Che cosa penso del Natale? Che cosa posso scrivere di ciò che una volta era chiamata la festa dei poveri?
Oggi tutto è cambiato. Anch’io non sono più il bambino di un tempo. Quell’attesa e quella dolcezza sono lontane, così come non c’è più un mondo di campagne, di periferie, di vecchie case di ringhiera e di cascine. Un mondo di uomini e donne che avevano una loro dignità, una loro consistenza, una loro identità, le quali si potevano leggere sui loro volti segnati dal lavoro e dalle difficoltà di ogni giorno. Un mondo contadino e popolare che è stato distrutto, un mondo urbano, periferico, rionale, non ancora contaminato da uno sviluppo devastante. Continua a leggere

















