
Parlare di poesia oggi rischia di diventare motivo di discussione, può innescare una miccia esplosiva. Anche se chiunque, poeta onon poeta, dovrebbe essere libero di esprimersi a riguardo, c’è chi si sente autorizzato a saperne di più, ad assegnare sentenze e giudizi, ma onde evitare il tono polemico del momento, partirei da un articolo datato 2015 di Franco Loi uscito su “Il Sole 24 ore” dal titolo “La poesia secondo me” che sottolinea proprio come anche tra i letterati l’andare a capo, fare una riga corta, o utilizzare una rima e contare le sillabe secondo alcuni aspetti tecnici, significhi fare una poesia. Sono sempre stata dell’idea che la poesia non si insegna, ma si può apprendere nel tempo, avendo quel ‘fuoco sacro’ dentro che smuove l’anima e le stelle. Loi scrive: “La poesia è qualcos’altro. E’ un movimento che attraversa l’uomo” e sono pienamente d’accordo, perché se non ci fosse moto della parola, delle emozioni, non ci sarebbe cambiamento, trasformazione, evoluzione. Ma aggiungerei che prima di scrivere in versi il poeta dovrebbe avere alle spalle una buona quantità di letture, o almeno la curiosità di conoscere la poesia di chi lo ha preceduto. Perché se è vero che non si diventa poeti a comando, la poesia merita rispetto e non è qualcosa che si fa tanto per fare, richiede pazienza, ascolto, costanza. Sempre nello stesso articolo Loi scrive: “fondamentale è lo stupore che il poeta prova di fronte alla propria espressione. Il poeta non sa quello che scrive” ed è proprio nello stupore che si muove l’intuizione creativa, l’ispirazione. Molti poeti del passato hanno confermato quanto sia importante questo aspetto, ci si esprime secondo il proprio essere, ed è lì la vera autenticità. In tutte o quasi le interviste ai poeti viene chiesto cosa sia la poesia. Difficile definirla, ma al di là delle personali visioni o convinzioni, ciò che conta credo sia che siamo qui a parlarne a distanza di secoli, e nonostante tutto, cerchiamo di capire cosa renda questa arte in versi così magica. Parlando della mia esperienza personale, posso dire che negli anni mi sono trovata di fronte a molteplici visioni, le più diverse, sull’argomento, posso condividere alcuni aspetti e altri meno, ho sempre cercato di ascoltare e trarre le mie conclusioni senza ostacolare il pensiero degli altri. Penso che oggi manchi un confronto costruttivo sulla poesia, ma a me piace pensare che tutto questo ‘fermento’ faccia parte di quel movimento di cui parlavamo poco fa. Ogni poeta ha la sua storia, un contesto ambientale e storico in cui vive, da questo secondo me bisogna partire quando si entra tra le pagine di un libro di poesia. E’ anche vero che la poesia non ammette troppe certezze e quindi direi che l’unica cosa giusta da fare sia leggere, prestarsi all’ascolto, farsi coinvolgere dalle immagini poetiche che quello scritto trasmette.
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