Da Gesù dobbiamo prendere l’antico e il nuovo. Se lo cerchiamo, è impossibile non farlo. Lui fa nuove tutte le cose, è sempre attuale, anticipa i tempi, illumina gli eventi.
“Le case dai tetti rossi” di Alessandro Moscè
Recensione di Monica Baldini
Alessandro Moscè, Le case dai tetti rossi, Fandango Libri, 2022
Le case dai tetti rossi di Alessandro Moscè, edito da Fandango, è un romanzo che tratta un tema assai complesso: la malattia mentale prima della Legge Basaglia che ha comportato la chiusura definitiva dei manicomi. Prima, chi vi entrava, era condannato per sempre come un ergastolano. Qualcuno non era nemmeno malato, ed è tremendo ammetterlo. Perché una prostituta, un epilettico, un barbone finivano in un istituto psichiatrico fino al termine della loro vita? Perché la società era impreparata ad accoglierli e perché le famiglie non avevano alcuna attenzione per il cosiddetto “diverso”. Oggi sarebbe impensabile, tanto che Moscè lo dice apertamente che la Legge Basaglia, promulgata nel 1980, può considerarsi la più grande conquista civile del dopoguerra italiano. Continua a leggere
Tardi
Raffaela Fazio, La parte recisa.
La via
Si vis pacem, para pacem. La guerra toglie di mezzo la ragione e il pensiero critico
Ci avviamo al terzo mese dal suo inizio e la guerra in Ucraina non occupa più 14 pagine di giornali ma 4. Digerito il suo bagaglio di nefandezze (vedi qui e qui) e deliri (vedi qui), emergono nuovi obbrobri che vedono protagonisti strutture dello stato e organi d’informazione. Ci sono voluti quasi tre mesi perché il New York Times scoprisse che “L’Ucraina non può vincere“. E’ probabile che a guerra finita ci si domanderà a cosa sarà servita, oltre a causare morte, impoverimento per l’Europa e profitti per le lobby delle armi principalmente USA. E un aumento della disponibilità di armi per la criminalità organizzata. Basterebbe questo per rendere evidente che occorre perseguire vie diplomatiche, perché la guerra “toglie di mezzo la ragione”, equivale a un crimine e una delle sue vittime è il pensiero, come scrive Raffaella Molena negli appunti che propongo. Continua a leggere
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Le confessioni diventano lo spazio in cui tutto è possibile, perché si aprono varchi che in genere teniamo chiusi a chiave. Questo fatto delle chiavi è imprescindibile, perché Gesù confida a Pietro qualcosa sull’aprire e sul chiudere, sul legare e lo sciogliere, come se la vita fosse un flusso, uno dei torrenti che scorrono in montagna, che ti fermi ad ascoltare l’acqua e pensi che sarebbe bello se la vita scorresse, fosse sciolta, perdonata, perché poi cos’è il dolore, la morte, se non il fermarsi, l’interrompere il respiro, il trattenere. Nelle lunghe passeggiate arrivavi in questi spiazzi che davano sempre su altri spiazzi, finché di spiazzo in spiazzo si aprivano le valli in cui tutto scorreva, a cominciare dal vento, e i pensieri sembravano leggeri, uccelli che volavano felici, si posavano su un ramo, si chiamavano a vicenda, a te consegno le chiavi del mio Regno, delle strade invisibili, che solo chi vola può trovare, per questo ci proponi il giogo – leggero! – che sei tu a portare, generoso fino all’ultimo, amante non amato, mai arreso all’evidenza, perché – dici – se perfino gli uccellini lo capiscono, i gatti, perché loro non dovrebbero capire, così speri, ostinato, come se il tuo desiderare avesse forza di desiderare per entrambi, per te e per me, come se dessi a me le chiavi, come se io potessi scogliere perché sciogli prima tu, chiudere, perché chiudi prima tu, sciogliere il bene, chiudere col male, in questo giorno di giugno che i bambini giocano, loro che capiscono, come gli uccellini, come i gatti, te ne accorgi dagli occhi che ti guardano innocenti, mentre volano, loro che capiscono che sei tu a portare il giogo, ancora nessuno gli ha detto che si sbaglia, che puoi andare lontano, a mangiare le ghiande per i porci, e solo allora, solo allora ti viene il desiderio di tornare, nella speranza che tu, ancora tu, ostinato, ti accolli il nostro giogo, che tu, ancora più ostinato, resisti, amante non amato.
Amati
Poesia italiana del XXI secolo

Vanni Schiavoni è nato a Manduria nel 1977, vive a Bologna. Ha pubblicato le raccolte poetiche Nocte. Nascita di un solstizio d’inverno, Firenze Libri, 1996, Il balcone sospeso, Lisi editore, 1998, Di umido e di giorni, Lietocolle, 2004. Nel 2006 ha dato avvio alla sua personale Trilogia delle radici, pubblicando Salentitudine, Lietocolle, e, successivamente, Guscio di noce, Lietocolle, 2012. Di prossima pubblicazione è il terzo e ultimo capitolo: Gli atleti. Nel 2020 ha dato alle stampe una sorta di spin-off della Trilogia, la plaquette Quaderno croato, Fallone editore. Ha curato l’antologia poetica Rosso. Tra erotismo e santità, Lietocolle, 2010. Ha pubblicato i romanzi Come gli elefanti in Indonesia, LiberArs, 2001, e Mavi, Emersioni, 2019.
Una spinta
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Da qui si vede tutto, cioè il Santuario. Ognuno ci trova quel che cerca, compresa la sensazione scaramantica d’essersi messi a posto con Dio. Mi chiedo perché la fede sia di rado un fatto del cuore: abbiamo bisogno di bellezza, e la religione, come da etimologia, mette insieme le bellezze del mondo esterno e interno. I cani lo capiscono, scodinzolando di fronte all’ingresso: sembrano contenti di seguire il padrone in questo incontro all’ombra, perché fuori ci sono trenta gradi. Gli animali vanno all’essenziale: don Mario mi diceva di imparare dai gatti che mangiavano la pasta, anche se ieri mi hanno detto che la pasta gli fa male, ma loro sembravano contenti. Siamo certi di sapere dove abiti la felicità, ma staziona sempre in altri luoghi, in altri tempi. Difficile trovare qualcuno che alla domanda: sei felice? risponda di sì. Personalmente, sono stato felice trovandomi in sintonia con Dio, parlandoci senza pronunciare una parola, perché con Lui il dialogo è così. Ora la suora canta: in ogni messa, a ogni ora del giorno, è sempre lì, come i cani che scodinzolano, contenta di stare all’ombra di Dio, di cantare per Lui, che in paradiso ha fior di orchestre e fior di musicisti, ma si accontenta di lei, perché apprezza le piccole cose di ogni giorno. Guai, però, a perdersi la bellezza che fa sgorgare come una sorgente, come disse il Cristo al pozzo di Sicar alla donna dei cinque mariti, e quello che aveva adesso non lo era. Gesù parte da lì, dalle cisterne screpolate dei nostri fallimenti, amando pure quelle, perché sa che senza amore una zucca non potrà mai trasformarsi in carrozza principesca. Una bambina saltella intorno ai cani: possibile che solo loro sappiano come essere felici? Ho l’impressione che le persone che arrivano mi tolgano qualcosa, rompano l’incantesimo di uno sguardo sereno verso il mondo. Poi ricordo che anch’io giro intorno a Gesù come un cane che scodinzola, in cerca di un po’ d’ombra. Spero che abbia pietà del mio avanzare con la lingua di fuori, del mio cercare vicino, troppo vicino, così lontano dall’eternità.
Presenza
Luigi Maria Corsanico, To my obsequios vassals.
Coscienti
Enzo Gentile e la critica musicale. Guido Michelone intervista il massimo esperto di rock e di pop
Enzo Gentile breve bio
Nato a Milano nel 1955 sotto il segno dei Gemelli, come egli stesso tende a precisare, cresce e vive nel capoluogo lombardo, dove, in parallelo con l’università di scienze politiche, inizia a lavorare giovanissimo con le prime radio libere nell’ambito della critica musicale (tra i fondatori di Radio Popolare e poi in Rai con rubriche e ospiti), optando per la carta stampata con diverse testate, addirittura un centinaio, fra cui i quotidiani Il Manifesto, Repubblica, La Stampa, i settimanali Epoca, Panorama, Europeo, i mensili specializzati Jam e Rockstar. A 22 anni pubblica il suo primo volume Note di pop italiano (1977) per l’editore Gammalibri. Tra le altre iniziative, oltre una ventina di tomi a proprio nome, vanno segnalate alcune mostre a tema, per esempio sui Beatles e sulla psichedelia e la direzione artistica di “Suoni e visioni” e oggi “Naturalmente pianoforte”. Enzo Gentile insomma risulta ormai tra i decani della critica rock italiana, figlio di un generazione postsessantottesca che riesce a captare i nuovi segnali di un rinnovamento culturale partito dalle radio libere, dall’editoria alternativa, dalle fanzines musicali. Quasi mezzo secolo di ininterrotta attività di saggistica, giornalismo e divulgazione, che proprio in questi giorni sta ottenendo un notevole riscontro grazie al libro Onda su onda. Storie e canzoni nell’estate degli italiani (Zolfo Editore), di cui si parla nell’intervista. Continua a leggere
Oggi
Appello di Francesco De Luca per la pubblicazione di Gu Cheng
Gu Cheng (Pechino 1956 – Auckland 1993) poeta cinese. Celebre esponente della poesia «oscura», nei versi di Una generazione (1979) rappresentò con efficacia le aspirazioni dei giovani usciti dal tunnel della Rivoluzione Culturale. Creò, con un lirismo fiabesco e un linguaggio piano ricco di immaginifiche metafore, un mondo onirico e illusorio, spesso popolato di piccoli oggetti e suggestioni infantili, dietro il quale tuttavia permaneva il dissidio interiore e il conflitto con il reale e con la società che portarono il poeta alla tragedia del suicidio, commesso dopo aver assassinato la moglie.
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