Archivi categoria: Recensioni

Sospesi in un oceano di luce e riflessi

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“Intorno al tronco di una grande quercia maestoso come l’albero maestro di un veliero, si avvolgono le scale a chiocciola: una spirale danzante che prende il volo per portarci nel regno dei rami frondosi e dell’immaginazione. È una casa sugli alberi o il nido di un uccello quello nel quale siamo appena entrati?”
Alain Laurens descrive così l’ascesa verso una delle innumerevoli case sugli alberi realizzate dal suo studio d’architettura “La Cabane Perchée” negli ultimi tredici anni, ed è con questa fiabesca didascalia, che introduce una delle tante immagini da sogno in esso contenute, che comincia anche il volume Exceptional TREEHOUSES.
Pubblicato dall’editore Abrams di New York, e corredato dalle brevi descrizioni di Laurens stesso e del suo team, Exceptional TREEHOUSES è un grande libro fotografico che racchiude gli scatti ralizzati da Continua a leggere

Leggere a San Valentino

In un bacio saprai tutto COPERTINA
Già molti giorni prima di San Valentino (14 febbraio) le librerie italiane rinnovano le proprie vetrine facendo sfoggio di libri sull’amore o di volumi appositamente dedicati dalle case editrici a ogni tipologia di innamorati desiderosi di festeggiare la loro ricorrenza anche mediante una buona lettura. Continua a leggere

ROBERTO VIGEVANI, INTERVISTA TRA LETTERATURA E VITA

di Giovanni Agnoloni

Roberto VigevaniRoberto Vigevani, scrittore e pittore fiorentino nato nel 1939, è un autore di grande interesse, che la critica italiana – che pure, negli Anni Settanta, l’aveva scoperto grazie alla pubblicazione del suo primo libro, la raccolta di racconti Dalla pancia di un orso bianco (Adelphi, 1970 e poi, in riedizione accresciuta, 1992) – ha progressivamente dimenticato, lasciando in secondo piano quella che era ed è una voce di assoluto spessore nel panorama letterario italiano.

Inizialmente scoperto da Giorgio Manganelli, che lo segnalò alla casa editrice Adelphi con una sua lettera che sottolineava l’alto pregio della sua scrittura, Vigevani, nella sua prima opera, offre un campionario di situazioni, personaggi e stili grotteschi e paradossali, percorso e motivato da un’esigenza intima di ricerca nelle e tra le contraddizioni dell’esistere. Si sente gravare leggera – mi sia consentito l’ossimoro – sul suo stile la grande tradizione mitteleuropea e russa, che – come Raoul Bruni ha ben sottolineato in una recensione dell’unico saggio dedicato allo scrittore fiorentino (Paradossi e ironia nella narrativa di Roberto Vigevani, di Ivano Pierantozzi, edito da Nicomp nel 2010) – Vigevani ha assorbito attraverso la lettura approfondita di autori come Franz Kafka, Robert Walser, Fedor Dostoevskij e Nikolaj Gogol, solo per citarne alcuni. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.67: Cinque frammenti di vite perdute. Daniele Ramadan, “Il dio del mare”

Daniele Ramadan, Il dio del mareCinque frammenti di vite perdute. Daniele Ramadan, Il dio del mare, Firenze. Mauro Pagliai, 2013

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di Giuseppe Panella

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L’esordio narrativo di Daniele Ramadan è stato assai singolare.

Invece che scrivere un romanzo che esibisce la struttura tradizionale di un racconto che individua in una storia unica la colonna portante della narrazione, il giovane autore di questo libro ha preferito frammentare e spezzettare la sua storia in cinque spicchi di vita, in cinque vicende d’amore disperato, in cinque situazioni-limite tra follia e angoscia.

Sono apparentemente vicende legate alla sfera amorosa ma, in realtà, si mostrano con il volto arcigno della disperazione umana e della sofferenza subita fino in fondo e della dissipazione cosciente. Sono storie che solo in superficie trattano di amore e di sesso ma che in profondità vanno a toccare il tema della morte come sostanza autentica e definitiva della vita.

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9 libri per me posson bastare? – recensioni

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di Max Ponte

Ho fino ad ora incontrato pochi intellettuali, critici o scrittori o lettori che siano, che sostengano la folle idea di recensire tutto, sebbene nei tempi che la vita ci conceda. E con tutto intendo l’insieme di ciò che viene indirizzato al diretto interessato come novità editoriale ma anche come pubblicazione in rete (blog e siti). Dicevo fra questi pochi intellettuali c’è Lucia Dell’Aia, critico letterario, che la pensa esattamente come me: leggere ed esprimersi sul lavoro che ci viene inviato personalmente, qualsiasi esso sia, senza fare scelte di indifferenza, è una forma di rispetto nei confronti dell’alterità e allo stesso tempo un lavoro letterario militante. Sulla mia scrivania da qualche tempo sono presenti 9 libri di vario genere (questa volta non solo poesia) ed è giunto il momento di scrivere. Il mio giudizio come sempre è sintetico ed è un’indicazione, un commento nel mare magnum della produzione libraria, una nota al quale segue una voto diretto all’opera in questione. Per chi desiderasse inviarmi libri o suggerimenti la mia email è [email protected] Continua a leggere

Le vite sbobinate di Alfredo Gianolio

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Un libro sui generis: trentasei pittori naif che raccontano se stessi

di Guido Michelone

C’è, nella storia della cultura italiana degli ultimi cent’anni, una linea surreale incline a un gusto naif e al contempo a un forte senso naturalista, che, nel dopoguerra ad esempio s’avvicina persino al neorealismo: è la cultura che si esprime soprattutto nella pittura, nella poesia e nella narrativa in quell’area della pianura padana, in cui il fiume Po lambisce città e paesi dell’Emilia, della Romagna, della Lombardia. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.66: Una lunga stagione di morte. Serena Penni, “Silenzio”

Serena Penni, SilenzioUna lunga stagione di morte. Serena Penni, Silenzio, Firenze, Mauro Pagliai Editore, 2013

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di Giuseppe Panella

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La protagonista del secondo romanzo di Serena Penni[1] non tace affatto – il silenzio come condizione felice dello spirito non le si confà molto, anzi per nulla.

Non solo ma la donna non si ferma mai ad ascoltare il silenzio da cui sostiene di essere circondata ma lo rompe continuamente, lo riempie di parole, lo affolla di ricordi e di voci (da questo punto di vista ricorda Desideria, la protagonista del romanzo del 1978 La vita interiore di Alberto Moravia, un autore quest’ultimo che Sandra Penni conosce molto bene[2]).

Chiara Castellani, “figlia di Maria Vittoria e Domenico Castellani”, come lei stessa specifica con precisione quasi anagrafica nel romanzo[3], parla continuamente con se stessa e monologa con una frequenza impressionante ricordando con insistenza ossessiva i momenti cruciali del suo passato.

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“La frattura” di Giovanna De Angelis

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“Finalmente” ho pensato quando ho avuto qualche mese fa la bozza del romanzo di Giovanna De Angelis. “Per fortuna”, ho aggiunto.
Ero certa che avendo saputo sempre trovare parole così giuste per gli altri, ne avrebbe avute anche per sé, per (con) quel suo mondo turbolento e appassionato dentro, a volte grumoso, rabbioso, e anche libero, retto, ironico, smascherante. Tutti i re erano sempre nudi per Giovanna, nessun ossequio, solo Veritas; quella che ho trovato qui.

Mi aspettavo un buon romanzo, qualcosa che avrei letto con occhi velati e indulgenza, con una dolcezza che l’avrebbe probabilmente irritata. Questa idea è durata un soffio, neanche un paio di pagine. È finita perché “La frattura” è Letteratura, non altro. Continua a leggere

Ritorno all’isola, di Gloria Gaetano

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di Manlio Talamo

Continua la storia di Giulia-Laura raccontata in Love, jazz and wine (Progetto Cultura).
Dove eravamo rimasti?
Ad una mail di un amico di Meshed che raccontava della scomparsa del suo grande amore durante i bombardamenti di Gaza.
Storie che s’intersecano, storie che nascono l’una dall’altra, storie svelate per occasionali ritrovamenti, tempi narrativi che incrociano percorsi di vita, di amori, dolori, rinunce, entusiasmanti sentimenti, abbandoni e ritorni. Continua a leggere

Sebastiano Aglieco, Compitu re vivi

Sul libro di Sebastiano Aglieco Compitu re vivi appena uscito per Il ponte del sale proponiamo: una lettura, una selezione di poesie, una selezione delle recensioni reperibili in rete.

Sebastiano Aglieco, Compitu re vivi
di Giorgio Morale

Concepito nel 2006 e arrivato alle stampe otto anni dopo, Compitu re vivi (Il compito dei vivi) di Sebastiano Aglieco è un distillato di poesia e vita. In esso Aglieco, già autore di libri di poesia come Giornata (2003), Dolore della casa (2006), Nella storia (2009), e della raccolta di saggi Radici delle isole (2009), mostra una maturità che non si esaurisce nello sterile esercizio di un mestiere Continua a leggere

La prigione di Marco Drago è grande come un paese

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di Guido Michelone

Il settimo libro di Marco Drago, romanziere piemontese, pur avendo tutte le qualità positive della fiction, per come è assai ben raccontato, andrebbe messo sullo scaffale della diaristica o della memoria che da personale diventa collettiva (assurgendo addirittura a testimonianza individuale di storia contemporanea) per lo scottante argomento trattato. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.65: Favole mondane. Gabriele D’Annunzio, “Il mistico sogno”

Gabriele D’Annunzio, Il mistico sognoFavole mondane. Gabriele D’Annunzio, Il mistico sogno, presentazione di Lucio d’Arcangelo, Chieti, Solfanelli, 2013

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di Giuseppe Panella

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Anche nella scrittura di D’Annunzio è stato presente, sia pure con minore frequenza rispetto all’espressività prevalente nel turgore stilistico della sua prosa narrativa, un aspetto creativo che si può definire fantastico nel senso originale del termine. L’irruzione del soprannaturale e del numinoso nelle Novelle della Pescara del 1902 segna in D’Annunzio il distacco dalla concezione del naturalismo come era fino ad allora vigente secondo i dettami della scuola francese importata in Italia da Verga e i suoi immediati seguaci come Capuana e De Roberto.

A questa nuova stagione inaugurata dallo scrittore pescarese appartengono i racconti e le prose liriche raccolti in questa antologia da Lucio d’Arcangelo. Così scrive, infatti, il prefatore a questo riguardo:

«Sia in Terra vergine sia nelle Novelle della Pescara fa la sua apparizione quel soprannaturale, generalmente cristiano, che il verismo aveva sostanzialmente rimosso. L’atteggiamento di D’Annunzio in questo senso è analogo a tanti scrittori dell’Ottocento, che tendevano a razionalizzare, in qualche modo, ciò che appariva come insolito e straordinario. Il soprannaturale, però, non viene spiegato, ma “smascherato”»[1].

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Graphic novel oggi

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di Guido Michelone

Che cos’è la graphic novel oggi? Come si conforma questo neogenere letterario (sorto in realtà dal mondo dei fumetti) che sembra tenere banco in ogni dibattito culturale? E soprattutto cosa c’è di nuovo dentro a questo ‘prodotto’ dell’intellighenzia contemporanea postmoderna? Continua a leggere

Letture amiche: L’uomo che voleva farsi strega, di Francesca Garello

luomo-che-volle-farsi-stregaPer la serie Letture amiche, oggi voglio parlare di un insolito libro di racconti: L’uomo che volle farsi strega, di Francesca Garello, Homo Scrivens editore, pubblicato nel 2013. Che sia insolito, credo che basti il titolo a supportarlo: qui ci troviamo di fronte a racconti molto strani… Insomma, si sa che è difficile parlare di una raccolta di racconti, forse mi spiego meglio chiacchierando dei singoli brevi testi che essa racchiude e che, lo ammetto, mi hanno divertita da matti. Continua a leggere

Nome al tavolo Blackjack ” di Valter Binaghi. Recensione Giovanna Marras

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 Chi è Blackjack, il personaggio chiave dell’ultimo romanzo “ Nome al tavolo Blackjack ” di Valter Binaghi, morto nel Luglio del 2013.

Forse qualcuno che abbiamo conosciuto, un eroe, oppure l’antieroe di manzoniana memoria.

Blackjack è un uomo solo, che in modo scanzonato cerca di cavalcare le onde tempestose della sua esistenza. Lo fa in maniera apparentemente facile, gioco d’azzardo, donne e intrighi sembrano essere il fulcro della vicenda, ma è solo questo?  No, è ben altro! Il romanzo è una metafora su come affrontare la vita, su come ogni giorno sia una lotta per restare saldi ai propri principi, il gioco è solo uno dei modelli. Il baro, l’uomo che da sempre sta sul crinale, è colui che guarda bene in faccia il proprio destino. Non chiede sconti, nessuna pietà, solo qualche attimo di pace per il riposo, parentesi che spesso gli è negata. Egli non può e non deve distrarsi: basta un attimo e la partita è persa. Continua a leggere

“LA CUCINA DELL’ANIMA”, DI GIUSEPPE CONTE E MARIA ROSA TEODORI

Recensione di Marino Magliani, intervista di Giovanni Agnoloni

La cucina dell’anima. 99 ricette sapienziali, di Giuseppe Conte e Maria Rosa Teodori (ed. Ponte alle Grazie)

Giuseppe ConteTrovare solo la Liguria quando si leggono certe pagine liguri di Giuseppe Conte è impossibile, per lui è sempre il mondo intero, anche lungo una mulattiera polverosa di sbarbariana memoria. Pure, si può provare a sostenere il contrario: non c’è un verso di Giuseppe Conte, una prosa che canta il mare e l’universo, e i popoli, e persino nella cucina (come nel saggio-prefazione a questo ottimo La cucina dell’anima. 99 ricette sapienziali, uscito da non molto per Ponte alle Grazie) e persino nelle pagine di amicizia, non c’è luce e profumo in cui non si trovi il vento che frasca nelle fronde dei pini liguri, e il tramonto che polverizza ogni cosa e la fa vibrare ancora un istante, e il salino che incrosta le ringhiere e i grumi ferrosi sul mare ligure, e le ardesie unte d’umido.

A Conte non interessa mostrare la Liguria o nasconderla, per quelli come lui funziona alla perfezione la grande lezione di Miguel Torga e il suo contrario: cos’è l’universale se non il locale senza i muri? L’introduzione a questo libro inizia con i ricordi dell’infanzia, le fettine di vitello del dopoguerra, le merende liguri, e la cura con cui le mamme preparavano le cose, cui segue il distacco, la cucina della libertà, gli studi, il mondo, e infine, assieme a tutto questo, l’amore. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.64: Remote stanze, voci più vicine. Letizia Dimartino, “Ultima stagione”

Letizia Dimartino, Ultima stagioneRemote stanze, voci più vicine. Letizia Dimartino, Ultima stagione, Borgomanero (Novara), Giuliano Ladolfi Editore, 2012

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di Giuseppe Panella

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Accompagnata dal viatico di numerose presentazioni e note critiche (una lettera di Renato Minore, una presentazione di Guido Oldani, una Nota critica di Matteo Vecchio al termine del testo, una quarta di copertina di Francesca Mastruzzo), il volume di Luciana Dimartino è una raccolta di liriche dal tono e dal taglio coordinato e intensamente rilevato in cui a squarci lirici di lacerante profondità si accoppiano letture della realtà di più ampio respiro.

Non a caso Renato Minore parla di «un diario anche assillante e force, ma senza risentimento, quel dialogo continuo con un tu sempre in scena, quasi che l’altra voce sia quella dell’accompagnamento che, rispettando il ritmo e il respiro, sostiene una melodia, la prepara, la raccoglie e talvolta ad essa s’intreccia senza mai cercare di contrastarlo o disorientarlo, “la voce che vorrei / la voce che calma / il sorriso che non ha sapore”»[1].

Oldani, invece, più legato a una sorta di movimento pittorico della scrittura e al suo ondularsi coloristico e lucente, ritrova nella poesia di Letizia Dimartino una dimensione rappresentativa umbratile e ferma nello stesso tempo.

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Letture amiche: “L’acqua tace”, Pelagio D’Afro

l'acqua taceMi fa piacere riprendere una vecchia abitudine persa solo per mancanza di tempo, non per mancanza di volontà o di materiale. L’abitudine, mantenuta per anni, di mettere nero su bianco le mie impressioni di lettura. Alcuni libri, infatti, non lasciano niente dopo la parola fine. Altri invece fanno pensare. Alcuni divertono, altri commuovono. Talvolta, pescati nell’immane offerta di questi anni, pur essendo stati graditi si finisce con lo smarrirne la memoria, ed è un peccato. Me ne sono resa conto quando un’amica mi ha chiesto di parlarle di un paio di romanzi che, come io stessa le avevo detto, mi erano piaciuti molto. Sì, però, a raccontarli… quasi non ricordavo più niente, a parte il fatto che mi erano piaciuti. Un po’ poco, certo. Ecco perché, tempo permettendo, vorrei riprendere questa sana abitudine. Una volta che hai scritto, la memoria resta (scripta manent, dicevano gli antichi) e se qualcuno domani mi chiedesse un parere su qualcosa che ho letto potrei rimandarlo al… link apposito. Continua a leggere

“EQUATORIA”, DI PATRICK DEVILLE

Recensione di Vincenzo Maria Oreggia

Equatoria
Patrick Deville
pp. 360
traduzione di Roberto Ferrucci
15,00 euro
Galaad Edizioni, 2013

copequatoriaScrittore cosmopolita, per cui è impossibile separare esperienze personali e memorie legate ai luoghi instancabilmente attraversati, Patrick Deville, in questo romanzo nervoso e controllato, accurato nell’arditezza della composizione e viscerale nell’impeto che mantiene ovunque tesa la scrittura, affonda lo sguardo nel cuore dell’Africa centrale, lungo quell’anello di foreste e maestosi fiumi che si estende per migliaia di chilometri tra l’Atlantico e il Pacifico e ha dato appuntamento, in un convegno di spettacoli terribili e fantastici, a celeberrimi esploratori, avventurieri d’ogni genere e ambizione, eccentrici filantropi.

L’opera più africana di Deville, che ha lunga confidenza con un Continente dove ha viaggiato e vissuto per anni, conoscendone disastri e fascinazioni, miracoli e orrori presenti e passati, si sviluppa come un grande mosaico di storie, un affresco mirabilmente composito di biografie o accadimenti rimarchevoli che svelano parentele e sorprendenti richiami l’uno con l’altro, proliferando come un dedalo di scene leggendarie e vivissimi fantasmi attorno al cammino dello scrittore. È questo il modo in cui il viaggiatore contemporaneo, nomade operoso armato di taccuino e curiosità insaziabile, fondendo diario personale e memorialistica di casi umani straordinari, nonché plasmando una prosa di stigmatizzante forza evocativa e centellinato, lirico nitore, giunge a una sua originale forma romanzo. Continua a leggere

“BUONA LETTURA” 2 – “IL PARTIGIANO DI PIAZZA DEI MARTIRI” DI ENZO BARNABÀ

di Mara Pardini

Buona lettura è uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina, ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

È un libro che racchiude tante vicissitudini, le une intrecciate alle altre, come in un gioco di rimandi: la storia di Ciro, il siciliano che combatte i nazisti e che il 17 marzo del 1945 finisce impiccato a Belluno; la vicenda del movimento di liberazione nel Nord Italia; le peripezie di un ?glio alla ricerca del padre.
È Il Partigiano di Piazza dei Martiri (Infinito edizioni) il nuovo libro di Enzo Barnabà, un fine lavoro di ricerca con indosso la fresca veste del romanzo.

copertina il partigianoL’autore ci regala una storia liberamente ispirata alle vicende di “Ciro” – la cui reale biografia viene presentata in fondo al libro – dove le esperienze vissute dai personaggi concorrono a delineare il profilo dello stesso Barnabà, narratore ormai maturo e non più solo linguista o storico.
Perché se è vero che il racconto poggia su ricerche, documenti e testimonianze, tanto da presentarsi come una cronaca viva in cui non mancano lo spirito storico e critico, è altrettanto vero che Il Partigiano di Piazza dei Martiri si avvale di un’efficace struttura narrativa, di un godibilissimo intreccio e di uno stile chiaro e preciso, che facilita il lettore nel prendere subito parte ai casi dei personaggi. Continua a leggere