulp, atmosfere da graphic-novel e crime-fiction da una parte, realismo da reportage ed inquietanti incursioni nel traffico di giovani vite umane dall’altra – muovendosi con agilità tra  Continua a leggere

L’arte contemporanea spiegata a mia nonna


Una nonna e l’arte contemporanea

Guido Michelone intervista Alice Zannoni

 

Nei mesi scorsi esce in libreria un volume dal titolo curiosissimo: L’arte contemporanea spiegata a mia nonna, dove in copertina una ragazza sorridente porge una tela bianca a un’anziana signora altrettanto euforica e pronta a tracciare un solco nel quadrato, alla maniera di Lucio Fontana. L’immagine dà l’idea esatta di un testo a suo modo rivoluzionario e innovatore, dove una giovane studiosa riesce nell’intento di spiegare alcuni fondamentali valori a una persona digiuna della complessità dell’attuale universo estetico. In quest’intervista inedita l’autrice, Alice Zannoni, rivela come riesce in un intento a prima vista impossibile. Continua a leggere

Daniele Maria Pegorari, Letteratura liquida (Manni, 2018)

 

Daniele Maria Pegorari ci invita con le sue Sei lezioni sulla crisi della modernità ad un viaggio dantesco che dall’inferno del Novecento risale alla luce della contemporaneità. Solo che qui non troviamo stelle da ammirare, ma la precaria luminosità della fabbrica dei libri, del totalitarismo della comunicazione, della contumacia dell’autore, della bulimia dell’economia del capriccio. Insomma, l’uscita dal “secolo breve” non ci ha condotto in paradiso. E qualora il benessere materiale conquistato, da qualcuno possa ancora essere considerato un paradiso, scopriamo che questo non è affatto desiderabile, se ci viene svelato come una “variante luminosa del nulla”.

Continua a leggere

SUL TAMBURO n.79: Paolo Marati, “Gli indecenti”

Paolo Marati, Gli indecenti, Siena, Melville, 2017

_____________________________

di Giuseppe Panella

.

Perché Gli indecenti come titolo di un romanzo di costume? Perché l’in-decenza come categoria centrale in una riflessione sulla deriva della società contemporanea? Marati riprende alcuni personaggi del suo precedente L’intrusione delle onde anomale (Siena, Barbera, 2014) per raccontare una società in declino che non riesce più a trovare un centro, una direzione, un “centro di gravità permanente”. Soprattutto non riesce più a capire dove vuole andare a parare con i suoi stili di vita, i suoi tic, le sue mode, la sua ricerca di qualcosa di nuovo che la faccia uscire dalle asfittiche pareti del già visto. Federico Galbiati è un anti-eroe, un “inetto” – si sarebbe detto ai tempi di Verga e di Svevo. Divorziato ma felicemente accoppiato con una ragazza svedese, Harriet, conosciuta in circostanze avventurose nel primo romanzo, in procinto di volare a Stoccolma come fa ogni due settimane, viene bloccato da una perentoria richiesta di sua madre: l’anziana donna vuole rivedere Claudia, la figlia primogenita, l’un tempo severissima professoressa di latino protagonista di vicende sentimentali molto sfortunate narrate in L’intrusione delle onde anomale e apparentemente scomparsa quattro anni prima. La madre è radicale nelle sue richieste: se non rivedrà la figlia entro domenica, sicuramente il suo cuore si schianterà.

Continua a leggere

Adriana Libretti, Parole presenti (Le Mezzelane 2018)

Ricordate la battuta di Woody Allen che conclude con la voce fuori campo lo splendido Io e Annie? “Bè, credo che corrisponda molto a quello che penso io dei rapporti uomo-donna. E cioè che sono assolutamente irrazionali, e pazzi. E assurdi. Ma credo che continuino perché la maggior parte di noi ha bisogno di uova”. Non è un caso che mi sia venuta in mente leggendo questo ultimo libro di Adriana Libretti. La comicità di Allen è tutta costruita sulla parola. L’autrice è un’attrice e doppiatrice. E Parole presenti si chiama questo suo libro. Le “uova” – ma se volete le relazioni con gli esseri umani, gli oggetti e le parole – Adriana ha imparato a coglierle da bambina frequentando la Casa del Sole di Milano, meglio conosciuta come Scuola all’aperto del Trotter. Nata per educare, irrobustendoli, i bambini più gracili delle famiglie meno abbienti, aveva poi introdotto la sperimentazione di metodi di apprendimento molto innovativo. Di questa scuola dal 1956 al 1963 sua nonna paterna, Nonna Bea, fu Direttrice. I bambini venivano educati alla “cooperazione”, accompagnati a condividere la gestione di una piccola banca di risparmi, l’orto, la fattoria.

Sembra facile scrivere sul Bacio. Non lo è affatto. “Proprio come non lo è affatto cuocere alla perfezione un uovo al tegamino”. Si coglie che l’umanità di Adriana Libretti viene da lì. Anche l’amore per la parola nella sua dinamica “globale”, credo, le è derivato da quell’imprinting iniziale. Questo libro è infatti un alfabeto intimo e familiare, un abbecedario di parole-chiave nella formazione e nell’esistenza dell’autrice, tenute insieme, però, non dalla semplice sequenza letterale, ma dalla loro collocazione nel contesto lessicale costruito dalla memoria, dalle sensazioni e dai sentimenti. Più che una sequenza, dunque, un ordito, anzi, una maglia, una rete che assolve al compito – come per il Ragno a cui l’autrice dedica una delle sue parole – di mettere ordine tra i ricordi e dentro questo abbozzare un bilancio o provare a tracciarlo.

Continua a leggere

SUL TAMBURO n.78: Marino Magliani, “Prima che te lo dicano altri”

Marino Magliani, Prima che te lo dicano altri, Milano, Chiarelettere, 2018

_____________________________

di Giuseppe Panella

.

Questo romanzo si basa su un desiderio rimasto inesausto: mettere in parole la nostalgia di una patria nella quale non si è potuto vivere come si sarebbe voluto. I personaggi della storia si ritengono tutti esuli (molti, come Christel, la matura mediatrice di immobili per i “russi” di cui Leo si invaghisce e che vorrebbe portarsi a letto) e il loro soggiorno sulla riviera ligure Magliani è un narratore nato e la sua ricerca linguistica non è mai disgiunta dalla volontà di raccontare storie, di illuminare con la luce radente dello stile vicende umane di grande spessore e di dolorosa potenza. Questo suo ultimo romanzo racconta un durissimo apprendistato di vita ma anche la struggente riconquista di un passato. Leo Vialetti di Sorba (Imperia), ligure come quasi tutti i protagonisti dei romanzi di Magliani, nasce e appartiene a una Liguria scabra, rocciosa, poco generosa con i suoi abitanti che pure la amano, costruita su baluardi montuosi, intervallati da brevi tratti di pianura, da salite erte e difficili, popolata di cinghiali e di uomini spesso più testardi e duri di quegli stessi animali selvatici cui danno la caccia.

Nello stesso tempo, il romanzo di Magliani descrive un mondo che dovrebbe risultare radicalmente opposto a quello nativo del protagonista: la Liguria e l’Argentina appaiono nelle sue pagine due continenti diversi e lontanissimi, eppure simili nel loro rapporto con l’umanità dolente che le abita.

Continua a leggere

SUL TAMBURO n.77: Marco Fagioli – Stefano Lanuzza, “Marginalia intorno a Louis-Ferdinand Céline”

Marco Fagioli – Stefano Lanuzza, Marginalia intorno a Louis-Ferdinand Céline, Firenze, AION Edizioni, 2018

_____________________________

di Giuseppe Panella*

.

Non sono certo marginali i problemi, le connessioni e i rapporti intellettuali e letterari sollevati da Fagioli e Lanuzza a proposito dell’opera di Louis-Ferdinand Céline, soprattutto rispetto ai suoi scritti più controversi e combattuti come le Bagatelles pour une massacre o i romanzi “autobiografici” del grande scrittore francese. Così come non sono marginali gli interrogativi morali suscitati da questioni ancora scottanti come il “forsennato” antisemitismo di Céline o quelli estetici legati al suo rapporto con le altre arti (la pittura, il cinema, la musica, la canzone).

Céline è ancora tutto un continente letterario e storico da esplorare nonostante la gran quantità di inchiostro versato sulla sua vita e sulla sua opera e la grande battaglia critica e politica combattuta in suo nome. Forse per nessuno degli altri grandi scrittori del Novecento lo schieramento si è diviso in maniera così netta tra chi lo voleva relegato nell’enfer degli scrittori pericolosi e funesti, da evitare o da boicottare (si pensi alla severa quanto infondata condanna di Sartre che pure aveva attinto a piene mani dalla sua proposta letteraria e dal suo laboratorio stilistico) e chi, invece, tendeva a giustificare tutto di lui, ogni suo scritto compresi i pamphlet antisemiti più accesi, in nome della supremazia della scrittura e dello stile. Il fatto è che anche nel caso Céline, anche se ammetto che è molto difficile, bisogna distinguere tra le asprezze dell’uomo e le sue vicende personali e il risultato della sua proposta di scrittura e la sua rivoluzione stilistica.

Continua a leggere