di Nadia Agustoni

uno
“ sì, questa è la vita vista dalla vita”* Continua a leggere
Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni
Massimo Maggiari, ovvero un altro modo di rapportarsi al cosmo, all’anima delle cose e all’energia dei luoghi. Il suo percorso di poeta e studioso passa attraverso i sentieri del mondo, e costeggia e si immerge ancora una volta – come la settimana scorsa abbiamo visto con Davide Sapienza – nell’immenso seno del Nord. Continua a leggere

(Giuseppe Boschetto, La Pimentel condotta al patibolo, 1869)
Antonio Scavone – 1799
(Tratto da Albo Noir, Napoli, Lo Stagno Incantato, 1999)
“A cagione de’ tumultuosi disordini consumati nelle ultime settimane sulle piazze e nei quartieri della città si fa solerte affidamento ai Signori Uffiziali di Polizia Giudiziaria di volere e dare per inteso di trasferire in seconda istanza avvenimenti delittuosi che pure avessero a notarsi”…
Due presenze speciali, nell’infanzia di Erre.
La prima, il fratello minore del nonno materno. La meningite che l’aveva colpito bambino l’aveva lasciato bambino per sempre. Ma quando andava a trovarlo al Cottolengo, Erre vedeva ben altri casi, spettacoli che in quell’Italia pretelevisiva solitamente si consideravano “vietati ai minori”.
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Luigi Marra e la poesia, uniti fin dalla nascita, sono stati per qualche decennio, separati dal corso della vita. Ma non hanno mai smesso di pensarsi l’uno dentro l’altra, quasi a confermare, ancora una volta, che è la poesia a scegliere i suoi messaggeri, e non il contrario.
Ed i poeti sono personaggi strani capaci di passare dalle auliche vette all’ironia del quotidiano, da visioni sentimentali a visioni tangibili e piccanti, dal lavorio incessante sulla parola alla parola cruda, netta e stagliata.
Come fa Luigi Marra che conserva, nascosta nel suo passato, una collaborazione al mitico “Travaso” giornale di satira politica e umorismo molto in voga negli anni ’40 ed una vena pittorica vivace e delicata.
Un umorismo che non ha mai dimenticato nè abbandonato alimentato dalle inconfondibili radici napoletane, capaci di tradurre in strale anche la più comune osservazione. Continua a leggere
a Alejandra Pizarnik ( 1936-1972)
il tuo desiderio, Alejandra, di altri io, maschere dietro le quali nasconderti. Non tanto dal mondo, quanto da te stessa: sei innamorata di te. Sei disperata. Sai che l’altra non ti amerà mai come tu sola sai amare. Vorresti trovare quella porta, aprirla, entrare e finalmente essere in due: io e io.
non sarà mai possibile pronunciare la parola. Lo sai benissimo, non è possibile, neanche in questo spazio che non c’è. Eppure ci provi, sempre. Ti mangi le unghie finché tra la pelle e l’unghia esce una sottile linea di sangue che lecchi a occhi chiusi. Così sazi la tua sete di sangue.
le tue immagini. Lontane dalle immagini degli altri. I tuoi sapori, il modo in cui ti guardi intorno, la magra falce di luna che ti stende a terra: la sua incredibile, inaccettabile indifferenza verso le tue sorti. Appena sarà piena cancellerà tutti i nostri nomi. Il tuo per primo. E poi ancora il tuo. Continua a leggere
viii.
Come una tela o un raschio
graffito, intravede la carne
dell’idea espianta, l’accarezza,
la luce d’offuscata ronda, ovunque
ruderi del Tauro, nel tempo
che sostiene il tempo,
nell’eterna rocca d’assenza.
Nella compitata morte
dei solerti che figliano vittorie. Continua a leggere

(Ritratto di Melquíades Fermín Herrera, eseguito da Moebius in stato di trance.)
Ricevo dal Professor Lazzaro Visconti questi “frammenti“, attribuibili sicuramente a Melquíades Fermín Herrera. Si tratta, a suo dire, di testi preparatori antecedenti la stesura del poema sacro Sobre el margen del otro. Il noto studioso sta ultimando sull’argomento un saggio che sarà presto presentato alla comunità scientifica e letteraria internazionale. Noi speriamo che ciò possa avvenire in concomitanza con l’uscita dell’edizione italiana dell’opera di Herrera, già annunciata col titolo Sull’orlo d’altro.
Per ulteriori ragguagli sulla figura del misterioso vate macondiano si rimanda qui. E che i doni di Melquíades siano sempre con voi.
di
Francesco Forlani
Scriveva Albert Camus che di tutti gli spettacoli che il mondo gli aveva dato agio di vedere, ciò che in conclusione poteva dire di sapere sulla morale e sugli obblighi degli uomini, era nella sua squadra di calcio che lo aveva imparato. (Car, après beaucoup d’années où le monde m’a offert beaucoup de spectacles, ce que finalement je sais sur la morale et les obligations des hommes, c’est au sport que je le dois, c’est au RUA que je l’ai appris.)
Di tutte le partite disputate – numerose quanto quelle sognate – ricordo ogni cosa. Le grida dagli spalti, la faccia dell’allenatore quando distribuiva le magliette nello spogliatoio, il dolore alle ginocchia su cui il pietrisco del campo ti aveva inciso terni lapilli e gocce di sangue pronte a calare giù lungo i parastinchi.
È un giorno qualunque del terzo decennio del terzo millennio. Come ogni mattina Erre entra in ufficio e prima di tuffarsi nelle pratiche legge in web.6 le ultime notizie. E a un tratto la sorpresa: a lettere cubitali il titolo “CRONACA DI UN NOBEL ANNUNCIATO”, e sotto una sua vecchia foto.
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Ivano Mugnaini – Una camicia nuova di zecca
Quando, nel bel mezzo del bar affollato, l’uomo in camicia a scacchi gialli e viola sbraitò al suo amico con faccia truce: “Ho ammazzato cinque vacche la settimana passata!”, Giacomo Berilli, psicologo della Cattolica, rifletté sul fatto che il contadino ruspante si disinteressava totalmente della sensibilità altrui. Giannina Picchi, maestra elementare, corresse mentalmente la frase con una matita blu: osservò che avrebbe potuto usare “ucciso” al posto di “ammazzato”, “mucche” al posto di “vacche”, e, a voler essere pignoli, “la settimana scorsa” invece di “passata”. La bionda del bar, Giulia Patroni, si limitò a dirsi che se uno aveva le palle per pronunciare una frase del genere facendosi sentire da tutti, doveva possedere, appunto, gli attributi. Proporzionati. E si passò la lingua sulle labbra, mentre l’acquolina le scendeva lenta sul mento. Solo Federico Tantali rifletté su un particolare: le vacche a cui l’elegantone aveva fatto riferimento avrebbero potuto non essere quieti bovini. Continua a leggere
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Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni
Davide Sapienza (www.davidesapienza.net) è uno scrittore che esplora, ed esplora l’anima della natura, nel Grande Nord e nei luoghi più remoti. Dove l’uomo è solo con se stesso, con la sua anima e con quella del mondo. Continua a leggere
Mia madre è sulla nuvola blu.
La nuvola è grande e riccioluta, ha il colore di una tempesta in arrivo in un giorno d’autunno. Scende vicino a me, restando sospesa da terra di qualche centimetro: mia madre si sporge e mi aiuta a salire. È un sogno, ma non so che sto sognando. Domattina cercherò di acchiappare la visione prima che sfugga dai buchi illuminati della serranda, mentre mi sveglio.
Se c’è un diritto di alcuni testi a farsi pur leggere da qualcuno, un diritto esercitato spesso a prezzo di lotte e inenarrabili difficoltà, ci sarà anche il diritto di un libro a una copertina appropriata. Un vestito adatto a presentarsi al mondo, a farsi vedere, a circolare, e che pure rappresenti qualcosa di ciò che è all’interno.
Nella sostanza un problema di marketing, di catturare l’occhio del visitatore di librerie, edicole e supermarket, di seduzione, neppure troppo discreta in alcuni casi. Scansando il rischio di ingannevole pubblicità. Ecco allora la lusinga dei gusti: sobrietà Bauhaus o florilegi Art Deco? Colori vivi o tinte autunnali? Prevedere, orientare quello che vuole il pubblico. Ma c’è anche il proposito del narratore di sostenere il testo con qualche cosa d’altro, un supplemento di significato, un elemento che lo scrittore senta un po’ suo, in modo non dissimile dallo scritto. Continua a leggere
Con le mani che gli tremano Erre invecchiato di colpo sta leggendo il giornale. Un litigio familiare con i dispetti e i bronci che ne sono seguiti ha fatto precipitare le borse, Londra –8,6, Tokio –12,4. Ma niente paura: il prossimo asteroide non ha una possibilità su 12 di centrare l’Europa, ma solo una su 15. Del resto le massime autorità mondiali dei 3 monoteismi sono sul punto di proclamare congiuntamente che Dio non è unico ma (soltanto) prevalente.
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Adriano Padua – Buio (Parole e ore della nuova morte), 2008, inedito.
(Qui altri testi tratti dalla stessa opera.)
Allora sarà bello quando noi
che qui abbiamo abitato (amato)
saremo tutti nomi morti
saremo tutti dai nostri stessi
semi – gli ultimi esiti pieni –
perfettamente finiti, senza resti
in nessuno che abbia
– sia pure irriflessa – parola
(Marco Giovenale, La casa esposta, 2008)
1
la nostra cerimonia è cominciata
sediamo su un altare
di macabre parole
noi siamo le banali
vittime designate
corpi sacrificali
a cui spetta la gioia
i.
Alla Lumera, una lapide al verdello,
al lauro marcito del poeta.
ii.
Torre Varata, fantasima arenaria. Continua a leggere
Da giovane ho scritto e letto intere biblioteche sul tram. Salivo prima delle sette al capolinea, un posto libero lo trovavo sempre; tiravo fuori libro taccuino e biro e via andare, unità centrale accesa, periferiche tutte collegate e pronte all’uso.
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(Salvatore Garau, Rose tra i laghi, 2001)
Rendere visibile l’inespresso equivale ad acquisire
immancabilmente universi esposti alle sirene
dell’abissalità. Equivale a perdersi nelle forme che
intendono restituire le oscure articolazioni dell’essere.
Nella convinzione che solo il riferimento a ciò che
dev’essere manifestato dia al pensiero la capacità di
misurare le segrete (im)possibilità del linguaggio,
sino alla fondazione di altre architetture.
(Anterem, XIV, 39)
Altre architetture
scrivendo di luci appassite in luoghi di visione
straniate nel sabba del risveglio
bivacco immaginario di mercanti di sabbia dal profilo in rovina
abbandonare filamenti d’estasi ai roseti